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Facebook, come Radio Parolaccia, mostra la faccia oscura del paese [di Luca Nicotra]

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Stavo per scrivere quattro righe di (critico) commento all'articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere di oggi. Poi mi sono ricordato che il mio amico e compagno Luca Nicotra, segretario dell'Associazione radicale Agorà Digitale, aveva già provveduto ieri ad affrontare la vicenda in modo egregio. Vi propongo qui di seguito il suo post, che condivido lettera per lettera.

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Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito. Dai tribunali.

La censura di Stato evocata da molti esponenti di governo e maggioranza è un'altra cosa. È la volontà chiudere gli spazi di libertà che Internet ha messo a disposizione di ogni cittadino, dipingendo la rete come un luogo frequentato da criminali e squilibrati, un luogo oscuro da cui proteggersi.

Questa può essere un'immagine tranquillizzante per spiegare la violenza di certe esternazioni, ma è terribilmente falsa. Perchè noi radicali i messaggi che oggi si leggono sulle bacheche di Facebook e del web li conosciamo bene. Sono gli stessi che si ascoltavano negli anni '80 o '90 a Radio Parolaccia, quando aprimmo i microfoni di Radio Radicale senza filtro 24 ore su 24. Un esperimento che consentì di ascoltare la voce di un'Italia che strepita, urla, minaccia, impreca e bestemmia e che oggi Internet permette di replicare su base permanente e per un numero di cittadini sempre maggiore. Un paese orrendo, ma che esiste e non si può cancellare, e di cui invece sarebbe utile cercare di comprendere le cause.

Nel frattempo agli onororevoli D'Alia, Carlucci, Maroni, Ronchi e quanti altri in queste ore stanno inneggiando alla censura in rete è bene ribadire che la libertà si esercita nei casi limite. Quelli più sgradevoli o ripugnanti. Non ci sono direttori responsabili sui social network o sulle bacheche e se qualcuno commette dei reati, a maggior ragione lì dove la privacy è praticamente assente, la responsabilita personale resta. Ma per questo c'è la magistratura. Altrimenti chi decide quali frasi sono da considerarsi oltre il limite accettabile? La Carlucci? Maroni?

Cenere alla cenere [di Milena D.]

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Caro Metilparaben,

su La Stampa di oggi in rete trovo il seguente interessante articolo dal titolo "dispersione ceneri, no della CEI", titolo già scomparso oggi pomeriggio, peraltro, dalla pagina principale on line.

Mia figlia si è molto preoccupata, sentendomi lanciare grida di allegra sorpresa, ed è accorsa a chiedermi che avevo. Eppure l'argomento, anche se di stagione, non è dei più divertenti.

Il fatto è che le gerarchie ecclesiastiche non smettono mai di sorprendermi. Ogni qualvolta ci sarebbe la possibilità di prendere una decisione di comprensione, carità, buon senso, sensibilità, si affannano ad andare subito in direzione opposta, remando disperatamente contro qualsiasi idea abbia a che fare anche lontanamente con civiltà e progresso. Ma soprattutto, mai non si voglia, con libera scelta dell'individuo.

Ci hanno messo decenni a smettere di condannare la cremazione, basandosi su una interpretazione letterale della resurrezione dei corpi, ora però, pur avendola finalmente ammessa, si rifanno sia sulla conservazione delle urne in casa, sia sulla dispersione, entrambe pratiche condannate, e con parole di fuoco.

Come ricorda l'articolo stesso, la cremazione si va diffondendo con lentezza nel paese, osteggiata da lobby affaristiche e da concezioni arcaiche. Si suggerisce persino che per alcuni sia scelta dettata dal costo iperbolico di loculi e servizi funebri.

Ma evidentemente questo concetto di carità cristiana non è in linea con il pensiero delle alte gerarchie. Non volendo coltivare il dubbio offensivo che vogliano in qualche modo tutelare anche loro le lobby di cui sopra, gira e rigira la questione rimane una sola: paura di perdere potere, spirituale e non, sulle persone. Anche da morte.

Ebbene, un risultato però l'hanno ottenuto: compito della religione non è forse restituirci un senso di serenità verso il trapasso?

Da tempo, schifata dall'espandersi dei cimiteri a spese degli orti circostanti, dal lusso dei marmi e dall'ostentazione, essendo una feroce nemica del cemento inutile, avevo già deciso personalmente per la dispersione. Per fortuna la mia regione è di quelle dove già si è votato in proposito.

La lettura di articoli come questo e degli argomenti che vi sono esposti non fa che confermarmi nelle mie intenzioni, restituendomi un meraviglioso, impagabile senso di libera dignità. Da qui la mia allegria, che va, quella sì, in senso opposto alla cupezza cimiteriale già in vita, della quale è permeata tanta parte del cattolicesimo.

Un saluto, Milena D.

Obiettori contro l'economia [di Marco Cappato]

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Lo aveva annunciato prima ancora di essere nominato, quindi nessuno ha il diritto di stupirsi.

Il neo-nominato Presidente dello IOR (sì, proprio lo IOR, l'istituto della finanza vaticana) sostiene che "anche l'economista ha diritto all'obiezione di coscienza".

Obiezione su cosa?

