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Quando i compagni sorridono

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Poi, un giorno, i compagni sorridono.
Ti accorgi, quel giorno, che non sorridono perché sono stati bravi, perché hanno vinto, perché gliel'hanno fatta vedere loro. Quello è già successo, ma quand'è successo i compagni non erano mica così belli.
Sorridono, quel giorno, perché si rendono conto che con le nostre forze, e nient'altro, siamo riusciti a fare una cosa vera. Una di quelle che possono cambiare la vita di tutti. Pure di quelli a cui stiamo antipatici. Perfino di quelli che ci insultano. I quali, presumibilmente, continueranno a farlo.
E' un sorriso che non conoscevi, che nessuno ti aveva insegnato. Che ti prende alle spalle mentre torni a casa in macchina e ti fa venire una cosa nella gola che non va né su né giù.
Che devi accostare, scendere, accenderti una sigaretta. E da solo, in mezzo alla strada, sorridere ancora.
Vale la pena di farsi il culo dieci, vent'anni anni, per capire che significa un sorriso così.

Un impegno solenne dei sette radicali

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Uno degli ostacoli più imponenti che separano la politica dai cittadini, com'è noto, è la difficoltà di capire cosa avvenga realmente all'interno delle istituzioni: al di là delle cronache giornalistiche, voglio dire, che riportano -comprensibilmente- soltanto i fatti più eclatanti.
Ebbene, vi dico una cosa parlando ufficialmente a nome di tutti e sette candidati radicali nella Lista Civica per Marino, vale a dire Riccardo Magi, candidato al Consiglio Comunale, Paolo Izzo, candidato al 1° Municipio, Alessandro Capriccioli o che dir si voglia Metilparaben (che sono io), candidato al 2° Municipio, Leonardo Molinari, candidato al 3° Municipio, Davide Tutino, candidato al 7° Municipio, Demetrio Bacaro, candidato al 9° Municipio, Franco Giacomelli, candidato al 10° Municipio: ciascuno di noi, se verrà eletto, rendiconterà puntualmente, periodicamente e dettagliatamente tutta l'attività svolta nell'organismo di cui andrà a far parte; in modo chiaro e semplice, utilizzando il proprio blog o Facebook, rispondendo alle domande che gli verranno poste e tenendo conto degli eventuali suggerimenti.
Badate, non è una cosa tanto per dire: è un impegno solenne che assumo a nome di tutti e sette.
E che, com'è nostra abitudine fare, manterremo.
Saluti.

Bell'esempio

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Si può dire tutto quello che si vuole: ma quando si arriva al punto in cui il Sindaco uscente (ricandidato alla stessa carica) e il Presidente del Consiglio Comunale uscente (anch'egli ricandidato) -vale a dire le due massime cariche istituzionali di un Comune importante come quello di Roma- sparpagliano per la città le loro affissioni abusive anziché dare l'esempio e vigilare responsabilmente sugli abusi degli altri, si può affermare in modo inequivocabile di essere giunti al punto di non ritorno.
Tra l'altro non si tratta mica di due personaggi qualsiasi: il Sindaco, Gianni Alemanno, è quello che ha vinto la scorsa campagna elettorale riempiendosi la bocca con le parole "decoro", "sicurezza", "legalità"; il Presidente del Consiglio Comunale, Marco Pomarici, è quello che ha cacciato e bandito dall'aula consiliare Riccardo Magi, segretario di Radicali Roma, reo di aver ricordato ai consiglieri che se ne stavano strafottendo della volontà dei cittadini omettendo di calendarizzare, come la legge avrebbe imposto, la delibere di iniziativa popolare sulle famiglie di fatto.
Due politici tutti d'un pezzo, perbacco. Severi. Inflessibili. Tranne quando si tratta di applicare le regole a loro stessi.
Ho scattato personalmente, questa mattina, le due foto che vedete qua sopra. Affiggere manifesti abusivamente non è una cosa di poco conto: significa occupare arbitrariamente spazi che possono essere stati regolarmente acquistati da altri, danneggiare le casse comunali evadendo i diritti di affissione, oltre che insozzare la città di cartaccia dare pubblico esempio di un comportamento illegale.
Voglio dire, stiamo parlando del Sindaco e del Presidente del Consiglio Comunale, mica di due qualsiasi.
Che volete fare: continuare a votare questa gente, oppure dare fiducia a noi, che la combattiamo da anni?
A voi la scelta.

