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Ombre fondamentaliste su Roma

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Secondo Avvenire (leggere per credere) alle prossime elezioni comunali di Roma occorrerà votare contro il riconoscimento delle coppie di fatto, contro il riconoscimento delle unioni omosessuali, contro il testamento biologico, contro l'aborto.
Adesso sta a voi decidere: votare per Alemanno, che ospita sul suo sito l'editoriale e giusto due giorni fa si è nuovamente schierato con il Movimento per la Vita, oppure scegliere chi per il riconoscimento delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali, per il testamento biologico e per il diritto delle donne di scegliere sul proprio corpo si batte da sempre.
Io, al vostro posto, non avrei dubbi.

C'è un giudice a Treviso

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Alla faccia dei torturatori che vorrebbero sottrarre ai malati qualsiasi forma di autodeterminazione, c'è ancora chi applica la costituzione e restituisce loro il diritto di scegliere.
Così, tanto per ricordare ai nostri amici integralisti che cancellare completamente lo stato di diritto non sarà una passeggiata di salute: e che non hanno ancora visto niente, perché da queste parti c'è gente disposta a vendere cara la pelle, conquistandosi la libertà che gli spetta senza arretrare di un centimetro.
Date retta: per averci dovrete mettercela tutta.
Oppure vi conviene farvi passare la voglia di fare i fascisti.

Liberticidio di casta

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Mi rendo conto che la cosa potrà apparire un tantino impopolare, ma in linea di principio -e quindi al di là del merito specifico della questione- l'idea che il cambiamento dei rapporti di forza all'interno di una maggioranza -qualsiasi essa sia- possa giocarsi sulla decisione di arrestare o non arrestare una persona -di qualunque persona si tratti- non mi piace per niente.
Ciò premesso, mi permetterei di ricordare a Fabrizio Cicchitto, che ieri ha qualificato la decisione della Camera su Alfonso Papa come "un voto liberticida", che i deputati del partito a cui appartiene hanno appena approvato una legge sul testamento biologico che sottrae ogni libertà ad un numero incalcolabile di malati attuali e futuri.
Dobbiamo desumerne che il liberticidio, ammesso e non concesso che sia tale, merita di essere denunciato solo se riguarda un parlamentare?

Generatore automatico di DDL sul testamento biologico ispirati all'indisponibilità della vita

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Istruzioni: fare refresh per ottenere un nuovo DDL sul testamento biologico ispirato all'indisponibilità della vita

Quando il popolo non conta più niente

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Non siete voi, quelli che si riempiono la bocca un giorno sì e l'altro pure con la parola "popolo"?
Non siete voi, quelli che "la volontà dei cittadini non può essere sovvertita"?
Date retta, siete penosi.

Non posizioni, ma lotte

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Ci impegniamo pubblicamente ad aiutare a nostro rischio e pericolo sul piano giudiziario tutte le persone che cercheranno di accedere all'eutanasia, incluse quelle forme di eutanasia che non sono legali in Italia e per le quali è necessario andare all'estero.
Qua il resto dell'intervista a Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, che ho fatto per il sito dell'Espresso.
Che ci sia un'alternativa al sondino di stato?

Ci toglieranno anche tutti gli altri

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E intanto, mentre il governo di questo sventurato paese si decompone come una carcassa lasciata al sole, in parlamento si consuma senza colpo ferire l'oltraggio definitivo al più importante dei diritti civili: quello di decidere sulla propria salute.
In nome di un "diritto alla vita" che assomiglia in modo sempre più inquietante ad una vera e propria tortura di stato, migliaia di malati rischiano di rimanere sepolti vivi nei propri corpi, condannati all'ergastolo senza aver commesso alcun reato, detenuti senza ora d'aria e senza bisogno di celle e secondini.
E' uno scempio in piena regola, tanto più indecente quanto più si cerca di rubricare la questione come secondaria, trascurabile, marginale rispetto ai problemi reali del paese: mentre la verità è che ci vogliono negare il diritto di decidere sulla nostra carne, sulla nostra sofferenza, sulla nostra vita.
Se lasciamo che ci tolgano questo, finiranno per portarci via anche tutti gli altri.