Ce lo spiega il Sole 24 Ore del 29 ottobre 2009 a pagina 21: sul "crollo della natalità" e sulla "creazione di vita artificiale".

Insomma, obiezione di coscienza degli economisti su demografia e biotecnologie! Che cosa significa? Che un economista potrà rifiutare di prestare la propria opera a una ricerca o a uno studio che dovesse avere risultati che portano acqua al mulino di chi pensa che il mondo è sovrappopolato?

Mistero della fede. Forse il capo dello IOR voleva semplicemente dire che anche gli scienziati -di qualsiasi scienza- hanno un'etica, e che non necessariamente devono collaborare a ciò che non condividono. Ma se fosse solo questo, perché usare l'espressione "obiezione di coscienza", che fa pensare alla violazione della legge o di ordini ingiusti dello Stato?

In realtà sarebbe più che sufficiente riferirsi a quell'etica che è insita nella scienza stessa: quella della ricerca della verità.

Gli economisti non hanno bisogno di fare obiezione di coscienza: basta che rimangano economisti invece di diventare, di volta in volta, affaristi, politici o... vaticanisti.

L'importanza di chiamarlo muro [di Virginia Fiume]

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Oggi sono arrabbiata. Per fortuna sui blog è consentito scrivere anche sull'onda delle emozioni. Certo, non solo, più dati e numeri si forniscono più la rabbia può diventare comprensibile al mondo della rete.
Mano a mano che ascolto il cd "Sound of revolution - a collection of songs that made the iron curtain fall" la rabbia sale. Cerco di razionalizzarla, faccio di tutto, ma niente, non ci riesco. E allora sfrutto la possibilità offerta da Metilparaben per provare almeno a canalizzarla questa rabbia, a darle un senso, un ordine.
Il cd era un gadget parte dei materiali informativi che ho raccolto ieri sera, 27 ottobre, all'ISPI di Milano durante la conferenza "I "muri" di oggi - 1989 - 2009 vent'anni senza muro" con Carlo Corazza, Direttore Rappresentanza a Milano della Commissione europea; Gianfranco Pasquino, Docente Università degli Studi di Bologna; Ennio Remondino, Corrispondente estero RAI (collegamento audio); Sergio Romano, Editorialista Corriere della Sera.
Per un'ora abbondante i relatori hanno parlato del Muro di Berlino, del significato della sua caduta, dei muri mentali, culturali, religiosi che dividono il mondo di oggi. Hanno citato Ventotene, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, la caduta del comunismo.
L'organizzazione era perfetta, la sala gremita. Mi sono commossa guardando i video d'archivio: la folla che scavalcava il muro di Berlino la notte del 9 novembre 1989, le interviste di Lilli Gruber. Mi è venuta la pelle d'oca quando una signora dice alla giornalista Rai: "E' una sensazione indescrivibile essere liberi, non puo' capire".
Ma da un certo punto del dibattito in poi ho cominciato ad agitarmi sulla sedia. Muri mentali di qua, muri religiosi di là, muri ideologici di destra e di sinistra ma intanto nella mia testa occupava sempre piu' spazio il grande assente: il muro in costruzione tra Israele e i Territori Occupati Palestinesi. Progetto avviato nel 2002, portato a compimento al 59 % su un tracciato complessivo programmato di 721 km. Un muro che nei punti dove è stato portato a termine è costitutito da cemento armato alto 8 metri. Un muro che separa terre, persone, famiglie, separa Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania. E tutta una serie di eccetera che non voglio raccontare qui. Eccetera su cui si trovano informazioni su svariati siti internet. Un muro dichiarato illegale da una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite nel 2004.
Mi sono agitata finchè i relatori non sono stati sollecitati a parlare anche di quel muro almeno da tre interventi. Uno del moderatore Carlo Corazza, direttore della Rappresentanza della Commissione Europea, uno mio e uno di un altro signore del pubblico.
Remondino ha farfugliato parole sull' "indadeguatezza dei testimoni sul campo", sul giornalismo italiano "periferico e autoreferenziale", sulla sua esperienza a Gerusalemme durante la Seconda Intifada, non pronunciando mai la parola Muro. Sergio Romano ha fatto alcune considerazioni diplomatiche sul concetto di democrazia.
Ma il professor Pasquino, docente di Scienza Politica a Bologna ha acceso in me la scintilla di rabbia che brucia ancora. "Innanzitutto bisogna vedere di che cosa si sta parlando. Io ci sono stato in Israle e, beh, muro...quella è una palizzata...".
Sul volto di qualcuno dei relatori mi è sembrato di scorgere una smorfia, ma nessuno di loro ha detto una parola.
Credo che il professor Pasquino abbia mancato di rispetto alla materia che insegna, alle persone presenti in sala ad ascoltarlo in quanto luminare, esperto dei muri d'oggi.
E alle persone che hanno la vita devastata dalla presenza di questa "palizzata" (*).

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(*) Il professor Pasquino e' stato in Israle e ha visto una palizzata. Io ho vissuto per 9 mesi a Beit Sahour, nei Territori Palestinesi Occupati. E ogni volta che dovevo andare a Gerusalemme dovevo attraversare un checkpoint, in coda con centinaia di palestinesi. Ci mettevo un'ora, a volte di piu', a coprire una distanza di circa 10 km. E la cosa che mi trovavo davanti era fatta di cemento armato, ed era alta 8 metri. Io la chiamo muro. Come quello di Berlino. Alto il doppio, lungo 7 volte tanto.