Un esamino di coscienza

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In estrema sintesi succede questo: i 7 radicali candidati nella Lista Civica di Ignazio Marino (tra cui lo scrivente)  aderiscono alla Million Marijuana March di Roma 2013, sottolineando a chiare lettere che "il proibizionismo è una delle facce con cui il totalitarismo sta già rivivendo nelle nostre istituzioni producendo morte, dolore e disperazione nelle carceri, nelle strade, nelle famiglie, calpestando i diritti e la vita degli individui a beneficio delle mafie", e l'Assessore De Palo commenta dicendo che la politica "dovrebbe rimanere al di fuori del dibattito sulla legalizzazione delle sostanze stupefacenti" (sic) e che "è urgente rinsaldare l’alleanza tra Istituzioni, famiglie e giovani per combattere il dramma dell’utilizzo di stupefacenti".
Il che, per la verità, è davvero curioso: perché è proprio l'atteggiamento di chi si ostina a mentire spudoratamente sulla cannabis, sostenendo che si tratta di una droga pericolosa alla stregua degli stupefacenti pesanti, a danneggiare i nostri giovani, violando ogni principio di verità, tradendo la loro fiducia e consegnandoli dritti dritti nelle mani dello spaccio illegale e della criminalità.
Dicono che noi, aderendo alla Million Marijuana March, danneggiamo i giovani?
Chiacchiere.
La verità, quella che conosciamo tutti, è che sono loro a fargli davvero del male. A consentire, con le loro proibizioni insensate, che abbiano a che fare con chi in una tasca ha la marijuana e nell'altra l'eroina. A spedirli, senza passare per il via, dentro la bocca del lupo.
La smettano, una buona volta, di criminalizzare chi dice ai ragazzi la verità.
E si facciano, piuttosto, un esamino di coscienza.

Il voto utilissimo

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Allora, gente, le cose stanno più o meno così: Ignazio Marino, candidato sindaco di Roma per il centrosinistra, ha deciso di imbarcare nella sua lista civica sette (dicasi sette) radicali.
Uno di quei sette è candidato al Consiglio Comunale e si chiama Riccardo Magi: negli ultimi due anni abbiamo lavorato insieme, spalla a spalla, occupandoci di diritti civili, mobilità sostenibile, antiproibizionismo, trasparenza, legalità. Occupandocene sul serio, voglio dire, non a chiacchiere: attraverso le interrogazioni, gli accessi agli atti, le delibere di iniziativa popolare, i referendum comunali, i tavoli di raccolta firme.
Gli altri sei si chiamano Paolo Izzo, Alessandro Capriccioli (essì, sono io, ma sulla scheda potrete scrivere anche "Metilparaben"), Leonardo Molinari, Davide Tutino, Demetrio Bacaro e Franco Giacomelli, candidati rispettivamente al 1°, al 2°, al 3°, al 7°, al 9° e al 10° municipio.
Ora, la questione è: vogliamo mandarcelo, in Consiglio Comunale, uno che ha fatto davvero le cose di cui altri si vantano senza neanche sapere che sono? Cioè, uno che la partecipazione dei cittadini l'ha attivata concretamente, che ha fatto approvare l'anagrafe pubblica degli eletti, che ha raccolto le firme per la delibera di iniziativa popolare sulle coppie di fatto e poi è stato bandito dal consiglio comunale per aver ricordato ai consiglieri che avevano l'obbligo di calendarizzarla, che si è costituito parte civile al posto del comune per difendere la salute dei cittadini messa a repentaglio dall'amianto, che ha cercato di portare i romani ai referendum con "Roma Sì Muove" mancando l'obiettivo per un pugno di firme e adesso ci riprova con "Roma Libera Tutti", che ha ingaggiato la battaglia contro i manifesti abusivi quando ancora non era di moda, che prima ha studiato e poi ha cercato di raccontare la mostruosa vicenda del debito del Comune di Roma?
E vogliamo mandarceli, nei municipi, quelli che da anni lavorano insieme a lui?
Secondo me, che sono parte in causa ma quello che penso ve lo dico ugualmente, provare a mandarceli non sarebbe un "voto utile".
Sarebbe un voto utilissimo.
Poi fate voi.

