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Il signor Rossi e Calderoli

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Se il signor Rossi avesse la certezza che uscendo per strada e mettendosi a scureggiare rumorosamente mentre con una mano si scaccola e con l'altra si tocca il pacco si assicurerebbe la stessa attenzione che in questi due giorni è stata riservata a Calderoli per quello che ha detto, magari il signor Rossi finirebbe perfino per farlo.
Ho il sospetto, però, che si limiterebbero a guardarlo con un certo schifo, ignorandolo del tutto o al limite facendosi sfuggire un breve sorriso di scherno.
Date retta, è soprattutto per questo che il signor Rossi non lo fa.

Colpa dei rom

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E' colpa dei rom, se a Roma prendere un mezzo pubblico è diventata un'impresa. E' colpa dei rom, se da decenni la città è sventrata e le casse comunali sono dissanguate per una metropolitana che forse non finiranno mai. E' colpa dei rom, se le strade sono disseminate di buche al punto che passarci in carrozzina diventa un calvario. Sono colpa dei rom la mondezza in mezzo alla strada, le code chilometriche sul raccordo, il cemento che ci cresce intorno nonostante l'aumento degli immobili sfitti, lo sperpero delle municipalizzate, le piste ciclabili che non esistono, l'amianto sparpagliato in giro per demolire il velodromo senza che nessuno lo sapesse, i quartieri lasciati senza illuminazione stradale per anni, il lungomare di Ostia sequestrato dai privati in barba alla legge, le fermate degli autobus inaccessibili ai disabili, gli asili nido che mancano e quando ci sono sono irregolari, lo schifo dei manifesti abusivi appiccicati impunemente in ogni angolo disponibile.
E' colpa dei rom, mica del sindaco che ci ha amministrato negli ultimi cinque anni.

E' tutto online, tranne quello che serve

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I territori dei municipi di Roma sono stati riformulati a marzo. L'11 marzo, per la precisione. Due mesi e mezzo fa. Ed ecco cosa c'è scritto, ancora adesso, sul sito del comune:



Nel frattempo, tanto per dirne una, ci sono state le elezioni comunali: cioè, c'è stata gente che nei municipi (quelli nuovi) si è candidata, e soprattutto gente che doveva capire in quale (nuovo) municipio fosse finita la sua residenza per poter votare correttamente. E sul sito del comune (sul sito del comune, dico, non sul blog di uno qualsiasi) questa informazione non è ancora fruibile.
No, dico, guardate che roba: perfino nella barra laterale c'è un bell'elenco di link che rimandano ai municipi vecchi, con il significativo prefisso "ex".


Due mesi e mezzo. Mesi, non ore. Non giorni. Mesi. E non si sono degnati di aggiornare il sito, pregiudicando gravemente i diritti dei cittadini.
Quando Alemanno se ne va in giro in televisione, con quella faccia soddisfatta, a ripetere che "è tutto online", dovrebbe perlomeno avere un po' di vergogna.

Stupidità, non razzismo

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Non è mica una questione politica, sapete, ma logica.
Cioè, sottolineare che chi ha preso a picconate delle persone era clandestino, con ciò volendo desumere delle conseguenze sulla disciplina dell'immigrazione, è esattamente come affermare che chi ha sparato a questo o a quell'altro era, che ne so, un impiegato pubblico, e poi trarre delle conclusioni su come funzionano i concorsi.
Voglio dire: quando uno entra in Italia e gli accordano il permesso di soggiorno, mica lo fanno perché hanno acclarato in chissà quale modo che non prenderà a picconate nessuno, ma semplicemente perché un determinato iter burocratico risulta rispettato; il che equivale a dire che Mada Kabobo avrebbe fatto quello che ha fatto pure se fosse stato regolare, cosa che avrebbe potuto tranquillamente essere indipendentemente dalla sua propensione a picconare la gente.
Insomma, io non so se stracciarsi le vesti per il fatto che un assassino fosse clandestino denoti un atteggiamento razzista.
Quello che so per certo è che denota stupidità.
E neanche poca.

Appunti /13

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Devo ricordarmi di chiedere a tutti quelli che negli anni '80 si scagliavano contro il comunismo perché pretendeva che le persone fossero tutte uguali come si giustifica il fatto che finiscano per comprare tutti le stesse scarpe, gli stessi giubbotti e perfino gli stessi mobili.

