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Dai, allunghiamogli le gambe

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C'è una vecchia barzelletta che funziona più o meno così: un tizio vuole farsi accorciare il pisello perché è di una lunghezza sproporzionata, ma siccome in sala operatoria l'intervento non riesce il dottore guarda i suoi assistenti e dice: "Vabbe', dai, allunghiamogli le gambe".
Ecco, il ddl anticorruzione di cui si parla in questi giorni mi ricorda tanto quella barzelletta: perché se la giustizia italiana è un colabrodo che manda in prescrizione migliaia di reati, pensare di risolvere il problema aumentando la prescrizione anziché riformare una volta per tutte il sistema giudiziario è un po' come allungare le gambe a quel tizio invece di accorciargli il pisello.
Sapete cosa penso? Che pur di non mettere mano ai problemi della giustizia finiremo per abrogarla, la prescrizione: così come, travolti dallo scalmanato impeto giustizialista che imperversa in lungo e in largo, abbiamo di fatto già abrogato il principio per cui ciascuno è innocente fino al momento della condanna, il carattere eccezionale della carcerazione preventiva e il valore rieducativo della pena.
Tutta roba della quale, nell'emergenza di un paese invaso dall'illegalità, pensiamo di poter fare a meno: finché non ci accorgeremo che due -o tre, o quattro, o enne- torti non fanno una ragione; che quelle garanzie dimenticate andavano salvaguardate a maggior ragione in un momento tanto difficile; che dal malaffare si esce praticando lo stato di diritto, non cancellando come se niente fosse decenni -e a volte secoli- di civiltà giuridica.
Sarà un brutto giorno, quello in cui ce ne renderemo conto.
E forse, come spesso accade, sarà troppo tardi per tornare indietro.

Difendere il peggiore per difendere tutti

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Magari qualcuno sarà contento, dopo aver letto che si è suicidato in carcere uno che vendeva bambini ai pedofili.
Invece, per come la vedo io, c'è di che preoccuparsi.
Perché se non siamo in grado di difendere i diritti di quelli che sono in carcere, perfino per i motivi più odiosi, significa che non siamo in grado di difendere la legalità.
E se non siamo in grado di difendere la legalità, significa che non siamo neppure in grado di difendere i bambini dai pedofili.
Perché la legalità non è una fisarmonica, che si allunga e si accorcia a piacimento di chi la suona: se c'è vale nei confronti di tutti, se non c'è non c'è, e allora il posto in cui si vive diventa un far west.
Governato dall'odio, dalla vendetta, dalla legge del più forte.
E quindi pure da quelli che vendono i bambini ai pedofili.

Quasi quasi mi compro la Torre degli Asinelli

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Vediamo se ho capito: in cambio del contributo di 25 milioni di euro per il suo restauro, Della Valle potrà sfruttare il logo del Colosseo per i quindici anni successivi alla durata dei lavori.
Ciò equivale a dire, a meno che non mi sfugga qualcosa di essenziale, che uno dei simboli più conosciuti e riconoscibili al mondo è stato di fatto venduto a un privato per poco più di un milione e mezzo l'anno: il che dovrebbe comportare, a rigor di logica, che per poter sfruttare l'immagine di un monumento meno famoso dovrebbe essere sufficiente una manciata di euro.
La torre di Pisa, ad esempio, potrebbe costare sette o ottocentomila euro l'anno, Palazzo Vecchio a Firenze una cosa tipo trecentomila, mentre per il Maschio Angioino ce la si potrebbe cavare con un centinaio o giù di lì.
Quasi quasi mi informo sulla Torre degli Asinelli, perché sarebbe carino regalarla per vent'anni al prossimo amico che fa il compleanno.
Se le tariffe sono queste, c'è il caso che possa permettermelo risparmiando qualcosina sulle sigarette.

E se ci stessero fregando un'altra volta?