Appunti /5

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Poi, a un certo punto, uno rivendica il fatto di essere -pur con una serie non indifferente di gravi dissidi interni- radicale, sottolineando che mentre gli altri fanno la gara -a chiacchiere- a chi è più onesto i radicali l'onestà l'hanno praticata sul serio, e allora qualcuno, immancabilmente, gli risponde -con l'aria di chi la sa lunga, sennò non vale- citando l'alleanza con Berlusconi e il "salvataggio" di Cosentino.
La cosa comica -pateticamente comica, direi- è il modo in cui costoro sembrano aver imparato a pappagallo -sì, ho detto "a pappagallo", avete presenti quegli uccelli che ripetono le cose dette da altri ma non sanno cosa significano?- concetti di terza, quarta, quinta mano, sentiti da altri cui a loro volta li avevano raccontati, che non c'entrano una minchia col discorso e che per giunta sono pure sbagliati.
Sanno, costoro, che il "salvataggio" di Cosentino in realtà era semplicemente un voto contrario alla carcerazione preventiva? Ma salvataggio da cosa, abbiate pazienza? Dalle indagini? Dal processo? Manco per il cazzo. E allora, perdonatemi, che "salvataggio" sarebbe? Di cosa andate cianciando, voi che aprite bocca e date fiato senza sapere di cosa parlate?
Dopodiché, e soprattutto: potrà essere stato un errore, quello che chiamate "salvataggio" di Cosentino, ma che ci azzecca con il discorso su chi ruba e chi non ruba i soldi pubblici? E che c'entra con questo discorso l'alleanza con Berlusconi, che io stesso disapprovai ritenendola un grave errore politico fino ad allontanarmi dal partito, ma che non ha nulla a che spartire con le ruberie accumulate in anni di attaccamento alla poltrona da numerosi esponenti di ambedue -ammesso che siano due- gli schieramenti?
Io ho detto una cosa semplice: c'è chi rivendica l'onestà senza praticarla e chi invece la pratica senza rivendicarla.
E adesso quella cosa la ripeto. Anzi, la sottoscrivo.
Se volete obiettare, fate in modo di dire almeno qualcosa di attinente.
Grazie.

Appunti /4

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Pensavo che i radicali hanno praticato spesso e volentieri l'onestà nelle istituzioni senza rivendicarla quasi mai, perché preferivano parlare di politica; mentre gli altri hanno rivendicato spesso e volentieri un'onestà che non praticavano quasi mai, pur di non dover parlare di politica.

Abolire il carcere

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Al giorno d'oggi tracciare la propria posizione sul pianeta con un'approssimazione di pochi centimetri è diventata un'operazione banale: tant'è che molti di noi la compiono tutti i giorni, più o meno consapevolmente, attraverso una serie di oggetti -i telefonini, ad esempio- che sono ormai diventati di larghissimo consumo.
Ebbene, non vi pare curioso il fatto che in un contesto del genere sia ancora considerato necessario chiudere dietro le sbarre chi è stato riconosciuto colpevole di un reato per poterne contenere e controllare i movimenti?
A me, francamente, sì.
A me sembra che -perlomeno- gli autori dei crimini non efferati potrebbero essere detenuti a casa loro e tuttavia controllati in tempo reale avvalendosi degli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione: a tutto beneficio della spesa pubblica, della decenza del sistema carcerario e della dignità delle persone che si trovano ad averci a che fare.
Il problema, quello vero, sarebbe vincere le prevedibili resistenze dei soliti forcaioli, che di fronte a un'eventualità del genere farebbero fuoco e fiamme perché si ostinano a considerare il carcere uno strumento di vendetta, anziché un'istituzione finalizzata alla rieducazione e al recupero sociale delle persone: in barba alla stessa costituzione, che pure costoro brandiscono un giorno sì e l'altro pure come se fosse una,specie di bibbia laica.
Ecco, io credo che lottare per l'abolizione del carcere -sia pure limitatamente ad alcuni reati- sarebbe una sfida straordinaria, anche perché investirebbe la società di un dibattito interessantissimo e metterebbe alcuni schieramenti politici nelle condizioni di esprimersi chiaramente, invece di parlare per luoghi comuni e ciurlare nel manico.
Mi piacerebbe che fosse il mio partito a raccogliere questa sfida: perché credo che per cultura politica sia l'unico capace di immaginarla, di materializzarla e di poi di perseguirla, nonostante il giustizialismo dilagante che suggerirebbe a chiunque di lasciar perdere e occuparsi di altro .
E, sì, credo che una battaglia del genere sarebbe molto più ambiziosa -e radicale- di quella sull'amnistia.