Signor sindaco, Lei è un razzista [di Graziano]

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C'è uno strano virus che da qualche tempo colpisce i sindaci italiani, dopo quello di Sedriano (MI), dopo il sindaco di Treviso Gentilini, condannato a 3 anni senza comizi per razzismo, ecco il sindaco di Montalto di Castro (Vt)Salvatore Carai.
Affacciatosi alla ribalta dei riflettori per questa signorile frase pronunciata contro i cittadini rumeni:

Dalle nostre parti le uniche bestie sono gli immigrati rumeni. Loro sì che lo stupro l'hanno nel sangue.
Sul sito dell'Aduc è disponibile l'indirizzo dove inviare email di protesta che qui ripropongo.
Parafrasando G. Verdi potremmo dire: "Brevi e tristi giorni visse" il "povero Bersani" cui già tocca affrontare questi problemucci...

Indirizzi a cui inviare il messaggio:
sindaco@comune.montaltodicastro.vt.it
pierluigibersani@gmail.com
info@pdlazio.it
Messaggio consigliato:
Al Sindaco di Montalto di Castro
e p.c.
- Segretario nazionale PD
- PD Lazio
In seguito all'affidamento ai servizi sociali di un gruppo di suoi concittadini presunti responsabili di una violenza contro una ragazza del posto, Lei ha affermato: "dalle nostre parti le uniche bestie sono gli immigrati rumeni. Loro sì che lo stupro l'hanno nel sangue".
Signor sindaco, Lei è un razzista.
Se non chiederà immediatamente scusa ai milioni di cittadini europei da Lei insultati, non potrò mai più in buona fede votare per Lei o per il partito che stupidamente L'ha candidata.
Un/a cittadina/o indignata/o,
(Firma)

Disturbo Paranoide di Personalità [di Daniele Aprile]

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Qualche giorno fa stavo ripetendo, prima di un esame della scuola di specializzazione in psicoterapia, il disturbo paranoide di personalità.
Il libro si chiama "ABC della psicopatologia. Esplorazione, individuazione e cura dei disturbi mentali" e vi propongo un piccolo estratto del paragrafo in questione:

Vive in un clima di continui sospetti e di sfiducia. Si vede spesso vittima di un complotto, vive in un clima continuo di diffidenza immotivata nei confronti degli altri.
Utilizza la scissione in cui pensieri e sentimenti pericolosi e spiacevoli vengono scissi da quelli positivi, proiettati fuori di se e attribuiti agli altri. Questo stile difensivo consente all'individuo di salvaguardare autostima e contenuti positivi dagli aspetti cattivi del sé che vengono controllati tenendo a bada l'ambiente su cui sono proiettati.
Non riesce a portare avanti relazioni durature nel tempo.
A differenza dello schizofrenico possiede una percezione dell'ambiente precisa. La realtà non è distorta in se stessa ma lo è l'interpretazione di essa. Solitamente non è consapevole del suo disturbo. Il rapporto con la realtà è alterato in modo rigido pertanto l'IO non funziona come giudice e mediatore della realtà.
Terapia: supportiva per favorire lo sviluppo dell'autostima e delle fiducia di base.
Ecco vorrei semplicemente sapere se anche a voi ricorda qualcuno.
Dai, lasciate la risposta nei commenti.

Ringrazio Metil per l'ospitalità!

Abruzzo: non solo terremoto [di Osvaldo Francese]

