Visualizzazione post con etichetta roma. Mostra tutti i post

Roma, 2014

35 Commenti »


Funziona così: ti scarichi la app, la installi sullo smartphone e poi, appena ti capita di averne bisogno, la fai partire tutto contento. Minchia che modernità, pensi. Proprio una figata.
Serve, la app, a calcolare il percorso in autobus dal punto A al punto B, e il bello è che ti dice proprio tutto, compreso il percorso e il nome di ogni fermata che ti separa dalla meta.
Senonché, qualche minuto dopo essere salito a bordo ti rendi conto di un particolare: sull'autobus non c'è né un altoparlante che annunci il nome delle fermate di volta in volta raggiunte dal mezzo, né tantomeno un display, un monitor, una spia luminosa che ti dica a quale fermata sei. Niente di niente.
L'unico posto in cui è scritto il nome delle fermate è in cima al cartello che le segnala, in mezzo al marciapiede, e anche sforzandoti succede che da dentro l'autobus non si riesca a distinguerle.
La cosa, si badi, non è secondaria, visto che la zona del punto B non la frequenti mai, e quindi non sapresti assolutamente riconoscere la tua fermata a partire dal nome.
Sicché ti rassegni e fai l'unica cosa che ti resta da fare: inizi a contare. Come quando avevi sette anni e ti mandavano in giro la prima volta e ti dicevano conta, eh, tieni il segno con le dita e non ti sbagliare.
Allora, le fermate in tutto sono sedici, ne abbiamo già fatte due e quindi devo scendere alla quattordicesima.
Una scocciatura, ma insomma, dai, in qualche modo funziona. Anche se 'sti nomi, francamente, che glieli hanno dati a fare? Bah.
Insomma, conti ma ti rilassi. E appena ti rilassi vedi con la coda dell'occhio una fermata che sfila via dal finestrino senza che l'autobus vi abbia sostato. Perché l'autobus le salta, le fermate in cui nessuno deve salire e nessuno deve scendere. E quindi, in buona sostanza, contare non serve a niente.
Cioè, serve, però devi contemporaneamente contare e stare attento alle eventuali fermate saltate. Altrimenti finisce che scendi una o due fermate dopo. Ma devi anche sincerarti che quelle fermate, quelle che sfilano via dal finestrino, siano effettivamente fermate di quella linea, non di un'altra: perché in quel caso non sarebbero fermate saltate. E allora finisce che scendi due o tre fermate prima.
Alla fine deponi le armi, ti rechi in testa alla vettura (se non è strapiena) e fai una cosa che sarebbe vietata, con tanto di cartello: infili la testa nella cabina del conducente e gli chiedi "scusi, quando devo scendere per andare a B?"
Se al conducente non girano i coglioni (legittimamente, visto che il suo compito non è parlare con ogni scemo che gli va a chiedere una cosa) ti fa il favore e te lo dice. In genere lo fa.
Ma nel caso in cui non te lo dica, o se non riesci a raggiungerlo, nisba: devi arrangiarti chiedendo a qualcuno dei passeggeri, generalmente provocando la nascita spontanea di piccoli dibattiti scendi tra du' fermate, no scendi a quella dopo, ma che stai a di', ma come che sto a di' ce abbito, aspetta famme' conta' no la prima, no la seconda, la terza, allora lo vedi che c'avevo raggione io?
Ecco: Roma, 2014.
Così, siamo messi.

E' tutto online, tranne quello che serve

2 Commenti »

I territori dei municipi di Roma sono stati riformulati a marzo. L'11 marzo, per la precisione. Due mesi e mezzo fa. Ed ecco cosa c'è scritto, ancora adesso, sul sito del comune:



Nel frattempo, tanto per dirne una, ci sono state le elezioni comunali: cioè, c'è stata gente che nei municipi (quelli nuovi) si è candidata, e soprattutto gente che doveva capire in quale (nuovo) municipio fosse finita la sua residenza per poter votare correttamente. E sul sito del comune (sul sito del comune, dico, non sul blog di uno qualsiasi) questa informazione non è ancora fruibile.
No, dico, guardate che roba: perfino nella barra laterale c'è un bell'elenco di link che rimandano ai municipi vecchi, con il significativo prefisso "ex".


