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Un' alleanza con questi qua

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Ricapitoliamo, vi va?

L'omosessualità è una devianza della personalità: un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico.
(Paola Binetti, deputata UDC)

Ci sono le famiglie tradizionali che fanno crescere i bambini e li educano. Questi quando sono grandi pagano tasse e contributi anche per le pensioni e l’assistenza sanitaria di quelli che i bambini non li hanno avuti, e che hanno avuto invece molti soldi in più durante la vita. Sennò da dove pensiamo che si prendano i soldi per pagare le pensioni ai gay?
(Rocco Buttiglione, presidente UDC)

La morte di Eluana Englaro spalancherà le porte all'eutanasia in Italia. La sua fine produrrà conseguenze drammatiche. Se il boia di Eluana riuscirà ad eseguire la condanna a morte per fame e per sete, questa esecuzione scatenerà un pericoloso effetto domino che investirà centinaia di casi analoghi.
(Gabriella Carlucci, deputata UDC)

Si vuole costruire una gioventù fieramente diversa e disponibile alla sodomia islamica, con misure allucinanti e pregiudizi ideologici verso la femminilità e la mascolinità dei giovani italiani.
(Luca Volontè, deputato UDC)

Il via libera dato dall’Agenzia del farmaco alla Ru486 fa cadere un altro baluardo a difesa della donna e la abbandona cinicamente al suo destino e alla sua solitudine.
(Luisa Capitanio Santolini, deputata UDC)

La sinistra radicale pretende di imporre i propri valori e le proprie regole non solo alle istituzioni italiane, ma anche alla Chiesa dettando le norme dei suoi comportamenti ecclesiali. Se qualcuno non avesse capito quale arroganza e quanta strumentalizzazione vi è in questo comportamento la vicenda Welby dovrebbe aprire gli occhi a tutti. Il tutto magari in nome della laicità dello Stato, massima ipocrisia in questo caso.
(Lorenzo Cesa, segretario UDC)

Ecco, oggi uno dei massimi esponenti del -sedicente- principale partito progressista italiano ha ripetuto che si dovrebbe fare un'alleanza con questi qua.
Non so, c'è bisogno di aggiungere qualcosa?

Putrefazione

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Si disfano, si sfaldano, si sbriciolano.
Si decompongono, verrebbe da dire, non senza aggiungere che la decomposizione non è affatto un bello spettacolo, perfino se riguarda loro.
Ecco, a me viene da pensare che avrebbero potuto risparmiarcela, la diretta minuto per minuto della carcassa in putrefazione: non solo loro, naturalmente, ma anche i soliti noti della parte astrattamente opposta che hanno la responsabilità di averne agevolato l'ascesa con le loro scempiaggini, di averli tenuti dove sono a forza di dettare le loro fantomatiche ricette per il cambiamento, di aver recitato la parte degli strateghi politici senza essere capaci neppure di attraversare la strada sotto casa.
Grazie a tutti, davvero, per il disgusto.

Il compromesso che fa la differenza

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Il punto dolente, per come la vedo io, non è il fatto che Massimo D'Alema abbia segnalato l'esistenza della "sensibilità di un mondo cattolico che si sente urtato" dall'idea dei matrimoni gay: se così fosse potrebbe trattarsi non solo di una (corretta) constatazione dettata dal buon senso, ma addirittura del tentativo -sia pure espresso in modo velato- di mettere in guardia coloro che si battono per i diritti degli omosessuali contro le insidie che incontreranno lungo il cammino.
Il problema, secondo me, è il fatto che D'Alema si sia spinto ad aggiungere che con quelli che si sentono "urtati", è necessario addivenire ad un "ragionevole compromesso": il che equivale a dire, se non capisco male, che a suo parere la "sensibilità" del mondo cattolico non costituisce solo un ineludibile elemento di contesto del quale sarebbe bene tenere conto, ma anche e soprattutto un limite oggettivo all'entità delle richieste che possono essere legittimamente avanzate.
In altre parole, D'Alema non ha detto "tenete gli occhi aperti, ragazzi, ché questi vi faranno sputare sangue", ma si è spinto verso un'esortazione del tipo "se costoro, in ragione della cultura di cui sono intrisi, si sentono 'urtati' da voi, mi pare giusto che non rivendichiate dei diritti che pure vi spetterebbero in nome dell'esigenza di non disturbarli".
A me, personalmente, sembrano due istanze molto diverse tra loro: e mentre la prima mi pare un'indicazione strategica ispirata da un sano realismo, in quanto tale utile e perfino preziosa, la seconda ha tutta l'aria di essere un'affermazione politica difficilmente conciliabile, acrobazie a parte, con l'appartenenza ad un partito che si dichiara progressista.
Correggetemi (dico sul serio) se sbaglio.

