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Tutti commissari tecnici, e anche nautici

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Una volta, tanti anni fa, mi toccò andare in non so quale stazione dei carabinieri dalle parti della via Ostiense a recuperare una patente che avevo smarrito ed era stata ritrovata.
Come mi capita fin troppo spesso, ché sugli orari sono un po' fissato, arrivai in anticipo rispetto all'apertura al pubblico, e non sapendo come ingannare il tempo decisi di impiegare i venti minuti che mancavano facendomi un cappuccino nel bar accanto alla caserma.
Era l'epoca in cui Alberto Tomba spopolava, e nel locale c'era una minuscola televisione in bianco e nero, collocata in alto sopra la cassa, sintonizzata sulla prima manche dello slalom speciale che stava per iniziare. Era così piccola e così lontana che a stento si distinguevano i contorni delle inquadrature; il barista, nondimeno, fissò con aria esperta quello schermo minuscolo e sentenziò: "Oggi Tomba 'gnafà, 'a neve nun è bbona".
Probabilmente quel barista non c'era mai stato, sulla neve, e anche se ci fosse stato non avrebbe potuto apprezzarne minimamente la consistenza, da quel monitor microscopico; così come non erano mai stati neanche su un canotto tutti quelli che ai tempi di Azzurra discettavano con disinvoltura di strambate, rande cazzate e boline come se non avessero mai fatto altro nella vita.
E' che molti italiani, purtroppo, sono fatti così: tutti commissari tecnici della nazionale, profondi conoscitori dell'eptathlon, sgamatissimi di spread, imbattibili nell'interpretazione tattica della pallamano.
E da ieri, naturalmente, espertissimi nel campo della nautica.

Noi tagliamo i fondi, loro regalano i tablet

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Mentre in Italia si continuano allegramente a tagliare i fondi destinati alla scuola pubblica, in India regalano un tablet con Android ad ogni studente.
Poi lamentiamoci che gli altri sono più bravi di noi e vengono a rubarci il lavoro.

Non ho paura delle centrali nucleari, ma degli italiani

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A prescindere dalle considerazioni sulla loro effettiva utilità, l'idea che in Italia vengano installate delle centrali nucleari mi terrorizza; e non tanto, o non solo, per il rischio che un giorno o l'altro succeda una catastrofe come in Giappone: del resto ci sono impianti potenzialmente pericolosi a pochi passi dai nostri confini, e se accadesse qualcosa a quelli le conseguenze sulla nostra incolumità sarebbero ugualmente gravi.
Quella che mi precipita dritto dritto nello sgomento è un'altra considerazione: niente, ma proprio niente, mi autorizza a confidare che quelle centrali, una volta costruite, verranno gestite in base a criteri diversi da quelli con cui nel nostro paese viene gestito più meno tutto il resto.
Provate a fare mente locale: cricche, amici degli amici, infiltrazioni mafiose e camorristiche, scorie radioattive interrate nei campi in cui ruminano le mucche, appalti per la manutenzione attribuiti senza la minima trasparenza, favori, controfavori, raccomandazioni, volemose bene e compagnia cantando.
Abbiamo già avuto modo di ammirare gli splendidi esiti di questo edificante modo di procedere in più di una circostanza: alluvioni che hanno spazzato via case costruite dove non si sarebbe dovuto grazie a concessioni rilasciate a forza di mazzette, terremoti che hanno polverizzato interi palazzi tirati su con la sabbia, edifici pubblici crollati da un momento all'altro perché chi doveva controllare la loro agibilità non l'aveva fatto, o l'aveva fatto chiudendo un occhio, magari lubrificato da una quantità di liquido sufficiente a mettergli in pace la coscienza.
Potrei continuare, evidentemente, elencando puntigliosamente il vivamaria di tragedie dovute al malaffare, alla corruzione e alla degenerazione delle istituzioni che hanno punteggiato la storia recente del nostro paese: ma credo che il concetto sia chiaro, così come dovrebbe essere chiaro il fatto che quando si gioca con la fusione dell'atomo il rischio che si corre è quello di moltiplicare quelle tragedie per cento, per mille, per diecimila.
E' per questo che mi terrorizza l'idea di installare delle centrali nucleari in Italia: non tanto, o non solo, perché temo un'imprevedibile catastrofe, quanto perché ho una paura fottuta dei prevedibilissimi metodi italiani.

Ammazza, come cementano i leghisti!

