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Minerva e gli spazi del desiderio e della rivoluzione

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Buongiorno a tutti! Minerva Jones sente finalmente ‘eros’ intorno a tutti noi! Non avvertite anche voi questa energia che da alcune settimane – pur se qui mista alla disperazione e al senso di impotenza – sta facendosi strada ovunque? Non la sentite?
Io sì, e per me ha questo ritmo. Un ritmo di ‘esasperazione’, ‘opposizione’, ‘resistenza’, e ‘reazione’ – un insieme sicuramente confuso e privo ancora di una meta precisa e di strategie per raggiungerla, ma intanto questa energia comincia a essere presente e fluire. Qualcosa in cui mi riecheggia l’idea di liberazione delle tensioni creative profonde dell’uomo – desiderio che potrebbe rappresentare l’occasione per la realizzazione di un mondo più sano, felice, solidale, pacificato e meno sfigurato dall’aggressività, dalla violenza, dalla guerra.
Minerva, infatti, legge in questo senso ciò che stanno provando coloro che la circondano così come le immagini televisive che ci portano l’informazione (e l’eco) dei movimenti di ribellione dall’altra sponda del Mediterraneo. Le parole che ha scritto in questi giorni Alain Badiou nell’analizzare la situazione in corso ispirerebbero quanto meno fiducia sulle conseguenze che si creano quando un movimento, per ‘risonanza’, si espande: “Migliaia di possibilità nuove, riguardanti queste contraddizioni, sorgono ad ogni momento, alle quali lo Stato – ogni Stato – è interamente cieco. Si vedono delle giovani dottoresse venute dalla provincia per curare i feriti dormire in mezzo ad un cerchio di giovani selvaggi, e sono più tranquille che mai, sanno che nessun toccherà loro neanche la punta di un capello. Si vede, ancora, una fila di cristiani appostata, in piedi, per vegliare sui musulmani piegati in preghiera. Si leggono mille cartelli in cui la vita di ognuno si mischia senza distacco alla grande Storia di tutti”.
Le conseguenze economiche, politiche, sociali di tutto questo su di noi possiamo anche ipotizzarle già adesso, ma da qui a considerarle ‘catastrofiche’, ‘epocali’, ‘destabilizzanti’ ce ne passa: l’esperienza non ci insegna che, noi che si concepiamo secondo lo stereotipo di “poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori”, abbiamo dalla nostra anche una mirabile attitudine alla cialtroneria e all’auto-gestione nei problemi quotidiani – capacità che sempre ci garantiscono la sopravvivenza? Forse potremmo allora anche guardare con un po’ di fiducia a ciò che sta accadendo – non trovate?
Potremmo a nostra volta pensare di riappropriarci e realizzare il nostro personale immaginario – liberando e lasciando finalmente fluire e circolare questa ‘tensione’ a una vita intensa, piena, gratificante! Un’urgenza che diventa quasi ‘fisica’, questa di erotizzare l’esperienza della vita! Una vita carica di desiderio – che dipende in primis da come noi percepiamo le persone e le situazioni, da come ce ne lasciamo investire e attraversare.
Pensate stia dicendo qualcosa di assurdo? Uhm… Ok: liberate la mente dall’immaginario patetico cui hanno deprezzato tanto per cominciare il ‘piacere’, e fate spazio per il ritorno di quello più profondo che già ci è dato sperimentare nelle nostre vite – sebbene spesso ce ne dimentichiamo. Vi offro un semplice esempio.
Minerva ama andare al mercato alimentare – che lei considera un vero e proprio spazio erotico. I miei sensi – tutti i miei sensi – in questo contesto sono continuamente stimolati.
A livello uditivo sono immersa nelle urla dei venditori che esaltano i propri prodotti attraverso le più bieche strategie di persuasione, mentre giungono altresì alle mie orecchie scampoli di conversazione con diversi accenti, tonalità, inflessioni degli acquirenti. A livello olfattivo – quante volte sottovalutiamo l’olfatto!, eppure non è una delle stimolazioni sensoriali più intense per il nostro corpo? – frutta, verdura, piante, latticini, insaccati, spezie mi possono portare addirittura nella dimensione del ricordo. Un ricordo vivo e immediato – con quell’effetto straniante per cui la memoria impazzisce nel ricollegare un profumo a un’esperienza, un luogo, un momento del passato. Le miei mani poi – pur se protette da igienici guanti – delicatamente toccano, accarezzano, selezionano, scartano, scelgono, mentre già immagino preparazioni, cotture, consumo e sapori.
A livello gustativo – oh, qui la cosa si fa interessante! – nelle chiacchiere con i venditori (ché non perdo mai l’occasione di una battuta, una domanda, una piccola conversazione) la sottoscritta ci guadagna quasi sempre un qualche assaggio mentre ascolta il racconto dell’origine di un prodotto e del viaggio (che può anche essere solo dalle montagne vicine o dal mare) che l’ha condotto lì. E se si tratta di un pezzetto di formaggio, Minerva lo assapora chiudendo gli occhi per meglio rivivere le parole di Davide Longo: “Cesare tagliò un morso sottile di toma e richiudendo il coltello guardò la sera che calava oltre la finestra. […] Mise in bocca la toma con un tozzo di pane e masticò fino a sentire il formaggio tornare latte, il pane grano”. A livello visivo, infine, l’intero mercato pulsa di luci contrastate, colori, sfumature di merci, scorci e persone. E immagino di poter evitare di approfondire il discorso della ‘retorica dello sguardo’ in base al quale io e il ragazzino che scarica le cassette di frutta ci mettiamo a conversare in silenzio in un seduttivo ed estemporaneo gioco leggiadro, vero?
Capite, allora, cosa intendo quando parlo di ‘eros’ come del lasciarsi colpire e attraversare dalle sensazioni, dal pensiero del piacere, dal lavoro dell’immaginazione? Sto ancora dicendovi qualcosa di assurdo se vi ricordo che il piacere può essere ovunque e vi propongo di riflettere sulle molteplici occasioni di stimolare la nostra tensione a ‘stare bene’, a sentirci vivi, a ‘godere’ nelle nostre vite quotidiane?
Perché quello che penso è che – se nel tempo ci siamo sempre più atrofizzati, spenti, e asserviti alla desertificazione emotiva e sensoriale cui certa politica e certi immaginari ci hanno voluto condannare per avere individui che subiscono senza reagire – forse coltivare (nutrendola, facendola crescere) questa attitudine al desiderio e al piacere può, anche questa, essere una strategia per riprendere il controllo delle nostre esistenze, e tornare a stare bene.
Liberi davvero, innanzitutto nella mente.
E’ alla nostra portata.
E’ già in noi e intorno a noi.
La stiamo già vivendo.
Dobbiamo solo ricordarci cosa ci dava piacere prima che permettessimo ad altri di imporsi sul nostro immaginario con le loro comunicazioni fuorvianti, i loro poveri teatrini, e le loro asettiche finzioni.
Cosa ci dava piacere?