Appunti /5

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Poi, a un certo punto, uno rivendica il fatto di essere -pur con una serie non indifferente di gravi dissidi interni- radicale, sottolineando che mentre gli altri fanno la gara -a chiacchiere- a chi è più onesto i radicali l'onestà l'hanno praticata sul serio, e allora qualcuno, immancabilmente, gli risponde -con l'aria di chi la sa lunga, sennò non vale- citando l'alleanza con Berlusconi e il "salvataggio" di Cosentino.
La cosa comica -pateticamente comica, direi- è il modo in cui costoro sembrano aver imparato a pappagallo -sì, ho detto "a pappagallo", avete presenti quegli uccelli che ripetono le cose dette da altri ma non sanno cosa significano?- concetti di terza, quarta, quinta mano, sentiti da altri cui a loro volta li avevano raccontati, che non c'entrano una minchia col discorso e che per giunta sono pure sbagliati.
Sanno, costoro, che il "salvataggio" di Cosentino in realtà era semplicemente un voto contrario alla carcerazione preventiva? Ma salvataggio da cosa, abbiate pazienza? Dalle indagini? Dal processo? Manco per il cazzo. E allora, perdonatemi, che "salvataggio" sarebbe? Di cosa andate cianciando, voi che aprite bocca e date fiato senza sapere di cosa parlate?
Dopodiché, e soprattutto: potrà essere stato un errore, quello che chiamate "salvataggio" di Cosentino, ma che ci azzecca con il discorso su chi ruba e chi non ruba i soldi pubblici? E che c'entra con questo discorso l'alleanza con Berlusconi, che io stesso disapprovai ritenendola un grave errore politico fino ad allontanarmi dal partito, ma che non ha nulla a che spartire con le ruberie accumulate in anni di attaccamento alla poltrona da numerosi esponenti di ambedue -ammesso che siano due- gli schieramenti?
Io ho detto una cosa semplice: c'è chi rivendica l'onestà senza praticarla e chi invece la pratica senza rivendicarla.
E adesso quella cosa la ripeto. Anzi, la sottoscrivo.
Se volete obiettare, fate in modo di dire almeno qualcosa di attinente.
Grazie.

Vi piace, 'sta roba?

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Vi piace, 'sta roba? No?
Invece mi sa di sì. Mi sa che vi piace un sacco.
Perché siccome è fin troppo facile capire che 'sta roba è la conseguenza diretta del proibizionismo che continuate a brandire come un fucile a canne mozze, se non vi piacesse fareste retromarcia e vi dareste da fare per sottrarre il monopolio della droga ai delinquenti.
Invece no. Invece voi ipotizzate. Immaginate. Supponete.
Vi baloccate dalla mattina alla sera coi vostri ragionamenti di lana caprina: giocando a indovinare che se le droghe fossero legali i tossicodipendenti aumenterebbero, gingillandovi con l'idea che uno Stato che lucra sugli stupefacenti non è "etico", desumendo dalle vostre premesse malferme conseguenze conclusive, sistematicamente smentite dalla prova dei fatti.
E così facendo 'sta roba, che vi piaccia o no, la perpetuate.

Altro che anarchici, altro che caos

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Sapete cosa? Non ne posso più dell'adagio secondo il quale gli anarchici vorrebbero scatenare il caos.
Documentatevi, una buona volta, e scoprirete che il caos ha a che fare con l'anarchia quanto gli hamburger col veganesimo.
Sono semplicemente convinti, gli anarchici, che la responsabilità di ogni individuo debba essere adoperata senza che qualcuno la imponga.
Anzi, per la verità ritengono che si tratti dell'unico modo possibile per farlo: giacché non c'è responsabilità senza scelta, non c'è scelta senza libertà e non c'è libertà dove esiste imposizione.
Non sono gli anarchici, a creare il caos, ma gli altri: quelli che magari sono arrivati alla soglia della vecchiaia ma non hanno mai mosso un passo se qualcuno non ha detto loro di farlo, e perciò non hanno mai sviluppato alcun senso di responsabilità individuale.
Sono loro, appena si ritrovano col guinzaglio un tantino più lento, a diventare davvero pericolosi.
Altro che gli anarchici.

Rimbalza il clandestino

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Ecco, adesso il massimo sarebbe se in Albania lanciassero un giochino di Facebook intitolato "Rimbalza il clandestino", consistente nel respingere a forza di clic un un pupazzetto con le fattezze di Renzo Bossi che tenta di entrare nel paese senza permesso di soggiorno per prendersi la laurea triennale.