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Ricapitoliamo. La buona notizia è che l'ennesima sanatoria sulle affissioni politiche abusive è stata miracolosamente eliminata dal decreto milleproroghe: il che equivale a dire che i partiti, loro malgrado, dovranno pagare fino all'ultimo euro le multe elevate nei loro confronti per la miriade di manifesti con i quali hanno infestato le nostre città.
Una vittoria, si direbbe: e forse, per certi versi, non senza motivo.
Sta di fatto, però, che l'eliminazione della sanatoria sarebbe effettivamente rilevante nel solo caso in cui le sanzioni venissero effettivamente comminate, perché in caso contrario il problema sarebbe superato a monte e chi s'è visto s'è visto.
La domanda, in altre parole, è: i vigili urbani fanno sistematicamente la multa ai partiti che affiggono abusivamente i loro manifesti? Oppure ne fanno una ogni tanto?
Il problema, secondo qualcuno, sarebbe marginale: ma i calcoli più puntigliosi indicano che se le sanzioni fossero erogate con regolarità l'introito per le casse del solo comune di Roma si aggirerebbe intorno ai 2 milioni di euro al mese.
Ebbene, voi avete idea di quello che si potrebbe fare con 2 milioni di euro al mese? Voi che vi dannate l'anima perché mancano gli asili nido, perché l'edilizia popolare praticamente non esiste, perché gli autobus sono pochi e non funzionano, perché la città è sempre più sporca e non ci sono le risorse per provvedere? Voi che un giorno sì e un giorno no dovete precipitarvi giù dall'ufficio a spostare la macchina perché sotto ci sono i vigili che rastrellano multe stradali a rotta di collo, e quella macchina non sapete dove metterla anche volendo pagare, e arrivare al lavoro con i mezzi sarebbe un'impresa titanica? Voi che ce la mettete tutta per tirare avanti, mentre i partiti continuano allegramente a fare i loro comodi coi soldi del finanziamento pubblico -vale a dire i vostri- senza pagarne le conseguenze?
Credete davvero che si tratti di una faccenda marginale? E non avete il dubbio che in un modo o nell'altro, sanatoria a parte, ci stiano fregando un'altra volta?
Io, al posto vostro, ci rifletterei.

La gara a chi è più onesto

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Dedicato agli amici del PD, che quando li critichi per i manifesti abusivi ti rispondono: "Ma proprio tu parli, che sei radicale e hai ...?".
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Un giorno l'avvocato Bombacioni vide il geometra Sberetta che parcheggiava la macchina nel posto dei disabili sul corso del paese e lo apostrofò in mezzo alla strada dicendogli che si trattava di un comportamento inaccettabile; il geometra balbettò qualcosa, ma proprio mentre stava per ammettere di aver sbagliato gli venne in soccorso il farmacista Tromba, il quale fece presente a Bombacioni che lui non poteva criticare nessuno, giacché faceva sempre cagare il cane sul marciapiede senza raccogliere con la bustina; l'avvocato arrossì, ma in quel mentre passava il salumiere Zuppacci, che rilevò come il farmacista dovesse solo stare zitto, visto che lo sapeva tutto il paese che non differenziava l'immondizia; il Tromba, punto sul vivo, abbozzò una giustificazione, ma fu interrotto dal notaio Canfora, che arrivando dall'altra parte della strada intervenne invitando Zuppacci a farsi i cazzi suoi e a pensare piuttosto a tutta la roba che vendeva senza fare lo scontrino; il salumiere alzò le mani come per chiedere scusa, ma nel frattempo sopraggiunse il preside Giantonti, gridando che il notaio proprio non poteva parlare, visto che aveva costruito nel giardino un casotto abusivo e l'aveva condonato alla chetichella; Canfora fece per dire qualcosa, ma a quel punto si era formato un capannello nel quale ciascuno diceva all'altro che non aveva titolo per giudicare perché aveva commesso per primo qualche magagna.
La discussione fu molto animata e andò avanti per un paio d'ore, poi si fece tardi e tutti se ne tornarono a casa.
Dal giorno dopo nessuno osò più criticare nessun altro: però il geometra Sberetta tornò a parcheggiare sul posto dei disabili, il cane dell'avvocato Bombaccioni continuò a sparpagliare merda sul marciapiede, il farmacista Tromba proseguì nel ficcare tutta la mondezza nello stesso sacchetto, il salumiere Zuppacci andò avanti a vendere prosciutto senza battere lo scontrino, il notaio Canfora costruì abusivamente una piscina, un campo da tennis e una sauna svedese.
Nei posti in cui si fa la gara a chi è più onesto, di solito, va a finire così.