Due mesi e mezzo. Mesi, non ore. Non giorni. Mesi. E non si sono degnati di aggiornare il sito, pregiudicando gravemente i diritti dei cittadini.
Quando Alemanno se ne va in giro in televisione, con quella faccia soddisfatta, a ripetere che "è tutto online", dovrebbe perlomeno avere un po' di vergogna.

Manca solo il coprifuoco

2 Commenti »

A Roma, negli ultimi anni, è andata così: invece di limitarsi a reprimere la sparuta minoranza di cittadini che compiva dei reati dopo aver consumato sostanze alcoliche, hanno iniziato a vietare a tutti -e quindi anche alla stragrande maggioranza dei cittadini, che com'è noto non sono soliti delinquere- di bere dopo una certa ora di notte; con ciò sottraendo alle persone perbene qualsiasi motivo valido per uscire di casa -a che pro andare a farsi un giro se non ci si può neanche fare una birra al fresco?- e perciò consegnando la città nelle mani dei criminali -se uno non si fa scrupoli a stuprare una donna, figurarsi a violare un’ordinanza comunale-, i quali hanno continuato a sbizzarrirsi nelle loro imprese senza avere tra i coglioni neppure l’intralcio dei cittadini normali; il tutto, tanto per mettere la ciliegina sulla torta, causando un notevole danno economico agli operatori del settore e quindi alla crescita del PIL, di cui in un periodo di crisi come questo ci si riempie la bocca un giorno sì e l’altro pure. Insomma, negli ultimi anni, in questa città, è mancato solo il coprifuoco. Occhio a chi votate, gente. Avanti di questo passo, finiranno per dichiararlo davvero.

La città in cui è tutto vietato

1 Commento »

Che ne dite, volete aspettare che Alemanno vi proibisca perfino di respirare, oppure preferite votare chi può restituirvi un po' d'aria?


Roma si muove

3 Commenti »

Ambiente, diritti, mobilità, costi della politica.
Roma, finalmente, si muove: ammesso che i romani ci diano una mano a farla muovere.
Appena ci danno il via -e manca poco- partiranno otto referendum comunali, uno più importante dell'altro:

  • meno traffico, più trasporto pubblico e car sharing, raddoppio della rete ciclabile, pedonalizzazione del centro storico;
  • stop al consumo del territorio
  • strategia rifiuti zero: riuso, riciclo, porta a porta in tutta la città;
  • mare libero e navigabilità del Tevere;
  • welfare dei servizi alla persona;
  • riduzione dei costi dell'apparato amministrativo e trasparenza totale su appalti e spese comunali;
  • istituzione del registro dei testamenti biologici;
  • riconoscimento e sostegno alle famiglie di fatto.
Che ne dite, il menu vi piace? Potete approfondirlo cliccando qua: e prepararvi a darci una mano, perché tra poco si tratterà di raccogliere le firme per realizzarlo.
Restate sintonizzati: ci sarà davvero bisogno di tutti.

Meno sicuri, e pure meno liberi

2 Commenti »

Vediamo se ho capito bene: a Roma abbiamo un sindaco che ha impostato tutta la campagna elettorale sul tema della sicurezza, e che una volta eletto ha iniziato a snocciolare a raffica ordinanze proibizioniste che a momenti ci vietano pure di farci una pisciatina nel cesso di casa con la finestra socchiusa.
Poi uno apre il giornale e si accorge che questa città è diventata tale e quale a quelle immortalate nei celeberrimi film degli anni '70 recanti titoli del tipo "Roma spara, Milano incapretta, la polizia s'incazza".
Allora, capirete, la domanda sorge spontanea: non è che tutta 'sta smania di sicurezza, alla fine della fiera, è servita solo a scassare la minchia alle persone perbene che vogliono prendersi una birra in mezzo alla strada, mentre i problemi veri aumentano a dismisura e nessuno sa come fronteggiarli?
Io, leggendo quello che succede per le strade e riflettendo sulle iniziative che si continuano a prendere in Campidoglio, non solo mi sento meno sicuro, ma sono pure meno libero.
E' davvero un capolavoro di risultato, o sbaglio?

C'è un omino nel sito dell'ATAC?

