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Qualcuno li svegli

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Non so, forse il problema è che Alfano ed io abbiamo due concetti diversi dell'aggettivo "liberale": però, ne parlavo giusto l'altra sera, il fatto che quelli del PdL continuino a dichiararsi "liberali" pur non avendo fatto altro che sfornare leggi proibizioniste e confessionali a manetta è decisamente grottesco.
L'unico modo per restituire un minimo di logica alla frase di Alfano, contestualmente riformulando il luogo comune che contiene, sarebbe quello di rigirare marzullianamente la frase: il punto non è che grazie a Berlusconi "continua il sogno liberale", ma piuttosto che dopo vent'anni di Berlusconi il liberalismo continua ad essere un sogno.
Non so, forse sarebbe che il caso che qualcuno li svegliasse.

Il Porcellum di Fraccazzo da Velletri

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A Roma si usa spesso e volentieri la figura di "Fra' Cazzo da Velletri" (nella versione contratta "Fraccazzo da Velletri") per ricordare ironicamente a qualcuno le sue responsabilità, con particolare riferimento alle circostanze di cui egli si lamenta pur essendo in ultima analisi dovute alla sua stessa incuria.
A titolo meramente esemplificativo, se il proprio convivente si lagna del disordine che regna in casa, è assai appropriato indicare i libri che lui stesso ha ammonticchiato alla rinfusa qua e là chiedendogli contestualmente: "Ah, non riesci più a vivere in questo casino? E 'sti libri chi ce li ha messi qua, Fraccazzo da Velletri?".
La figura retorica di Fraccazzo da Velletri mi è tornata in mente proprio stamattina, mentre guardavo estasiato il grande banner che campeggia sul sito del Popolo della Libertà, con il quale i nostri amici azzurri sottolineano l'urgenza di restituire agli elettori il potere di scegliere chi li rappresenterà in parlamento, senza peraltro peritarsi di precisare che sono stati loro stessi, qualche anno fa, a sottrargliela mediante la legge n. 270 del 21 dicembre 2005, meglio nota alle cronache come "Porcellum".
Ebbene, io sono assai lieto che quelli del PdL abbiano deciso di rendere ai cittadini la loro libertà di scelta; non posso esimermi, tuttavia, dal porre loro una domandina facile facile: e chi gliela aveva tolta, Fraccazzo da Velletri?
Così, tanto per tenermi in esercizio col dialetto.

La sanatoria bipartisan

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Seguitemi con attenzione, ché ne vale davvero la pena.
Ieri al Decreto Milleproroghe è stato aggiunto un emendamento, che vedete in copia qua sopra e che recita così:
All'articolo 42-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008 n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009 n. 14, sono apportate le seguenti modificazioni:
  1. al comma 1 le parole "fino alla data di entrata in vigore del presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "fino al 29 febbraio 2012";
  2. al comma 2 le parole "entro il 30 settembre 2009 soo sostituite dalle seguenti: "entro il 30 settembre 2012" e le parole "31 maggio 2010" sono sostituite dalle seguenti: "31 maggio 2012".
Fin qui si capisce solo che hanno modificato un articolo di un decreto-legge, spostando in avanti alcune date. Ma noi, che siamo maliziosi, quell'articolo ce lo andiamo a leggere. Eccolo:
Art. 42-bis. Disposizioni per la definizione di violazioni in materia di affissioni e pubblicità
  1. Le violazioni ripetute e continuate delle norme in materia di affissioni e pubblicità commesse nel periodo compreso dal 1° gennaio 2005 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, mediante affissioni di manifesti politici ovvero di striscioni e mezzi similari, possono essere definite in qualunque ordine e grado di giudizio, nonché in sede di riscossione delle somme eventualmente iscritte a titolo sanzionatorio, mediante il versamento, a carico del committente responsabile, di una imposta pari, per il complesso delle violazioni commesse e ripetute, a 1.000 euro per anno e per provincia.
  2. Tale versamento deve essere effettuato a favore della tesoreria del comune competente o della provincia qualora le violazioni siano state compiute in più di un comune della stessa provincia. In tal caso la provincia provvede al ristoro, proporzionato al valore delle violazioni accertate, ai comuni interessati, ai quali compete l’obbligo di inoltrare alla provincia la relativa richiesta entro il 30 settembre 2009. In caso di mancata richiesta da parte dei comuni, la provincia destinerà le entrate al settore ecologia. La definizione di cui al presente articolo non dà luogo ad alcun diritto al rimborso di somme eventualmente già riscosse a titolo di sanzioni per le predette violazioni. Il termine per il versamento è fissato, a pena di decadenza dal beneficio di cui al presente articolo, al 31 maggio 2010. Non si applicano le disposizioni dell’articolo 15, commi 2 e 3, della legge 10 dicembre 1993, n. 515.
Ci siamo, adesso? Con questo emendamento si sanano tutte le affissioni abusive dei partiti fino al 29 febbraio 2012 (cioè anche quelle che devono ancora essere commesse) pagando un importo forfettario di mille euro per provincia (invece che la multa da 200 a 1.500 euro a manifesto, come ad esempio recita il regolamento comunale di Roma).
Ebbene, quale partito sarà stato così svergognato da sanare con quattro soldi tutte le nefandezze commesse dai politici sparpagliando cartaccia in giro? Be', sotto l'emendamento c'è la firma dei due relatori: Gianclaudio Bressa (PD) e Gioacchino Alfano (PDL).
Devo aggiungere altro?