I seguaci di Pannella

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I seguaci di Pannella si scatenano, quando lo critichi.
Perdono il lume della ragione, proprio.
Tirano fuori dal cilindro argomentazioni strumentali, cercano di delegittimarti, fanno di tutto per metterti a tacere, non lesinano attacchi personali e acrobazie logiche pur di dimostrare che sei un cialtrone attaccabrighe in malafede desideroso di ottenere chissà cosa. Che non sei radicale. Che non lo sei mai stato. Che sei un infiltrato del regime, un fiancheggiatore della partitocrazia, un cretino senza rimedio.
I seguaci di Marco Pannella lo difendono così: come se lui non fosse capace di difendersi da solo.
I seguaci di Marco Panella, evidentemente, lo considerano un rincoglionito.
E il bello è che neanche se ne rendono conto.

Un suggerimento a Marco Pannella

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Marco Pannella ha ritenuto opportuno citarmi ancora una volta nella conversazione settimanale di oggi su Radio Radicale, attribuendomi nuovamente una fantomatica posizione di contrarietà rispetto all'amnistia che -pur sintetizzata in modo così raffazzonato da non risultare minimamente comprensibile- non è la mia.
Ho spiegato come la vedo sull'argomento durante l'ultimo comitato nazionale di Radicali Italiani, premettendo esplicitamente che se l'amnistia si concretizzasse domattina sarei felicissimo, ma rilevando che secondo me si tratta ormai di una battaglia di retroguardia, e che sarebbe assai più utile concentrare tanti sforzi e tante risorse -concentrare sforzi e risorse, non semplicemente dirlo a un congresso o scriverlo su un giornale di partito- su obiettivi pragmatici quali l'abrogazione della Bossi-Fini o della Fini-Giovanardi -norme che conducono intrinsecamente al sovraffollamento delle carceri e all'intasamento dei tribunali- se non addirittura su battaglie più avanguardiste e visionarie come l'abrogazione del carcere per la stragrande maggioranza dei reati.
Stante quanto sopra, mi corre l'obbligo di suggerire a Marco Pannella, alternativamente:
1. di presenziare ai comitati o di ascoltarli per radio o di guardarseli sul sito di Radio Radicale, possibilmente cercando di prestare la dovuta attenzione, invece di farsi riferire da terzi i contenuti che vengono espressi durante il loro svolgimento;
2. di farsi relazionare, se proprio non è possibile realizzare quanto al punto 1), da individui dotati del raziocinio e/o della buonafede indispensabili per portare a termine un resoconto perlomeno decente;
3. qualora non fosse possibile soddisfare alcuno dei requisiti di cui ai punti 1) e 2), di non parlare di ciò che -evidentemente- non sa e/o non ha capito e/o gli hanno riferito a cazzo di cane.
Dopodiché, se vuole -e debbo ritenere che voglia, altrimenti non si comprenderebbe per quale motivo si prenda la briga di parlare più volte della mia posizione sull'amnistia- ne discutiamo.
Socraticamente, come ama dire lui, e non dai microfoni di una radio in cui uno può dire il cazzo che gli pare e l'altro no.
Grazie mille.

Cominciate a contare i soldi

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Qualche volta succede che mettendocela tutta ce la si può perfino fare.
Adesso vigiliamo, ché spesso queste schifezze escono dalla porta per rientrare dalla finestra: nel frattempo, cari partiti abusivisti, cominciate a contare i soldi.
Salvo magheggi dell'ultimo minuto, ho idea che ve ne serviranno parecchi.

Sperando di essere smentito

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Avevo messo insieme una specie di invettiva sull'odierna alzata d'ingegno dei miei amici radicali: poi mi sono accorto di averla scritta per me, l'ho salvata nelle bozze e credo proprio che ce la lascerò.
A parte questo, resta il fatto che l'idea di presentarsi a votare alla prima chiama, come purtroppo mi capita sempre più spesso, non l'ho capita. Perché? Con quale scopo? In nome di cosa?
Ho una gran paura che il ribaltamento del tavolo, la mossa imprevedibile, il cambio di direzione decisivo, che per tanti anni sono stati davvero corpo e sostanza della politica radicale, siano ormai diventati semplicemente guscio, gesto, maniera.
E che servano solo a disorientare gente già disorientata di suo, garantendo al paese nient'altro che un'arzigogolata argomentazione in più per spiegare la dinamica di ciò che si è fatto senza poter dar conto del fine, che appare sempre più impalpabile, astratto, contorto.
Spero -lo spero sul serio- di essere smentito da quello che leggerò nelle prossime ore.