13 Commenti »

Ne avevo già scritto qualche tempo fa, ma la faccenda è così paradossale che vale la pena di tornarci sopra un'altra volta.
Il fatto è che il sito dell'ATAC, cioè l'azienda che gestisce i trasporti pubblici di Roma, è chiuso di notte: il che equivale a dire che se uno (vero, Luca?) è in mezzo alla strada e tenta di collegarsi al sito dal telefonino per capire con quale autobus tornarsene a casa, riceve in risposta un bel messaggio in cui gli si dice che il portale non funzionerà prima della mattina successiva.
Ora, posto che il servizio di ricerca dei mezzi pubblici è molto più utile di notte, quando in giro non c'è nessuno a cui chiedere un'informazione al volo, piuttosto che di giorno, la domanda che mi sorge spontanea è la seguente: dietro al sito dell'ATAC c'è un omino in carne ed ossa che riceve le richieste degli utenti e risponde cercando le informazioni sulla carta? No, perché se così non fosse -e credo proprio di poter essere sicuro che così non sia- chiuderlo di notte come se fosse uno sportello fisico è una delle iniziative più inspiegabili in cui mi sia capitato di imbattermi negli ultimi anni.
Poi, un giorno sì e l'altro pure, si blatera degli investimenti necessari a fare di Roma una capitale europea e a dotare i cittadini di infrastrutture moderne: ma nel frattempo è troppo immaginare di tenere aperto un sito internet, che notoriamente cammina da solo, anche nei momenti in cui servirebbe di più?

A forza di criminalizzare la "movida"

7 Commenti »

Sarà, ma a me pare che a forza di criminalizzare la cosiddetta "movida" Roma stia diventando una città fantasma, nella quale è diventato praticamente impossibile mangiare un piatto di pasta dopo la mezzanotte o bersi una birra dopo le due: il che, se da un lato soddisfa la voglia di riposo degli ormai proverbiali "residenti" (by the way, quanti di loro sono là da sempre e quindi la "movida" se la sono ritrovata loro malgrado, e quanti invece sono consapevolmente andati ad abitare nelle zone più "in" del centro sapendo a cosa andavano incontro, e solo dopo hanno iniziato a blaterare che vogliono dormire?), dall'altro genera enormi problemi di sicurezza, giacché è noto a tutti che una strada vuota è più pericolosa di un'altra che è piena zeppa di gente.
Avanti di questo passo andrà a finire che Roma, la capitale di questo bizzarro paese, diventerà una specie di deserto, che dover andare da qualche parte la sera significherà ritrovarsi soli in balia dei delinquenti (gli unici che avranno qualche motivo ragionevole per uscire di casa), e che tutti dormiremo sonni beati in uno splendido silenzio che ricorderà assai da vicino quello di un grande cimitero.
A me, che pure alle "movide" non partecipo quasi mai, e che di notte ho bisogno di dormire come gli altri perché di giorno lavoro, pare una prospettiva agghiacciante.

Sarebbe giusto che cacciassero noi

10 Commenti »

Ogni volta che leggo una notizia sulla storia infinita della metro C di Roma, ogni volta che passo davanti a uno dei cantieri che paralizza la città da anni, ogni volta che faccio il conto del tempo che è passato da quando sono iniziati i lavori, ogni volta che qualcuno evoca addirittura la necessità di un'olimpiade per venirne a capo, mi torna in mente lo stesso pensiero: se davvero ci volessero vent'anni per mettere una dietro l'altra quattro stazioni sotterranee in croce, a Londra avrebbero dovuto cominciare a costruirle più o meno durante l'occupazione degli antichi romani.
Invece mi sa che hanno iniziato un tantino più tardi, e nonostante questo hanno pure finito.
Il bello è che ci facciamo anche girare i coglioni quando qualcuno propone l'ingresso in Europa, tanto per dirne una, della Turchia.
E invece, forse, sarebbe giusto che cacciassero noi.

Romanzo commissariale

Nessun commento »

Si può raccontare una storia(ccia) politica come quella dei debiti di Roma con un fotoromanzo? Noi siamo convinti di sì. E allora, siccome ne siamo convinti, l'abbiamo fatto.
Qua la prima puntata: condividete, bookmarkate, iscrivetevi al feed.
Perché nelle prossime, credetemi, ne vedrete delle belle.