Scartoffie

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Solo scartoffie.
Bossi definisce così l'ulteriore documentazione sul caso Ruby inviata dai pm alla Camera.
Solo scartoffie.
Così come le regole per presentare le liste alle regionali erano solo "burocrazia".
Scartoffie le leggi, i codici, le norme, le sentenze, gli atti giudiziari.
Carta. Cartaccia. Carta straccia. Carta da culo.
Avanti di questo passo, tra una ventina d'anni finiranno per guardare con sospetto quelli che hanno avuto la sventura di imparare a scrivere.

Se la legge è sovrana si chiama democrazia, se il popolo è sovrano si chiama fascismo

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Secondo alcuni commentatori la denuncia delle firme false sul listino di Formigoni alle elezioni regionali dovrebbe essere considerata irrilevante, perché la volontà popolare, successivamente dimostrata dal voto degli elettori, non può essere vanificata dalla burocrazia.
Si tratta, a ben guardare, di due affermazioni distinte, sulle quali vale la pena soffermarsi qualche secondo.
Innanzitutto occupiamoci del richiamo al concetto di burocrazia, che nel caso di specie mi pare evocato a sproposito per motivi sin troppo evidenti: se per realizzare un'opera pubblica un'impresa deve possedere dei requisiti, e se l'ufficio pubblico preposto a verificarne la sussistenza fa giacere la pratica ritardando il progetto così a lungo da renderlo inattuabile, allora siamo di fronte ad un caso di burocrazia che deprime l'iniziativa degli individui; se invece l'impresa quei requisiti non li possiede, li falsifica pur di ottenere l'appalto e alla fine viene scoperta, il problema non è di burocrazia, ma di legalità.
E' sin troppo evidente che il listino di Formigoni non è stato affossato dall'inerzia dell'apparato amministrativo che doveva controllarne la regolarità, e quindi dalla burocrazia, ma piuttosto dal fatto che quella regolarità mancava sin dall'origine, il che configura un problema decisamente diverso: di legalità, per l'appunto, cioè di certezza delle regole che debbono valere per tutti, e alle quali nessuno può sottrarsi.
Poi c'è l'annosa questione della volontà popolare: gli elettori, si dice, hanno comunque premiato Formigoni con il voto, il che varrebbe a sanare nella sostanza l'irregolarità delle firme presentate per poter accedere alle elezioni.
Si tratta, per la verità, di un modo di vedere le cose che negli ultimi tempi si è andato diffondendo in modo preoccupante: quello secondo il quale la sovranità popolare consisterebbe nel fatto che la volontà della maggioranza è più forte della legge, cioè al di sopra di essa.
Ciò che è vero, in realtà, è che in uno stato di diritto la maggioranza dei cittadini può modificare o addirittura abrogare una legge: con il piccolo particolare che deve farlo secondo quanto previsto dalla legge stessa, vale a dire esercitando il voto e mandando in parlamento i propri rappresentanti, i quali a loro volta provvederanno a cambiare o eliminare la legge seguendo la procedura all'uopo stabilita dalla costituzione; finché ciò non avviene quella legge resta in vigore, e non vale a sottrarle efficacia il fatto che la maggioranza (o, al limite, la totalità) dei cittadini dichiari di non condividerla.
Esemplificando con un caso limite, sarebbe addirittura possibile che la volontà popolare reintroducesse nel nostro paese la pena di morte; ma ciò potrebbe avvenire solo nel caso in cui i parlamentari eletti da quei cittadini si prendessero la briga di modificare prima la Costituzione e poi il codice penale, attenendosi scrupolosamente alle regole previste dall'ordinamento: fino a quel momento qualsiasi esecuzione capitale che abbia luogo sul territorio dello stato rimane illegale, nonostante il fatto che la stragrande maggioranza della popolazione la richieda a gran voce.
Sapete qual è il nocciolo della questione? In uno stato di diritto non è il popolo, ad essere sovrano, ma la legge: tutte le volte che si cerca di invertire arbitrariamente questa elementare gerarchia si finisce per ricadere, più o meno consapevolmente, in una situazione che conosciamo fin troppo bene.
Quella situazione, per usare un termine la cui portata viene spesso trascurata, si chiama fascismo.
Ecco, personalmente tenderei ad evitarla.

Che dite, le rifacciamo?

