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Gentile Sindaco Alemanno

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Gentile Sindaco (mi auguro ancora per poco) Alemanno,
Le farei notare che è stata la Sua politica di sgomberi a tappeto a rendere la questione dei rom un problema drammatico di questa città, e quindi, come dire, magari Marino desse loro delle case, ne guadagneremmo noi e loro; che l'eventuale abolizione dell'IMU sulla prima casa e il passaggio da Equitalia a Equaroma non dipendono da Lei e dai Suoi cosiddetti "referendum online" destinati a qualche migliaio di persone scelte a caso, nonostante quello che cerca di far credere ai cittadini; che chiamare in causa la Sua personale idea di "sviluppo" e soprattutto di "occupazione", creda a me, non le fa fare una bella figura, ragion per cui al suo posto eviterei proprio di parlarne; che la questione delle occupazioni abusive non si risolve, e due, limitandosi a ripetere la parola "sgombero" come un mantra, ma mettendo in campo una serie di politiche efficaci per fronteggiare l'emergenza abitativa, cosa che non mi risulta sia stata al centro della sua attenzione negli ultimi anni, se non a chiacchiere.
Gentile Sindaco (mi auguro ancora per poco) Alemanno, dia retta: rifletta un attimo sul quello che scrive nei manifesti elettorali.
Perché qua il pericolo vero non è votare Marino, ma rieleggere Lei.

Un esamino di coscienza

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In estrema sintesi succede questo: i 7 radicali candidati nella Lista Civica di Ignazio Marino (tra cui lo scrivente)  aderiscono alla Million Marijuana March di Roma 2013, sottolineando a chiare lettere che "il proibizionismo è una delle facce con cui il totalitarismo sta già rivivendo nelle nostre istituzioni producendo morte, dolore e disperazione nelle carceri, nelle strade, nelle famiglie, calpestando i diritti e la vita degli individui a beneficio delle mafie", e l'Assessore De Palo commenta dicendo che la politica "dovrebbe rimanere al di fuori del dibattito sulla legalizzazione delle sostanze stupefacenti" (sic) e che "è urgente rinsaldare l’alleanza tra Istituzioni, famiglie e giovani per combattere il dramma dell’utilizzo di stupefacenti".
Il che, per la verità, è davvero curioso: perché è proprio l'atteggiamento di chi si ostina a mentire spudoratamente sulla cannabis, sostenendo che si tratta di una droga pericolosa alla stregua degli stupefacenti pesanti, a danneggiare i nostri giovani, violando ogni principio di verità, tradendo la loro fiducia e consegnandoli dritti dritti nelle mani dello spaccio illegale e della criminalità.
Dicono che noi, aderendo alla Million Marijuana March, danneggiamo i giovani?
Chiacchiere.
La verità, quella che conosciamo tutti, è che sono loro a fargli davvero del male. A consentire, con le loro proibizioni insensate, che abbiano a che fare con chi in una tasca ha la marijuana e nell'altra l'eroina. A spedirli, senza passare per il via, dentro la bocca del lupo.
La smettano, una buona volta, di criminalizzare chi dice ai ragazzi la verità.
E si facciano, piuttosto, un esamino di coscienza.

Ammazzato di botte e rianimato per finta

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Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare che ha indagato sul caso Cucchi:

Si tratta di qualcosa di drammatico, il fatto che Cucchi ha subito dei traumi senza i quali non si sarebbe in qualche modo avviata la sequenza di eventi che ha determinato il ricovero, il suo rifiutare cibo e acqua, e il determinarsi di quella condizione clinica che ha portato al decesso.
Dagli atti della Commissione:

Quando è stato soccorso, «intorno alle 6:05 del 22 ottobre», Stefano Cucchi mostrava «una rigidità dei muscoli del collo e una incipiente rigidità dell'articolazione temporo-mandibolare», segni «di un incipiente rigor mortis» che «secondo l'esperienza comune, si manifestano nel corso di due o tre ore rispetto al momento in cui il soggetto è morto. Pertanto pensiamo che il paziente fu rianimato per precauzione e non perchè ancora vivo e che probabilmente la sua morte si deve a due o tre ore prima» e «probabilmente anche il medico che amministrava queste misure sapeva già che il paziente era morto e da tempo».
In estrema sintesi: prima pestato a sangue, poi rianimato per finta quando i medici sapevano già che era morto.
Abbiate pazienza, mi viene da vomitare.