Accanto a un Magritte

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Un manifesto in cui lo slogan "Cambia il vento" è posizionato vicino al nome di Massimo D'Alema meriterebbe di essere incluso nelle più importanti mostre mondiali sul surrealismo.
Io, per esempio, lo vedrei benissimo appeso accanto a un Magritte.

Trovate una scusa e cambiate discorso

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Diciamo le cose come stanno: Gheddafi, in un modo o nell'altro, è stato corteggiato e compiaciuto da tutti quelli che hanno governato questo paese, a partire da Moro e Andreotti, passando per Craxi e proseguendo fino ai giorni nostri con Prodi, D'Alema e Berlusconi.
Ne consegue che tutta questa solidarietà con le popolazioni che si ribellano, tutto questo sdegno nei confronti delle disumane violenze alle quali vengono sottoposte, tutta questa preoccupazione per fare in modo che la carneficina cessi immediatamente, altro non sono che esemplari declinazioni dell'ipocrisia con la quale ci tocca fare i conti più o meno tutti i giorni.
Sapete cosa? Non ve lo potete permettere, di stracciarvi le vesti: perché voi sapevate perfettamente che razza di aguzzino fosse, il tizio con cui avevate a che fare, e baciandogli il culo avete contribuito a legittimare le atrocità che sta commettendo.
Datemi retta: quando vi chiedono un parere su quello che sta succedendo in Libia, trovate una scusa e cambiate discorso.
Ci fate miglior figura.

Il contrario del PD che vorrei

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Al di là della mia personale opinione su Rosy Bindi, trovo che l'idea di candidare alla carica di presidente del consiglio un'autorevole esponente della solita, vecchia dirigenza del partito, la stessa che si è misurata con Berlusconi e il berlusconismo per vent'anni senza cavare un ragno dal buco neppure quando ha avuto la possibilità concreta di farlo, sia l'esatto contrario del segnale di discontinuità e di cambiamento che mi piacerebbe intravedere nel PD.
Avessero davvero a cuore le sorti del progressismo italiano, questi personaggi dovrebbero spaccarsi il cervello in quattro per rendere il loro partito effettivamente contendibile, per favorire l'ingresso di forze nuove e per coinvolgere le persone in gamba (sono tante, sapete?) che fino ad oggi sono rimaste fuori dalla politica perché non hanno la minima intenzione di passare giornate intere nei corridoi, di sgomitare, di fare i ruffiani.
Invece non solo continuano a proporsi come depositari di chissà quale visione politica, ma si spingono fino a farsi gli endorsement a vicenda, legittimandosi tra loro nonostante un ventennio a dir poco fallimentare e tenendosi ben strette le posizioni che hanno acquisito, senza la minima intenzione di fare spazio ad altri.
Ecco, questi sono esattamente il contrario del PD che vorrei.

Generatore automatico di coalizioni proposte da D'Alema per battere Berlusconi

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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova proposta di coalizione

L'ultimo espediente

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In estrema sintesi, penso che l'idea della "grande coalizione" sia l'ultimo espediente grazie al quale quelli che contro Berlusconi hanno sempre perso sperano di continuare ad occupare i vertici dei rispettivi partiti, evitando di andarsene a pescare carpe in qualche lago artificiale -come sarebbe logico che facessero- e di lasciare il posto a qualcuno più in gamba di loro.
L'occasione mi è gradita per chiedere a questi fenomeni di risparmiarci l'ennesima umiliazione.
Grazie.