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Qua non si parla di chiacchiere dei soliti radicali rompicoglioni, ma della valutazione di un perito calligrafico accreditato presso il Tribunale di Milano, secondo il quale almeno 349 delle 3.628 firme apposte sul listino regionale “per la Lombardia” del candidato Presidente Roberto Formigoni erano false.
Siccome 3.628-349 fa 3.279, e siccome il numero minimo di firme a sostegno del candidato presidente era pari a 3.500, ne consegue che se quanto afferma il perito corrisponde al vero le elezioni si sono svolte in modo irregolare.
Un conto è la burocrazia, che in questi casi viene spesso e volentieri citata a sproposito, un altro è la legalità: e soprattutto il diritto dei cittadini ad avere delle elezioni come si deve.

Fondato sul lavoro, e sull'abusivismo

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Fantastico. Adesso non vi resta che spiegarci in base a quale singolare interpretazione della democrazia, del lavoro e della costituzione abbiate tappezzato abusivamente ogni angolo di Roma non destinato alle affissioni (leggasi fermate dell'autobus, cabine telefoniche, cassonetti dell'immondizia e simili) con questi manifesti.
Perché, sapete com'è, uno che si proclama democratico e si lamenta (con piena ragione) delle malefatte degli altri, ma poi se ne strafotte allegramente delle regole, non è che mi convinca granché.
Sarò pure un idealista della peggiore specie, però continuo ad essere convinto che dare l'esempio, sia pure nelle piccole cose, rappresenti una pratica tanto necessaria quanto dimenticata.
Dopodiché, fate un po' voi.

Chi è Romiti?

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Marco Perduca, senatore radicale eletto nelle liste del PD, mi ha appena mandato questa mail che vi incollo qua sotto tale e quale.
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Tra i privilegi dei parlamentari c'è anche quello di poter passare i controlli a Fiumicino attraverso un'entrata riservata a "passaporti di servizio" e "crew".
Mentre passo arriva uno della "sicurezza" e chiama da parte una collega per dirle con grande circospezione che sta per arrivare Romiti. Raccolgo le mie cose e chiedo a voce alta alla stessa signora: "Perché, Romiti passa di qui?" Silenzio prolungato. La signorina, un po' imbarazzata, mi dice: "E' parlamentare, no?" E io: "No". "Ah, allora in passato è stato uno di qui, un direttore", dice un altro; e io: "In passato, ma oggi?" "Beh, è anziano" fa uno seduto, "di qui passano disabili e anziani". Io lo guardo con faccia interrogativa della serie "che me stai a pijia' per...", e la signorina mi dice gentilmente: "Ma perché s'arrabbia con me?" E io: "Si figuri, chiedevo solo perché venga addirittura annunciato, ho visto sottosegretari fare regolarmente la fila e a noi vengono fatte aprire anche le valige...".
A questo punto tutti quelli della security son fermi con l'aria di quelli che sentono di dover intervenire, senza peraltro avere il coraggio di farlo; quello che aveva citato i disabili dice: "Se si dovesse sta' dietro a chi passa da qui..." Mentre lo guardo come a dire che in effetti sì, si dovrebbe, arriva un altro e mi dice, molto gentilmente: "Perché non lo chiede alla polizia?", indicando un ufficio nel quale in effetti ci sono molti poliziotti indaffarati a non far niente. Gli rispondo che l'avviso dell'arrivo di Romiti era stato dato da uno della sicurezza e non dalla polizia, la quale comunque non gestisce l'aeroporto.
Brusio. Dico: "Mah".
Finisco di vestirmi mentre tutti sembrano chiedersi con gli occhi cose del tipo "Anvedi questo", "Mo' je risponno io", "Chi è Romiti?"
Già, chi è Romiti?