La morte della libertà

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Non so se vi è chiara, in tutta la sua agghiacciante evidenza, la catastrofe civile e culturale che si sta materializzando alla Camera con il disegno di legge sul testamento biologico: alcuni estranei, in base alle loro -le loro, non le vostre- personali convinzioni etiche, credenze religiose e visioni del mondo, stanno per decidere -al posto vostro- a quali trattamenti dovrete sottoporvi -voi, non loro- nel malaugurato caso in cui vi capiti qualcosa di grave.
Vi stanno per mettere le mani addosso, insomma, imponendo la loro coscienza sulla vostra e obbligandovi a comportarvi in assoluta conformità con quello loro intendono per vita, malattia e morte.
Si tratta della soppressione definitiva della libertà nella sua espressione fondamentale, e per questo propedeutica a tutte le altre: quella che ogni cittadino dovrebbe avere sul proprio corpo, sul proprio dolore, sulla propria esistenza.
Eppure sta succedendo, sotto gli occhi di tutti, e mentre la maggioranza fa fuoco e fiamme per completare l'opera l'opposizione si limita a rilevare che "si tratta di un argomento delicato" e a farsi bella del suo "dibattito interno".
E' uno dei fatti più gravi della storia del nostro paese, e questi -quasi tutti, in un modo o nell'altro- fanno finta di non vederlo.

Curarsi? O è un obbligo, o è un peccato

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Se hai una malattia che ti immobilizza in un letto e ti costringe a vivere attaccato a una macchina o ad essere alimentato artificialmente, rinunciare a quelle terapie è un grave peccato; se invece hai una malattia che limita la tua fertilità, il grave peccato diventa sottoporti alle terapie che potrebbero guarirti.
Ricapitolando: a volte devi curarti per forza, altre volte curarti deve esserti proibito.
L'importante è che quello che vuoi tu non conti niente.

Testamento biologico for dummies

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Siccome il testamento biologico è tornato di stretta attualità grazie al disegno di legge che è in via di approvazione in questi giorni, e visto che da quella legge potrebbe dipendere il nostro futuro, vale la pena di chiarire una serie di punti sui quali, tanto per cambiare, qualcuno prova sistematicamente a prenderci in giro.
Buone FAQ a tutti.

Nessuno può rinunciare a una terapia indispensabile per la propria sopravvivenza.
Sbagliato. L'articolo 32 della nostra Costituzione stabilisce esattamente il contrario: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".

D'accordo, ma di fatto queste cose non avvengono mai: chi permetterebbe che un essere umano muoia solo perché si rifiuta di curarsi?
Invece accade tutti i giorni. Senza arrivare al classico esempio dei testimoni di geova, che spesso e volentieri ci rimettono le penne perché decidono -legittimamente, se sono maggiorenni- di non sottoporsi alle trasfusioni, succede tutti i giorni che un malato decida di non avvalersi della chemioterapia, di non fare l'emodialisi, di non prendere i farmaci antivirali o quelli contro l'ipertensione, anche se da quelle terapie dipende la sua sopravvivenza; nessuno, per fortuna, può mandare i carabinieri a prenderli a casa per costringerli a curarsi.

Bene, ma se le cose stanno così qual è il problema?
Il problema è che mentre tutti quei malati sono consapevoli, possono muoversi, e quindi sono materialmente in grado di non sottoporsi alle terapie indesiderate, ci sono altri pazienti che non hanno lo stesso privilegio, vuoi perché sono vigili ma immobilizzati (come Welby), vuoi perché sono incoscienti (come Eluana); loro, evidentemente, non sono in grado di mettere in pratica la loro scelta da soli, e per non essere discriminati rispetto agli altri hanno bisogno di due elementi in più: poter mettere preventivamente per iscritto la loro volontà e avere un medico che li aiuti a realizzarla.

Logicamente fila, ma mica si può obbligare un medico a staccare un respiratore o a togliere un sondino nasogastrico, provocando in tal modo la morte di un paziente.
Infatti nessuno lo pretende: quello che si chiede è che qualora un medico si dichiari disponibile, quel medico non possa essere perseguito per omicidio del consenziente o per assistenza al suicidio. C'è una gran bella differenza.

Certo, però nel momento in cui è immobilizzato o incosciente il malato potrebbe aver cambiato la sua scelta rispetto a quanto aveva scritto in precedenza, con il particolare che non può più dirlo.
Affermazione molto discutibile: se il paziente è immobilizzato ma vigile, come Welby, la tecnologia gli mette a disposizione sofisticati strumenti per consentirgli di dire ciò che vuole anche muovendo soltanto un sopracciglio; se invece è incosciente, come Eluana, non si vede in che modo possa elaborare una decisione, che dovrebbe essere per l'appunto una presa di coscienza.