Ci hanno coglionato

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Il Lodo Scalfari è una porcata. Non solo è una porcata, ma un insulto a tutti coloro che, onestamente, hanno lavorato per la mozione Marino e creduto che questa sia l'unico modo per "inserire" idee e persone nuove in un partito decotto.
Pippo lo spiega benissimo:

Leggendo i giornali di oggi, colpisce la lettura 'inciucista' del lodo Scalfari, nelle parole di Marini (con la 'i' finale). Perché è del tutto evidente che da alcuni il lodo Scalfari è vissuto come occasione di accordo preventivo tra Bersani e Franceschini, per fare in modo che tutti si sistemino, a prescindere. A Repubblica, Marini dice: «Ci volevano gli ultrasettantenni per sminare l'ordigno che uno statuto sballato aveva messo sotto il partito». Tradotto: abbiamo fatto sei mesi di Congresso, però ora basta mettersi d'accordo, distribuendosi gli incarichi, in una gestione unitaria del partito. Chi perde vota chi vince, comunque vada. E come spiega la Stampa, Bersani «mai farebbe accordi con l'"homo novus" Marino piuttosto che con Franceschini». Nella migliore delle ipotesi, per mesi abbiamo scherzato. Nella peggiore, ci hanno proprio coglionato. Credo che il voto a Marino, in questo quadro, sia un segnale preciso. Di discontinuità e, nello stesso tempo, di positivo condizionamento sulle idee, non sulle persone. Perché se per fare chiarezza, dobbiamo dare da mangiare al gattopardo (una curiosa chimera, tra l'altro, con la testa dell'uno e il corpo dell'altro, contro la quale Ignazio è il caso che non soccomba), allora ci siamo capiti proprio male. Chissà se Scalfari è davvero d'accordo con Marini (e con se stesso).
L'analisi prosegue qui.

Da Mina Welby un invito a votare Ignazio Marino

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Amiche e amici iscritti al PD, sono una radicale, entusiasta della prima ora del Partito Democratico.
Ora sono ancora più ottimista: ci sono le condizioni perché diventi il Partito Democratico forte che tutti sognavamo.
Mi sono iscritta quest’anno all’ultimo minuto. Il mio entusiasmo è cresciuto quando Ignazio Marino si è messo in gioco per candidarsi segretario del Partito Democratico.
Il suo parlare non politichese, chiaro, la linea ben definita della sua mozione e, in particolare il peso forte che dà al metodo laico della riflessione, per me e, spero per voi tutti, sono le colonne portanti di tutta la Mozione Marino.
Sono una cittadina semplice “di strada”, dove si incontra la gente comune, e ogni giorno mi confronto con richieste e speranze per il rispetto di diritti negati, ignorati, se non calpestati.
Marino è stato il politico coraggioso che si è esposto più di altri nella vicenda di Welby ed è riuscito e riesce a dare risposte a chi chiede di non essere lasciato solo da una politica che parla di valori astratti e dimentica l’uomo.
Nella stessa corsa “folle” abbiamo Ileana Argentin, una grande donna, candidata per la segreteria regionale del Lazio. La ricordo dalle riunioni della Uildm dove insieme ad altre persone colpite da malattie neurodegenerative combatteva la lotta per una vita indipendente e autodeterminata. Uso questa parola tanto temuta perché ha il significato principe del “vivere” vero.
Care amiche e amici, vi chiedo di dare il vostro consenso a Ignazio Marino proprio per dargli la possibilità di correre alle Primarie prossime. Che poi vinca il migliore che giudicheranno i cittadini che vi parteciperanno.
Un augurio a noi tutti per un Partito Democratico forte.

Mina Welby

Piccoli segni di civiltà..

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Nell'attuale panorama politico vi sono piccoli segni che possono avere grandi significati, nella fattispecie lo stupore per una piccola attenzione come quella riservata da Ignazio Marino e dal suo staff nei confronti di un semplice sostenitore qual sono, e come me penso molti altri, può rendere l'idea della distanza a cui la politica ci abbia ormai abituati. Forse davvero è l'ora che i politici recuperino i rapporti con il singolo ed accorcino le distanze, non con gli annunci quanto con i fatti, anche piccoli.. come questo.