Già si gela

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La primavera non ha fatto manco in tempo ad arrivare e nei supermercati già si gela.
Non so voi, ma io l'aria condizionata l'ho sempre vista così: per stare freschi dentro casa propria si butta a manetta aria bollente addosso a tutti gli altri; il che, per carità, sarà pure legittimo, ma per come la vedo io non è il massimo della cortesia.
Anzi, per quello che vale lo trovo un concetto decisamente menefreghista; che poi, detto per inciso, spesso e volentieri serve principalmente a cagarsi addosso dal freddo in ufficio, e magari doversi coprire, mentre fuori c'è un sole che spacca le pietre: così come in inverno i riscaldamenti a palla costringono la gente a mettersi seminuda quando fuori nevica.
Certo, c'è la storia che senza la giusta temperatura non si riesce a lavorare come si deve: circostanza, questa, che ha senz'altro pregiudicato l'opera di gente come Michelangelo, Einstein, Pasteur, i quali disponendo di un impianto di raffreddamento adeguato avrebbero senz'altro fatto grandi cose, invece del poco e niente che hanno combinato.
A latere, ma marginalmente, c'è la questione dell'inquinamento, per la quale tuttavia è senz'altro più comodo scagliarsi contro i cattivoni che bruciano il carbone piuttosto che dire due paroline a chi attraverso tale combustione si sollazza le ascelle tenendole al fresco.
Io, nel mio studio, l'aria condizionata non ce l'ho. E a lavorare, vi dico la verità, mi pare di riuscirci. Quando fa caldo accosto le persiane, mi metto in maniche di camicia e -orrore- a volte sudo. Poi mi lavo, comunque, ché per fortuna l'acqua mi arriva dritta a casa dal rubinetto e dalla cipolla della doccia. Mi deodoro, anche. E, giuro, di solito non puzzo neanche un po'.
Li metterò, i condizionatori, quando non potrò più farne a meno: cioè quando la temperatura di questa città, a causa dell'aria bollente pompata da tutti gli altri per potersi mettere un golfino invece di indossare una polo a maniche corte, sarà così alta da non poter sopravvivere.
Anche se nessuno di loro, naturalmente, mi darà un contributo: né per avermi costretto a spendere soldi per l'impianto, né per aver sparpagliato un po' di inquinamento nell'aria -che è anche la mia- per soddisfare l'insopprimibile smania di starsene al gelo.
Pazienza.

Tornare a piedi, ma senza peccare

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L'ultima novità è che il Comune di Roma avrebbe deciso di investire dei soldi -e pure tanti, presumo- per scovare le prostitute attraverso un sistema satellitare.
Niente male, per una città in cui -mi auguro per risparmiare risorse, perché altrimenti sarebbe davvero una beffa- non ci si degna neanche di tenere aperto dopo mezzanotte il sito internet su cui consultare i percorsi dei mezzi pubblici.
La prossima volta che vi troverete in mezzo alla città nel cuore della notte e non saprete come andarvene a casa non rammaricatevi: vi toccherà tornare a piedi o prendervi un taxi, questo è vero, ma nel frattempo la vostra moralità sarà sorvegliata in tempo reale da sofisticate apparecchiature.
Volete mettere la soddisfazione?

I cervelloni che si bloccano sulla marijuana

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Voi che ne direste se oltre a reperire una certa quantità di fondi da destinare alla scuola aumentando la tassazione sulle lotterie se ne trovassero altrettanti alzando le imposte sulle droghe leggere?
Certo, prima bisognerebbe legalizzarle, le droghe leggere: con ciò rinunciando a considerare i loro consumatori una massa di delinquenti -perché con ogni evidenza non lo sono-, ammettendo che il loro effetto sulla salute non è più nocivo di quello prodotto da altre sostanze perfettamente legali, prendendo atto che lo stato tollera di guadagnare su forme di dipendenza -vedasi gioco d'azzardo, tanto per restare in tema- assai più drammatiche, sottraendo il monopolio del loro commercio alla malavita e incrementando considerevolmente il gettito fiscale.
Basterebbe, insomma, un minimo -ma proprio un minimo- di ragionevolezza e il gioco sarebbe fatto.
Che ne dite, governo di cervelloni: siete in grado di fare un ragionamento facile come questo, oppure quando si parla di marijuana vi si bloccano le sinapsi?