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La cronaca della seconda metà del 2009 ha portato alla ribalta la regione Abruzzo esclusivamente per le conseguenze dei sisma del 6 Aprile dopo che un forte sciame aveva “avvisato” l'uomo di cosa sarebbe potuto accadere in casi di scosse maggiori.
Ma in verità, oltre ai drammi reali che hanno vissuto oltre 50 mila tra aquilani e cittadini dei paesi vicini, la regione abruzzese ha un altro aspetto che i mass media nazionali non hanno mai messo in risalto. Si tratta del processo di petrolizzazione cui la regione verde d'Europa si vede sottoposta da parte delle multinazionali del petrolio con l'ENI capofila.
Cercherò in questa sede di ottemperare ad un riassunto davvero essenziale.
Il tutto inizia nella primavera del 2007, allorquando un cittadino di Tollo, comune della provincia di Chieti, sentì durante la campagnaelettorale per le amministrative del suo paese che l'allora candidato sindaco del centro sinistra Silvio Paolucci spingeva sul tasto della ricaduta occupazionale di un centro dell' ENI da porre in essere in Contrada Savini, tra l'altro insistente nel comune di Ortona.
Da lì, assieme ad altri fra conoscenti ed amici, si intraprese un'azione atta a capire come fosse tale centro. Si scoprì dalla pubblicazione sull'albo comunale del comune di Ortona che l'ENI aveva presentato una richiesta per un progetto denominato “centro oli” al fine di realizzare un centro di primo trattamento del petrolio grezzo da estrarre dai precedenti pozzi trivellati negli anni addietro.
Non solo. Esso prevede dei collegamenti col porto attraverso tubature sotterranee che poi possono scaricare il petrolio desolforato nelle chiatte petrolifere. Costo delle operazioni, così come illustrato dagli stessi ingnegneri Eni in un forum all'università di Pescara, circa 200 milioni di euro per estrarre “solo” 17 milioni di barili. Il senso del “solo” tra parentesi si capirà in seguito. E comunque qui è il punto in cui nasce il pericolo. Tale centro di desolforazione è ipotizzato nel pieno di vigneti di Montepulciano DGP che rappresentano l'asse portante del'economia locale, assieme ad attività balneari e soprattutto ci si propone di lavorare uno dei peggiori idrocarburi esistenti. Infatti ciò che allarma in modo maggiore è la pessima qualità del petrolio abruzzese, il cui indice di viscosità è di 11,5 API. Solamente quello canadese è davvero peggiore in assoluto con 9,5 API.
Ci si scordino degli zampilli texani o delle notti d'Arabia, tutti con viscosità minima da 35 API in su'. Tale unità infatti misura un po' al contrario: maggiore è l'indice e minore è la presenza di zolfo. Il tutto dunque in uno scenario che però contempla un'agricoltura di alto pregio a ridosso di un'area in procinto di poter diventare un Parco Nazionale, quello della Costa Teatina. Quell'iniziale manipolo di persone scoprì in maniera casuale l'entità primaria del progetto petrolifero.
Si comincia ad esempio a capire che il processo di desolforazione produce come scoria l'idrogeno solforato. L 'ENI afferma sempre che le produzioni di tale sostanza sono nella norma. Ciò è vero, ma vero è che la legislazione italiana consente circa 6mila volte quello che l'OMS fissa come limite di emissione. Dalle 30 parti per milione permessi in Italia l'Organizzazione della Sanità raccomanda assolutamente di scendere sulle 0,005 parti per milione.
Nello studiare i documenti, il comitato iniziale formalizzatosi in “Natura Verde” nell'Agosto dello stesso anno, formula le prime iniziative popolari. Nel Settembre si organizzava una manifestazione di corteo ad Ortona con circa 2 mila partecipanti, ma soprattutto un'azione congiunta assieme ai produttori vitivinicoli con il ricorso al TAR abruzzese su importanti errori tecnici e valutativi. Proprio sul fronte degli strumenti burocratici a muoversi è poi la provincia di Chieti guidata che in modo autonomo investe l'Istituto Mario Negri Sud di analizzaregli aspetti biologici e ambientali le schede fornite dall'ENI. I risultati parlano di un impianto obsoleto e con carenze sui dati delle emissioni discontinue dei fumi. Nel contempo si iniziano a comprendere maggiori orizzonti sul versante marino: il petrolio da estrarre è in gran parte ubicato sui fondali al largo di Ortona con la concessione di ricerca relativa dal nome Ombrina Mare.
Qualcosa però non quadra. Altre istanze,ossia richieste di permesso di esplorazione, riguardano poi anche alcune zone inizialmente non individuate come la cosiddetta concessione Moscatello, al largo di Pescara, e soprattutto un'estesa area richiesta dalla Petroceltic, compagnia irlandese, che abbraccia in una morsa la parte Nord di Vasto con le istanze di permeso di ricerca Fortana e San Rocco. Ma il comune direttamente interessato, ossia Ortona, quale ruolo gioca? Qui si intuisce da parte dei cittadini e dei comitati la doppia veste del sindaco Fratino (PDL) che, favorevole all'impianto del centro-oli e al susseguente processo di petrolizzazione, preme al fine della sua realizzazione. Egli è infatti agente marittimo del porto e addirittura presso i suoi uffici ha sede la Medoil & Gas, società britannica interessata alle estrazioni. L'intenzione diventa chiara quando si cerca di modificare la destinazione d'uso dei terreni localizzati da agricolo a industriale. Tentativo bloccato anche per effetto della forte pressione delle popolazioni locali che, con un atto di potente protesta, manifestava presso la sede aquilana della regione il 4 Marzo 2008, pretendeva una legge ad interesse dei cittadini. Il risultato è stata la legge 2/2008 del 10 Marzo che bloccava la possibilità si costruire industrie insalubri di I classe sul territorio regionale fino a Dicembre 2008.
Una successiva rettifica sulla tipologia di insediamenti allungava di un anno il blocco sul centro-oli. Ma la problematica si estende rapida a diverse concessioni e istanze recapitate dalle compagnie petrolifere al Ministero dello Sviluppo Economico che concede in modo facile. Nel periodo estivo del 2008 i permessi salgono vertiginosamente su terra e mare, spuntano anche nel teramano, specie di fronte la costa di Pineto, e una grossa porzione con al centro Teramo di 100 kmq. In provincia di Chieti interessa di fatto tutti i comuni costieri tranne San Salvo, mentre on-shore si cerca, con gli aggiornamenti a Dicembre 2008, su circa il 65% del territorio provinciale.
Nuove compagnie dell'energia si affacciano, come la Edison che proprio a 20 km a largo di Vasto fa richiesta di 3 nuove perforazioni marine per un totale di 29 pozzi nel giacimento denominato Rospo Mare. Quel “solo” 17 milioni di barili iniziale diventeranno oltre 180 potenziali per delle attività previste di circa 10-15 anni. Con 40 euro “puliti” per ogni barile estratto, il giro di affari calcolato è di circa 6 miliardi di euro. Esse coinvolgono circa la metà dell'Abruzzo e dai dati elaborati da Legambiente in un dossier dal titolo “Dati e numeri sulla ricerca e la coltivazione degli idrocarburi in Abruzzo” sappiamo che, ad Agosto del 2009, circa 15 mila kmq tra mare e terra sono soggetti a esplorazioni, ricerche e coltivazione di idrocarburi. La popolazione totale che ne verrebbe coinvolta supera le 900 mila persone con 221 comuni su 305 interessati dallo sguardo attento delle compagnie petrolifere europee.