Il bello è che ancora gli danno retta

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Massimo D'Alema rilascia un'intervista in cui spiega per filo e per segno come si fa ad uscire dal berlusconismo, senza tuttavia menzionare il rimedio di più facile attuazione: smetterla, una buona volta, di dare retta a quelli come lui, che non hanno stroncato il berlusconismo sul nascere quando potevano farlo.
E che, invece di trovare una scusa e sparire, ancora continuano a parlare.

Mutatis mutandis...

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Gennaio 2009, Veltroni è segretario del Partito democratico. D'Alema ad 8 e mezzo: "Ho fatto male a non far candidare Bersani alle primarie per il segretario del Pd".

Settembre 2010, Bersani è segretario del Partito democratico. Veltroni: "Dovremmo cominciare a cercare un nuovo Prodi".

L'Italia spende poco per gli armamenti

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L'Italia spende poco per gli armamenti. Non per la scuola, non per la salute, non per i servizi sociali, non per la cultura... Per gli AR-MA-MEN-TI.
Per il Sole 24 Ore, Massimo D'Alema è:

"ragionevole e controcorrente rispetto alle posizioni del suo partito (che chiede tagli alla Difesa)"
Per me, che l'avrei preferito ancora col figlio in spalla, è fascista.
("Non so più cosa fare." Anche io)

Quando il Pci affonderà, verranno a galla tutti gli stronzi

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Sottotitolo: tutti sono invitati ad esser impietosi.

il tema mi sembra chiaro: com'è possibile che a gestire la "sinistra" italiana siano ancora D'Alema, Veltroni, Bersani, Fassino, Bettini, Franceschini, Bindi, Follini e via andando, ossia, la FGCI degli anni '70, i giovani DC (di sinistra) del tempo e qualche scheggia di provenienza FGSI? Non hanno mai vinto nulla, non hanno mai fatto un'analisi politica corretta, non hanno mai azzeccato una previsione, non hanno mai "conquistato" nulla per il loro "popolo" o elettorato, insomma sono un fallimento sul piano politico ed uno zero assoluto su quello intellettuale e progettuale. Han passato circa 40 anni, qualcuno un pelo di più, qualcuno un pelo di meno, a "fare politica", perdendo sempre ed arrivando in ritardo a tutti gli appuntamenti. Eppure la loro base non li mette ancora in discussione né, tantomeno, li caccia a pedate. Anzi, o se ne vanno volontariamente o nessuno li manda via.
…
Quindi la comune aderenza partitica, perché era la maniera per stare dallo stesso lato dello steccato. Ma una diffidenza intellettuale totale, la quale richiedeva quindi che l'apparato si autoselezionasse in base a puri criteri interni, criteri di apparato. Ed i criteri di apparato, specialmente se dell'apparato togliattian-stalisnista del PCI si tratta, sono quelli della fedeltà, dell'obbedienza, della mediocrità, del lavoro di corridoio. Niente voli pindarici, niente rischi intellettuali, niente sperimentazioni, niente critica, niente contaminazioni culturali: allineati e coperti, che presto o tardi si occupa la stanza dei bottoni (perché in quei termini pensavano e pensano). … L'innovazione politico-intellettaule viene quindi penalizzata sempre, la mediocrità burocratica sempre premiata. E questo processo di selezione dura dal 1950 al 1990, instancabile.
…
Negli anni del tramonto e dell'implosione si affaccia una generazione nuova davvero, quella selezionata completamente all'interno del partito, quella che nulla ha a che fare né con la resistenza né con i movimenti sociali e culturali degli anni '50-70. Arriva al potere agli inizi degli anni '90 il nuovo gruppo dirigente del PCI. Essi sono il nulla allo stato puro.
…
Quando arriva il tracollo il meccanismo di autosalvaguardia dei "giovani" (hanno tutti 60 anni ora) della sinistra democristiana (Franceschini) della FGCI (tutti quanti) degli "enti" locali (Bersani) prende il sopravvento e il potere, il poco che c'è da prendere, facendo scemenze strabilianti e dovendo cedere su punti non banali che si rivelano fatali, la principale fu quella di allearsi a cretini (Pecoraro Scanio), venditori di fumo (Bertinotti), demagoghi (Di Pietro) e arrivisti (Mastella). Questi sono i fatti.
…
Le urne, guarda caso, hanno parlato chiaro ancora una volta e la cricca degli inutili ha provato ancora una volta la propria inutilità. Un terzo d'Italia non vota più, il resto preferisce il figlio di Bossi ai loro lacché locali.
Tutto il resto lo trovate qui.

