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Incellofanati

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Marco Pannella, nella scorsa conversazione settimanale con Valter Vecellio, ha avuto modo di eccepire sul mio intervento al Comitato Nazionale di Radicali Italiani, durante il quale, a suo dire, avrei ripetuto troppe volte di aver imparato (politicamente) dai radicali tutto quello che so: senza rendermi conto, sempre a suo dire, che io -testualmente, "poverino"- avrei detto "scientificamente" (sic)  "una cazzata", giacché sono arrivato al partito non "influenzato e determinato" (sottolineo, "determinato") da quelle cose che percepivo "divenire possibili" anche là, ma "da quello che pensavano tutti quelli che sentono Fazio e Litizzetto", cioè "tutti quanti gli altri, che è la cosa opposta".
Ora, il punto non è manco che Pannella mi abbia dato sostanzialmente del coglione, peraltro attraverso un ragionamento più nebuloso e contorto del solito; me ne farò una ragione e sopravviverò, come del resto con Pannella mi è già toccato di fare più di una volta.
Il punto vero, a quanto pare, è che gli altri, cioè quelli meno "poverini" di Capriccioli, quando arrivano al partito non ci arrivano con un precedente bagaglio di esperienze, quali che esse siano, ma "influenzati e determinati" solo dalle cose che si dicono là dentro. Da prima, il che dev'essere una specie di prodigio (magari "scientifico", chissà).
Se ne deve dedurre che gli altri, i non "poverini", glieli mandano nuovi di zecca, a Pannella.
Incellofanati, proprio.
Roba che prima non hanno mai visto manco un telegiornale, pronti da "influenzare" e "determinare" dopo averli scartati nel salone e aver buttato l'imballo nel bidone della plastica.
Mica come me, poverino, che prima di mettere piede a Torre Argentina già sapevo chi era Fazio.

Sembra Capriccioli, invece è Spadaccia

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Abbiamo votato contro per due motivi. Primo, perché quest’amnistia nasce da uno stato di necessità e noi non ci sentiamo corresponsabili di questo stato di necessità che si è determinato, perché siamo stati gli unici ad indicare una linea di politica alternativa nel campo della giustizia e del diritto. In secondo luogo, riteniamo l’amnistia insufficiente anche a risolvere questo stato di necessità. In fondo, questa volta l’amnistia è stata presentata senza ipocrisie: si è detto che le carceri erano troppo affollate e l’arretrato giudiziario si è enormemente accumulato, per cui era necessario sfollare le carceri ed eliminare un notevole numero di procedimenti giudiziari. Noi consideriamo restrittiva questa impostazione, perché nel 1978 noi abbiamo un’altra amnistia e abbiamo avuto liberati 6-7.000 detenuti ed abbiamo avuto un decongestionamento che non è durato più di un anno. Un anno dopo l’affollamento era tornato ai livelli precedenti alla concessione dell’amnistia. Ma il vero motivo per cui siamo contrari è perché l’amnistia non corregge le cause che determinano l’affollamento delle carceri... Noi chiediamo la depenalizzazione di alcuni reati, l’abolizione della carcerazione in attesa di giudizio, la riforma degli agenti di custodia, l’attuazione piena della riforma carceraria, la riforma del codice di procedura penale, investimenti per il potenziamento delle strutture carcerarie e via di seguito.
Sembra l'intervento di un certo Capriccioli all'ultimo Comitato Nazionale di Radicali Italiani, quell'intervento per cui allo stesso Capriccioli viene rimproverato di non aver capito un cazzo di quanto il partito sta cercando di compiere sul fronte della giustizia attraverso la battaglia dell'amnistia.
Invece, come fa notare Malvino -che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo-, trattasi di un intervento di Gianfranco Spadaccia risalente nientepopodimeno che al 1981.
Da allora, per quanto ne so, non è cambiato nulla: se non che trent'anni fa alcuni dei problemi che oggi aggravano la situazione emergenziale della giustizia non esistevano -si pensi all'immigrazione clandestina- e che la questione delle depenalizzazioni è ancora più urgente in virtù dell'introduzione di leggi iperproibizioniste come la Fini-Giovanardi; il che dovrebbe rafforzare le considerazioni del 1981 anziché sminuirle.
A meno che, com'è pure possibile, non si concluda allora Spadaccia -e con lui i radicali che votarono contro l'amnistia- ci avesse capito poco o niente come Capriccioli di questi tempi.