Va bene, però l'alimentazione e l'idratazione artificiali non sono terapie mediche, ma mezzi ordinari necessari alla sopravvivenza di un essere umano: quindi a quelli non si può rinunciare.
Tanto per cominciare, il fatto che la nutrizione artificiale non sia una terapia è molto discutibile: leggete qua cosa bisogna fare per posizionare correttamente un sondino nasogastrico e poi ne riparliamo. Dopodiché, anche ammettendo che non si tratti di terapie, non si vede perché ciò implichi che non vi si possa rinunciare: anche farsi fare la barba non è una terapia, ma sfido chiunque a dire che per questo motivo un malato ricoverato in ospedale abbia l'obbligo di farsi radere.

Tutto giusto, però ci vuole una legge che disciplini queste questioni, altrimenti finisce che la gente fa quello che vuole e si rischiano gli abusi.
Andiamo per ordine: a rigor di logica una legge sul testamento biologico non sarebbe neppure necessaria, perché il diritto di lasciare per iscritto la propria volontà di rinunciare, in futuro, a determinati trattamenti non desiderati si può desumere dai principi costituzionali, anche se evidentemente una legge che lo consentisse e lo disciplinasse in modo esplicito sarebbe utile; la legge attualmente in via di approvazione, invece, non disciplina, ma vieta: proibisce che si possa rinunciare all'alimentazione e all'idratazione artificiali, e lascia al medico, non all'interessato o a una persona da lui designata, l'ultima parola sull'opportunità di proseguire o interrompere le terapie.

Quindi meglio nessuna legge?
Sì, rispetto a questa meglio nessuna legge: a meno che non vogliate, nel malaugurato caso in cui vi capiti qualcosa di brutto, che sia un altro a decidere al vostro posto, o non desideriate che vi nutrano e vi idratino sine die senza alcun riguardo per la vostra effettiva volontà.

Sta di fatto, però, che la vita non è nella nostra disponibilità, perché appartiene a un essere superiore che ce l'ha data: solo lui può togliercela.
A questo punto si tratta di mettersi d'accordo: o continuiamo a ritenere che l'Italia sia un paese laico, il che equivale a dire che i precetti religiosi non possono essere vincolanti per tutti, ma solo per chi li sceglie, oppure la trasformiamo in uno stato teocratico, e allora introduciamo anche la confessione obbligatoria, la messa forzata e il divieto penale dei rapporti sessuali non finalizzati alla procreazione.
Se ve la sentite...

Manipolazione a targhe alterne

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Non c'è niente da fare, questi vescovi non smetteranno mai di meravigliarmi.
Prima fanno fuoco e fiamme se un disgraziato che sopravvive grazie ad un sofisticato macchinario artificiale chiede che lo lascino morire in santa pace, e poi si lamentano per "la smania di dominare e manipolare fino all'estremo la vita umana".
La sensazione è quella di una curiosa "manipolazione a targhe alterne": nei giorni dispari, quando si tratta di criminalizzare la ricerca scientifica sulle staminali embrionali o la fecondazione assistita, manipolare è un crimine contro l'umanità; nei giorni pari, quando si affronta il problema delle persone che non ne possono più di sondini nasogastrici e respiratori artificiali, allora si fa a gara a chi manipola di più.
Oggi, per esempio, è venerdì. Dispari. Niente manipolazioni.
Per manipolare un po' bisognerà aspettare almeno martedì prossimo.

Signore e signori, i liberali

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Io penso che l'uomo non disponga della sua vita, e naturalmente non sono disposto a votare una legge che non tenga conto di questo.
(Gianfranco Rotondi, Un giorno da pecora, 9 marzo 2011)
Ripeto, la vita non è un bene disponibile, e quindi c'è qualcuno che sta sopra di noi che ne può disporre: noi non possiamo disporre della nostra vita.
(Daniela Santanchè, 28 minuti, 9 marzo 2011)

Questi, signore e signori, sono due tra i più illustri esponenti di quello che si proclama il più grande partito liberale italiano di centrodestra.
Liberale, capite?
Secondo voi ce l'hanno, una vaga idea del significato di quello che dicono di essere, oppure ripetono a pappagallo quello che hanno sentito da chissà chi?

Grazie a Bakuizm per la segnalazione.

