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Lo scappellotto e il carcere

76 Commenti »

Sono consapevole del fatto che con questo breve post scontenterò i sostenitori del cosiddetto "scappellotto a fin di bene", ma io sono con gli svedesi: secondo me schiaffeggiare i figli è un maltrattamento bello e buono, e dunque punire chi lo fa (magari con una sanzione pecuniaria, ché dalle nostre parti le carceri sono già fin troppo affollate) costituisce un'elementare norma di civiltà.
Ecco, adesso i fautori dei metodi educativi "tradizionali" possono anche scatenarsi.

Non c'è pericolo

24 Commenti »

E non è tutto: Breivik rischia di scontare "solo" 21 anni in un carcere pulito, non sovraffollato, con la doccia in cella, nel quale probabilmente gli sarà consentito perfino di leggere dei libri, di essere portato tempestivamente in infermeria se non si sente bene, di lavorare e di fare sport.
Si chiama civiltà, e con ogni evidenza è l'unica strada da percorrere per fare in modo che i fondamentalismi, nessuno escluso, scompaiano dalla faccia del pianeta.
Si chiama civiltà, e non è gratis: costa sacrificio, abnegazione e una gran voglia di superare la rabbia, la vendetta, la violenza per farne qualcosa di utile, costruttivo, umano.
Si chiama civiltà, ma detto tra noi non è il caso che ve ne preoccupiate: finché vi capiterà di trovare l'avverbio "solo" scritto in quel modo sul sito web di uno dei quotidiani più venduti del paese, non c'è pericolo che ci dobbiate fare i conti.

Torniamo a parlare di eutanasia

1 Commento »

In estrema sintesi, vi dico come la penso: anche se il ddl Calabrò sul testamento biologico che verrà discusso a marzo non fosse il pasticcio illiberale che è, saremmo a meno di metà dell'opera.
Il vero problema, a mio parere, è che il fronte integralista è riuscito nella cruciale operazione di spostare il fronte dello scontro qualche chilometro indietro rispetto a dove dovrebbe essere, costringendo le -poche- forse progressiste del paese a combattere per mantenere l'esistente, invece che darsi da fare per migliorarlo.
Così oggi ci si ritrova a difendere il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari indesiderati, cosa che per la verità sarebbe già ampiamente garantita dalla Costituzione, mentre il dibattito sull'eutanasia è stato definitivamente relegato nel grande mucchio degli argomenti di cui non è lecito neppure parlare.
Bisognerebbe avere il coraggio di riprenderlo, quel dibattito, di sorpassare i fondamentalisti proprio sul terreno che hanno accuratamente minato, di rompere il tabù e parlare una buona volta al paese, quello reale, che a quanto pare sarebbe disponibilissimo ad ascoltare: smettere di accettare la battaglia di retroguardia, insomma, e tornare a parlare esplicitamente di eutanasia.
I sedicenti progressisti, a qualunque schieramento politico appartengano, battano un colpo, perché adesso è il momento di farlo.
Tra poco, date retta a me, sarà davvero troppo tardi.

Scartoffie

8 Commenti »

Solo scartoffie.
Bossi definisce così l'ulteriore documentazione sul caso Ruby inviata dai pm alla Camera.
Solo scartoffie.
Così come le regole per presentare le liste alle regionali erano solo "burocrazia".
Scartoffie le leggi, i codici, le norme, le sentenze, gli atti giudiziari.
Carta. Cartaccia. Carta straccia. Carta da culo.
Avanti di questo passo, tra una ventina d'anni finiranno per guardare con sospetto quelli che hanno avuto la sventura di imparare a scrivere.

Ecco come Tiscali continua a prendermi soldi

30 Commenti »

State a sentire cosa mi succede:

  • ad aprile di quest'anno decido di cambiare operatore telefonico a casa e di passare da Fastweb a Tiscali;
  • telefono a Tiscali e sottoscrivo il contratto;
  • dopo quattro o cinque giorni Fastweb mi richiama e mi fa una controfferta che decido di accettare;
  • esercito un diritto che mi viene attribuito dalla legge, recedendo dal contratto stipulato telefonicamente con Tiscali attraverso una raccomandata con avviso di ricevimento entro il termine dei dieci giorni lavorativi dalla stipula;
  • ricontatto l'incaricato di Fastweb che mi ha fatto la controfferta e aderisco;
  • dopo qualche altro giorno ricevo da Fastweb una lettera con cui mi si invita, giacché i nostri rapporti sono cessati, a restituire il router presso un loro punto vendita;
  • richiamo Fastweb per sapere cosa sia successo, e mi viene detto che non ho potuto aderire alla controfferta perché nel frattempo Tiscali ha già provveduto alla migrazione della linea telefonica, ragion per cui se voglio restare con loro dovrò stipulare un nuovo contratto, cosa che faccio immediatamente;
  • contatto Tiscali per chiedere conto dell'accaduto e mi spiegano che effettivamente avevano portato a termine la migrazione prima che arrivasse il mio recesso, si scusano per l'inconveniente e comunque mi confermano che la raccomandata è stata inviata nei termini e validamente ricevuta -cosa che peraltro ho già avuto modo di verificare dalla cartolina di ritorno che mi è arrivata- e quindi il mio recesso dal contratto è stato effettuato in modo corretto, con la conseguenza -peraltro esplicitamente confermata dall'operatrice- che non mi addebiteranno alcunché;
  • dopo qualche settimana senza telefono e internet (quisquilie), finalmente quelli di Fastweb mi contattano e mi portano a casa la linea nuova;
  • a luglio, sfogliando l'estratto conto della carta di credito, mi accorgo che nonostante il recesso effettuato nei termini di legge e in barba alle rassicurazioni telefoniche ricevute, Tiscali mi ha addebitato l'importo di 17,98 euro;
  • rassegnato ad averci rimesso quei soldi e convinto che sia finita là, mi dimentico della vicenda, finché oggi controllo gli estratti conto della carta di credito di agosto, settembre ed ottobre e mi accorgo che Tiscali mi ha addebitato le ulteriori somme di euro 9,95, ancora 9,95 e infine 29,29: in tutto, compreso il primo addebito, fa un totale di euro 67,17, che io ho pagato senza alcun motivo e senza usufruire di alcun servizio;
  • chiamo ancora il servizio clienti di Tiscali -perdendo altro tempo, ma chissenefrega, no? Tanto il tempo è il mio, mica il loro- e mi confermano ancora una volta che a loro risulta la raccomandata di recesso da me inviata nei termini, ma allo stesso tempo dicono che a loro il servizio risulta ancora attivo: rispondo che non può essere, perché a casa ho una linea Fastweb e si sa che nello stesso cavo non possono mica passare due linee;
  • l'operatrice, a questo punto, mi dice che devo mandare a Tiscali la fattura da cui si evince che ho stipulato il contratto con Fastweb (ma perché devo farlo io? Non lo sanno da soli, che la loro linea a casa mia non è mai arrivata?) e chiedere lo storno delle fatture di Tiscali (fatture che per inciso non ho mai ricevuto, altrimenti mi sarei accorto prima di quello che stava succedendo).
Adesso mi toccherà mandare il fax, perdendo altro tempo, e sperare che quelli di Tiscali si degnino di provvedere.
Vi lascio con una domanda: è possibile, in un paese civile, che uno sia costretto a queste vie crucis solo perché i suoi interlocutori sanno benissimo che per poche decine di euro non vale la pena di fare una causa? Vi pare un comportamento decente?
A voi la risposta.

Ve la darei io, la "campagna choc"

36 Commenti »

Il Gazzettino definisce l'iniziativa del Comune di Padova una "campagna choc".
Ma il vero choc, datemi retta, ce l'hanno tutti i disabili che tornano a casa, trovano il posto occupato dall'imbecille di turno e debbono sottoporsi alla solita trafila: telefona ai vigili, aspetta che arrivino, affronta l'idiota che torna lamentandosi del fatto che lui aveva fretta e non c'era parcheggio e me ne vado subito e dieci minuti cosa saranno mai, eccetera eccetera.
Sapete cosa penso? La vera "campagna choc", in un paese nel quale le città sono delle vere e proprie giungle in cui per i disabili può diventare un problema insormontabile perfino attraversare la strada, sarebbe prendere questi fenomeni e costringerli a vivere una settimana insieme a quelli che sono costretti su una carrozzina, in modo che si rendano conto delle difficoltà enormi che debbono affrontare tutti i giorni.
Cosa volete scommettere che poi la macchina sulle strisce gialle non ce la mettono più?

Avevamo un patto

12 Commenti »


Ray Gosling, il presentatore della BBC che ha confessato in tv di aver posto fine alle sofferenze del suo compagno, malato terminale di AIDS:

Avevamo un patto: se il dolore diventa insopportabile e non si può più fare nulla, non lasciarmi andare avanti. Non penso che sia un crimine.
Nemmeno io, signor Gosling, credo che lei abbia commesso un crimine: sono convinto, piuttosto, che abbia aiutato la persona che amava a realizzare la sua volontà, in un contesto in cui nessun altro -nemmeno la legge di un paese civile come il suo- se ne assumeva la responsabilità.

Credo che lei abbia semplicemente avuto il coraggio di fare quello che andava fatto.

Se e quando dovesse toccare a me, spero di avere accanto qualcuno che sappia amarmi così.

La vergogna dei canili italiani

7 Commenti »


Ho riflettuto un po', prima di decidere se mettere in cima a questo post l'orribile foto che potete trovare qua: alla fine ho preferito non farlo, giacché si tratta di un'immagine davvero disturbante, lasciando a ciascuno la libertà, se se la sente, di andarsela a guardare per conto proprio.

Si tratta dell'ennesimo caso di sbranamento verificatosi nel canile di Santo Stefano (frazione di Campobasso), nel quale gli animali denutriti finiscono spesso e volentieri per tentare di mangiarsi tra di loro.

Non si tratta, purtroppo, di un episodio isolato: anche se i mezzi di informazione se ne occupano solo in circostanze eccezionali, il nostro paese è costellato di posti nei quali i cani vengono letteralmente affamati (a beneficio di chi lesina sul mangime e si mette in tasca la differenza), oltre che trattati in modo infame dal punto di vista delle cure, dell'igiene e delle condizioni di vita.

Sarebbe il caso che qualcuno (magari uno di quelli che sbandierano l'amore per il proprio cane ad ogni pie' sospinto) si occupasse seriamente dell'argomento, perché sono convinto che sia una questione di civiltà bella e buona: per cominciare dal mio piccolo, se dalle vostre parti vi sono casi del genere vi invito a farmelo sapere.

Pubblicherò tutto, prometto: senza risparmiarvi, stavolta, neppure le foto.

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