Per sempre

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Ma chi la ama, e siamo tanti, siamo la stragrande maggioranza del Paese, la difenderà anche fisicamente, può contare su di noi oggi e per sempre.
(Gabriella Carlucci, uscita in queste ore dal PdL, a Silvio Berlusconi, 14 dicembre 2009)
---
Grazie a Rosario d'Auria per la segnalazione.

La tristezza della disperazione

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Ogni volta che le cose si mettono male (ed è successo più di una volta) qualche esponente di spicco del PdL si affretta a sottolineare, con disarmante puntualità, che a questo governo non esiste alcuna reale alternativa.
E ogni volta, altrettanto puntualmente, mi si affaccia in mente l'immagine di uno che viene lasciato dalla moglie, e che indurla a restare gioca la carta della disperazione balbettando una cosa del tipo: "Ho capito, non mi sopporti più: però, per pietà, se non hai per le mani qualcosa di meglio rimani lo stesso con me?"
Ora, io sono perfettamente consapevole del fatto che una senza marito e senza nessun altro ci può pure stare, mentre un paese senza governo no: e so altrettanto bene che è proprio questo il punto in cui si aprono gli scenari del "dopo" possibile, con tanto di ipotesi di governo tecnico, elezioni anticipate, eventuale riforma della legge elettorale e via discorrendo.
Ciò non toglie che questi appelli a tenere in piedi la maggioranza solo perché non ce n'è un'altra finiscano sempre per evocarmi una tristezza infinita.
La tristezza della disperazione, si direbbe.
E scusate se è poco.

Quando i nodi verranno al pettine

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Non che personalmente ci tenga granché, a quello che dicono i vescovi: anzi, chi legge questo blog sa bene mi sono pronunciato spesso e volentieri in senso assai critico verso le loro esternazioni, specie quando hanno riguardato i temi della laicità dello stato, della libertà di scelta degli individui e via discorrendo.
Quelli del PdL, invece, no.
Quelli del PdL hanno sempre sostenuto di tenerle in somma considerazione, le opinioni dei prelati, precisando di non intravedere alcuna ingerenza nei loro interventi e di volersi adoperare per perseguire il cosiddetto "bene comune" così come costoro lo andavano delineando: è quello che è successo a proposito delle coppie omosessuali, tanto per dirne una, o del testamento biologico, o della pillola RU486, o ancora della fecondazione assistita.
Adesso che i vescovi censurano il comportamento del loro leader, tuttavia, non mi pare di riscontrare negli esponenti della maggioranza analoga attenzione: ci saranno, va da sé, le solite dichiarazioni nelle quali illustri membri dell'esecutivo sosterranno solennemente che Bagnasco non si riferiva specificamente a Berlusconi, che il suo discorso è da intendersi in senso molto più ampio e generale, che le sue parole non devono essere strumentalizzate a fini politici.
Si tratta, però, di tentativi velleitari che non cambiano la sostanza delle cose: i membri della maggioranza sono disponibilissimi ad attenersi ai precetti di Santa Romana Chiesa quando fa comodo, salvo cercare di ignorarli, peraltro adducendo argomentazioni di assai dubbia consistenza, in tutti gli altri casi.
Anche di questo comportamento, oltre a tutta una serie di altre circostanze difficilmente giustificabili, il PdL si troverà a dover rispondere politicamente nei confronti dei propri elettori.
Quando i nodi verranno al pettine, s'intende.
Ma la sensazione è che manchi poco, e che si tratti di nodi belli grossi.