Pd: le 3 mozioni a confronto [di Alice Bassi]

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Ricalcando lo schema già proposto da Stefano Ceccanti, ho deciso giorni fa di scrivere una nota sulle differenze tra i programmi dei tre Candidati alla Segreteria del PD (Dario Franceschini, Ignazio Marino, Pierluigi Bersani). Avverto che, per offrire una visione a tutto tondo, ho preso in considerazione anche alcune interviste e presentazioni dei programmi dei tre candidati. Cercherò di utilizzare parole estremamente semplici, così che le differenze risultino limpide, chiare e soprattutto obiettive, imparziali, per chiunque volesse leggerle. Ringrazio anticipatamente Vincenzo Compierchio, giornalista pubblicista, che mi ha condotta per mano in quest'analisi ed ha illuminato punti che, ai miei occhi, erano rimasti oscuri e impenetrabili. CONGRESSO PD: LE TRE MOZIONI A CONFRONTO NOVE PUNTI PER CERCARE LE DIFFERENZE TRA LE MOZIONI FRANCESCHINI, MARINO E BERSANI 1. La forma del Partito Democratico. Franceschini: DIFESA DELLE PRIMARIE sia per l'elezione del Segretario nazionale che per quelli delle singole Regioni e locali; gli elettori non iscritti al PD contribuiscono in occasione delle grandi scelte. Restituire pieni poteri all'assemblea costituente, che viene eletta con le Primarie dai cittadini, e che invece ultimamente è stata sostituita dalla "Direzione Nazionale". Marino: DIFESA DELLE PRIMARIE; COINVOLGIMENTO E COSTANTE APERTURA DEL PARTITO a tutti i suoi aderenti e sostenitori; partecipazione costante dei cittadini alle decisioni del Partito, anche attraverso gli strumenti che la nostra era della tecnologia ci fornisce; coinvolgimento dei Circoli nelle scelte del PD. Bersani: RIFORMA DELLE PRIMARIE, in modo che non siano aperte per l'elezione dei Segretari; diritto di voto per le cariche interne destinato ai soli tesserati del PD, gli altri possono contribuire solo dove lo Statuto lo permette; favorevole all'indizione di Primarie nel caso in cui si tratti di scegliere il candidato premier della coalizione di Governo. Conclusioni: Franceschini e Marino auspicano un'apertura del Partito Democratico, che con Marino si verifica a tutto tondo, mentre con Franceschini si parla di contributo dei non iscritti solo in occasione delle grandi scelte. Bersani vuole che questi partecipino solo quando lo Statuto lo permette. Inoltre, Bersani si ritiene favorevole alle Primarie solo in occasione della scelte del leader della coalizione di Governo, ossia: PD + alleanze con altri Partiti. 2. La posizione del PD nel sistema politico; PD e Alleanze. Franceschini: CENTROSINISTRA (senza trattino), il PD deve essere il perno della coalizione di Governo (= PD + alleanze). Non è da escludere un'alleanza con l'UDC (sponsorizzata da Francesco Rutelli), ma è disilluso in merito, differenze fra le due realtà di Partito; non vuole alleanze con Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, che hanno portato in passato ad alleanze frammentarie e litigiose; alleanze sui punti programmatici del PD. Marino: AREA PROGRESSISTA; vuole che gli alleati si organizzino intorno ai punti del Programma del PD; non auspica alleanze con Partiti definiti, bensì con tutta l'area progressista che voglia aderire e sostenere i punti programmatici della linea politica (che deve essere chiara e limpida) decisa dal PD; il PD deve essere il perno della coalizione di Governo. Bersani: SINISTRA - CENTRO-SINISTRA; auspica alleanze con tutti, dall'UDC a Rifondazione Comunista, sulla base di punti programmatici (NB.: Casini ha rifiutato qualsiasi alleanza preveda anche la presenza di Rifondazione e dei Comunisti