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Solo un giro di giostra (Bill Hicks)

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Buon pomeriggio a tutti! Minerva è arcistufa delle finzioni con le quali coloro che governano questo mondo, la sua economia, la sua politica - nonché coloro che li sostengono e ne sostengono le prospettive - ci ingannano quotidianamente facendo leva sulle nostre paure più profonde.
Per rispondere a costoro, e per esortare tutti voi a vivere sul serio, difficilmente si possono trovare parole migliori di queste di Bill Hicks - che il coraggio di guardare in faccia la realtà, il mondo, la vita, l'aveva eccome!
Buona vita a tutti voi, rendetela un giro di giostra indimenticabile!

"Un giro di giostra" (Bill Hicks, da Revelations, 1993)
Il mondo è come un giro di giostra in un parco giochi. Quando scegli di salirci pensi che sia reale, perché le nostre menti sono potenti. La giostra va su e giù, e gira intorno, ti fa tremare e rabbrividire, ed è coloratissima e rumorosa, ed è divertente per un po'. Alcuni ci sono su da tanto tempo e cominciano a chiedersi: "È la realtà o è solo un giro di giostra?" Altri si sono ricordati e vengono da noi per dirci: "Ehi, non vi preoccupate, non abbiate paura, mai, perché questo è solo un giro di giostra."
E noi... uccidiamo quelle persone. "Fatelo tacere! Abbiamo investito un sacco in questo giro di giostra. Fatelo tacere! Guardate le mie rughe di preoccupazione, guardate il mio grosso conto in banca, e la mia famiglia. Questo deve essere reale."
È solo un giro di giostra. Ma uccidiamo sempre quella brava gente che tenta di dircelo, l'avete mai notato? E lasciamo che i demoni si scatenino. Ma non ha importanza perché... è solo un giro di giostra. E possiamo cambiare le cose in qualunque momento. È solo una scelta. Niente sforzi, niente lavoro, niente occupazioni, niente risparmi o denaro. Una scelta, proprio ora, fra paura e amore.
Gli occhi della paura vogliono che voi mettiate serrature più grandi alla vostra porta, che vi compriate delle armi, che vi isoliate.
Gli occhi dell'amore, invece, ci vedono tutti come una cosa sola. Ecco che cosa possiamo fare per cambiare il mondo, proprio adesso, in un giro di giostra migliore. Prendiamo tutti i soldi che spendiamo in armi e nella difesa ogni anno e spendiamoli invece per cibo, vestiti ed educazione per i poveri nel mondo, e basterebbero a farlo molte volte, nessun essere umano escluso, e potremo esplorare lo spazio, insieme, sia interiore che esteriore, per sempre, in pace.


Minerva, le priorità della vita e la rimozione del pensiero della morte nella nostra società

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Buongiorno a tutti. Minerva oggi non riesce davvero ad aggiungere il punto esclamativo ai suoi saluti introduttivi come fa abitualmente. La sua mente, infatti, sta mettendo insieme le tessere di un mosaico su un tema non proprio leggero – il pensiero della morte e la sua concezione nella nostra società – col quale che ci piaccia o meno prima o poi dovremmo fare i conti.
Eppure l'argomento, se affrontato in modo adeguato, potrebbe addirittura aiutarci a vivere meglio, in modo più consapevole e quindi potenzialmente felice. Forse proprio per tale ragione viene relegato da politica e media sempre in un 'altrove' distante dalle nostre vite quotidiane...
Ma andiamo con ordine.

Viviamo in una società che sta progressivamente rimuovendo il pensiero e la presenza della morte dal proprio orizzonte cognitivo. Come scrive Norbert Elias, tale sottrazione del suo pensiero alla mente e della sua visione allo sguardo avviene per il tramite di diverse strategie: ai bambini non viene fatta vedere la persona morente, non esistono quasi riti e prassi che l'accompagnino alla fine o che sostengano i suoi cari nell'accudirla, i luoghi stessi in cui l'evento accade sono spazi appositi a parte da quelli quotidiani in cui s'è svolta la vita – talvolta in strutture ospedaliere pur quando non v'è più alcuna terapia con la quale intervenire. E il corpo della persona morta – il cadavere – parimenti viene sottratto allo sguardo e al contatto, vuoi per ragioni igieniche, ma vuoi anche per allontanare qualcosa che 'non è più' da coloro che 'sono ancora'.

Ogni evento della nostra esistenza è in qualche modo sempre inscritto nella – e condizionato dalla – nostra cultura, rispetto alla quale articoliamo il nostro specifico pensiero in base alle nostre uniche esperienze di vita. E nei diversi contesti in cui l'animale-uomo esprime la propria esistenza vi sono altrettanti modi in cui la questione viene affrontata: numerosissimi sono i rituali che accompagnano la persona nel trapasso offrendole un seppur illusorio sollievo, altrettante le forme di partecipazione della comunità al difficile momento che stanno affrontando i parenti della persona in oggetto, incalcolabile il numero di concezioni dell'evento della morte e pertanto anche delle relative relazioni con il cadavere – una volta accaduta – che può subire diversi tipi di trattamento per renderlo idoneo alla fase ulteriore cui accede con la morte in base alle credenze specifiche di ciascuna cultura (chi fosse interessato può leggere un bellissimo testo comparativo sull'argomento edito ormai una ventina d'anni orsono: “Celebrazioni della morte” di Huntington e Metcalf).