A portata di links:
http://www.comitatonaturaverde.it/
http://dorsogna.blogspot.com/
http://apocalisseitalia.blogspot.com/

Appello per Radio Radicale [di Tina Santoro]

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Firma perché sia rinnovata la convenzione tra lo Stato e Radio Radicale per la trasmissione delle sedute del Parlamento, servizio assicurato con unanimi riconoscimenti di qualità e correttezza fin dal 1976 e dal 1994 attraverso lo strumento della convenzione che scade quest'anno.

Non è in gioco soltanto la sopravvivenza di Radio Radicale, ma la possibilità di continuare ad assicurare una funzione pubblica fornita da decenni ai cittadini e alle istituzioni, in una situazione in cui nessun altro svolge lo stesso servizio alle stesse condizioni, come dimostrano gli attestati provenienti dal mondo accademico, giornalistico e politico.

Non si tratta quindi di salvare Radio Radicale, ma di garantire un servizio di pubblica utilità. Firma l'appello!

No ai condannati al PE [di Andrea d'Ambra]

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Ciao a tutti,
mi chiamo Andrea D'Ambra e vi scrivo da Ischia (qualcuno forse ricorderà la petizione contro i costi di ricarica dei telefonini).
In Italia sappiamo di avere condannati al Parlamento. Molti di noi però non sanno che per premiarli li esportiamo anche in Europa. Ad oggi a livello europeo su questo valgono le leggi dei paesi membri e visto che in Italia non esiste ancora una legge che vieti ai condannati di poter essere eletti al Parlamento questi vengono candidati ed eletti anche a Strasburgo e Bruxelles.
Nell’attesa che la Commissione Affari Costituzionali del Senato Italiano e il suo Presidente Vizzini si decidano ad approvare il disegno di legge di iniziativa popolare “Parlamento Pulito” firmato e sottoscritto da oltre 300mila cittadini italiani in occasione del VDAY, perché non chiediamo al Parlamento Europeo di modificare la norma europea che disciplina l’elezione dei parlamentari in Europa * affinché questa venga uniformata per non rendere più possibile che un condannato possa sedere tra i banchi di Strasburgo e Bruxelles?
Per fare ciò vi invito ad inviare una email al Parlamento Europeo, confidando in una maggiore sensibilità al tema in Europa rispetto all’assoluta sordità dimostrata dai politici italiani (a parte qualche rara eccezione minoritaria).
Trovate i link per inviare la mail al Parlamento Europeo in fondo al post dedicato all'iniziativa sul mio blog, cliccando qui.
Un minuto del vostro tempo può aiutarci a pulire il Parlamento Europeo, proviamoci!
Grazie!

Feltri e il Giornale drogato [di Pietro Marini]

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Venerdì 23 ottobre 2009, allegate all’edizione di quel giorno de Il Giornale, c’erano anche le ristampe delle prime pagine de Il Giornale numero 1, numero 6, numero 10 e numero 13, quando il direttore era Indro Montanelli, che aveva lasciato il Corrierone in contrasto con la proprietà.
Rileggendo gli articoli di fondo del giornalista di Fucecchio sembra che non siano passati 35 anni.
Alcuni esempi? Dal numero uno, datato 25 giugno 1974:

Questo quotidiano nasce da una rivolta e una sfida. La rivolta è contro uno stato di fatto che espone i giornalisti a ogni sorta di condizionamenti padronali e corporativi. La sfida è all’ineluttabilità di questa situazione.
Ancora, sempre nello stesso articolo:

Chi sarà questo lettore noi non lo sappiamo perché non siamo un giornale di parte, e tantomeno di partito, e nemmeno di classi o ceti.
Poi, ed ecco la perla:

[Non sarà nostro lettore chi] concepisce il giornale come una fonte inesauribile di scandali fine a se stessi. Di scandali purtroppo la vita del nostro Paese è gremita, e noi non mancheremo di denunciarli con quella franchezza di cui crediamo che i nostri nomi bastino a fornire garanzia. Ma non lo faremo per metterci al rimorchio di quella insensata e cupa frenesia di dissoluzione in cui si sfoga un certo qualunquismo, non importa di destra o di sinistra.
Infine, a chiusura di articolo:

A questo lettore non abbiamo “messaggi” da lanciare. Una cosa sola vogliamo dirgli: questo giornale non ha padroni perché nemmeno noi lo siamo. Tu solo, lettore, puoi esserlo, se lo vuoi. Noi te l’offriamo.
Che dire? Se Feltri, con questa operazione, voleva nobilitare il giornale da lui diretto dicendo che è lo stesso fondato e per vent’anni diretto da un mostro sacro come Montanelli direi che è stato un fiasco su tutta la linea. Tanto da farmi ricordare una frase detta in un intervista al Corriere proprio da Indro Montanelli riguardo alla sua vecchia creatura editoriale:

Il Giornale di Feltri confesso che non lo guardo nemmeno, per non avere dispiaceri. Mi sento come un padre che ha un figlio drogato e preferisce non vedere. Comunque, non è la formula ad avere successo, è la posizione: Feltri asseconda il peggio della borghesia italiana. Sfido che trova i clienti!
Sicuramente droghe pesanti.