I seguaci di Pannella

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I seguaci di Pannella si scatenano, quando lo critichi.
Perdono il lume della ragione, proprio.
Tirano fuori dal cilindro argomentazioni strumentali, cercano di delegittimarti, fanno di tutto per metterti a tacere, non lesinano attacchi personali e acrobazie logiche pur di dimostrare che sei un cialtrone attaccabrighe in malafede desideroso di ottenere chissà cosa. Che non sei radicale. Che non lo sei mai stato. Che sei un infiltrato del regime, un fiancheggiatore della partitocrazia, un cretino senza rimedio.
I seguaci di Marco Pannella lo difendono così: come se lui non fosse capace di difendersi da solo.
I seguaci di Marco Panella, evidentemente, lo considerano un rincoglionito.
E il bello è che neanche se ne rendono conto.

Un suggerimento a Marco Pannella

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Marco Pannella ha ritenuto opportuno citarmi ancora una volta nella conversazione settimanale di oggi su Radio Radicale, attribuendomi nuovamente una fantomatica posizione di contrarietà rispetto all'amnistia che -pur sintetizzata in modo così raffazzonato da non risultare minimamente comprensibile- non è la mia.
Ho spiegato come la vedo sull'argomento durante l'ultimo comitato nazionale di Radicali Italiani, premettendo esplicitamente che se l'amnistia si concretizzasse domattina sarei felicissimo, ma rilevando che secondo me si tratta ormai di una battaglia di retroguardia, e che sarebbe assai più utile concentrare tanti sforzi e tante risorse -concentrare sforzi e risorse, non semplicemente dirlo a un congresso o scriverlo su un giornale di partito- su obiettivi pragmatici quali l'abrogazione della Bossi-Fini o della Fini-Giovanardi -norme che conducono intrinsecamente al sovraffollamento delle carceri e all'intasamento dei tribunali- se non addirittura su battaglie più avanguardiste e visionarie come l'abrogazione del carcere per la stragrande maggioranza dei reati.
Stante quanto sopra, mi corre l'obbligo di suggerire a Marco Pannella, alternativamente:
1. di presenziare ai comitati o di ascoltarli per radio o di guardarseli sul sito di Radio Radicale, possibilmente cercando di prestare la dovuta attenzione, invece di farsi riferire da terzi i contenuti che vengono espressi durante il loro svolgimento;
2. di farsi relazionare, se proprio non è possibile realizzare quanto al punto 1), da individui dotati del raziocinio e/o della buonafede indispensabili per portare a termine un resoconto perlomeno decente;
3. qualora non fosse possibile soddisfare alcuno dei requisiti di cui ai punti 1) e 2), di non parlare di ciò che -evidentemente- non sa e/o non ha capito e/o gli hanno riferito a cazzo di cane.
Dopodiché, se vuole -e debbo ritenere che voglia, altrimenti non si comprenderebbe per quale motivo si prenda la briga di parlare più volte della mia posizione sull'amnistia- ne discutiamo.
Socraticamente, come ama dire lui, e non dai microfoni di una radio in cui uno può dire il cazzo che gli pare e l'altro no.
Grazie mille.

I miei amici radicali

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In estrema sintesi, ritengo che l'indecente situazione delle carceri italiane, sulla quale ho più volte espresso il mio punto di vista in modo inequivocabile, abbia poco e niente a che spartire, se non in virtù di una flebile assonanza riconducibile al significato generale della parola "giustizia", con il voto di ieri sul ministro Romano.
Il sospetto è che i miei amici radicali (non posso utilizzare la parola "compagni", credo, perché secondo la definizione pannelliana il fatto che non sia più iscritto al partito vale a sottrarmi la qualifica di "radicale") abbiano voluto approfittare di una circostanza che potesse dar loro un minimo di visibilità per porre all'attenzione dell'opinione pubblica una questione cruciale colpevolmente ignorata dalla politica e silenziata dai mezzi di informazione.
Ebbene, pur comprendendone le motivazioni, debbo rilevare che personalmente non condivido questo modo di procedere: non solo perché negli anni, con ogni evidenza, si è rivelato controproducente per i radicali, ma soprattutto perché non sono affatto sicuro che sia utile per la causa (lo ripeto, cruciale) che perseguono.
Dopodiché, come al solito, può darsi che qualcosa mi sfugga.
Ma se sfugge a me, che oltre ad avere un quoziente intellettivo nella norma ho bazzicato Torre Argentina per un bel po' (e continuo a bazzicarla, sia pure con minore frequenza), forse i miei amici radicali dovrebbero considerare l'ipotesi che sfugga a un mucchio di altra gente.
E prendere atto, finalmente, che si tratta di un problema determinato anche da loro.