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In occasione delle celebrazioni ufficiali per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia il presidente del Senato Renato Schifani invita tutti a

Cementare la coesione nazionale intorno ai valori forti della storia italiana.
Ecco qualche esempio di "cementazione" da parte dei suoi alleati leghisti:
Il tricolore, per me, identifica un sentimento di cinquant'anni fa.
(Renzo Bossi, 24 aprile 2010)
Basterebbe regalare la Campania e il Sud alla corona di Spagna: erano già Regno delle Due Sicilie, se la tengano pure!
(Mario Borghezio, 1° giugno 2008)
Il Tricolore è vecchio, stanco e rappresentativo soltanto delle tifoserie calcistiche.
(Roberto Calderoli, 7 gennaio 2007)
E noi che siamo padani abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il tricolore, bruciare il tricolore!
(Militanti leghisti, 4 dicembre 2005)
Il tricolore lo metta nel cesso, signora. Ho ordinato un camion a rimorchio di carta igienica tricolore, personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore.
(Umberto Bossi, 14 settembre 1997)
Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo.
(Umberto Bossi, 26 luglio 1997)

L'Italia è un disco rotto

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Nel caso in cui non l'abbiate notato, negli ultimi mesi le prime pagine dei principali quotidiani italiani sono più o meno sempre uguali: Berlusconi dice che ha la maggioranza e quindi le elezioni non servono, Bossi risponde un giorno che non è vero e l'altro che se lo dice lui allora bisogna fidarsi e comunque staremo a vedere che succede domani, Bersani sottolinea che il governo è ormai alla frutta e che il PD sta per iniziare un'opposizione spietata, Di Pietro denuncia il fatto che il premier è un tiranno della peggiore risma utilizzando qualche colorita metafora, Fini viene accusato di aver fatto qualcosa di orribile e comunque di essere un traditore, Vendola si produce in una complessa narrazione della situazione politica utilizzando una percentuale di parole incomprensibili variabile tra il 40 e il 60% del totale.
Poi, il giorno dopo, la maggioranza di cui parla il Cavaliere ancora non si è capito bene quale sia ma lui insiste a dire che c'è, Bossi risponde l'opposto di quello che ha risposto il giorno prima e comunque staremo a vedere che succede domani, l'opposizione annunciata da Bersani ancora non è iniziata ma ci siamo quasi e allora vedrete di che pasta è fatto il PD, Di Pietro si imbatte in qualche contrattempo col suo partito rivelandosi un satrapo con i suoi più o meno quanto Berlusconi lo è col paese, qualche finiano difende il suo capo dalle nefandezze attribuitegli e ribadisce che comunque loro non hanno tradito nessuno, Vendola precisa il concetto del giorno prima incrementando progressivamente la percentuale di oscurità del lessico e la complessità delle immagini utilizzate.
Così, come per magia, tutto ricomincia da capo, e i malcapitati che ancora si prendono la briga di comprarsi il giornale vengono investiti dalla sgradevole sensazione di leggere tutti i giorni le stesse cose: nel frattempo il paese è cristallizzato in una sorta di dimensione atemporale, nella quale sembra che sempre che stia per succedere qualcosa di importante ma poi non succede mai niente, e i problemi si trascinano all'infinito, nella speranza che qualcuno, a un certo punto, decida di occuparsene sul serio.
Dite la verità: non vi sentite un tantino alienati anche voi?

Un paese in via di regresso

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Il World Economic Forum ha pubblicato la classifica degli stati in base al livello di parità di tra uomini e donne.
L'Italia, che lo scorso anno occupava la posizione numero 72, è scesa al settantaquattresimo posto, un pelo sopra il Gambia e il Brunei e preceduta da nazioni come l'Uganda, il Mozambico e il Ghana.
Siccome la tendenza mi pare decisamente quella della regressione, non ci spetta neanche la consolazione di poterci definire un paese in via di sviluppo.

Le vite degli altri /14

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In Finlandia la banda larga è ufficialmente un diritto civile, mentre in Islanda viene approvata una legge che garantisce uno scudo a chi pubblica su internet segreti di stato, militari, giudiziari e societari di interesse pubblico.
In Italia la banda larga costa un occhio della testa, e i blogger verranno presto messi a tacere da una legge che impedirà loro di scrivere perfino quello che pensano.
Benvenuti all'inferno.

Triste e senza cuore

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Non voglio fare la solita, ma l'Italia sembra esattamente il paese: triste e senza cuore.
Sms di Virginia, ore 20:05.

Temi di ampio respiro

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La prima dichiarazione di Renzo Bossi da consigliere regionale, come vedete, è roba di profilo molto alto.
Oltre che assai adatta al chissenefrega.

Il bel paese dei casi isolati

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La cosa curiosa è che in Italia, a quanto pare, non è ancora stato ufficialmente aperto un "caso preti pedofili", come invece è successo negli Stati Uniti, in Irlanda e in Germania.
Evidentemente secondo il Vaticano tutto quello che continua a venir fuori non è ancora sufficiente.

Gli italiani che vogliono il Duce

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Non c'è altra spiegazione: a gran parte degli italiani piace essere dominati. Li eccita, proprio. Gli viene duro -oppure si bagnano, a seconda del sesso- al solo pensiero di essere guidati con l'autorità, la forza, l'arbitrio. Li rassicura, credo. Così possono smettere di pensare, ché pensare significa necessariamente dover diventare individui liberi, cioè responsabili, e voi capirete che essere responsabili non è per niente una passeggiata, perché impegna, comporta sacrificio e può pure andare a finire che non ci dormi di notte. E invece vogliono dormire tranquilli, loro. Certo, hanno delle necessità e dei bisogni, desiderano delle cose: ma preferiscono prendersele furtivamente quando qualcuno gliele dà, come quando si butta l'avanzo della cena nella ciotola di un cane, piuttosto che rivendicarle come diritti. Perché i diritti comportano degli obblighi. E quegli obblighi, diciamocelo, chi cazzo te lo fa fare di prenderteli? Meglio schiavi, si fa meno fatica e tutto sommato si campa lo stesso. Per non dire meglio.