Da noi, invece, sembra proprio essere in atto una rimozione del pensiero della morte e una sostanziale assenza di modalità adeguate (sia collettive, sia individuali) nell'affrontarla. In sintesi, non vi è alcuna riflessione né presa di coscienza collettiva della cosa nella nostra società, bensì solo un'amplificazione mediatica e politica dell'evento sempre concepito però come 'stra-ordinario', ovvero legato a una estemporaneità che si nutre di stragi, di guerre, di simboli dello star-system o di crimini, atti di eroismo, fatalità.
Vero è che questi eventi 'fanno notizia', ma non avete la sensazione che il contraltare sia – da parte di quegli stessi media – l'evitazione al tempo stesso di qualsiasi discorso rispetto alla morte come 'evento quotidiano' di chiunque per malattie o per vecchiaia? Quando ci troviamo ad accudire qualcuno che sta concludendo la propria esistenza, non siamo forse completamente privi di qualsiasi ragguaglio – e potere – su cosa potremmo fare magari per alleviargli la sofferenza oppure su cosa dirgli per alleviargli la paura? Non siamo forse terribilmente e disperatamente soli in quel momento, come lo è la persona che ci sta lasciando?

Io sarò troppo riflessiva, ma non riesco a non legare tutto questo ad altri discorsi, che invero trovano ampio spazio nel discorso culturale contemporaneo proprio della nostra società – uno tra tutti il mito dell'eterna giovinezza e della non accettazione dello scorrere del tempo. Dove quest'ultimo, al contrario, viene combattuto strenuamente – nelle nostre menti e con ogni strategia a nostra disposizione – nel tentativo di controllarlo, addomesticarlo, cancellarlo addirittura: sospenderlo e rarefarlo al punto forse di sperare di rendere il presente assoluto, immutabile, eterno.
E se questo risponde a un'angoscia che ci attanaglia perché la morale laica non ha ancora elaborato soluzioni pacificanti alle nostre paure, su queste mi sembra parimenti agire un discorso politico che le alimenta così come alimenta soluzioni fasulle per distoglierci dalla realtà, convincendoci quasi che la morte – relegata quanto più possibile lontano da noi, dalla nostra esperienza quotidiana – non debba mai giungere a colpirci in prima persona.

Seguendo questa suggestione, alla fine ci illudiamo di una qualche eternità della condizione di 'giovani adulti', posticipiamo decisioni e scelte rimandandoli a un inderminato futuro in cui saremo liberi dal giogo del lavoro e della mancanza di tempo e, infine – a partire dall'annullare quella, che è la paura più grande – annulliamo progressivamente emozioni, sensazioni e sentimenti elementari – quelli che ci sono di stimolo e di reazione quando le condizioni ci sono avverse, che ci fanno andare avanti 'malgrado tutto', che ci fanno reagire all'ingiustizia, che ci fanno combattere per la nostra sopravvivenza.

Non provare più questi sentimenti e contemporaneamente avallare una concezione della vita in cui il pensiero dell'ineluttabilità della morte viene rimosso significa accettare di rimanere immersi (e sospesi) in un limbo di stasi, di non-vita, di attesa di un'esistenza che sarà sempre di là da venire – con scelte individuali e ricerca degli elementi della propria felicità personale che continuano a essere rimandati – e quindi abitare l'apatia, l'inazione, la sopportazione (già morti mentre ancora in vita).
Pensare al contrario alla morte, prendere sul serio coscienza che prima o poi ci accadrà, può significare invece riflettere sulle priorità della nostra esistenza, su ciò che ci potrebbe rendere felici e sul cominciare a costruircelo e reclamarlo (come nel caso di diritti che ci vengono negati).

Sarà forse anche per questa ragione che i nostri politici vogliono sottrarci la possibilità di mettere fine alle nostre esistenze quando non sono più tali ma solo stati vegetativi che si prolungano all'infinito?
Sarà forse perché riprendere il controllo della nostra morte – sottraendola a una non-vita – significa anche riprendere il controllo e il potere decisionale sulle nostre vite per renderle tali – sottraendole alla loro quotidiana 'mortificazione' e al loro quotidiano tentativo di annullamento dei nostri diritti e della nostra volontà – finché ancora respiriamo, camminiamo, proviamo sentimenti, abbiamo desideri e potremmo 'combattere' nella speranza di ottenerli?

Minerva, il tempo come ricchezza e la frugalità felice

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[sottotitolo: Prendetevi il tempo - non necessariamente ora - per leggere con calma...]