Siamo al limite della frutta, anzi oltre

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Poi, una sera, succede che uno si va a bere un bicchiere all'aperto (a proposito, auguri, Matteo!) e si imbatte in un divieto come questo: "Vista l'ordinanza del sindaco (Gianni Alemanno, ndr), dalle ore 23:00 è vietato il consumo di bevande oltre i limiti del locale".
Bevande? In che senso, bevande? Tipo, anche un'aranciata? Una gazzosa? Un chinotto? Anche un bicchiere d'acqua? Chissà.
Ma soprattutto: quali sarebbero, 'sti limiti del locale? Ah, eccolo! Trattasi di catenella in plastica sorretta da colonnina in materiale analogo: Storia complicata, però, questo divieto, perché dà luogo a un sacco di dubbi. Per esempio, i giovani che vedete qua sotto, con entrambi i piedi dentro i limiti ma con il tronco evidentemente oltre i medesimi, stanno commettendo un'infrazione? E l'individuo nella foto che segue, che consuma la bevanda proprio a cavallo della catenella, è passibile di multa? Si tratta, ne converrete, di problemi interpretativi complessi. Ma ve ne sono di ancora più ardui.
Come giudicare, ad esempio, il comportamento del giovane qua sotto, che poggia i piedi al di fuori dei limiti ma beve chiaramente all'interno degli stessi? E come regolarsi nel caso in cui il medesimo giovane, pur stazionando dentro il perimetro della catenella, dia da bere ad una ragazza che si trova al di fuori? E in che modo valutare il caso opposto, cioè quello in cui sia la ragazza oltre i limiti a fornire l'insidiosa bevanda al giovane che vi si mantiene rigorosamente dentro? E ancora, come relazionarsi con lo spinoso caso del diabolico individuo che si mantiene esattamente sul confine e dà da bere a due persone, l'una in regola col divieto e l'altra in situazione di illegalità? Un ginepraio, non c'è che dire. Nella foto che segue, ad esempio, il bicchiere è fuori dai limiti, ma la mano che cerca di carpirlo è ancora dentro: l'infrazione si è già compiuta oppure no? E che dire dell'ipotesi in cui sia la bevanda ed essere regolarmente nel recinto, ma una mano birichina cerchi di indurla ad uscirne? Tutto ciò senza voler parlare del fatto che queste ordinanze sono concepite per evitare problemi di violenza. Ebbene, nel caso in cui un ligio bevitore sorbisca un cocktail dentro i limiti stabiliti, ma picchi un avventore che staziona al di fuori di essi, la finalità del provvedimento s'intende realizzata? E che dire del caso in cui sia il malintenzionato col bicchiere bivaccante fuori dai limiti a picchiare il giovane che si mantiene accuratamente dentro la catenella? In attesa di cospicua giurisprudenza che chiarisca a fondo i casi testè illustrati, e tutti gli altri che date le premesse sarà possibile riscontrare, credo che mi rilasserò facendomi un bel bicchiere di vino a casa.
Entro il confine delimitato dal tavolo del salone e dalla tazza del cesso, naturalmente.
Visti i tempi che corrono, non si sa mai.

Un momento lungo 50 anni

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Carmela Rozza, capogruppo PD al Comune di Milano, ci comunica che non è il momento per le coppie di fatto e per quelle omosessuali, perché il suo partito vuole "con testardaggine, affrontare l'argomento con la giusta serenità".
Il che, a onor del vero, mi ricorda un po' la barzelletta del tizio che va a trovare un eremita in cima a una montagna, gli chiede "come va?" e dopo tre anni si sente rispondere "va bene, ma se sei venuto per rompere i coglioni te ne puoi andare anche subito".
Fuor di metafora, la questione dei diritti degli omosessuali è sul tappeto da qualche decennio: se n'è discusso fino alla nausea, in tutte le sedi possibili e immaginabili, non senza doversi sorbire insulti, fregnacce e supercazzole: eppure, a quanto pare, gli amici del PD hanno ancora bisogno della "giusta serenità", vale a dire di chissà quanto altro tempo, per sviscerare la questione ancora un po'.
E meno male che questi si dicono progressisti: figuriamoci che sarebbe successo se fossero stati conservatori.

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Grazie a Clara per la segnalazione.