L'aggiornamento in tempo reale del PdL

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Ho prelevato lo screenshot che vedete qua sopra direttamente dalla homepage del sito del Popolo della Libertà pochi minuti fa, vale a dire alle ore 19:30 del 25 luglio 2011, momento in cui era ormai noto a chiunque che con l'attentato di Oslo gli islamici non c'entravano niente; eppure i nostri amici del PdL hanno pensato bene di lasciare in bella vista un comunicato del loro capodelegazione nel PPE Mario Mauro, che recita testualmente così:

Solidarietà nei confronti del popolo norvegese e del partito laburista norvegese costretto a subire la logica dell'odio e del pregiudizio. Il fondamentalismo di matrice islamica rimane uno dei pericoli più concreti del nostro tempo è l'ideologia forte più pericolosa dopo i totalitarismi.
Lo dico sempre, io, che internet è bello perché è costantemente aggiornato.

Update: stranamente, alle ore 19:55 il comunicato è stato rimosso dalla homepage. Che dite, gli mando una fatturina per il servizio?

Chi mette il culo sulla sabbia?

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E' davvero rassicurante verificare come la maggioranza alla guida del paese, di fronte all'evidenza del proprio disfacimento, reagisca con lucidità, capacità di autocritica e sagacia: basta al voto elettronico, si torni alle palline.
Adesso si tratta solo di stabilire chi prende la pallina con Gimondi, chi si accaparra quella con Baronchelli e chi mette il culo sulla sabbia per fare la pista.
Dopodiché siamo a posto.

Liberticidio di casta

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Mi rendo conto che la cosa potrà apparire un tantino impopolare, ma in linea di principio -e quindi al di là del merito specifico della questione- l'idea che il cambiamento dei rapporti di forza all'interno di una maggioranza -qualsiasi essa sia- possa giocarsi sulla decisione di arrestare o non arrestare una persona -di qualunque persona si tratti- non mi piace per niente.
Ciò premesso, mi permetterei di ricordare a Fabrizio Cicchitto, che ieri ha qualificato la decisione della Camera su Alfonso Papa come "un voto liberticida", che i deputati del partito a cui appartiene hanno appena approvato una legge sul testamento biologico che sottrae ogni libertà ad un numero incalcolabile di malati attuali e futuri.
Dobbiamo desumerne che il liberticidio, ammesso e non concesso che sia tale, merita di essere denunciato solo se riguarda un parlamentare?

Fare le nozze con i fichi e le tre aliquote

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Detto da un commercialista, ridurre la riforma fiscale all'individuazione di tre aliquote è una semplificazione gigantesca.
Qua si tratterebbe mano a una selva di norme che rendono il fisco un ginepraio inestricabile, nel quale anche gli operatori del settore rischiano di sbagliare ogni volta che alzano un dito; di rendere il rapporto tra i contribuenti e gli enti impositori davvero paritario, evitando che per discutere una richiesta di pagamento sbagliata si debba stare in fila una mattinata, o peggio che si debbano pagare di tasca propria i professionisti come me per portare avanti un contenzioso anche quando si ha ragione da vendere; di rivedere il rapporto tra la tassazione delle imprese e quella delle grandi rendite finanziarie, che penalizza chi investe i propri soldi creando ricchezza e posti di lavoro per tanti e favorisce chi se ne sta a casa a speculare sui titoli e al massimo paga un paio di consulenti; di fare in modo che per presentare una semplice dichiarazione dei redditi sia sufficiente una telefonata di dieci minuti a un numero verde, come avviene in altri paesi; di combattere l'evasione sia sui livelli bassi, creando un conflitto di interessi vero tra chi deve fare lo scontrino e chi lo deve chiedere, sia su quelli alti, andando a pescare chi produce ricchezza con la pala ed è ignoto al fisco come mio figlio piccolo che ha nove anni.
Potrei continuare, evidentemente, perché ho scritto le prime cinque o sei cose che mi sono venute in mente, ma la lista sarebbe infinita.
Questi pochi esempi, tuttavia, dovrebbero bastare a spiegarvi perché quando sento parlare delle tre aliquote (e di un paventato aumento dell'IVA, by the way, che andrebbe puntualmente in culo ai soliti disgraziati) come il perno della riforma fiscale berlusconiana mi viene da scompisciarmi per non piangere.
Qua si tratta di darsi da fare sul serio, ammesso e non concesso che si abbia la voglia e la capacità per farlo.
Il resto sono chiacchiere, e il vento se le porta.