Sindaco Alemanno, permette una parola?

9 Commenti »

Egregio Sindaco Alemanno,
con la presente Le comunico che quelli come me -i quali rappresentano la maggior parte della popolazione romana- non sono soliti uscire di notte se non hanno alcun motivo lecito per farlo.
In ragione di ciò, non Le sfuggirà che quando emette un'ordinanza che proibisce a quelli come me di bere una birra o un bicchiere di vino dopo una certa ora della sera, Ella sottrae loro qualsiasi motivo lecito per andare in giro, costringendoli quindi a restarsene a casa.
Ne consegue, logicamente parlando, che durante la notte nelle strade di Roma rimangono solo coloro che, strafottendosene di fare due chiacchiere in compagnia, hanno un motivo illecito per uscire: i quali, specularmente a quanto sottolineato in precedenza, rappresentano una sparuta minoranza della popolazione romana.
A questo punto, ne converrà, quelli come me finiscono per trovarsi in una situazione piuttosto sgradevole: giacché quando sono costretti ad uscire di casa nottetempo per qualche necessità non attraversano strade pullulanti di persone intente a chiacchierare amabilmente tra loro, ma si trovano a dover passare in mezzo a una specie di deserto popolato unicamente dai pochi individui ancora in giro, vale a dire quelli che escono per delinquere; il che, ne converrà, mette in serio pericolo la loro -di quelli come me, intendo- incolumità.
Da tutto quanto precede, egregio Sindaco, consegue che a parere di chi scrive le Sue ordinanze per la sicurezza stanno trasformando Roma in una città sempre meno sicura.
Che ne dice, non sarebbe il caso di rifletterci un attimo?

Antimafia e appalti: a Roma sì, a Milano no.

2 Commenti »

A Roma nasce la Stazione unica degli appalti contro le infiltrazioni mafiose: un popò di cosa messa insieme dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, dal prefetto della capitale Giuseppe Pecoraro, dal presidente della provincia Nicola Zingaretti, dal sindaco Gianni Alemanno, dai vertici delle Forze dell’ordine e dai sindaci di molti comuni, che si avvarrà del concorso di tutte le istituzioni territoriali. Wau, era ora.
A Milano no. Ma d'altronde, a Milano, la mafia non esiste. E se esiste, non ha rapporti con la Lega. Già.

Quasi quasi ci metto un negozio

Nessun commento »

Non so se la notizia che la metropolitana di Roma pulluli di videopoker sia una cosa preoccupante, ma quand'anche fosse mi sembra assai più preoccupante il fatto che né il sindaco né l'ATAC ne sapessero niente.
Cioè: in uno dei posti più frequentati della città più grande del paese è possibile installare decine di apparecchi voluminosi, rumorosi e lampeggianti senza che venga qualcuno a chiedere: "Dica, lei, che sta facendo?".
Evidentemente, sì.
Se coltivate il sogno di aprire un bar e avete problemi ad ottenere la licenza, ora sapete dove andare.

Pietà l'è morta

38 Commenti »

La notizia:

vittorio
e alcuni dei commenti:

commenti1
Commentate pure voi, che io ho un vago senso di nausea.

Il popolo della libertà di andare a piedi e non parcheggiare

13 Commenti »

30, 62, 63, 64, 70, 81, 87, 130, 186, 492, 571, 628, 810, n5, n6, n7, n15 e n20.
Sono i numeri delle linee di autobus di Roma che fermavano a Via del Plebiscito, proprio davanti a casa di Berlusconi.
Dal 26 dicembre dell'anno scorso quella fermata è stata soppressa per motivi di sicurezza del premier, e da allora i cittadini sono costretti a percorrere centinaia di metri a piedi per raggiungere le loro consuete destinazioni.
Qualche mese prima, presumibilmente per le stesse ragioni, era già stato soppresso uno dei rari parcheggi gratuiti della zona, che si affacciava sull'altro ingresso di Palazzo Grazioli.
Niente fermata del bus e niente parcheggio: quando si dice un governo dalla parte della gente, eh?

