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Roma si muove

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Ambiente, diritti, mobilità, costi della politica.
Roma, finalmente, si muove: ammesso che i romani ci diano una mano a farla muovere.
Appena ci danno il via -e manca poco- partiranno otto referendum comunali, uno più importante dell'altro:

  • meno traffico, più trasporto pubblico e car sharing, raddoppio della rete ciclabile, pedonalizzazione del centro storico;
  • stop al consumo del territorio
  • strategia rifiuti zero: riuso, riciclo, porta a porta in tutta la città;
  • mare libero e navigabilità del Tevere;
  • welfare dei servizi alla persona;
  • riduzione dei costi dell'apparato amministrativo e trasparenza totale su appalti e spese comunali;
  • istituzione del registro dei testamenti biologici;
  • riconoscimento e sostegno alle famiglie di fatto.
Che ne dite, il menu vi piace? Potete approfondirlo cliccando qua: e prepararvi a darci una mano, perché tra poco si tratterà di raccogliere le firme per realizzarlo.
Restate sintonizzati: ci sarà davvero bisogno di tutti.

Eccone un altro che vuole convincerci di aver vinto lui

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(La Repubblica, 14 giugno 2011, pagina 9)

Grazie a SOADandLeftWing per la segnalazione.

Generatore automatico di sinonimi per commentare il risultato dei referendum

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Istruzioni: fare refresh per ottenere un nuovo kit di sinonimi per commentare il risultato dei referendum

I quattro sì di Luca Zaia

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Per la cronaca, Luca Zaia ha dichiarato ai cronisti di aver votato sì a tutti e quattro i quesiti referendari, ivi compreso quello sul legittimo impedimento.
Rubricare alla voce "solidità del rapporto con la Lega".

Magari non ce la facciamo, ma se ce la facciamo...

22 Commenti »

Se si dovesse raggiungere il quorum, e se i sì dovessero vincere, inizieranno immediatamente a raccontarci che i referendum erano inutili, che non avevano alcun valore politico, che le norme abrogate erano già state eliminate da loro, che il governo è forte, che Sarkozy è al ventiquattro per cento dei consensi, il presidente del consiglio dell'Estonia -che tanto nessuno sa chi sia- è al diciannove e invece lui è ancora al quarantasei, che il prestigio internazionale dell'Italia è aumentato, che la sinistra è divisa e ostaggio dei centri sociali, che entro l'estate saranno portate a termine la riforma fiscale e quella della giustizia più una terza a scelta tra cinema, calcio e telecomunicazioni, che i ministeri saranno trasferiti al nord, anzi no, anzì sì, anzi solo alcuni, me l'ha promesso quello, quell'altro ha detto di no, quell'altro ancora si incazza e fa una corrente sua ma è tutto a posto, la maggioranza è coesa.
Magari non ce la facciamo: ma se ce la facciamo, gente, nei prossimo giorni ci sarà da scompisciarsi.

Un motivo semplice per abrogare il quorum

31 Commenti »

A me, sinceramente, fa già un effetto abbastanza deprimente il fatto che un numero crescente di persone vivano nel nostro stesso paese ma non si prendano la briga di informarsi sulle questioni che lo riguardano, né si degnino di alzare il culo dalla sedia per andare, neanche troppo spesso, ad esprimere il loro punto di vista su alcune di quelle questioni.
Nel caso del referendum, poi, la circostanza assume contorni paradossali, giacché questi ignoranti -nel senso che ignorano allegramente ciò che li circonda e si comportano come se non li riguardasse- finiscono per diventare addirittura più importanti degli altri, impedendo che le loro opinioni -quali che esse siano- possano trasformarsi in decisioni.
La chiave di volta di questo paradosso, com'è noto, risponde al nome di "quorum", ed è per questa semplice ragione -per evitare che a decidere per tutti siano proprio quelli che non hanno la minima cognizione per farlo- che a mio modesto modo di vedere andrebbe abrogato.
Voi mi direte: e quelli che non vanno a votare per una precisa scelta politica? Quelli che disertano le urne non perché se ne fregano del posto in cui vivono, ma al contrario perché con quel gesto intendono comunicare all'universo mondo chissà quale preciso messaggio?
Trovino un altro modo. Prendano la scheda e la annullino, o magari la infilino nella scatola senza averci scritto nulla: oppure, se decidono di non recarsi ai seggi, si rassegnino alla prospettiva di non entrare nel computo generale, e se proprio hanno qualcosa di illuminante da dire aprano un blog e ci scrivano dentro le loro considerazioni.
Altrimenti va a finire così: che per non sottrarre un raffinato mezzo espressivo ai sofisticati esteti dell'assenza, i referendum dai quali dipendono le sorti del paese vengono decisi da quelli che un referendum non sanno neppure cosa sia.
Onestamente, mi pare un po' troppo.