Multe a Milano [di Lorenzo Lipparini]

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Diverse centinaia di appassionati di spot televisivi e operatori del settore hanno partecipato, lo scorso weekend a Milano, alla Notte dei Pubblivori: due serate di proiezioni commerciali presso il Teatro degli Arcimboldi, in zona Bicocca.
Agenti della polizia municipale erano presenti in forze per regolare l’abbondante affluenza di pubblico. Avendo cura di attendere che l’ultimo visitatore fosse entrato nel teatro, una volta chiuse le porte, la task force si è potuta dedicare all’elevazione di contravvenzioni a tutte le auto malamente posteggiate nel quartiere.
Nulla di nuovo o scandaloso, i divieti di sosta sono ben segnalati e il rischio di multe è sempre dietro l’angolo. Quello che preoccupa è l’aspetto pianificato e capillare dell’azione dei Vigili e dell’amministrazione comunale, che preferisce abbuffarsi di multe piuttosto che dedicarsi a ben altri interventi, strutturali e utili.
Raggiungere la zona Bicocca coi mezzi pubblici è impresa ardua.
Impossibile tornare a casa alla fine della serata. I mezzi, semplicemente, non ci sono.
Impossibile usare un taxi: il posteggio attrezzato di fronte al teatro è deserto (praticamente, da mesi, non ospita taxi). Chiamarne uno per essere riaccompagnati rischia di essere un salasso. Il regolamento comunale Taxi consente agli autisti di far partire il tassametro al momento della chiamata e l’auto potrebbe arrivare già con un conto di diverse decine di euro.
I posteggi, infine, sono tutti completi. Quelli liberi sono riservati ai pochi residenti. Altrove, dove abbondano le strisce blu per i posti a pagamento, la scommessa è riuscire a trovare il tagliando Gratta e sosta per il posteggio. Gli esercizi commerciali che li vendono sono aperti solo di giorno, la notte si può cercare per ore.
All’estero, in concomitanza con grossi eventi, si istituiscono linee speciali e i taxi sostano davanti a qualsiasi luogo affollato. I mezzi pubblici circolano tutta la notte (almeno il weekend), e i tagliandi per la sosta si acquistano in distributori automatici.
A Milano, la Giunta sceglie di non affrontare i problemi dalla mobilità, che diventano invece un’occasione di speculazione. Anziché discutere di possibili soluzioni, in Comune sembrano impegnati a scorrere la lista dei prossimi avvenimenti (spesso patrocinati!) per non dimenticare di partecipare: con un nutrito gruppo di voraci e zelanti estensori di multe.

Le radici del caso Marrazzo [di Fabio Chiusi]

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Certe cose sul caso Marrazzo proprio non tornano. Lo faceva notare Il Fatto Quotidiano il 24 ottobre. Che riprende questa vecchia notizia (14 marzo 2006):

Ne riporto alcuni passaggi, perché sembra di leggere della vicenda di questi giorni. Con la differenza che, in quell'occasione, le dimissioni furono di Storace.

Un viado per distruggere Piero Marrazzo. Avevano già organizzato pure un falso scandalo sessuale gli investigatori privati arrestati con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata allo spionaggio anche politico: inchieste totalmente illegali per screditare gli avversari di Francesco Storace (An), l'ex ministro della Salute che nell'aprile 2005 cercava la riconferma alla presidenza della Regione Lazio.
[...]
L'idea degli spioni era di fabbricare un clamoroso complotto a luci rosseper rovinare la reputazione del popolare giornalista di Mi manda RaiTre, candidato dal centrosinistra contro Storace. Il piano è documentato da una serie di intercettazioni non citate (ma allegate) alle 305 pagine di ordinanza d'arresto. L'obiettivo era distruggere Marrazzo non solo sul terreno politico o professionale, ma anche sul piano umano, psicologico e familiare. Ora il complotto è confermato dalle confessioni di Gaspare Gallo (il tecnico di fiducia del titolare della Ssi,Pierpaolo Pasqua), che ha già ammesso di aver corrotto i militari della Guardia di finanza e i funzionari di compagnie telefoniche. In carcere Gallo ha anche spiegato che il mandante politico, secondo quanto gli riferiva costantemente Pasqua, era Niccolò Accame, il rappresentante ufficiale della Lista Storace. Gallo ha messo a verbale anche il nome e cognome del travestito - un uomo «dedito abitualmente alla prostituzione» - che era stato già arruolato dalla banda per fabbricare il falso scandalo, poi rimasto inattuato non per scrupoli morali, ma perché sembrava troppo rischioso ricorrere a un personaggio di dubbia affidabilità.
Il Fatto ipotizza:

1. che la cocaina ripresa nel video che ha costretto Marrazzo all'auto-sospensione sia stata sparpagliata dai quattro carabinieri arrestati;
2. che la vicenda di questi giorni non sia altro che "un seguito di quanto già emerso nel 2005 dagli atti dell’inchiesta Laziogate".

