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Forti del consenso popolare

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Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito. Gli universitari invece lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì.
(Francesco Cossiga, 23 ottobre 2008)

Padanocrazia

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Questa è bella: siccome si ritiene che il voto di maturità venga concesso con criteri differenziati a seconda della regione in cui gli studenti sostengono l'esame, non si propongono dei provvedimenti per fare in modo che questa disparità -ammesso che esista- venga corretta, ma si decide direttamente di considerare la residenza più importante del voto stesso.
Dalla meritocrazia alla padanocrazia.
Senza passare per il via, che fa pure rima.

Alla prossima chiamiamo i bocciofili

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Finalmente ce l'abbiamo fatta: anche da noi i soldi all'università verranno dati a seconda della qualità dell'ateneo e non più a pioggia! Un applauso alla ministra, che è riuscita a passare da strega inseguita da folle riottose a eroina contro le baronie. Tuttavia, andando ad approfondire la Grande riforma, si incappa subito nella solita italianiata, che vi sottopongo. Per l'attribuzione dei fondi l'Anvur valuterà due aspetti: la qualità della ricerca e la qualità della didattica. Quest'ultima verrà giudicata in base

alla percentuale dei laureati che trovano lavoro a tre anni dal conseguimento della laurea, alla capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo.
Interessante. La ministra ha passato un anno della sua onorata carriera a dire che bisognava allontanare i baroni dalle università, e ora viene fuori che i docenti a contratto, quelli che magari sono pure esterni e danno un po' di aria alle università e la avvicinano al mondo del lavoro, non vanno più bene. Ma andiamo avanti. I fondi verranno erogati in base
alla quantità di studenti che si iscrivono al secondo avendo fatto almeno i due terzi degli esami del primo anno e alla possibilità data agli studenti di valutare attraverso un questionario la qualità della didattica e la soddisfazione per i corsi di laurea frequentati.
Mi immagino già la scena. Siamo all'università di Foggia (quest'anno punita con un milione di euro in meno), il professore entra in classe e dice: "Ragazzi, oggi dovete compilare il questionario per la Gelmini. Vi ricordate quell'aula informatica che ci avete tanto chiesto? Ecco, vedete di mettere le crocette al posto giusto". Se per un lavoro del genere ci vogliono i luminari dell'Anvur, la prossima volta sarebbe meglio chiamare quelli del circolo di bocce, che potrebbero ideare un sistema dotato di più raziocinio.

Sotomayor: access denied

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Sonya Sotomayor, origini portoricane e cresciuta nel Bronx, è il nuovo giudice della Corte Suprema americana. Evviva! Peccato, però, che in Italia non potrebbe mai succedere. Perché? A causa dell’egualitarismo militante, per cui tutti devono essere uguali, ricevere la stessa istruzione e guai a chi avanza per il merito, in Italia non abbiamo poli di eccellenza, università da cui i migliori possano veramente emergere. Così, il povero figlio di poveri sarà già fortunatissimo se si potrà iscrivere all’università, ma sarà costretto a scegliersi quella vicino casa, probabilmente il distaccamento scadente di un’università già scadente. Il ricco magari farà la sua stessa università, ma attraverso le sue conoscenze familistiche e le sue raccomandazioni emergerà. E intanto il Paese sprofonda, perché i bravi fanno da segretari ai meno bravi. La soluzione? Princeton e Yale (le università frequentate dalla Sotomayor) anche da noi, prestiti d’onore a chi se li merita e via i concorsi pubblici per scegliere i professori, che tanto si raccomandano fra di loro. Chiaramente occorre abolire il valore legale del titolo di studio, ma appena si osa anche solo pronunciare questa formuletta magica, tacciata di liberismo omicida, il Sapere si ferma a causa dell’okkupazione. E quelli che gli okkupanti pretendono di difendere, intanto puliscono l’università che loro okkupano.

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