TaxiQuorum

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Ecco a voi TaxiQuorum: chi ha la possibilità di dare un passaggio al seggio dei referendum a una persona anziana e/o con problemi di movimento, e viceversa chi avrebbe bisogno di essere accompagnato, può scrivere una mail a questo indirizzo.
Aderite, se potete, perché l'iniziativa è davvero bella e molto utile.
Via Gilioli.

Paura, eh?

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Procedendo da sinistra verso destra, Malan dice che il referendum sul nucleare è incomprensibile, Calderisi aggiunge che le norme del referendum sul nucleare non esistono più, Lupi osserva che usare il referendum (stavolta senza specificare quale) contro il governo è improprio, e la Bernini sottolinea che il referendum (di nuovo senza dire quale) non è un ring contro il governo (ammesso e non concesso un ring sia funzionalmente utilizzabile "contro" qualcuno, ma lasciamo correre).
Quella che vi ho appena sintetizzato, e che potete vedere coi vostri occhi nell'immagine qua sopra (cliccare per ingrandirla) è la sezione "In primo piano" del sito web del PdL.
Paura, eh?

12 e 13 giugno 2016

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Voi che ne dite, sarebbe meglio non aspettare il 2016, o sbaglio?

Bipartitismo clericale

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Incredibile ma vero, a Moncigoli (Massa Carrara) è stato indetto un referendum per dirimere la controversia che stava spaccando il paese in due e stabilire se portare in processione la statua di Gesù o quella della Madonna.

Mentre fantastico sulla possibilità che qualcuno tenti un colpo di mano predisponendo una lista-civetta (magari intitolata a San Pietro), e mi chiedo se sia previsto un ballottaggio, qualora uno dei due candidati non raggiunga al primo turno l'agognata soglia del 50% più un voto, vi invito a riflettere su un particolare: la religione non era quella che doveva unire il mondo in un afflato universale?
Sapete com'è, se non riescono a mettersi d'accordo neanche in 400...