I miei amici radicali

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In estrema sintesi, ritengo che l'indecente situazione delle carceri italiane, sulla quale ho più volte espresso il mio punto di vista in modo inequivocabile, abbia poco e niente a che spartire, se non in virtù di una flebile assonanza riconducibile al significato generale della parola "giustizia", con il voto di ieri sul ministro Romano.
Il sospetto è che i miei amici radicali (non posso utilizzare la parola "compagni", credo, perché secondo la definizione pannelliana il fatto che non sia più iscritto al partito vale a sottrarmi la qualifica di "radicale") abbiano voluto approfittare di una circostanza che potesse dar loro un minimo di visibilità per porre all'attenzione dell'opinione pubblica una questione cruciale colpevolmente ignorata dalla politica e silenziata dai mezzi di informazione.
Ebbene, pur comprendendone le motivazioni, debbo rilevare che personalmente non condivido questo modo di procedere: non solo perché negli anni, con ogni evidenza, si è rivelato controproducente per i radicali, ma soprattutto perché non sono affatto sicuro che sia utile per la causa (lo ripeto, cruciale) che perseguono.
Dopodiché, come al solito, può darsi che qualcosa mi sfugga.
Ma se sfugge a me, che oltre ad avere un quoziente intellettivo nella norma ho bazzicato Torre Argentina per un bel po' (e continuo a bazzicarla, sia pure con minore frequenza), forse i miei amici radicali dovrebbero considerare l'ipotesi che sfugga a un mucchio di altra gente.
E prendere atto, finalmente, che si tratta di un problema determinato anche da loro.

Marco, la differenza la metti tu?

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Marco Beltrandi è una persona con cui ho condiviso molte battaglie e del quale ho spesso apprezzato le iniziative, ma stavolta ha avuto un'alzata d'ingegno che mi ha lasciato davvero sbalordito: votare contro l'election day, provocando un aggravio di spesa pubblica che in un momento come questo ci saremmo potuti tranquillamente risparmiare, e per giunta farlo per una questione di principio assai discutibile (se si considera l'accorpamento un escamotage per arrivare al quorum, si potrebbe analogamente ritenere il contrario, ossia che la separazione sia un espediente per non raggiungerlo), mi pare un'idea che non brilla affatto per senso di responsabilità.
Il tutto a prescindere dalle assenze nelle fila dell'opposizione e dai 22 deputati sin qui persi dal gruppo, i quali ultimi davvero non si capisce cosa abbiano a che fare con la votazione di oggi (come se un calciatore che ha fatto un autogol si giustificasse dicendo che alcuni suoi colleghi avevano precedentemente cambiato squadra).
Intendiamoci: Marco era padronissimo di votare nel modo in cui ha votato e di sostenere la sua avversione agli accorpamenti; io, da parte mia, sono invece padrone di chiedergli se i soldi che si sarebbero potuti risparmiare abbia intenzione di metterceli lui.
Così, tanto per non dare la sensazione di voler comprare le proprie feroci contrarietà coi soldi degli altri.

Hasta luego, compagni

29 Commenti »

Dice ha ha ricevuto un sacco di insulti sul suo Facebook, Marco Pannella; lo dice in un'intervista alla Stampa, non senza aggiungere che sta trattando con Berlusconi "per trovare elementi che siano utili agli uni e agli altri", che chiederà "delle cose, dei fatti, che parlino al popolo" e che "in pochi giorni sarà difficile".
Ora, io sono fuori dal partito già da qualche mese, e probabilmente la mia attitudine all'analisi politica è ben al di sotto degli articolatissimi "proprio per questo" di cui sono capaci i miei compagni di un tempo: però, abbiate pazienza, non riesco proprio a dimenticare che quelli con cui Pannella sta trattando sono gli stessi che hanno dato dell'assassino a Beppino Englaro, che hanno utilizzato la presunta fecondità della figlia come argomento per impedire che venisse realizzata la sua volontà, che si ergono a paladini del proibizionismo e a guardiani dei confini nazionali dall'invasione dei musulmani previo accordo con un dittatore, che si guardano bene dal riconoscere agli omosessuali i loro diritti, che si sono fatti in quattro per lasciare la pillola RU-486 negli armadi degli ospedali, che considerano la fecondazione assistita una pratica eugenetica, che proclamano un giorno sì e un giorno no di voler mettere a punto un grande "piano per la vita" di concerto col Vaticano, che confondono a loro uso e consumo la legalità con la burocrazia.
Marco, naturalmente, è liberissimo di trattare con chi vuole.
Senza la mia iscrizione, però.
Per il poco che vale.