Delirio

61 Commenti »

Questa città, quando ci si mette, può diventare una trappola mortale: oggi, più che per strada, sembra di stare in un gigantesco parcheggio nel quale migliaia di automobili e motorini si producono in manovre acrobatiche per guadagnare qualche centimetro.
Quasi quasi esco dalla macchina, la chiudo e la lascio qua.

Soli

15 Commenti »

Può succederti di incontrare Roma la notte, con la radio accesa e la strada che fila sotto i piedi, finalmente leggera dopo una giornata infernale.
E poi, mentre la accarezzi assecondando le curve molli del lungotevere, avventurandoti poco alla volta oltre i semafori lampeggianti e rallentando di tanto in tanto per cambiare canzone, può succedere che ti squilli il telefono.
Non sai chi possa essere, a quell'ora di notte, perché tutte le persone che dovevi sentire le hai sentite già, e allora anche solo allungare una mano per tirare su il telefono e vedere chi è ti costa una gran fatica: però alla fine la fai, quella fatica, perché c'è un sacco di gente a cui vuoi bene, e sono le due notte e come si dice non si sa mai.
Invece sul cellulare compare un numero come un altro, che a volerlo guardare bene potresti pure decifrarlo, riconoscerlo, collegarlo a un nome e a una faccia: oppure aspettarlo, magari con impazienza, in momento diverso o in un'altra vita.
Ma sta di fatto che in quel momento, e in quella vita, sono le due di notte, e dal finestrino arriva un profumo incredibile di mandorle, di pioggia, di foglie bagnate: Roma, fuori, è una puttana col trucco disfatto che si è fatta fottere tutto il giorno e adesso è stanca, languida, sensuale.
E siete soli, tu e lei.
Il telefono continua a suonare.
Che suoni.

Storia di ordinaria mercanzia

6 Commenti »

Alle ore 15 di oggi ho assistito a delle scene esilaranti che non posso che condividere con voi.
Chiunque abbia la sfortuna di passare per viale Parioli durante la pausa pranzo, sa che al posto di una strada troverà un parcheggio selvaggio di macchine in seconda o anche terza fila. Ci sono alcuni ristoranti che si sono addirittura attrezzati con dei sistemi di comunicazione interni, per cui se c'è una macchina che intralcia l'uscita di un'altra, un tizio al microfono annuncia la targa della macchina da spostare.
Per la prima volta oggi ho visto 3 vigili urbani proprio su viale Parioli, e proprio nell'ora selvaggia. Camminavano lentamente, sembrava stessero facendo una passeggiata al sole.
Forse erano solo in preda all'imbarazzo della scelta e non sapevano da che auto cominciare.
Questa foto, ad esempio, ritrae una Smart parcheggiata sulle strisce, e i vigili che la superano con indifferenza (potete vedere le loro teste all'altezza della terza macchina): Avanzo un po' lungo la via, seguendo i loro passi lenti, e assisto ad alcune scene di mercanteggiamento da parte di parcheggiatori in seconda fila. Energia sprecata: i vigili volevano solo proseguire indisturbati la loro passeggiatina (e infatti hanno lasciato illibate tutte le macchine di quell'area, anche quelle senza postulanti).
Pochi secondi in più e assisto all'opera d'arte: un benzinaio fischiettante che toglie una catena e i relativi paletti che delimitano uno spazio della strada trasformato in parcheggio! Nella foto potete vedere due macchine parcheggiate nello spazio delimitato, e sulla sinistra uno dei paletti che serve a contrassegnare questo parcheggio a pagamento molto fai-da-te. Senza alcuna malizia da parte mia, ma immagino che il benzinaio non abbia la licenza come parcheggiatore, e che non sia proprio legale quello che fa. Oltretutto il fischiettio, concedetemelo, era degno di un film di Verdone.
Ma i vigili proseguono la loro passeggiatina: c'è il sole, cavolo, e anche loro hanno diritto a goderselo.
E a quel parcheggio abusivo non hanno neanche degnato uno sguardo.
[Ho provveduto a inviare una segnalazione all'assessore all'urbanistica Corsini. Se mai riceverò risposta - hahaha - vi aggiornerò in tempo reale]

Diario di viaggio (da incubo)

9 Commenti »

La settimana che (fortunatamente) si è chiusa mi ha permesso di fare qualche riflessione sui trasporti in questo paese e sulla iattura che hanno quelli che devono viaggiare spesso.