Hasta luego, compagni

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Dice ha ha ricevuto un sacco di insulti sul suo Facebook, Marco Pannella; lo dice in un'intervista alla Stampa, non senza aggiungere che sta trattando con Berlusconi "per trovare elementi che siano utili agli uni e agli altri", che chiederà "delle cose, dei fatti, che parlino al popolo" e che "in pochi giorni sarà difficile".
Ora, io sono fuori dal partito già da qualche mese, e probabilmente la mia attitudine all'analisi politica è ben al di sotto degli articolatissimi "proprio per questo" di cui sono capaci i miei compagni di un tempo: però, abbiate pazienza, non riesco proprio a dimenticare che quelli con cui Pannella sta trattando sono gli stessi che hanno dato dell'assassino a Beppino Englaro, che hanno utilizzato la presunta fecondità della figlia come argomento per impedire che venisse realizzata la sua volontà, che si ergono a paladini del proibizionismo e a guardiani dei confini nazionali dall'invasione dei musulmani previo accordo con un dittatore, che si guardano bene dal riconoscere agli omosessuali i loro diritti, che si sono fatti in quattro per lasciare la pillola RU-486 negli armadi degli ospedali, che considerano la fecondazione assistita una pratica eugenetica, che proclamano un giorno sì e un giorno no di voler mettere a punto un grande "piano per la vita" di concerto col Vaticano, che confondono a loro uso e consumo la legalità con la burocrazia.
Marco, naturalmente, è liberissimo di trattare con chi vuole.
Senza la mia iscrizione, però.
Per il poco che vale.

Update: a beneficio dei lettori, la risposta dell'amico Rocco Berardo.

Ecco, per esempio

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Uno dei motivi per cui ho deciso di non rinnovare la mia tessera radicale è perfettamente riassunto dalla manciata di parole che potete ascoltare dopo circa cinquantacinque secondi di questo video.
Quando Gilioli lo incalza chiedendogli se i radicali voteranno la fiducia al governo, Pannella gli intima di smetterla e di limitarsi a "registrare" la sua risposta.
Vi è chiaro il messaggio? Secondo Pannella il compito dei giornalisti non è quello di mettere in difficoltà i politici con domande "scomode", a tutto beneficio dei cittadini che ascoltando l'intervista potrebbero capire meglio come stanno le cose, ma quello di "registrare" le risposte dei politici stessi, ponendosi in tal modo al loro esclusivo servizio come se fossero dei semplici microfoni viventi.
Dite la verità: non è un tantino curioso che un atteggiamento così partitocratico nei confronti dell'informazione venga assunto da chi sostiene da decenni di voler combattere la partitocrazia?

Cosa fanno i parlamentari radicali il 14 dicembre?

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Cioè, fatemi capire. Cado dalle nuvole, forse sono stata io disattenta. Dichiarazione di Pannella:

Quando si riconosce carattere e dignità di interlocutore politico al più antico partito nato in Italia, che sia Bersani, Berlusconi, Bossi o Di Pietro, noi riteniamo non solamente utile ma anche necessario un dialogo costruttivo sull'immediato e sulle prospettive.
Compreso che:
  • I Radicali sono nonviolenti e usano il dialogo come strumento di lotta politica (giusto);
  • I Radicali sono contro la caduta del governo e il ritorno alle elezioni perché un governo dovrebbe esistere per la durata del mandato conferitogli dagli elettori (giusto);
  • I Radicali non sono ideologicamente "di sinistra" (giusto);
Che significa: "quando si riconosce carattere e dignità di interlocutore politico al più antico partito nato in Italia"? Che se il Berlusca domani lecca il culo a Pannella e gli ritira fuori la strunzata che per fare la rivoluzione liberale del '94 (hahaha) c'è bisogno di una forza liberale e libertaria come i Radicali, allora il 14 dicembre i parlamentari radicali voteranno la fiducia a Berlusconi?
No, perché se così fosse (e spero vivamente che qualcuno mi smentirà), la mia tessera radicale del 2011 rimarrà nel cassetto delle "cose che avrei voluto fare ma che mi hanno impedito di compiere".