Update: a beneficio dei lettori, la risposta dell'amico Rocco Berardo.

Tanto per essere chiari

28 Commenti »

Tanto per essere chiari: nonostante il fatto che non sia più né un dirigente né un iscritto del partito (per una serie di ragioni che in questa sede sarebbe troppo lungo, oltre che poco interessante per i lettori, spiegare) mi sento ancora "radicale", e penso che non smetterò di sentirmici finché campo.
Lo dico, evidentemente, in relazione a ciò che sentirsi "radicale" significa per me, giacché in base alla definizione pannelliana (i radicali sono gli iscritti) ho smesso di essere tale nel momento in cui ho deciso di non rinnovare la tessera.
Ciò premesso, mi pare doveroso mettervi a parte della mia opinione sul "dialogo" tra i radicali e il PDL che pare essere iniziato nei giorni scorsi, e che secondo alcuni potrebbe condurre ad un voto di fiducia (o di "non sfiducia") della delegazione radicale alla Camera nella fatidica data del 14 dicembre.
Ebbene, sarà che non passo a Torre Argentina da un bel po', e che pure quando ci passavo ero molto più interessato a fare (per quanto potevo) le cose in cui credevo (e nelle quali continuo a credere) che a informarmi dettagliatamente sulle "strategie" del partito, ma a me questo "dialogo" non piace neanche un po'.
Non mi piace e anzi mi ripugna, da "radicale" come mi sento io, il solo fatto che si discuta di poter accordare la fiducia al governo che ha dato dell'assassino a Beppino Englaro, che va d'amore e d'accordo con chi mette i migranti nei campi di concentramento, che ha stretto la morsa del proibizionismo fino alle estreme conseguenze, che fa comunella con una nazione nella quale i diritti civili sono ferocemente repressi, e potrei continuare.
A mio (modesto) modo di vedere l'unico dialogo che si può ragionevolmente pensare di instaurare con questi individui è un'opposizione ferma e inflessibile finalizzata a mandarli a casa, in modo tale che non possano più nuocere al paese: e ciò, badate, a prescindere dal fatto che il PD di Bersani caghi assai poco i radicali (cosa che peraltro ritengo drammaticamente vera), e quindi a costo di correre il rischio di uscire dal parlamento e di dover ricominciare a fare politica soltanto in mezzo alla strada.
I miei ex compagni (tra cui conservo tanti amici, alcuni dei quali mi sono molto cari) che si imbatteranno in questo post potrebbero eccepire (come da quelle parti accade con una certa frequenza) che non abbia capito un cazzo: nel caso dovesse succedere, incasserò l'accusa e continuerò a pensare con la mia testa.
Essere "radicale", naturalmente per come intendo la cosa io, significa anche (e forse soprattutto) questo.

Firmigoni totale

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La notizia di oggi è che i Radicali hanno pubblicato tutto quello che avreste voluto sapere di Formigoni e non avete mai osato firmare. Ecco a voi i nove (dicasi nove!) motivi di irregolarità delle firme sul suo listino:

  1. Le firme “sognate”: 42
  2. Le firme “inesistenti”: 21
  3. Le firme subito invalidate dall’Ufficio elettorale: 244
  4. Le firme invalide per vizi di autenticazione: 526
  5. Le firme non autenticate: 26
  6. Le firme false: 473 certamente dalle stesse mani; seri indizi su altre 99
  7. Le firme impossibili (o “falso ideologico”): 1826
  8. Le firme doppie: alcune, da approfondire
  9. Le firme dei “veggenti”: 544 (ovvero: per le quali i certificati elettorali sono stati acquisiti in data antecedente alle autenticazioni)
Come potete agevolmente riscontrare, trattasi di roba da repubblica delle banane.
La domanda sorge spontanea: che altro deve succedere perché Formigoni si dimetta?

Che dite, le rifacciamo?