La gara a chi è più onesto

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Dedicato agli amici del PD, che quando li critichi per i manifesti abusivi ti rispondono: "Ma proprio tu parli, che sei radicale e hai ...?".
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Un giorno l'avvocato Bombacioni vide il geometra Sberetta che parcheggiava la macchina nel posto dei disabili sul corso del paese e lo apostrofò in mezzo alla strada dicendogli che si trattava di un comportamento inaccettabile; il geometra balbettò qualcosa, ma proprio mentre stava per ammettere di aver sbagliato gli venne in soccorso il farmacista Tromba, il quale fece presente a Bombacioni che lui non poteva criticare nessuno, giacché faceva sempre cagare il cane sul marciapiede senza raccogliere con la bustina; l'avvocato arrossì, ma in quel mentre passava il salumiere Zuppacci, che rilevò come il farmacista dovesse solo stare zitto, visto che lo sapeva tutto il paese che non differenziava l'immondizia; il Tromba, punto sul vivo, abbozzò una giustificazione, ma fu interrotto dal notaio Canfora, che arrivando dall'altra parte della strada intervenne invitando Zuppacci a farsi i cazzi suoi e a pensare piuttosto a tutta la roba che vendeva senza fare lo scontrino; il salumiere alzò le mani come per chiedere scusa, ma nel frattempo sopraggiunse il preside Giantonti, gridando che il notaio proprio non poteva parlare, visto che aveva costruito nel giardino un casotto abusivo e l'aveva condonato alla chetichella; Canfora fece per dire qualcosa, ma a quel punto si era formato un capannello nel quale ciascuno diceva all'altro che non aveva titolo per giudicare perché aveva commesso per primo qualche magagna.
La discussione fu molto animata e andò avanti per un paio d'ore, poi si fece tardi e tutti se ne tornarono a casa.
Dal giorno dopo nessuno osò più criticare nessun altro: però il geometra Sberetta tornò a parcheggiare sul posto dei disabili, il cane dell'avvocato Bombaccioni continuò a sparpagliare merda sul marciapiede, il farmacista Tromba proseguì nel ficcare tutta la mondezza nello stesso sacchetto, il salumiere Zuppacci andò avanti a vendere prosciutto senza battere lo scontrino, il notaio Canfora costruì abusivamente una piscina, un campo da tennis e una sauna svedese.
Nei posti in cui si fa la gara a chi è più onesto, di solito, va a finire così.

Generatore automatico di sagaci misure per la sicurezza

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Letta la notizia, non posso esimermi: fare refresh per ottenere una nuova, sagace misura di sicurezza
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Grazie a Clara per la segnalazione.

Autorespingimenti

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Celti, fenici, cartaginesi, eruli, greci, unni, ostrogoti, bizantini, longobardi, vandali, alani, svevi, burgundi, visigoti, arabi, normanni, aragonesi, angioini, borboni, austriaci, e scusate se me ne dimentico qualche decina.
Se l'Italia multietnica fa davvero paura a quelli della Lega, mi sa che farebbero bene a non indagare troppo sul loro dna.
Altrimenti finisce che si cacciano da soli.

Secessionisti nazionalisti

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E' curioso che ad opporsi in modo più accanito contro la possibilità che chi nasce sul suolo della repubblica diventi automaticamente italiano siano quelli che si professano stranieri pur essendo nati in Italia.
Per la serie: non blaterate dalla mattina alla sera di essere padani e di voler fare la secessione?
E allora, scusate, che ve ne frega?

Scopri le differenze

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Voglio augurarmi che nessuno abbia l'alzata d'ingegno di sputare veleno sui rumeni in ragione del fatto che sono perfino capaci di picchiarsi per un cellulare.
Visto come sono andate le cose l'altro giorno, sarebbe il colmo.

Manco i proibizionisti, sappiamo fare

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So perfettamente che a distruggermi la macchina tirando dritto a uno stop, venerdì scorso, avrebbe potuto essere un cinquantenne patentato da una vita: e non, come invece è avvenuto, un'adolescente alla guida della sua automobilina con la targa da motorino.
So altrettanto bene, però, quanto sia singolare che nello stesso paese un quindicenne non sia considerato in grado di bersi una birra neanche se esce a piedi, ma allo stesso tempo venga reputato idoneo ad andarsene in giro guidando un attrezzo a quattro ruote potenzialmente pericoloso non solo per sé, ma pure per gli altri.
Dalle nostre parti, insomma, siamo severissimi sulle fregnacce, ma diventiamo estremamente permissivi quando si tratta di cose serie.
Manco i proibizionisti, sappiamo fare.

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