Italiani). Conclusioni: Franceschini non chiude all'idea di un'alleanza con l'UDC, ritenendola però improbabile a causa delle differenze sostanziali fra le realtà dei due Partiti; Bersani vuole un'alleanza allargata a tutto il centro-sinistra. Sia Marino che Bersani - e anche Franceschini - vogliono alleanze sulla base dei punti programmatici del PD, ma la differenza sta nel fatto che Bersani vuole un'alleanza a base allargata a tutto il centro-sinistra, mentre Marino vuole alleanze non con Partiti bensì con persone che condividono i punti del Programma del PD e che si riconoscano nell'area progressista del Paese. 3. PD e mondo del Lavoro. Franceschini: ABBATTERE LE STORICHE BARRICATE che vedono contrapposti lavoratori e imprenditori e renderli protagonisti di un unico progetto comune, secondo un principio di solidarietà reciproca. Marino: LOTTA ALLA PRECARIETA'; superamento della concezione di "lavoratore dipendente" in favore della diffusione di una cultura "auto-imprenditoriale" = ogni persona spende la propria professionalità e il proprio talento in un MERCATO DEL LAVORO FLESSIBILE; RIFORMA PROFONDA DEL MERCATO ITALIANO in senso meritocratico e liberale, puntando tutto sulla FORMAZIONE PROFESSIONALE del singolo individuo, premiato per il TALENTO E NON per una RACCOMANDAZIONE; riforma degli ammortizzatori sociali -> REDDITO e quindi potere d’acquisto A CHI SI RITROVA MOMENTANEAMENTE SENZA LAVORO. FLESSIBILITA', quindi, ma NON PRECARIETA'. Bersani: ABBATTERE LE STORICHE BARRICATE che vedono contrapposti lavoratori e imprenditori e renderli protagonisti di un unico progetto comune, secondo un principio di solidarietà reciproca. Conclusioni: I progetti di Franceschini e Bersani sono identici: i lavoratori e gli imprenditori devono collaborare a un progetto comune, superando le storiche differenze fra loro. Marino amplia il programma: vuole una riforma del mondo del lavoro, che deve diventare flessibile, rispettoso di chi vi entra e anche di chi vi esce. Reddito a chi resta senza lavoro. Selezioni e premi basati sul talento e non sulle raccomandazioni. Formazione professionale continua. 4. Sistema politico. Franceschini: BIPOLARISMO e NON PARLAMENTARISMO; le alleanze vanno scelte prima dell'elezione al Parlamento; no al sistema proporzionale (che favorisce la rappresentatività ma anche la frammentarietà); sostiene il sistema MAGGIORITARIO (che favorisce la governabilità e la compattezza). Marino: BIPOLARISMO; le alleanze vanno scelte prima dell'elezione al Parlamento; no al sistema proporzionale (che favorisce la rappresentatività ma anche la frammentarietà); sostiene il sistema MAGGIORITARIO (che favorisce la governabilità e la compattezza); COLLEGI UNINOMINALI -> i cittadini scelgono i propri rappresentanti; NO alle LISTE BLOCCATE. Bersani: PARLAMENTARISMO RAFFORZATO -> Rafforzamento della funzione legislativa del Parlamento; no al sistema maggioritario (che favorisce la governabilità e la compattezza); sostiene il sistema PROPORZIONALE (che favorisce la rappresentatività ma anche la frammentarietà). Conclusioni: Franceschini e Marino conducono un'analisi simile, con la differenza che Marino aggiunge il suo no alle liste bloccate e il sì alla possibilità dei cittadini di scegliere singolarmente tutti i loro rappresentanti. Bersani preferisce il sistema proporzionale alla tedesca, fortemente voluto da D'Alema, che favorisce la rappresentatività per più Partiti ma che - ne abbiamo avuto esperienza - frantuma la maggioranza e la governabilità del Paese. 