Non è che quegli italiani non le vedano, non le riconoscano o non le capiscano, tutte le nefandezze che stanno succedendo.

Il guaio, quello vero, è che le vogliono.

Potrebbe piovere (*)

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Da qualche giorno a questa parte mi capita un fatto strano: ogni volta che mi ritrovo a riflettere con angoscia sulle condizioni miserevoli in cui versa il nostro paese, mi viene subito da pensare che se le cose fossero andate diversamente il tizio nella foto sarebbe il prossimo Re.

E poi dicono che il Festival di Sanremo non serve ad alleviare le preoccupazioni della gente.

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(*) Qua.

Stasera a casa del dittatore

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Mu‘ammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, meglio noto in Italia col nome di Muammar Gheddafi, dittatore libico, l'11 giugno 2009 al Senato della Repubblica Italiana:

Le dittature non sono un problema se fanno il bene della gente.
In occasione dei 40 anni dal colpo di stato con il quale questo campione di democrazia prese il potere in Libia, instaurando una dittatura che si è resa protagonista -tra l'altro- della restaurazione della Shari‘a, della soppressione di tutte le libertà politiche, del supporto a noti dittatori come Idi Amin Dada e Bokassa, nonché del sostegno a svariati gruppi terroristici, il governo italiano ha deciso di inviare in Libia le Frecce Tricolori per contribuire ai festeggiamenti. Una sola domanda: che effetto vi fa, vivere in un paese che invece di combattere i tiranni fa festa insieme a loro?

Niente treno, siamo italiani

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I miei genitori hanno una casetta al mare, sul litorale tirrenico tra San Felice Circeo e Terracina, a un centinaio di chilometri da Roma (a occhio e croce si tratta del posto contrassegnato dal segnalino rosso): pur non essendo esattamente la Costa Smeralda, si tratta di un luogo che mi è molto caro, dal momento che ci ho trascorso tutte le vacanze fino all'adolescenza, tornandoci poi almeno una decina di giorni l'anno intorno a ferragosto, prima da solo e adesso, che il tempo è passato portando con sé i consueti cambiamenti della vita, insieme ai miei figli. Tutti le estati, sul litorale compreso tra il segnalino verde (Sabaudia) e quello azzurro chiaro (Sperlonga), affluisce qualche centinaio di migliaia di persone, provenienti prevalentemente da Roma: eppure, se dovesse capitarvi come me di avere la macchina rotta e di doverci andare in treno, scoprireste di essere in un guaio serio, a meno che non abbiate qualcuno disponibile a venirvi a prendere in automobile (e a percorrere molti chilometri) e successivamente a scarrozzarvi in giro. Per arrivare da Roma al litorale di cui vi sto parlando, infatti, sono disponibili un paio di possibilità: un autobus (che arriva fino alla costa ma impiega più o meno due ore e mezza), oppure il treno, con il quale le due località raggiungibili più vicine sono Monte San Biagio (il segnalino blu) o Priverno (il segnalino fucsia), entrambe collocate almeno a una mezz'ora buona di macchina dalla destinazione. Dopodiché, il nulla: ammesso che riusciate ad arrivarci, spostarvi in questa zona è praticamente impossibile se non disponete di un'automobile, di tal che anche fare la spesa o comprare le sigarette possono diventare imprese letteralmente proibitive. Da queste parti, ripeto, passano svariate centinaia di migliaia di persone ogni estate: più esattamente una cifra vicina al milione, a sentire gli esperti di turismo; eppure a nessuno è venuto in mente di predisporre un treno che raggiunga da Roma una località qualsiasi della costa, e una metropolitana leggera che parta da quel punto e percorra continuamente tutto il litorale da un estremo all'altro. Si tratta di una soluzione che in qualsiasi altro paese normale sarebbe già stata realizzata da un pezzo, anche allo scopo di valorizzare una delle poche capitali al mondo che possano disporre di un litorale così vicino e così frequentato. Invece siamo in Italia, e quindi le alternative si riducono ad un perentorio aut aut: o vi rassegnate a girare con l'automobile (percorrendo, tra l'altro, una strada come la Pontina, che a detta degli esperti è una delle più pericolose del paese) oppure ve ne andate in un'agenzia di viaggi e scegliete un altro posto per trascorrere le vacanze. Possibilmente all'estero, così potrete finalmente lasciare la macchina a casa.

Posti di lavoro prossimamente disponibili

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Il Papa: i disoccupati non perdano fiducia. A lui, per esempio, se cade ancora servirà una badante.

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