Altro che fame e sete, vogliono la schiavitù

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Come ho già avuto modo di raccontarvi, i nostri amici fondamentalisti stanno per approvare una legge che impedirà ai malati di rifiutare l'idratazione e l'alimentazione artificiali: la motivazione che costoro adducono per giustificare l'iniziativa, come sapete, è il fatto che quelle pratiche non sarebbero vere e proprie terapie, ma sostegni vitali, e l'idea che un essere umano non possa essere lasciato morire di fame e di sete, neppure nel caso in cui lo abbia chiesto lui stesso.
Ebbene, per verificare la sincerità di queste argomentazioni mi piacerebbe rinfrescarvi la memoria sulla storia di Giovanni Nuvoli, l'ex agente di commercio e arbitro dilettante di Alghero affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica scomparso due anni e mezzo fa.
All'inizio del 2007, appena dopo la morte di Piergiorgio Welby, Nuvoli chiese pubblicamente il distacco del respiratore artificiale che lo teneva in vita: per tutta risposta i guardiani del regime si premurarono di far pattugliare la sua abitazione dai carabinieri, allo scopo di impedire che Tommaso Ciacca, anestesista radicale che si era reso disponibile ad assecondare sua la volontà, potesse porre in essere quanto gli era stato richiesto.
Per affermare i propri diritti Giovanni Nuvoli fu allora costretto ad iniziare un digiuno, che dovette sospendere dopo qualche giorno a causa delle sofferenze che gli provocava, ma che successivamente si decise a riprendere, come extrema ratio per provare a vincere l'inerzia e l'indifferenza delle istituzioni nei suoi confronti.
Il 23 luglio 2007 Nuvoli si spense, dopo otto giorni di terribile agonia procuratagli dall'inedia, due dei quali passati pienamente vigile e capace di intendere e di volere.
A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi: perché oggi si sta facendo di tutto per impedire che i malati terminali rifiutino acqua e cibo, mentre si è consentito che Giovanni Nuvoli morisse di fame e di sete senza alzare un dito? La risposta, purtroppo, è di una semplicità sconcertante.
L'unica cosa che interessa ai torturatori di stato è impedire ai cittadini di realizzare la loro volontà: quando essa consiste nel desiderio di non essere più idratati e alimentati, la si nega blaterando che i malati debbono essere assolutamente salvati dalla morte per inedia; quando invece, come nel caso di Nuvoli, il rifiuto del cibo e dell'acqua non costituiscono l'effettiva determinazione del paziente, ma sono soltanto lo strumento per cercare di far rispettare una scelta diversa -nel caso di specie il distacco del respiratore artificiale-, allora la morte per fame e per sete di quell'essere umano diventa un'eventualità accettabile, perché lasciare che essa sopraggiunga non significa assecondare la sua reale volontà, ma al contrario impedire ancora una volta che essa possa realizzarsi.
Come vedete, la differenza tra le due situazioni è soltanto apparente, ma nella sostanza non esiste, perché lo scopo finale è sempre lo stesso: evitare che gli individui si autodeterminino, negare il loro diritto di scegliere e sancire in modo inequivocabile che la libertà individuale astrattamente garantita dalla Costituzione non è altro che carta straccia.
Rifletteteci, la prossima volta che sentirete questi aguzzini parlare del diritto alla vita: l'unica cosa che vogliono, al di là delle scuse che cercano di darci a bere, è ridurre i cittadini al rango di schiavi.
Se così non fosse, perché per "salvare" il povero Nuvoli non hanno convocato il Parlamento in seduta notturna come fecero per Eluana Englaro?

Vogliono legalizzare la tortura

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Non so se la cosa vi è chiara, ma con la legge sul testamento biologico che vogliono approvare stanno cercando di fare in modo che non possiamo più decidere, nella malaugurata ipotesi in cui ci capiti qualcosa di spiacevole, di non farci infilare un sondino nel naso, di non essere tenuti in vita per forza, di non ritrovarci sepolti vivi nel nostro corpo: anche se non lo vogliamo neanche un po', e magari l'abbiamo pure messo per iscritto davanti a un notaio.
E' una terrificante invasione del nostro spazio vitale, della nostra libertà, della nostra autodeterminazione, del nostro sacrosanto diritto di decidere chi può metterci addosso le sue manacce, di stabilire quando lo può fare e di dirgli quando deve smettere, lasciandoci crepare in santa pace e tornando ad occuparsi tranquillamente dei fatti suoi.
E' la tortura istituzionalizzata, amici miei: codificata, resa obbligatoria per legge e accuratamente levigata per sembrare una caritatevole risposta a quella che chiamano ipocritamente "indisponibilità della vita umana".
Rifletteteci: se ci facciamo togliere la libertà di scegliere sul nostro corpo e sulla nostra vita, come pensiamo di poter ancora sperare che ci concedano tutte le altre?