5. Laicità. Franceschini: LAICITA' COME PRINCIPIO -> Tutti possono esprimere la propria opinione personale, in totale libertà, anche che vada contro il principio della laicità stessa; dialogo, LAICITA' TEORICA; riconoscimento coppie di fatto, che sono però non assimilabili alle famiglie classiche. Marino: LAICITA' COME METODO -> Apprendimento e dialogo costante e reciproco; laicità come bussola, metodo ed obiettivo; interesse concreto e promozione legislativa di misure in difesa dei DIRITTI CIVILI, INDIVIDUALI E COLLETTIVI = diritto a non partorire, diritto a fecondare artificialmente, diritto alla ricerca, diritto di unirsi civilmente (omosessuali ed eterosessuali), diritto a morire; DIRITTO DI LIBERA SCELTA DI COSA FARE DELLA PROPRIA VITA. Bersani: LAICITA' COME PRINCIPIO -> Tutti possono esprimere la propria opinione personale, in totale libertà, anche che vada contro il principio della laicità stessa; dialogo, LAICITA' TEORICA; riconoscimento coppie di fatto, che sono però non assimilabili alle famiglie classiche. Conclusioni: Bersani e Franceschini si muovono su strade identiche: la laicità resta teorica, un principio da seguire ma che non vincola a determinate scelte legislative. Per entrambi, le coppie di fatto non sono assimilabili alle famiglie "normali", anche se si propongono di riconoscerle e fornire un contratto di convivenza. Marino è di avviso diverso: la laicità deve essere il metodo, non solo un principio al quale ispirarsi ma anche un vincolo per la promozione di leggi in difesa dei diritti civili, individuali e collettivi di tutte le persone. In merito alle coppie di fatto, auspica un completo riconoscimento e un complesso di leggi che porti alla parificazione dei loro diritti giuridici rispetto a quelli di tutte le altre famiglie. Vuole istituire le unioni civili sullo stampo delle Civil Partnerships inglesi per le coppie omosessuali e legalizzare l'adozione anche per gli individui single. 6. Politica e Giustizia: Franceschini: RECIDERE I RAPPORTI TRA MAFIA E POLITICA; CERTEZZA DELLA PENA per i delinquenti; risolvere il CONFLITTO D'INTERESSI; LOTTA AL DDL INTERCETTAZIONI; favorire l'efficienza ma non la politicizzazione della MAGISTRATURA. Marino: RECIDERE I RAPPORTI TRA MAFIA E POLITICA; CERTEZZA DELLA PENA per i delinquenti; risolvere il CONFLITTO D'INTERESSI; LOTTA AL DDL INTERCETTAZIONI; favorire l'efficienza ma non la politicizzazione della MAGISTRATURA; DIFESA del PLURALISMO E LIBERTA' dell'INFORMAZIONE. Bersani: UGUAGLIANZA di tutti di fronte alla LEGGE; risolvere il CONFLITTO D'INTERESSI; LIBERTA' D'INFORMAZIONE; i vertici del Governo devono dare il BUON ESEMPIO alla Pubblica Amministrazione, che va riformata per garantire un SISTEMA MODERNO di certezze e GARANZIE GIURIDICHE. Conclusioni: Le tre mozioni sono simili, su questo punto; una differenza è la sottolineatura che Marino e Bersani pongono in favore del pluralismo e della libertà d'informazione, mentre Franceschini non ne parla. Bersani, inoltre, conduce un'analisi approfondita sulla necessità di riforma della Pubblica Amministrazione e sul buon esempio che i vertici di un Governo devono dare ai funzionari pubblici, in modo che il rapporto fra sicurezza e legalità possa trarne proficuo vantaggio. 