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Qua non si parla di chiacchiere dei soliti radicali rompicoglioni, ma della valutazione di un perito calligrafico accreditato presso il Tribunale di Milano, secondo il quale almeno 349 delle 3.628 firme apposte sul listino regionale “per la Lombardia” del candidato Presidente Roberto Formigoni erano false.
Siccome 3.628-349 fa 3.279, e siccome il numero minimo di firme a sostegno del candidato presidente era pari a 3.500, ne consegue che se quanto afferma il perito corrisponde al vero le elezioni si sono svolte in modo irregolare.
Un conto è la burocrazia, che in questi casi viene spesso e volentieri citata a sproposito, un altro è la legalità: e soprattutto il diritto dei cittadini ad avere delle elezioni come si deve.

Virus

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Al Comitato nazionale di Radicali Italiani ho espresso la mia contrarietà all'art. 3, comma 9, del regolamento Beltrandi, in cui prevedeva che le tribune politiche potessero essere trasmesse "anche in sostituzione" delle trasmissioni di approfondimento.
Ritengo infatti che i Radicali, contro la partitocrazia e le sue conseguenze nefaste sul paese, dovrebbero essere i primi difensori dell'informazione libera. E dell'informazione che non si ferma e non si arresta, neanche per fare spazio alle tribune: il diritto di cronaca non deve avere ostacoli.
Il discorso cambia se non si considerano Annozero, Ballarò, Porta a porta, etc., programmi di informazione: in tal caso la battaglia dovrebbe riguardare il trasferimento di quei programmi negli spazi della comunicazione politica (la differenza ha valore per la legge, che distingue fra comunicazione e informazione).
Con sorpresa ascolto il commento di Marco Pannella nella sua conversazione settimanale con Massimo Bordin:

Bordin: Tu dici: c'è stata un'unità, non sono emerse critiche sostanziali, non ci sono state posizioni contrapposte. Questo è sicuramente vero. Però, appunto, pescando, giusto per amor di dibattito e cercando spunti, un paio di cose forse si possono trovare. Da un lato la questione dell'informazione televisiva, un intervento di Giulia Innocenzi, che si è tirata diverse critiche, e la questione ancora della proposta di regolamento, poi approvata, da parte della Commissione di vigilanza, su stesura di Marco Beltrandi. Ha creato un po' di dibattito, a un certo punto, ecco.
Pannella: Sì. Io l'ho trovato evocato in due o tre interventi al massimo. Cioè sul piano di non avere forse calcolato le reazioni.
Bordin: Io ne ho citato uno solo, quindi figuriamoci.
Pannella: Sì, tu dicevi giustamente. Ma io dico forse altri due o tre. Però, diciamo che Giulia Innocenzi era in un contesto così che ha fatto dire ad altri, a alcuni compagni negli interventi successivi, che si sapeva che spesso può accadere che se si pensa di inserire un virus in altri corpi, poi ci si accorge che è l'altro corpo che si immette nel nostro. Ed è francamente cosa che a proposito di Giulia Innocenzi io mi sento tranquillamente, in proprio, di dire che questa osservazione è a iosa legittimata. Per l'intervento nel suo complesso. Ma infatti, devo dire lo ritenevamo in molti piuttosto scontato e non vale la pena, appunto, di dargli troppo valore. Però fai bene a sottolineare anche questa osservazione, che è stata fatta.
Bordin: Era solo per cercare così degli spunti. Poi passiamo naturalmente ad altro.
Unica riflessione: ma a cosa serve un comitato se non a discutere di posizioni, in quanto tali potenzialmente divergenti, che fanno crescere il movimento attraverso il confronto? Basta così poco, e cioè la critica al regolamento Beltrandi, per essere considerati un corpo estraneo?
Ritengo, e porto avanti questa posizione, che i Radicali siano all'altezza di un confronto più acceso e ad ampio raggio rispetto agli altri partiti: è questa la nostra ricchezza.
E questo è quanto ho da dare.

P.S. Tutto ciò che è stato trascritto sopra potrebbe essere sovvertito se quell'"in proprio" fosse "improprio", come ha trascritto Radio Radicale. Riascoltandolo, e inserendolo nel contesto, tuttavia, sembra proprio essere "in proprio". Anche perché altrimenti la frase non avrebbe senso.

Violenza radicale

7 Commenti »

Quello che vedete in piedi nella foto è Diego Sabatinelli. Volete mettere, la soddisfazione di sdraiarsi davanti a quello che si è sdraiato davanti a Milioni?

metilparaben impedisce il passaggio

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