Ps. Un amico mi scrive: "Penati, quello che ha perso le provinciali nella provincia meno leghista della Lombardia, è stato imposto alle Regionali giusto perchè le altre province lombarde erano più leghiste. Gli manca di provare a Palazzo Marino, poi c'è il Consiglio di Zona 10, poi l'assemblea di condominio...".
Dev'essere questo il "segno di inversione di tendenza" che ha in mente Bersani. Già.

La Volpe del Tavoliere rimase impagliata (cit.)

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Troppo facile scrivere oggi contro D'Alema, ma una riflessione va fatta, perche' il voto di Puglia qualche cosa ce la dice.
La prima cosa e' che dalle primarie non si torna indietro. Chi continua a ripetere che siano controproducenti, che siano una perdita di tempo o altro, vuol dire che non ha capito di che pasta sia fatto il nostro elettorato.
La seconda cosa e' che le primarie possono essere organizzate in una settimana, con risultati imponenti. 200.000 persone ai gazebo vorranno dire qualcosa ? Dunque, basta con i "non c'e' tempo", basta, ne abbiamo le scatole piene di decisione prese al chiuso di una stanza e fra quattro persone.
La terza cosa che queste primarie ci dicono e' che non esiste alcun laboratorio politico, qualunque fosse il significato.
La quarta cosa e' che il nostro elettorato e' di centro sinistra, non quello dell'UdC e se vogliamo ritornare ad essere un partito importante e' quello a cui dobbiamo puntare.
Adesso, se non bastasse, un po' di autocritica, perche' se e' vero che non si puo' andare con le tendenze, e' pur vero che noi non abbiamo una base politica su cui dialogare. La politica delle alleanze non funziona se non e' convincente. E per convincere c'e' bisogno di contenuti.
Vendola ha vinto perche' i contenuti li ha messi ed e' evidente che il 70% del centro sinistra giudica la sua politica in Puglia efficace. O ce ne rendiamo conto o non avremo alcunche' da dire.
Si conferma che la strategia, senza il consenso e' nulla e la strategia si costruisce, si pianifica avendo presente il polso dell'elettorato. Se questo non c'e', vuol dire che si e' leader di cartapesta o del salotto di casa, perche' oltre non si va. Questo e' il punto.
Adesso, nel Lazio, va fatto un ragionamento chiaro, perche' non vorrei che nello scambio Puglia-Lazio, il centro sinistra perdesse anche quest'ultimo, perche' non vorrei che l'incapacita' dei piani alti di leggere il Paese, ci costringesse, con scelte che gia' stanno prefigurando uno scenario incomprensibile, a una campagna asfittica, perche' vorrei capire dai grandi strateghi se gli elettori in tutto questo sono compresi.
Allora, io credo che abbiamo bisogno di un cambio chiaro, non di rimettere in discussione il segretario, e, stavolta per favore, mettiamoci la politica dentro.
(Sergio Gaudio)

Facce da fuga

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L'FBI ha recentemente diffuso le immagini "invecchiate" dei più pericolosi latitanti: Le altre le mettiamo noi: E le vostre quali sono?

Rispolveriamoci le idee su D'Alema

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Una panoramica pressoché perfetta sulla vita e le opere di Massimo D'Alema ci viene da Marco Travaglio.

Cosa risponderei a Massimo D'Alema

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Faccio seguito a questa intervista segnalata nei commenti ad un precedente post.