7. Lavoro e Welfare. Franceschini: Sviluppare istituti di WELFARE non solo statali ma territoriali e sociali; PARITA' TRA I GENERI garantita da una selezione basata SUL TALENTO; QUOTE ROSA; SOSTEGNO DELL'OCCUPAZIONE FEMMINILE; RIFORMA PENSIONI -> all'interno di una fascia di età comune per uomini e donne, ognuno sceglie il proprio pensionamento in base alle proprie condizioni di lavoro e familiari; DISINCENTIVI AL PRECARIATO. Marino: RIFORMA SOCIETA' -> non più basata su raccomandazioni, ma sul MERITO; PARITA' TRA I GENERI garantita da una selezione basata sul TALENTO; RIFORMA DEL LAVORO -> dal precariato si passa al lavoro FLESSIBILE, che permette l'impiego della professionalità di ciascuno e un arricchimento personale; SALARIO MINIMO per chi perde il lavoro; CONTRATTO UNICO A TEMPO INDETERMINATO CON SALARIO MINIMO GARANTITO; FORMAZIONE CONTINUA; CONGEDO PARENTALE OBBLIGATORIO ANCHE PER I PADRI. Bersani: SOSTEGNO ALL'IMPIEGO FEMMINILE; innalzare la qualità dei SERVIZI; REDDITO MINIMO di inserimento; SALARIO MINIMO per chi perde o non trova lavoro; INNALZAMENTO FLESSIBILE E VOLONTARIO DELL'ETA' PENSIONISTICA. Conclusioni: su questo punto, i tre candidati parlano in modo molto simile. Franceschini parla degli istituti del Welfare, Marino propone riforme del mondo del lavoro e della società e Bersani, come gli altri due, punta anche sul sostegno all'impiego femminile e nell'inserimento dei giovani. Non ci sono, fra i tre, sostanziali differenze. 8. Ambiente ed energia. Franceschini: TECNOLOGIA, ADATTABILITA' DEL SISTEMA PRODUTTIVO; investire sull'AMBIENTE per tutelare l'economia italiana. Marino: ECOLOGISMO; ENERGIE RINNOVABILI; NO AL NUCLEARE; RIUSO-RICICLO-DISTRUZIONE; SOSTEGNO COSTANTE al MEZZOGIORNO con ogni mezzo; RIFIUTI ZERO; INCENTIVI per la RIDUZIONE dell'EMISSIONE di AGENTI INQUINANTI; CARBON TAX; NUOVE TECNOLOGIE: eolico d'alta quota, solare a concentrazione, produzione energia dagli scarti dell'agricoltura, energia geotermica di terza generazione; TRATTAMENTO RIFIUTI per ridurre all'osso la parte da incenerire -> avvicinamento all'obiettivo dei "rifiuti zero"; RIDUZIONE IVA sui PRODOTTI ECOLOGICI; TASSARE LE AUTO MAGGIORMENTE INQUINANTI; INCENTIVI locali perché le compagnie edilizie si concentrino sulla RISTRUTTURAZIONE e sull'ADEGUAMENTO ENERGETICO-AMBIENTALE degli edifici già esistenti; PIANO SCUOLA NAZIONALE per promuovere la cultura dell'eco-sostenibilità; APPALTI VERDI in tutte le forniture della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Bersani: TECNOLOGIA, GREEN ECONOMY; FONTI RINNOVABILI e programma di crescita per il MEZZOGIORNO; difesa e rispetto per l'AMBIENTE come rispetto verso la nostra stessa casa. Conclusioni: tutti e tre i candidati propongono programmi su basi ambientaliste; in particolare, i programmi di Franceschini e Bersani risultano molto simili fra loro. Marino conferma ciò che contengono le mozioni dei suoi due colleghi ed offre alternative e proposte: no al nucleare, energie rinnovabili e nuove tecnologie, riforma dello stoccaggio dei rifiuti, incentivi al riciclaggio, incentivi/disincentivi per chi utilizza o non utilizza i prodotti ecologici, adeguamento energetico-ambientale degli edifici, promozione dell'eco-sostenibilità fin dalla prima infanzia, progetti verdi per le città. 9. Nucleare. Franceschini: NO AL NUCLEARE DEL PASSATO, troppo costoso e pericoloso. Marino: NO AL NUCLEARE IN OGNI FORMA, scorie radioattive non gestibili e dannosissime; FINANZIARE LA RICERCA per un PIANO ENERGETICO NAZIONALE che punti sulle ENERGIE RINNOVABILI; INCENTIVI/DISINCENTIVI FISCALI per quanto riguarda i processi produttivi. Bersani: non ne parla. Conclusioni: Bersani non tocca neppure l'argomento, mentre Franceschini e Marino si pronunciano in sfavore del nucleare. Da una parte, Franceschini si dice contrario al nucleare del passato perché troppo dannoso e costoso, mentre Marino propone alternative e si dice contrario a qualsiasi forma di energia nucleare: citando Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, l'uomo non è in grado di gestire lo stoccaggio delle scorie radioattive, che restano dannosissime per milioni di anni.