Premessa: la partenza è sempre da Roma (quindi super agevolata).
  • Lunedì. Devo recarmi a Perugia per un appuntamento alle 18 e non voglio restare a dormire fuori casa. Mi trovo costretta a noleggiare una macchina, perché se volessi andare in treno dovrei cambiare a Foligno, e spingere il regionale per arrivare a Roma in più di tre ore. In macchina ce ne vogliono due, e quindi scelgo l'opzione più inquinante.
  • Mercoledì. Devo recarmi a Torino, dove ho un incontro alle 18 e che si protrae fino alle 20. Incredibile, ma non posso scegliere di tornare a casa, perché l'ultimo volo da Torino per Roma è alle 19.30, ed è impensabile raggiungere Malpensa per prendere l'ultimo volo. Quindi devo restare fuori. L'aereo, l'opzione più inquinante che ci sia, non mi dà alcun problema. I problemi, però, li affronto per recarmi all'aeroporto. Roma è un casino totale, stranamente c'è uno sciopero dei mezzi. Mi avventuro lo stesso in autobus, cercando di raggiungere il trenino che dalla stazione porta all'aeroporto (e che da un giorno all'altro è passato dai 5 agli 11 euro, servizio immodificato). A piazza Venezia sono costretta a scendere e a prendere il taxi fino a Fiumicino: la città è nel pieno caos e rischio di perdere l'aereo. La mattina seguente ho il treno che parte da Torino alle 6.40: sperimento il Frecciarossa, non sto nella pelle. Infatti. Da Bologna in giù il viaggio si tramuta in un incubo e il treno in una carriola che si ferma ogni 100 metri. Ovviamente non sono date spiegazioni a riguardo, ma soltanto il nefasto minutaggio: il treno è in ritardo di 100 minuti. Sono quindi fra i papabili che hanno diritto al rimborso, nonostante Ferrovie dello stato abbia concesso il rimborso per i Frecciarossa soltanto a quelli che superino i 60 minuti. Guardo il mio biglietto: è un'offerta, quindi non rimborsabile. Si spegne così l'ultimo lume di voglia di vivere di quella mattina. Mi slittano tutti gli appuntamenti della giornata. Arrivo alla stazione alla ricerca veloce di un taxi. Esco su via Marsala e trovo un po' di persone davanti a una fila di taxi parcheggiati, senza nessuno dentro. Vado allora in piazza dei Cinquecento. Lì trovo invece una fila enorme di persone davanti a una strada, dove ogni tanto si degna di passare un taxi. Bene, la scelta allora è obbligata: faccio prima a raggiungere la meta in autobus. Paradossale.
  • Venerdì L'appuntamento a Prato ce l'ho alle 16. Fatta eccezione per l'arrivo in stazione, avvenuto per miracolo considerato che il taxi è arrivato 15 minuti dopo la prenotazione causa blocco totale della Capitale per motivi sconosciuti, all'andata non riscontro nessun problema, anzi, ammiro la comodità del regionale, che a Prato ha addirittura due stazioni, una di queste proprio nel centro storico. Arrivo così alla meta a piedi, in ammirazione della città. Penso: ma questa non è l'Italia cui sono abituata! Il ritorno, invece, mi permette di tornare alle abitudini nostrane. Regionale in ritardo, scendo alla stazione di Firenze per prendere l'eurostar direzione Roma, con la speranza che sia in ritardo anche quello. Arrivo al binario, effettivamente il treno c'è. Assalgo la porta, è chiusa. Batto al finestrino della carrozza dove c'è il controllore: "mi apra!". Il gentilissimo controllore mi fa segno che la porta è chiusa e che posso quindi andare a ... cercarmi un altro treno. Il bello è che il treno rimarrà lì altri 5 minuti buoni. Vabbè. Resto in stazione ad aspettare il treno successivo, in ritardo effettivo di soli 50 minuti (annunciati 30). L'unica mia consolazione è che i treni successivi hanno un ritardo annunciato di 50 (chissà quello effettivo di quant'è). Che tristezza consolarsi per le disgrazie altrui, ma tant'è. Morale della favola, arrivo a Roma alle 22.30, pronta per la cena cui dovevo andare. Forse anche lì c'è stato qualche ritardo, perché al mio arrivo mi sono persa soltanto i fagioli. Fortuna.
La deduzione cui sono giunta dopo essermi imbattuta in questa serie di trasporti? Che viaggiare in Italia è un incubo, cioè, lo è per lo stronzo comune. Perché ho addirittura scoperto che capita che quando sentiamo le sirene e ci facciamo da parte per la strada, spesso dentro quelle macchine non c'è un'emergenza o una situazione di pericolo, ma il direttore stronzo X dell'ente utilissimo Y che si rompe di stare in fila e che quindi decide di superare tutti gli altri.
Finché non saranno gli italiani stronzi comuni a esigere che i loro rappresentati viaggino con loro, che sperimentino su di sé la condizione delle infrastrutture dei trasporti in Italia, ci meriteremo queste pene.
Lo dico davvero.