Le prove? Per la prima ipotesi, l'opinione degli investigatori. Per la seconda, invece, viene riportata una intervista a Pierpaolo Pasqua, che dichiara:

Una nostra fonte che ritenevamo molto credibile ci disse che Marrazzo aveva una relazione abbastanza frequente con un transessuale, che aveva come nome d’arte Veronica.
Altro che "falso scandalo sessuale". Bonazzi e Lillo ragionano:

Pasqua non lo dice e anzi lo nega, ma c’è un filo rosso che potrebbe legare la storia di ieri e quella di oggi. “Certamente sono stato indagato a lungo dai Carabinieri”, spiega Pasqua, “e io abito in una zona di competenza dellaCompagnia Trionfale, la stessa alla quale appartengono i carabinieri che sono stati arrestati ieri. Mi è venuta in mente questa coincidenza quando ho letto i giornali”. Insomma Pasqua lascia intendere che proprio qualche carabiniere della compagnia Trionfale, seguendolo, abbia pescato il jolly dell’appartamento di Veronica. E che magari abbia pensato di poterne fare una gallina dalle uova d’oro.
Per la cronaca, Storace verrà prosciolto da ogni accusa nel giugno 2007.
I due giornalisti specificano che il ragionamento terrebbe "se il suo nome d'arte fosse Veronica". Oggi si è parlato, tuttavia, di Brenda e Natalì/Natalia. Di Michelle. Di "quelle con cui andava Marrazzo".
Di Veronica neanche l'ombra.
Molti punti da chiarire, dunque. Tranne uno: questa descrizione (tratta dal sito della Regione Lazio)

La famiglia è la sua vera grande passione. Ha tre figlie: Giulia, Diletta e la più piccolina, Chiara. Con loro e con Roberta, la donna della sua vita, passa tutto il tempo libero.
è poco attendibile.

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Basterà mandare una mail con il testo del post all'indirizzo:

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indicando nell'oggetto il titolo del post e allegando, se volete, un'immagine: compatibilmente con i miei impegni e con il numero di mail che riceverò, provvederò a pubblicare i vostri contributi man mano che li ricevo con la maggiore tempestività possibile.

Potranno inviare il loro articolo, naturalmente, sia coloro che hanno già un blog (in questo caso, non sarebbe male se costoro pubblicassero il post anche sul loro blog, magari mettendoci un link a questo post), sia quelli che un blog non l'hanno mai avuto, né hanno in mente di aprirlo, ma per una volta vogliono dire la loro.

Ovviamente la possibilità di contribuire è aperta a tutti i punti di vista (anche quelli di segno opposto alle opinioni generalmente esposte da queste parti), ma vi comunico sin d'ora che non verranno pubblicati gli eventuali post con contenuti osceni, volgari e/o offensivi.

Aspettiamo con impazienza i vostri articoli.

Buona scrittura.

Nanismo critico [di AleG]

20 Commenti »


Trovo che Brunetta sia uno dei personaggi più sgradevoli della scena politica italiana: scomposto, livoroso, indifferente al contegno che il suo ruolo imporrebbe, è uno che predica onestà e correttezza da un pulpito a dir poco imbarazzante (oligarca prima craxiano, poi berlusconiano, tanto per dirne due a caso).
Detto questo, c'è una cosa che mi infastidisce molto, forse perchè sono un familiare di persona disabile: perché quando si parla di Brunetta prima o poi sbuca sempre fuori lo sfottò per la sua bassa statura?
Perché quelli che lo criticano (tipo questo, o questo, o anche questo, oppure questo, o ancora questo, o altrimenti questo) si sentono liberi di deridere una persona -criticabile quanto si vuole, ma sempre una persona- per un evidente difetto fisico?
Lo trovo un comportamento pessimo, espressione di un concetto della dignità personale quantomeno incompleto: il segnale di un incattivimento speculare a quello della destra italiana, dei Feltri e dei Brunetta.
Ma noi di sinistra non dovevamo essere quelli sensibili?

Fantapolitica depenalizzata [di Francesco Nardi]

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Diciamo tutto il male possibile della cosiddetta fantapolitica, ma la pratichiamo tutti quotidianamente. Di fronte all’accusa che le opinioni sostituiscono i fatti emerge un interrogativo inquietante. Che siano i fatti a volerci negare la possibilità delle opinioni?