Buongiorno a tutti! Minerva sta guardando con curiosità questo vento che di recente ha morbidamente accarezzato la penisola portando situazioni inattese quali quelle d'un cambiamento che potrebbe essere di ordine culturale oltre che politico – pensiamo alla (mobilitazione per la) partecipazione al referendum, responsabile del successo dei medesimi dopo anni di astensionismo, e alla danza sfrenata e dionisiaca delle campagne elettorali, che abbiamo ben visto come s'è manifestata a livello virtuale.
Ma Minerva è rimasta ancora più colpita da ciò che stava accadendo nel momento in cui a Milano, per esempio, mentre passeggiava per una via Padova protagonista a metà maggio di iniziative 'dal basso' e momenti conviviali multiculturali e intergenerazionali, ha sentito anziani milanesi riflettere commossi “quando è stata l'ultima volta che abbiamo fatto qualcosa del genere?, perché abbiamo permesso per decenni che questo non accadesse?” e ancora “noi non eravamo così sospettosi!, quanto tempo abbiamo perso!”.

Per decenza, dico, mica per altro

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Sarà che sono un rompicoglioni, ma vedere su un sito web la dichiarazione del premier, con annessa foto ultrasorridente, che inneggia all'uccisione di un essere umano definendola "qualche cosa che tutti guardassero con speranza e di cui essere soddisfatti", e poi leggere qualche pixel più giù, sullo stesso sito, l'esternazione della sua pupilla nella campagna elettorale per eleggere il sindaco di Milano, secondo la quale "decisioni sulla vita e sulla morte delle persone sono i valori non negoziabili da difendere senza se e senza ma", mi provoca un fastidioso senso di vertigine.
Non so, forse sarebbe stato il caso di separarle, due dichiarazioni del genere: magari con un bel comunicato di Bondi sui teatri lirici, o di Capezzone sul welfare, o perfino della Brambilla sul turismo.
Per decenza, dico, mica per altro.

Chiacchiere e propaganda

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Certo, è curioso: noi, gli assassini senzadio che vorrebbero garantire una morte opportuna ai malati terminali che la chiedono, siamo gli stessi che da anni si battono perché gli altri malati, quelli che invece vogliono vivere, possano avere dallo stato le apparecchiature che consentirebbero loro di comunicare con l'esterno; voi, i sedicenti difensori della vita che ci date degli assassini, quando si tratta di aiutare un malato che chiede una vita dignitosa ve ne strafottete e lo lasciate senza alcuna assistenza.
Sapete qual è la verità? Voi blaterate dalla mattina alla sera di difendere la vita umana, ma alla fine della fiera non lo fate; invece gli altri, quelli a cui date allegramente dei criminali, sì.
Siete solo chiacchiere e propaganda.

Grazie a Lorena per la segnalazione

Piano per la vita: perché non cominciamo da Putin e Gheddafi?

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Silvio Berlusconi sul "piano per la vita":

Il nostro obiettivo è dare pieno riconoscimento al valore per noi fondamentale della sacralità della vita.
Be', se lo dice uno che governa insieme a gente a cui piacerebbe giocare al tiro a segno con gli extracomunitari, che attualmente si trova in Russia a festeggiare il compleanno di un personaggio come Putin e che si è messo d'accordo con Gheddafi affinché liberi l'Italia dagli immigrati clandestini a forza di deportazioni e torture, c'è davvero da crederci.

Come mai stavolta non vi si sente?

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Come mai il Vaticano non si incazza? Così, per curiosità. Perché si incazza assai spesso, il Vaticano: quando si parla di aborto ad esempio, o dei preservativi, oppure dei gay, della pillola abortiva, delle staminali embrionali, dell'eutanasia, del testamento biologico, o ancora della pillola del giorno dopo, dell'informazione sessuale, delle coppie di fatto, della fecondazione assistita, della diagnosi preimpianto. E tutte le volte, immancabilmente, si incazza utilizzando la stessa argomentazione: la sacralità della vita umana.

Ecco, adesso viene fuori che sui fucili di precisione usati dalle truppe americane in Afghanistan e in Iraq sono graziosamente impressi dei versetti della Bibbia: e allora mi tocca domandarmi cosa aspettino, i nostri amici della Santa Sede, a scatenarsi nel loro repertorio di invettive, ad affollare le prime pagine dei giornali con i loro anatemi, a lanciare moniti maledicenti a destra e a sinistra come capita loro di fare puntualmente quando sono in discussione gli argomenti che ho brevemente riassunto qua sopra.

Oppure dobbiamo ritenere che due omosessuali che si baciano mettono in pericolo l'intangibilità della vita umana, e le armi usate per ammazzare come mosche degli esseri umani no?

Che palle, che siete

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Io amo il sesso libero e focoso, amo la vita! È importante anche adesso che ho 80 anni.
(Giuseppina, Treviso, cacciata dalla chiesa dal suo parroco)

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