Generatore automatico di compromessi tra PdL e Lega sulla questione dei ministeri al nord

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Istruzioni: fare refresh per ottenere un nuovo compromesso tra PdL e Lega sulla questione dei ministeri al nord

Magari non ce la facciamo, ma se ce la facciamo...

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Se si dovesse raggiungere il quorum, e se i sì dovessero vincere, inizieranno immediatamente a raccontarci che i referendum erano inutili, che non avevano alcun valore politico, che le norme abrogate erano già state eliminate da loro, che il governo è forte, che Sarkozy è al ventiquattro per cento dei consensi, il presidente del consiglio dell'Estonia -che tanto nessuno sa chi sia- è al diciannove e invece lui è ancora al quarantasei, che il prestigio internazionale dell'Italia è aumentato, che la sinistra è divisa e ostaggio dei centri sociali, che entro l'estate saranno portate a termine la riforma fiscale e quella della giustizia più una terza a scelta tra cinema, calcio e telecomunicazioni, che i ministeri saranno trasferiti al nord, anzi no, anzì sì, anzi solo alcuni, me l'ha promesso quello, quell'altro ha detto di no, quell'altro ancora si incazza e fa una corrente sua ma è tutto a posto, la maggioranza è coesa.
Magari non ce la facciamo: ma se ce la facciamo, gente, nei prossimo giorni ci sarà da scompisciarsi.

Verticismo antiverticista

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Mi ripeto, ma francamente trovo la cosa sconcertante: vi pare credibile che per inaugurare un nuovo corso, caratterizzato dalle primarie quale strumento indispensabile per dare una svolta rispetto ad "un'impostazione troppo verticistica", un partito politico si affidi a un segretario designato dal capo, non ancora ratificato da un organo collegiale e neppure previsto dallo statuto?
Non sarebbe stato un tantino meno "verticistico" il procedimento inverso, ovvero modificare lo statuto attraverso l'organo competente introducendo la figura del segretario e poi indire le primarie necessarie per eleggerlo?
Cos'è, cercate di convincere gli elettori di essere improvvisamente diventati democratici, e intanto continuate a fare le cose come le avete sempre fatte?

Primarie per tutti gli altri

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Vediamo se ho capito: il nuovo segretario del PdL, nominato non si capisce bene da chi in barba al fatto che la figura del segretario non è neppure prevista dallo statuto del suo partito, inaugura il suo mandato al grido di "primarie per tutti".
Tutti gli altri, evidentemente.

Paura, eh?

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Procedendo da sinistra verso destra, Malan dice che il referendum sul nucleare è incomprensibile, Calderisi aggiunge che le norme del referendum sul nucleare non esistono più, Lupi osserva che usare il referendum (stavolta senza specificare quale) contro il governo è improprio, e la Bernini sottolinea che il referendum (di nuovo senza dire quale) non è un ring contro il governo (ammesso e non concesso un ring sia funzionalmente utilizzabile "contro" qualcuno, ma lasciamo correre).
Quella che vi ho appena sintetizzato, e che potete vedere coi vostri occhi nell'immagine qua sopra (cliccare per ingrandirla) è la sezione "In primo piano" del sito web del PdL.
Paura, eh?

Il "primo piano" del PdL

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E fu così che le elezioni amministrative scomparvero misteriosamente dalla sezione "primo piano" sul sito del Popolo della Libertà (cliccare sull'immagine per ingrandirla).
Evidentemente si tratta di fatti marginali.
---
Update: le elezioni sono appena tornate in "primo piano", sia pure dopo il ben più importante vertice Italia-Romania, con una dichiarazione di Quagliariello (e poi anche di Lupi e Capezzone). Si vede che si sono accorti di averle perse.

Volete trasformare Milano in un paesotto di provincia?