Storia di ordinaria mercanzia

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Alle ore 15 di oggi ho assistito a delle scene esilaranti che non posso che condividere con voi.
Chiunque abbia la sfortuna di passare per viale Parioli durante la pausa pranzo, sa che al posto di una strada troverà un parcheggio selvaggio di macchine in seconda o anche terza fila. Ci sono alcuni ristoranti che si sono addirittura attrezzati con dei sistemi di comunicazione interni, per cui se c'è una macchina che intralcia l'uscita di un'altra, un tizio al microfono annuncia la targa della macchina da spostare.
Per la prima volta oggi ho visto 3 vigili urbani proprio su viale Parioli, e proprio nell'ora selvaggia. Camminavano lentamente, sembrava stessero facendo una passeggiata al sole.
Forse erano solo in preda all'imbarazzo della scelta e non sapevano da che auto cominciare.
Questa foto, ad esempio, ritrae una Smart parcheggiata sulle strisce, e i vigili che la superano con indifferenza (potete vedere le loro teste all'altezza della terza macchina): Avanzo un po' lungo la via, seguendo i loro passi lenti, e assisto ad alcune scene di mercanteggiamento da parte di parcheggiatori in seconda fila. Energia sprecata: i vigili volevano solo proseguire indisturbati la loro passeggiatina (e infatti hanno lasciato illibate tutte le macchine di quell'area, anche quelle senza postulanti).
Pochi secondi in più e assisto all'opera d'arte: un benzinaio fischiettante che toglie una catena e i relativi paletti che delimitano uno spazio della strada trasformato in parcheggio! Nella foto potete vedere due macchine parcheggiate nello spazio delimitato, e sulla sinistra uno dei paletti che serve a contrassegnare questo parcheggio a pagamento molto fai-da-te. Senza alcuna malizia da parte mia, ma immagino che il benzinaio non abbia la licenza come parcheggiatore, e che non sia proprio legale quello che fa. Oltretutto il fischiettio, concedetemelo, era degno di un film di Verdone.
Ma i vigili proseguono la loro passeggiatina: c'è il sole, cavolo, e anche loro hanno diritto a goderselo.
E a quel parcheggio abusivo non hanno neanche degnato uno sguardo.
[Ho provveduto a inviare una segnalazione all'assessore all'urbanistica Corsini. Se mai riceverò risposta - hahaha - vi aggiornerò in tempo reale]

E se facessero tutti come Rocco?

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rocco

Il mio amico e compagno Rocco Berardo, di cui vi ho già parlato qualche giorno fa, è candidato per la lista Bonino Pannella alla Regione Lazio nella provincia di Roma: nella lettera agli elettori che ha preparato per la sua campagna ha incluso il box che vedete qua sopra, nel quale c'è scritto in modo molto chiaro quanto guadagna, cosa possiede e quanti soldi ha dato al partito.

Ecco, io credo che sarebbe assai utile e interessante se tutti i candidati, a qualsiasi schieramento appartengano, decidessero di fare lo stesso: così, tanto per dimostrare ai cittadini che sono disposti a mettere in pratica per primi, dando l'esempio, la trasparenza di cui si riempiono la bocca un giorno sì e l'altro pure.

Come si dice, il problema è a monte

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Su un fatto siamo tutti d'accordo: nei paesi normali una vicenda come quella del decreto "interpretativo" sulle liste elettorali non potrebbe mai accadere. E' altrettanto evidente, però, che se in quegli stessi paesi, per qualche imponderabile ragione, dovesse mai verificarsi un simile scempio, non ci sarebbe alcun bisogno di manifestazioni, sit-in o presidi: un'alzata d'ingegno del genere, infatti, verrebbe severamente sanzionata dagli elettori, che punirebbero chi l'ha concepita negandogli massicciamente il proprio consenso alle urne e condannandolo irrimediabilmente ad una pesante sconfitta.

Il fatto che dalle nostre parti, invece, si sia costretti a disperarsi, a mobilitarsi e a scendere in piazza dipende proprio dalla percezione (ahimè, esatta) del fatto che quella sanzione probabilmente non ci sarà (se non da parte di una quota assai ridotta dei cittadini), e che gli autori del misfatto finiranno per essere giustificati, anziché condannati, dal proprio elettorato.

Se questo è vero, si desume chiaramente che il problema della democrazia nel nostro paese va ben oltre la figura e le imprese di Silvio Berlusconi, o meglio le precede logicamente e temporalmente, perché riguarda la totale assenza, in una quota assai significativa della popolazione, della benché minima cultura della legalità, la completa indifferenza dei cittadini nei confronti delle regole e della necessità di rispettarle, la scarsa (per non dire nulla) consapevolezza da parte degli elettori del potere e della responsabilità che sono stati loro attribuiti con il diritto di voto.