Referendum elettorale: istruzioni per l'uso

15 Commenti »

1. Primo quesito: premio di maggioranza alla lista che ottiene il maggior numero di voti e innalzamento della soglia di sbarramento (Camera dei Deputati). 2. Secondo quesito: premio di maggioranza alla lista che ottiene il maggior numero di voti e innalzamento della soglia di sbarramento (Senato). 3. Terzo quesito: abrogazione delle candidature multiple.
Al momento vige il cosiddetto Porcellum (la legge elettorale definita “porcata” da Calderoli, suo autore). Si tratta di una legge elettorale con premio di maggioranza attribuito su base nazionale alla Camera dei Deputati e su base regionale al Senato (dove viene “vinto” dalla lista o coalizione che riceve il maggior numero di voti). I primi due quesiti hanno il fine di eliminare il collegamento tra diverse liste per evitare che il premio di maggioranza (pari al 55%) sia attribuito alle coalizioni e non alle singole liste. Se vince il SI’: A. il premio sarà attribuito alla singola lista più votata; B. l’innalzamento dello sbarramento renderà necessario che le liste raggiungano un consenso minimo del 4% alla Camera e dell’8% al Senato. La lista più votata otterrà la maggioranza dei seggi e le altre liste una rappresentanza di minoranza proporzionale ai voti presi, a patto che sia superato lo sbarramento. Poiché, inoltre, restano in vigore le norme relative all’indicazione del “capo della forza politica”, sulle schede ci sarà un unico simbolo, con un solo nome, per ciascuna lista. Il terzo quesito mira all’abrogazione delle candidature multiple: il candidato eletto in più circoscrizioni, con la legge attuale, deve scegliere uno solo dei seggi in cui è stato eletto, aprendo la strada ai candidati NON eletti, di “subentrare” nei seggi cui l’eletto rinuncia. Se il candidato eletto nei seggi X e Y rinuncia al seggio X, favorisce il primo dei non eletti nel seggio Y, se sceglie Y, favorisce il primo dei non eletti nel seggio X. Questo sistema, attualmente, riguarda circa un terzo dei parlamentari. Conseguenze della vittoria del SI’. Il sistema elettorale come modificato dal referendum indurrebbe i soggetti politici a perseguire la costruzione di un unico raggruppamento, aprendo in Italia una prospettiva bipartitica e riducendo fortemente la frammentazione. Inoltre l’eliminazione di composite e litigiose coalizioni imporrebbe una notevole semplificazione lasciando comunque un diritto di rappresentanza anche alle forze che non concorrano per ottenere la maggioranza dei seggi ma che superino gli sbarramenti. Ho sentito molti detrattori del referendum affermare che se passasse, Berlusconi non avrebbe più il puntello della Lega Nord e sarebbe definitivamente libero di fare ciò che vuole. A questi faccio notare che ogni volta che la Lega ha avanzato le proprie richieste al Pdl, Berlusconi ha concesso il proprio appoggio in cambio di altro appoggio per le proprie istanze. In altre parole, per fare un esempio, il Pdl vota il federalismo e la Lega in cambio vota le leggi vergogna sulla giustizia, sulle intercettazioni, sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, sul Lodo Alfano. Mi pare che Berlusconi GIA’ faccia ciò che vuole. A tutti quelli che analizzano il referendum pensando all’attuale situazione politica, infine, ricordo che una legge elettorale non si valuta pensando agli odierni equilibri e alle attuali contingenze, ma guardando in prospettiva. E ricordo che siccome tutti abbiamo detto che la vigente legge elettorale, la “porcata” appunto, non ci piace, l’unica concreta possibilità di cambiarla che abbiamo a disposizione è il voto SI’ al referendum. SI VOTA DOMENICA 21 e LUNEDI’ 22 GIUGNO 2009. N.B. resterebbero comunque le liste bloccate. Gli ideatori del referendum hanno detto che non era tecnicamente possibile formulare un quesito per abrogarle (il referendum può solo abrogare una legge o parte di essa, non può “proporre”).

L'abiura della concorrenza

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Il Governo dà proprio un bell’esempio ai suoi cittadini: meglio non concorrere e raggiungere l’obiettivo con metodi biechi e truffaldini. Così sta facendo con il 5 per mille e con il referendum sulla legge elettorale. Per reperire i fondi per la ricostruzione delle zone terremotate, infatti, il Governo non ha scelto la via legale dell’8 per mille, che prevede già che i fondi destinati allo Stato vadano alle calamità naturali. Non sia mai concorrere con la Chiesa cattolica alla determinazione della scelta libera e consapevole del cittadino! Meglio il 5 per mille, rubando così un po’ di soldi alle associazioni di volontariato, che non navigano di certo nell’oro. E per il referendum elettorale, allora? Se non fossi immersa quotidianamente nel teatrino politico italiano, penserei che è uno scherzo: si chiedono 400 milioni di euro ai cittadini, oggi, con crisi e terremoto a carico, perché la Lega, autrice della legge “porcata”, vuole far cadere i quesiti referendari con l’astensione? Certo che sono bravi: si gioca sporco a carte scoperte! A una bella campagna per il “no”, non ci ha pensato nessuno? Dare l’ultima parola ai cittadini, fa così schifo? Come biasimare, allora, i cittadini che utilizzano mezzi e mezzucci per evadere il possibile, per evadere le norme e anche, come è successo, per mettere a rischio la vita delle persone che comprano una casa costruita in sabbia. L’eroe, in questo Paese, è colui che rispetta tutte le norme, vedendosi passare avanti da quello che le trasgredisce. L’eroe sì che ha la morale, lui.

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