Minerva, il suo immaginario, e la rivoluzione nella vita quotidiana

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Buongiorno a tutti! Minerva Jones è un po’ frastornata da tutta questa baraonda che va avanti da settimane, ma l’occasione le è gradita per spendere anche qui due parole su immaginari, bellezza, sensorialità, e vari altri elementi che possono rendere la nostra esistenza un po’ più felice – pur nella landa desolata della tristezza politica e mediatica con cui ci confrontiamo ogni giorno e nella fatica di vite quotidiane in cui sopravvivere è diventata la scalata di una parete rocciosa a mani nude.
Minerva, in effetti, è disgustata per l’incoerenza tra il dire e il fare, infastidita per l’ignoranza, l’incompetenza e la volgarità assurte a valori positivi e premesse ineluttabili alla carriera politica, e infine indignata per la retribuzione di tutti costoro con i soldi di noi cittadini – ma non su questo vuole invitarvi a pensare.
Lei, soprattutto, non riesce proprio a stare dentro immaginari contaminati da squallore, ignoranza, volgarità – e rimane convinta che la condizione e le relazioni umane potrebbero far provare ben altro, se mutassimo punto di vista e ci predisponessimo a viverlo.

Tristezza e mediocrità davanti ai miei occhi – questo vedo e da questo intendo fuggire!

