È là in fondo, oltre il muro di cinta. Questo è "un luogo magico e nascosto", un rifugio scelto da chi vuole "cambiare vita e proteggere i propri figli". Piazza del Duomo è appena a quindici chilometri. "Qui ci sono sicurezza assoluta, tranquillità, silenzio", dice Stefano Fierro, che cura la vendita di 146 case e appartamenti in questa cascina Vione, gated community - ovvero comunità chiusa da cancelli - sulla strada che porta a Pavia. "Ci sarà vigilanza armata, ci saranno telecamere sul muro di cinta e sensori elettronici antintrusione. Potranno entrare solo i residenti e gli ospiti dei residenti, dopo l'identificazione". "Potrai passeggiare come faresti a Portofino o Capri, ma senza il turismo". Non saranno tenuti lontano solo ladri o rapinatori ma anche gli "indesiderati". "In città - annuncia la pubblicità della cascina - ci sono traffico, inquinamento, aggressività, violenza e soprattutto troppe persone con origini e abitudini diverse". "Verranno ad abitare qui persone con background culturale e lavorativo comune, ci sarà quel buon vicinato ormai perduto in città".
Insomma, dentro questa fortezza non c'è traccia di negri e non c'è puzza di curry e cipolla.
Chi ha fatto questa bella pensata ha intuito che, da certe parti, il razzismo non paga solo elettoralmente, ma aiuta pure a far soldi. Ecco allora che il rifiuto del diverso diventa un valore da trasmettere a partire dalla comunicazione pubblicitaria e la paura dell'altro trova negli affari le parole d'ordine del più bieco razzismo padano.
"
Cambiare vita. Proteggere i nostri figli" è il primo
slogan che si legge alla voce "
filosofia di vita" (!) proposta dallo
speculatore immobiliare, che risponde all'articolo di Meletti:
- spiegando che sorgerà un luogo in cui "
la persona riuscirà a trovare (... )una maggiore tranquillità rispetto a certe paure del giorno d'oggi (paure talvolta giustificate, ma che portano l'individuo ad una reazione difensiva che aumenta l'aggressività)" e
- augurandosi che "
in una comunità come Vione (...)
ogni abitante possa recuperare il senso di prossimità con il vicino, possa riabituarsi a guardare all'altro come una risosrsa e non un fastidio".
Non stropicciatevi gli occhi, perchè è proprio così: questi invitano a recuperare il senso di prossimità dentro i muri di cinta, con la vigilanza armata, i sensori elettronici antintrusione, le telecamere e l'accesso alla "comunità" solo dopo l'identificazione di "persone con background culturale e lavorativo comune".
Questo bel progetto, che "
non è soltanto un luogo. Ma un modo di vivere e pensare diverso (...)" è circondato da 330 ettari di risaie. Hai visto mai che questi diversi con background comune se li mangino le zanzare. Perchè quelle dell'identificazione e della vigilanza armata se ne strafottono.
(grazie a Kuda per il
lavoro che fa)