Il Foglio dietro un dito

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La vicenda Marino e la questione dei rimborsi gonfiati mi fa sorridere. Mi viene da pensare: lo scandalo che ha scovato Il Foglio sarebbe scoppiato comunque se Marino non avesse lavorato all'estero? Mi spiego. Con una certa cadenza ci arrivano da oltreconfine le notizie di dimissione di ministri o cadute di governo per questioni di note spese, spesso avvenute nella legalità ma nello sconcerto dell'opinione pubblica. Prima i filmetti porno del marito della ministra degli interni britannico pagati coi soldi del contribuente, vicenda che ha costretto la povera Jacqui, cornuta e mazziata, a dimettersi. Ora il caso della ministra della Spd, che in vacanza in Spagna ha fatto arrivare dalla Germania la sua macchina con autista, destinata esclusivamente a degli incontri di lavoro: la marachella da 10.000 euro potrebbe costare una sconfitta ancora più pesante alla Spd. Tutti questi episodi vengono visti dall'occhio italico come qualcosa di esotico, oggetto di battute nostrane. Li utilizziamo poi quando c'è da trasformare una persona in bersaglio, come ha fatto Il Foglio con il chirurgo, e ha fatto benissimo. questo sì che è un giornalismo che dà il suo contributo. Mi rimane però il dubbio che ci piaccia nasconderci dietro a questi episodi senza esaminare il nostro sistema Paese: perché i cittadini non si incazzano quando vengono utilizzati gli aerei di stato per farsi i giretti vacanzieri? Perché nessuno esige che i nostri rappresentanti vadano in giro in bicicletta, in motorino, se del caso con la propria macchina, anziché dare un'autista anche al consigliere del delegato del dirigente del reparto della commissione dell'organo? Perché, anziché pubblicare "La casta" una tantum, i giornali non si impegnano in campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, per imprimere anche in Italia il concetto dei "soldi dei contribuenti"? Mi permetto umilmente, quindi, di suggerire al Foglio un buon inizio per intraprendere una strada del genere: perché non ci dicono quanti soldi stanno spendendo Bersani, Franceschini e Marino per l'elezione del segretario del Pd, se tutti e tre hanno gli stessi fondi (ne dubito), stesso accesso ai mezzi di comunicazione interni (ancora peggio), se quindi i soldi dei contribuenti (non mi si dica che il Pd si finanzia con il suo tesseramento!) sono utilizzati almeno per implementare il pluralismo e la democraticità di un partito che per ora sembra solo utilizzare i soldi punto?

Chiacchiere democratiche

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Dario Franceschini, dopo aver premesso che alle unioni civili dovranno essere attribuiti dei diritti senza tuttavia considerarle delle vere e proprie famiglie, si affretta a dichiararsi contrario alle adozioni da parte delle coppie omosessuali, giacché la legge, suo parere, deve tutelare "prima di tutto il diritto del meno protetto, che è il minore adottato". Ignazio Marino, da parte sua, prima chiede polemicamente a Franceschini come farà a conciliare due pensieri così diversi come quelli della Binetti e della Serracchiani (informandoci en passant della circostanza che la Serracchiani abbia un pensiero), e poi contrattacca dichiarandosi favorevole alle adozioni da parte dei single (per inciso, se qualcuno mi facesse il favore di spiegarmi con un briciolo di logica perché mai uno che consentirebbe ai single di adottare dei bambini dovrebbe essere considerato più disponibile di altri a riconoscere i diritti dei gay, gliene sarei davvero grato). Pier Luigi Bersani, da parte sua, non entra nel merito (ottenendo in tal modo lo stesso risultato degli altri due senza sobbarcarsi la fatica di trovare delle circonvoluzioni dialettiche per giustificarlo). Nel frattempo, in Germania, uno studio dell’università di Bamberga rivela che i figli di coppie gay crescono altrettanto bene dei figli degli eterosessuali, né sono particolarmente discriminati. Ecco, fate un po' voi...

Franceschini, Bersani, Marino: guardiamo le parole

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Oggi la versione on-line de Il Foglio (ebbene sì) pubblica una singolare analisi grafica dei discorsi di candidatura di Dario Franceschini e Pierluigi Bersani e del manifesto elettorale di Ignazio Marino. Avvalendosi dell'uso di un algoritmo è stata calcolata la frequenza delle parole dei tre candidati alla segreteria del PD.

Considerando che più una parola è stata ripetuta più essa è grande, vi invito a dare un'occhiata e trarne le vostre personali considerazioni.
Le parole di Franceschini il 16 luglio:
Il discorso di Bersani del 1 luglio: Il manifesto di Ignazio Marino pubblicato dal Foglio:

Castrazioni

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La castrazione chimica, ecco cosa ci vuole. Prescrivere per legge una cura ormonale di durata incerta e la cui somministrazione è di fatto verificabile soltanto nel periodo di detenzione, cioè esattamente nell'arco di tempo in cui non sarebbe necessaria: questo sì che risolverà alla radice il problema degli stupratori recidivi. E a proposito di violenze: gli stupratori che arrivano a fare i coordinatori di circolo, ecco qual è la vera questione morale del Pd. Un problema gigantesco e di certo estremamente diffuso, e che ha una sola soluzione: fuori i condannati dai coordinamenti, e Berlinguer riposi finalmente in pace. E a proposito di condannati: Beppe Grillo candidato alla segreteria del Pd. Più che una candidatura, un'OPA ostile. L'idea dell'ex comico - che si tratti di una segreteria, di un referendum, di una proposta di legge o di decidere cosa c'è per cena - è sempre la stessa: raccolgo le firme, la cosa non va in porto per qualche motivo ampiamente prevedibile, sono stato bloccato dai poteri forti (, comprate il dvd). E a proposito di forza: Piero Fassino ha detto che Grillo semplicemente non lo fanno iscrivere, perché "qualsiasi associazione al mondo non accetta chi aderisce in modo strumentale ma ritiene che ogni adesione debba essere vera e sincera ai valori e alle finalità del Partito". Giusto. Qualcuno li ha visti da qualche parte? E a proposito di partiti: la Santanché e i suoi allegri compagni vogliono raccogliere le firme dai cittadini di Roma per chiedere al sindaco Alemanno di attivarsi presso il governo per spingere il Parlamento all'introduzione della castrazione chimica per stupratori e pedofili. Un'iniziativa di sicura efficacia. "La castrazione chimica viene considerata meno brutale e disumana della castrazione vera e propria, ma sta diventando una necessità per dare un segnale forte che la violenza sulle donne in Italia avrà conseguenze durissime". "Meno brutale e disumana". "Conseguenze durissime". La castrazione chimica, ecco cosa ci vuole.

Questione morale, questione penale

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Nel nostro ordinamento lo stupro è stato finalmente dichiarato un crimine contro la persona soltanto nel 1996: fino ad allora, la violenza sessuale era infatti vergognosamente considerata un semplice reato contro la morale, in base alle norme del Codice Rocco che disciplinavano i “delitti contro la moralità pubblica e il buon costume”. Ecco, se qualcuno volesse usarmi la cortesia di spiegarlo a quello che viene considerato il più laico e progressista tra i candidati alla segreteria del PD, gliene sarei davvero grato.

Ora vi dico anche perchè sto con loro

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Vi ho detto che sto con loro, ma non vi ho detto le ragioni. Ho aspettato perchè volevo che fossero loro a spiegarlo e, finalmente, stasera, Pippo mi ha regalato le più belle parole che fanno al caso. E anche un video: non perdetelo, è breve, non perdetene una parola. Bravo Pippo Civati.

Una mia amica mi ha telefonato oggi ricordandomi di sorridere. Perché il Pd non sorride mai, perché qui tra buoni e cattivi si sta perdendo il lume della ragione. E la serenità, soprattutto. Vorrei che fosse tutto più semplice (come credo vorreste tutti voi), solo che la mission impossible che stiamo tentando è difficile da spiegare in un sistema politico come il nostro. Perché stiamo cercando di cambiare le cose, almeno il pezzetto di cose che ci riguarda da vicino, e stiamo cercando di cambiare le parole. E lo stile. E gli atteggiamenti. E, in molti casi, ci prendono per matti. Anche per questo abbiamo scelto di non raccogliere le provocazioni, di non rispondere alle polemiche, di costruire passo dopo passo il nostro progetto, senza condizionamenti se non quelli che ci derivano dal cercare di fare la cosa più giusta. Per il Pd ancor prima e ancor più che per la nostra terza 'via'. Facendo sentire protagonisti gli iscritti e gli elettori, in ogni momento del nostro percorso. Stiamo cercando di allargare la nostra visuale a chi non è mai stato considerato dal Pd che abbiamo conosciuto finora, sia dentro, sia fuori. Arrivando fino ad apprezzare nei concorrenti le cose giuste che sostengono e propongono: le idee e le soluzioni che mettono a disposizione del partito e del Paese, perché per noi i due momenti non sono separati. Come non lo sono il passaggio più strettamente congressuale e quello delle primarie aperte ai nostri elettori. E, alla fine di queste giornate, a me è venuto in mente un video a cui sono molto affezionato, in cui si dice che si fa così.

Anche Beppino Englaro è con Marino e Civati

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Telegraficamente: Beppino Englaro ha appena deciso di sostenere la candidatura di Ignazio Marino e Giuseppe Civati alla segreteria del PD, e siccome le sue intenzioni sono più che serie ha deciso di iscriversi al partito. La sua nuova tessera gli verrà consegnata dal responsabile del Circolo PD di Lecco Centro, Franco Balbo, martedì pomeriggio.

Sto con questi due

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