Torniamo a parlare di eutanasia

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In estrema sintesi, vi dico come la penso: anche se il ddl Calabrò sul testamento biologico che verrà discusso a marzo non fosse il pasticcio illiberale che è, saremmo a meno di metà dell'opera.
Il vero problema, a mio parere, è che il fronte integralista è riuscito nella cruciale operazione di spostare il fronte dello scontro qualche chilometro indietro rispetto a dove dovrebbe essere, costringendo le -poche- forse progressiste del paese a combattere per mantenere l'esistente, invece che darsi da fare per migliorarlo.
Così oggi ci si ritrova a difendere il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari indesiderati, cosa che per la verità sarebbe già ampiamente garantita dalla Costituzione, mentre il dibattito sull'eutanasia è stato definitivamente relegato nel grande mucchio degli argomenti di cui non è lecito neppure parlare.
Bisognerebbe avere il coraggio di riprenderlo, quel dibattito, di sorpassare i fondamentalisti proprio sul terreno che hanno accuratamente minato, di rompere il tabù e parlare una buona volta al paese, quello reale, che a quanto pare sarebbe disponibilissimo ad ascoltare: smettere di accettare la battaglia di retroguardia, insomma, e tornare a parlare esplicitamente di eutanasia.
I sedicenti progressisti, a qualunque schieramento politico appartengano, battano un colpo, perché adesso è il momento di farlo.
Tra poco, date retta a me, sarà davvero troppo tardi.

Liberali sulle telefonate, illiberali sulla vita e sulla morte

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La stessa maggioranza che inveisce contro le intercettazioni ordinate dai giudici, definendole come inaccettabili violazioni del diritto alla privacy dei cittadini, sta cercando di approvare una legge che imporrà alle persone di restare attaccate a respiratori artificiali, di tenersi in corpo sondini nasogastrici, e più in generale di sottoporsi a terapie invasive e dolorose che le mantengano forzatamente in vita anche contro la loro volontà.
Ebbene, io sono dell'idea che non si possa essere liberali a corrente alternata: se la libertà personale viene invocata per consentire agli individui di parlare al telefono senza che gli altri vengano a conoscenza di quello che dicono, a maggior ragione dovrebbe essere difesa quando si tratta di garantire che nessuno si azzardi a decidere sulla loro vita e a sequestrare arbitrariamente il loro corpo.
Il resto, come spesso accade, è aria fritta.

L'accanimento terapeutico non esiste

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L'occasione dell'appello sul testamento biologico promosso dai medici mi è gradita per ripetere, qualora vi sia sfuggito, come la penso sull'argomento.
La locuzione "accanimento terapeutico", a mio modo di vedere, è solo un artificio semantico che viene utilizzato per evitare di affrontare la vera questione: quella della libertà di scelta dei malati, e più in generale delle persone.
Il punto, in altre parole, non è riunire una commissione di scienziati per stabilire cosa sia accanimento e cosa non lo sia, ma ficcarsi in testa che in uno stato di diritto è l'autodeterminazione degli individui, finché non lede i diritti degli altri, ad essere sovrana: in barba ai dogmi clericali -e, gioverà precisarlo, statalisti- secondo i quali a decidere per le persone, perfino quando la scelta riguarda il loro corpo e la loro sussistenza in vita, dovrebbe essere sempre qualcun altro.
Il resto, lasciatemelo dire, sono le solite chiacchiere alle quali ci hanno abituati quelli che hanno la pessima abitudine di considerare i cittadini come sudditi.
Fingendo di non sapere che la schiavitù, fino a prova contraria, è stata abolita da un pezzo.

Gira gira, il cetriolo finisce sempre in culo all'ortolano

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Ricapitoliamo: Berlusconi prima bestemmia e fa incazzare il Vaticano, poi si preoccupa di averla fatta troppo grossa e per recuperare che fa? Dà un bel giro di vite ai diritti delle donne che decidono di abortire, dei malati che vogliono il testamento biologico, delle coppie sterili che hanno bisogno della fecondazione assistita e degli omosessuali che sognano di sposarsi e di adottare un figlio.
Per la serie: lui fa gli show e il cetriolo se lo prendono loro.
Interessante, nevvero?

Bentornata, tortura

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Se il DDL sul testamento biologico dovesse essere approvato nella stessa formulazione che è uscita dalla Commissione Affari Sociali della Camera verrà sancito nero su bianco che le persone potranno essere sottoposte a trattamenti sanitari anche contro la loro volontà: il che equivale a dire, con ogni evidenza, che per questa maggioranza di governo il diritto all'autodeterminazione degli individui e la Costituzione della Repubblica non valgono un soldo bucato.
E meno male che si proclamano liberali.

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