D'Alema avverte nitidamente che all’interno della sinistra (una parte minoritaria nella sinistra e “minoritarissima nel paese”, dice) c’è chi attribuisce a lui tutti i mali.
E' presuntuoso, arrogante e cieco. Certe accuse lo feriscono? Faccia un passo indietro, ricominci ad osservare, provi ad insegnare il mestiere ai più giovani. Non si auto-accomuni ai grandi del Pci prima che gli sia riconosciuto dagli altri, dimostri più umiltà. E non faccia il nome e cognome della giornalista, perchè ricorda gli editti Berlusconiani. Guarda caso, ce l'ha pure lui con Repubblica e, se proprio vuole sapere quali sono gli accordi sottobanco che avrebbe fatto con Berlusconi, bisognerebbe ricordargli la legge sul conflitto di interessi che non c’è. Poi viene questa domanda. E la sua risposta:

Ci sono tanti modi di fare politica. Per esempio quello che si è visto il giorno della manifestazione indetta dai blogger. Non teme di perdere questo pezzo dell’opposizione? «Non voglio perdere nessuno, ma la linea politica del nostro partito non può essere decisa dai blogger che indicono le manifestazioni. Ho massimo rispetto per loro e per le manifestazioni che organizzano. Ne capisco le ragioni, perché anch’io non ho nessuna simpatia per Berlusconi. Ma i partiti hanno un ruolo diverso».
D'Alema non riesce proprio a capire. Non comunica con un'intera generazione. Per questo deve saltare un giro. I blog e le manifestazioni sono mezzi di comunicazione o, meglio, modi di comunicare. Svolgono, per esempio, funzioni tipiche anche dei Circoli Pd: il contatto con le persone e l'ascolto. D'Alema non capisce che rifiutarli significa sbattere la porta in faccia a milioni di elettori. Comincia ad essere inadatto. Unfit, come diceva l’Economist di Berlusconi. A proposito di essere contro o per: è giusto essere per, ma è stupido ignorare che “contro” la possibilità di realizzare quei per, c’è sempre Berlusconi. Riguardo ciò che dice dei blogger, da blogger, gli dico ancora una volta che sbaglia. Ho 37 anni, non sono agèe e non mi interesso solo di Copenhagen, come può vedere. Abbiamo votato in massa per il maggioritario, forse guardiamo più all’Inghilterra che alla Germania. In conclusione all'intervista, infine, gli scappa di essere "più sincero". Chiede rispetto. Ma paragona il Pd alla destra, che “riesce meglio di noi” perché non demonizza la propria classe dirigente. E fa finta di dimenticare che l’accusato è lui e non tutta la classe dirigente e che a destra, chi critica l’unico capo assoluto, sparisce in un momento. Comunque, quando dice che bisogna rispettare, a me vengono i brividi, perché suona come non mi rompete i coglioni. Un po’ di destra, appunto. Si faccia da parte e lasci che le riforme, se sarà possibile, le facciano le nuove leve.

Dell'Utri: sono sempre stato dalemiano

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"D'Alema resta il migliore di tutti. E' lui l'interlocutore per le riforme istituzionali".
"D'Alema è D'Alema. La sua battaglia sull'inciucio (a favore dell'inciucio - n.d.r.) è stata efficace e coraggiosa"
No comment.

Regala anche tu la tessera del PdL a Massimo D'Alema

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Approfitto dell’ultimo suggerimento del nostro caro Premier, per invitare anche voi a regalare per Natale la tessera del PdL agli amici.

Regala anche tu una tessera del PdL a Massimo D’Alema.

D'Alema e Berlusconi, nemici inseparabili

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Scrive Gabriele Zamparini da Londra: "Ho strappato la mia tessera del Partito democratico."
"In questi ultimi, tormentatissimi quindici anni, Massimo D’Alema è stato l’alleato principale di Silvio Berlusconi; dalla (fallita) Bicamerale alla (fallita) scalata alle vette della diplomazia europea, i due nemici inseparabili, di fallimento in fallimento, hanno lasciato dietro di se’ solo macerie." Il resto lo trovate qui.

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