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Da buon romano, campanilisticamente parlando, ho sempre invidiato un pochino il fatto che Milano fosse decisamente più proiettata verso il mondo rispetto alla mia città.
Non parlo, naturalmente, della dimensione internazionale legata all'arte e al turismo, ché da quel punto di vista Roma è imbattibile, ma piuttosto alla capacità tutta milanese di essere un crocevia mondiale in chiave moderna, di raccogliere prima delle altre le novità provenienti da ogni angolo del pianeta e di anticipare di qualche mese, se non di qualche anno, le tendenze destinate a coinvolgere l'intero paese.
Ecco, ora vengo a sapere che in una città del genere, cosmopolita e innovatrice, una considerevole -ancorché, a quanto pare, non maggioritaria- parte della popolazione non vuole che venga costruita una moschea: un po' come se la tifoseria del Barcellona, da un momento all'altro, iniziasse a schifare il calcio offensivo e brillante della sua squadra e facesse fuoco e fiamme chiedendo a Guardiola un bel catenaccio d'altri tempi, con tanto di palla in tribuna, viva il parroco e pedalare.
Da romano dovrei strafottermene, campanilisticamente parlando, e magari fare pure un sorrisetto beffardo sotto i baffi: però, se devo essere onesto, mi dispiace un po' che tanti milanesi coltivino l'ambizione di trasformare la loro città in un sonnolento paesotto di provincia, ostile alle novità e chiuso a riccio dentro le proprie mura, come se il mondo fuori non esistesse.
Pensateci un attimo: siete proprio sicuri, che volete ridurla così?

Loro seminano vento, noi raccoglieremo tempesta

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A prescindere da come andrà a finire il ballottaggio di Milano, mi piacerebbe che gli italiani fossero consapevoli di quello a cui andranno incontro nei prossimi anni: perché è piuttosto evidente che con le conseguenze degli ettolitri di benzina che questi personaggi hanno buttato sul fuoco, di tutto l'odio che hanno cresciuto, nutrito e pasciuto per ottenere consensi, della gigantesca massa di pattume culturale, civile e umano che hanno lasciato accumulare in ogni angolo di questo povero paese dovremo fare i conti noi.
E' roba che non si cancella con un calo negli indici di gradimento, con una caduta di governo, e neppure con un cambio di maggioranza: è roba che una volta venuta alla luce resiste a lungo, che è difficile da mandar via, che richiede decenni di duro e paziente lavoro -ammesso che qualcuno si prenda la briga di farlo- per essere cancellata.
Loro seminano vento, ma quelli che dovranno raccogliere tempesta saranno tutti gli altri.
Ricordatevene, quando vi chiederete come sia stato possibile ridursi così.

Come mai adesso non protestate?

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Come mai gli stessi che appena tre mesi fa si infuriarono, si stracciarono le vesti e gridarono allo sperpero del denaro pubblico per i 250 mila euro concordati da Rai Uno con Benigni per la partecipazione a Sanremo, adesso non mettono in piedi un'analoga gazzarra per la multa di identico importo inflitta dall'AgCom alla stessa Rai Uno in ragione della martellante presenza televisiva di Berlusconi?
Così, tanto per sapere.

Le improvvise folgorazioni della Biancofiore sul maschilismo del PdL

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Michaela Biancofiore, 11 febbraio 2011:

La Camusso dovrebbe avere il buongusto di rileggersi tutte le iniziative che il governo Berlusconi ha posto in essere a favore delle donne, passando dalla legge sullo stalking al libero patrocinio per le donne che hanno subito violenza. Berlusconi è peraltro il presidente del Consiglio che ha maggiormente contribuito alla presenza femminile in Parlamento e al Governo. Sarebbe meglio, quindi, che la Camusso, nel suo ruolo di sindacalista, si concentrasse su ben altre battaglie a favore delle donne.
Michaela Biancofiore, 22 maggio 2011:
E certo, sei donna? Allora sei isterica. Veda cosa hanno fatto anche con la Moratti: a Milano sembra che la colpa della sconfitta sia solo sua. Gli altri si sono defilati. Per non parlare della Carfagna. Io sono stata l'unica a difenderla quando fui attaccata in Campania da Cosentino e compagni. E anche adesso che Lehner, che è ossessionato da lei, l'ha criticata.

E però le altre donne del suo partito di solito tacciono anche rispetto a cose visibilmente offensive.
Si riferisce alla selezione della classe dirigente? Ha ragione, sì. Ma perché alcune di noi si sono ben accucciate sotto la coperta del potere degli uomini.
Ricapitoliamo, vi spiace? A febbraio, secondo la Biancofiore, il PdL era una specie di paradiso delle donne: ora, dopo appena tre mesi e mezzo, la deputata altoatesina abbandona il partito dicendo che è un inferno maschilista.
Che volete, si vede che se n'è accorta all'improvviso.

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