Manco il fascismo sappiamo fare bene

31 Commenti »


No, scusatemi, io oggi volevo parlare di tutt'altro, volevo parlare di argomenti leggeri, tipo la politica italiana, che oggigiorno è facile e alla portata di tutti. Io mi ricordo quand'ero bambino e ragazzino e non capivo nulla di quello che dicevano al telegiornale, la scala mobile, il sistema elettorale maggioritario, la bicamerale, il trattato di Maastricht. Oggi è tutto più semplice, più vicino alla gente normale, ai giovani d'oggi. Berlusconi fa le orge, sei d'accordo? Boffo gay, come la vedi? Brunetta si droga pesantemente, è un bene o un male? Partito democratico, ne hai mai sentito parlare? E' facile, è veloce, e c'è tutta una nuova generazione che si sta riavvicinando alla politica tra una partita a Restaurant City e l'altra. Io ve ne parlerei per ore, e infatti era questa la mia intenzione oggi. Ma ditemi voi come si fa a star qui tranquilli a cazzeggiare quando in giro si vedono cose come questa:

Nella foto: l'Italia del 2009

Io, giuro, sono rimasto senza parole. E' mai possibile che in Italia - il paese che ha vissuto l'esperienza del Fascismo, quello vero -, a Roma - la città della famosa marcia -, ci si ritrovi ancora nel 2009 a veder sfilare impunemente per le strade una riproposizione dello squadrismo così approssimativa? Ma vi pare, ma si può lasciare un compito del genere ai dilettanti? Dico, le avete viste le foto?

Nella foto, Roy Paci e gli Aretuska

Ma stiamo scherzando? Stiamo rifacendo il fascismo o Fred Buscaglione? No, perché se stiamo rifacendo Fred Buscaglione basta dirlo e in un paio di giorni organizziamo la marcia su MySpace. L'unica marcia, peraltro, che quest'uomo qui

può permettersi di fare tra uno psicofarmaco e l'altro. Questo sarebbe il meglio che l'italica gioventù ha da offrire alla causa? E quell'altro, quello stempiato - oh, scusate, non mi ero accorto che TUTTI avete perso i capelli - insomma, questo qui

Nella foto: però, che allegria la sign... ODDIO! DIETRO DI LEI!

perché è depresso? Da quanto tempo non mangia? E' questo il modo di mandare un fascista a marciare? Ma la cosa che più mi ha lasciato interdetto, al di là della facile ironia sull'aspetto, sugli occhiali da sole, sulle divise da SS tarocche, è sicuramente il saluto. Cos'è - no, ditemi, che cos'è - questa roba qui?

Nella foto: quanto fa due più due

Sarebbe un saluto romano questo? No, ditemelo voi. Oh, certo, il saluto romano è vietato dalla legge. Perché invece vorreste farmi credere che in Italia mettersi i pantaloni negli stivali è perfettamente legale. Certo, il saluto romano è vietato, e allora togliamo due dita, tanto il fascismo ormai si fa così, a cazzo di cane, a chi vuoi che importino le cose fatte bene in questo paese? Bene, allora basta dirlo, facciamo a cazzo di cane. Io, personalmente, trovo che il saluto di Sant'Oronzo sia poco efficace e poco comunicativo. Se dobbiamo taroccare il saluto romano, ho qualche proposta migliore:

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Sponsor

Random Post