Come ben noto non mi scandalizza il giornalismo delle opinioni. Non credo, in particolare, che questo tipo di giornalismo si diffonda a discapito dei fatti. La più o meno ampia possibilità di accedere a un gran numero di informazioni da poter liberamente confrontare tra loro non è un problema mio, semmai lo è di chi non sa ancora cosa sia un feedreader (cioè di almeno il 75% dei colleghi giornalisti). Semmai, si può sollevare l’obiezione che anche gli stessi giornalisti che si dedicano all’approfondimento non sanno cos’è un feedreader, e che non trascurano la divulgazione dei fatti perché lo considerano un problema risolto dalla tecnica, ma semplicemnte perché dei fatti se ne fregano. Obiezione che accolgo senza problemi, ma che continua a definire un problema non mio, bensì di chi non si aggiorna e si tiene al passo coi tempi. Detto questo, punto ancora più in alto e dico che non disprezzo neanche, orrore!, la cosiddetta fantapolitica. A questo proposito oggi rilevo dettagli interessanti. La vituperata fantapolitica è sempre in agguato: non c’è analisi o retroscena che non se ne possa dire affetto. Quando però la stessa definizione viene tirata spontaneamente in ballo, come fa Massimo Giannini qui, qualcosa sembra cambiato. Ed il mio parere non è che ci si trovi di fronte a un genere che si tenta legittimamente di sdoganare, ma solo che si è molto oltre alla stessa fantapolitica: se si ammette un furto si è colpevoli di rapina, in genere. Anche in questo può non esserci niente di male, basta solo saperlo. E’ curioso, infine, scoprire come esprimere opinioni su delle altre opinioni possa diventare un fatto sul quale sarà normale imbastire altre opinioni ancora. Bleah?

Priorità assoluta [di NeoAlfa]

12 Commenti »

Non ci sono altre urgenze? Ospedali? Scuole? Case? No. Le chiese. Perchè i soldi non ce li hanno per costruirsele da soli. Poi dicono che uno diventa anticlericale. La fonte: Corriere della sera

Rai, record di guadagni sul terremoto [di RollingStronz]

2 Commenti »

Nella giornata successiva al terremoto in Abruzzo, Rai e Mediaset hanno stravolto i loro palinsesti dedicando ampio spazio all'informazione. Ed a vincere nella gara degli ascolti è stata proprio la Rai, in diverse fasce orarie: il Tg1 è il campione indiscusso, e se ne vanta (video). Record di share, dicono! Ma quello che invece tacciono è che si tratta di un record di soldi, o meglio, di guadagni. Perché nella logica televisiva (la stessa che seguì Mediaset mandando in onda il Grando Fratello la sera della morte di Eluana Englaro) più share significa semplicemente più soldi. Ma oltre al cinismo di Rai, questo fatto ci sbatte davanti agli occhi anche un'altra questione: sempre secondo la stessa logica televisiva, il caso di Eluana per Mediaset è meno vendibile di un terremoto. Eluana portava meno soldi!

Berlusconi dà della "zoccola" al ministro Meloni [di RollingStronz]

16 Commenti »

Scusate l'ennesima intrusione, ma volevo condividere con voi l'ultima perla in quanto a "carineria" del premier Berlusconi, che durante il congresso del Pdl dà della "zoccola" al (suo) ministro Giorgia Meloni. Come sempre, grande rispetto per le donne!

I parlamentari del Fatebenefratelli [di RollingStronz]

1 Commento »

Già prima di diventare legge ed entrare in vigore, l’emendamento della Lega che chiede ai medici di denunciare i clandestini che si presentano per ricevere delle cure ha già fatto la sua prima vittima. Si tratta di Kante, vedova di un uomo ucciso 4 anni fa durante la guerra civile in Costa d’Avorio e che dal 2007 si trova in Italia dove ha subito fatto domanda di asilo politico. Le viene negato per due volte e attualmente la donna aspetta la risposta al ricorso che ha fatto al Tribunale di Roma. 

Da allora vive a Napoli dove si è innamorata di un suo compaesano. Rimane incinta e si fa seguire per la difficile gravidanza presso l’ospedale San Paolo. Il 5 marzo scorso doveva partorire ma al San Paolo non c’era posto. Dunque viene spostata al Fatebenefratelli. Nonostante Kante porti sempre con sé alcuni documenti e la fotocopia del passaporto, i medici inviano un fax al commissariato di polizia di Posillipo per chiedere “URGENTE interessamento per l’identificazione di una signora di Costa d’Avorio”. In poche parole, è la denuncia di una clandestina. 

Applicando una norma che in pratica non esiste, i medici del Fatebenefratelli non hanno permesso alla signora di vedere ed allattare suo figlio per 10 giorni, scavalcando così le funzioni del Parlamento e del Presidente della Repubblica. “Siamo di fronte a un’iniziativa senza precedenti. Non è mai accaduto che una donna extracomunitaria, che si presenta al pronto soccorso con le doglie, ormai prossima al parto, venga segnalata per l’identificazione”, spiega Liana Nesta, l’avvocato che segue Kante. “Come se non bastasse - aggiunge - Kante non ha potuto allattare suo figlio nei suoi primi giorni del ricovero: lo ha visto per cortesia di alcuni sanitari che glielo hanno adagiato tra le braccia, ma non ha potuto allattarlo”. 

Oltre a dimostrare che al Fatebenefratelli non sono così degni del nome che portano, la storia di Kante fa venire in mente una domanda: quante altre, come lei, si rivolgeranno ad un ospedale pubblico per ricevere cure? Quante si assumeranno il rischio? Via, allora, ai parti clandestini!!!

RollingStronz

*Vignetta di Mauro Biani

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