Parteciperò, per quanto mi sarà possibile, alle manifestazioni che saranno indette per testimoniare l'indignazione e lo sdegno (che condivido pienamente) nei confronti di questo schifo; ma lo farò con la convinzione che il vero problema non sta nel decreto interpretativo in sé, e tantomeno nella figura di chi lo ha posto in essere insieme a tante altre simili iniziative, ma viene prima ed è assai più grave: la situazione che stiamo vivendo testimonia il completo fallimento di un'intera classe politica, che in sessant'anni non è stata capace di costruire ed accompagnare la nascita di autentici cittadini, oppure (che è più probabile) non ha voluto farlo.

Ecco, mi pare che parliamo di questo, noi radicali, quando usiamo la parola "regime".

Sapevate che Formigoni non può essere ricandidato?

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State a sentire, gente, ché questa è proprio bella.

L'articolo 2, lettera f) della Legge 165/2004 impone la "non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto, sulla base della normativa regionale adottata in materia".

Ce lo segnala Marco Cappato, candidato alla Presidenza della regione Lombardia per la lista Bonino Pannella, il quale annuncia la presentazione di un ricorso, ma se n'era già occupato anche Pippo Civati, consigliere regionale del PD in Lombardia; in base alla norma appena citata, e procedendo per logica elementare, Formigoni non si può ricandidare: si tratterebbe, infatti, della terza volta consecutiva dopo le sue elezioni del 2000 e del 2005, entrambe avvenute a suffragio universale e diretto (mentre non entra nel conteggio la prima elezione, quella del 1995, basata su un metodo elettorale diverso).

Naturalmente la faccenda, per la verità decisamente clamorosa, sarebbe rimasta nell'oscurità pressoché assoluta se i soliti rompicoglioni non si fossero presi la briga di segnalarla.

Tutte le faccine del manifesto, tanto per fare un esempio, ne sapevano qualcosa?

Parc/heggio

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Il rientro a Roma è sempre faticoso: il traffico, la colata d'asfalto, il caldo. Se poi abiti vicino allo stadio, ti devi pure sorbire l'invasione del tuo quartiere da parte dei tifosi, che bloccano tutte le strade nel pre e post partita. Com'è successo ieri: Roma-Juve. Poco male, pensi, tronfia della tua scelta carfree, mentre lanci uno sguardo d'intesa alla tua bicicletta ("parcheggiata" in salotto, proprio di fianco al divano, perché si sa che a Roma la cantina è un lusso, e lasciarla di notte attaccata un palo equivale a condannarla allo smembramento, nella migliore delle ipotesi. Ma questa è un'altra storia). Porti a spasso il cane: è domenica e decidi di farlo correre un po' di più, poverino: è festa anche per lui! Arrivi al parco e cosa trovi? Un bel parcheggio! Una distesa di macchine, saranno otto file in tutto, coprono senza via di fuga il parco dove il tuo cagnetto è solito fare i suoi bisogni, correre con gli altri cani, annusare gli odori della natura. Lo vedi ora che si barcamena fra le lamiere, un po' spaesato, e pure a rischio di essere preso sotto, visto che il flusso delle macchine nel parco è continuo. Gli altri proprietari di cani e i soliti frequentatori del parco sono indignati: "sono andato dal vigile per sottoporgli la situazione, ma era lì con la paletta che indirizzava le macchine nel parco. Lo so signò, mi ha detto, che ce devo fà, presenti un esposto". Cosa, un esposto?! Leggo sul sito della Polizia di stato che un esposto è "l'atto di richiesta di intervento dell'Autorità di P.S. presentato in caso di dissidi privati da una o da entrambe le parti coinvolte". Adesso gli affari che riguardano una collettività, e quindi lo stato, sarebbero affari privati?! Beh, effettivamente hanno provato a convincerci in tal senso, ma questa volta è troppo. E' troppo perché un cittadino non può sobbarcarsi la penuria organizzativa di un'amministrazione pubblica, in questo caso il comune di Roma, che non sa gestire il trasporto dei tifosi allo stadio, costretti a venire in macchina e conseguentemente a restare imbottigliati (e a imbottigliare gli altri) nel traffico. E' troppo perché la mancanza di legalità costante in cui è sprofondato questo Paese, dovuta alla continua emergenza anche quando emergenza non è (da quant'è che i tifosi vanno allo stadio?), colpisce inesorabilmente i più deboli, sempre. E se l'illegalità è perseguita da coloro che le leggi le dovrebbero far rispettare, il più debole, quello innocuo che voleva solo portare a spasso il cane, a chi dovrebbe rivolgersi?

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