Minerva continua a pensare, per esempio, che il sesso sia meraviglioso non tanto se è ‘libero’, quanto se è eros (Marcuse docet) – ovvero un insieme di desiderio, passione, complicità, comprensione, comunicazione e condivisione in cui tu, semplice essere umano, per un istante accedi all’assoluto, diventi ‘eterno’, annulli lo spazio e il tempo, e poi porti con te la positività che hai provato in quell’istante nella tua vita quotidiana, investendola di ‘energia vitale’ (un mix strepitoso di endorfine, ossitocina, serotonina e via dicendo). Vogliamo comparare questo con un paio di palpatine a pagamento?
Perché il mio immaginario erotico deve allora essere impoverito al livello del Drive In (carne da macello) – che mi propina una televisione ripetitiva e stanca o una politica che mette mano al portafoglio – se invero per me è moto dell’anima, situazione magica, tensione verso il piacere che pur posso vivere nella mia vita quotidiana ogni volta che un profumo mi porta in un’altra dimensione della memoria, un alimento mi stimola tutti i sensi, una conversazione mi riempie il cuore, la vista del mio innamorato me lo riduce in mille pezzi?

E scostandoci dal discorso erotico, per parlare piuttosto di relazioni sociali, sarò un’idealista ma ritengo che i rapporti tra le persone non dovrebbero più modellarsi su categorie e ruoli che in ultima analisi hanno privato tutti noi della libertà di espressione, vincolandoci a espliciti o impliciti compiti e limiti di azione: finché ci sarà una donna che verrà trattata come una povera scema oggetto di dominio maschile, ci sarà un uomo che verrà dileggiato se vorrà esprimere le proprie fragilità e i propri sentimenti.
Che siamo uomini, donne, ‘corpi universali’ – che m’importa? Io vorrei poter essere persona tra persone, non avere nessun ruolo oppure avere tutti i ruoli possibilmente contemplabili con gli interlocutori con i quali mi accompagno per condividere momenti delle nostre vite – mutualmente complici, amici, alleati, compagni, padri, figli, fratelli, amanti, che negoziano direttamente e liberamente tra loro, di volta in volta, regole e limiti di una relazione che fa stare bene entrambi.

E vorrei infine, a chiusura parziale di una lista dei desideri che sarebbe davvero troppo lunga, cominciare con il riappropriarmi di parole che poteri perversi hanno declinato a finalità in aperta antitesi a ciò che esprimevano in precedenza. La parola ‘libertà’ in bocca a chi pretende di regolamentare questioni così private che investono la medesima gestione personale del nostro corpo io lo trovo un evidente paradosso (nonché un abominio), così come il termine ‘amante’ – potenzialmente ricchissimo di connotazioni di dono d’amore appassionato (e gratuito) – è ora decaduto a designare persone che vivono ruoli sgradevoli in relazioni fasulle.

Revolution starts at home, preferably in the bathroom mirror (“La rivoluzione comincia a casa, preferibilmente davanti allo specchio del bagno”), scrivevano gli Hüsker Dü.

Ciascuno di noi ha un proprio ‘mondo immaginario/immaginato’ – un’inedita e unica intersezione di memoria e desiderio. La storia dell’umanità, nei suoi piccoli e grandi cambiamenti, ci insegna che la trasformazione di una società e di una cultura avviene nel momento in cui alcuni iniziano a percepire i mondi immaginari/immaginati come ‘mondi possibili’ – potenziali collocazioni e proiezioni future di sé (e non sto parlando di politica, di partiti, di rappresentanze: sto parlando proprio delle nostre vite quotidiane e delle nostre relazioni faccia-a-faccia).
Forse già solo questo – affermare la nostra presenza, in questa società in crisi, come presenza consapevole, riflessiva, e segnata dall’intenzione, dal desiderio, dalla tensione verso un certo nostro immaginario – potrebbe essere ‘rivoluzionario’.

E voi? Quali sono gli elementi che vi rendono felici, le componenti del vostro immaginario, a prescindere da quello che invece vi viene proposto come modello mediatico e politico oggi? E se sono già presenti nelle vostre vite quotidiane - questi elementi - potreste spingerli magari ‘oltre’? Perché, in tal caso, non cominciare a farlo ora?

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