Virus

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Al Comitato nazionale di Radicali Italiani ho espresso la mia contrarietà all'art. 3, comma 9, del regolamento Beltrandi, in cui prevedeva che le tribune politiche potessero essere trasmesse "anche in sostituzione" delle trasmissioni di approfondimento.
Ritengo infatti che i Radicali, contro la partitocrazia e le sue conseguenze nefaste sul paese, dovrebbero essere i primi difensori dell'informazione libera. E dell'informazione che non si ferma e non si arresta, neanche per fare spazio alle tribune: il diritto di cronaca non deve avere ostacoli.
Il discorso cambia se non si considerano Annozero, Ballarò, Porta a porta, etc., programmi di informazione: in tal caso la battaglia dovrebbe riguardare il trasferimento di quei programmi negli spazi della comunicazione politica (la differenza ha valore per la legge, che distingue fra comunicazione e informazione).
Con sorpresa ascolto il commento di Marco Pannella nella sua conversazione settimanale con Massimo Bordin:

Bordin: Tu dici: c'è stata un'unità, non sono emerse critiche sostanziali, non ci sono state posizioni contrapposte. Questo è sicuramente vero. Però, appunto, pescando, giusto per amor di dibattito e cercando spunti, un paio di cose forse si possono trovare. Da un lato la questione dell'informazione televisiva, un intervento di Giulia Innocenzi, che si è tirata diverse critiche, e la questione ancora della proposta di regolamento, poi approvata, da parte della Commissione di vigilanza, su stesura di Marco Beltrandi. Ha creato un po' di dibattito, a un certo punto, ecco.
Pannella: Sì. Io l'ho trovato evocato in due o tre interventi al massimo. Cioè sul piano di non avere forse calcolato le reazioni.
Bordin: Io ne ho citato uno solo, quindi figuriamoci.
Pannella: Sì, tu dicevi giustamente. Ma io dico forse altri due o tre. Però, diciamo che Giulia Innocenzi era in un contesto così che ha fatto dire ad altri, a alcuni compagni negli interventi successivi, che si sapeva che spesso può accadere che se si pensa di inserire un virus in altri corpi, poi ci si accorge che è l'altro corpo che si immette nel nostro. Ed è francamente cosa che a proposito di Giulia Innocenzi io mi sento tranquillamente, in proprio, di dire che questa osservazione è a iosa legittimata. Per l'intervento nel suo complesso. Ma infatti, devo dire lo ritenevamo in molti piuttosto scontato e non vale la pena, appunto, di dargli troppo valore. Però fai bene a sottolineare anche questa osservazione, che è stata fatta.
Bordin: Era solo per cercare così degli spunti. Poi passiamo naturalmente ad altro.
Unica riflessione: ma a cosa serve un comitato se non a discutere di posizioni, in quanto tali potenzialmente divergenti, che fanno crescere il movimento attraverso il confronto? Basta così poco, e cioè la critica al regolamento Beltrandi, per essere considerati un corpo estraneo?
Ritengo, e porto avanti questa posizione, che i Radicali siano all'altezza di un confronto più acceso e ad ampio raggio rispetto agli altri partiti: è questa la nostra ricchezza.
E questo è quanto ho da dare.

P.S. Tutto ciò che è stato trascritto sopra potrebbe essere sovvertito se quell'"in proprio" fosse "improprio", come ha trascritto Radio Radicale. Riascoltandolo, e inserendolo nel contesto, tuttavia, sembra proprio essere "in proprio". Anche perché altrimenti la frase non avrebbe senso.

Che succede il 1° febbraio?

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Istruzioni per l'uso: guardare, diffondere, aspettare.

Le nostre storie

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Non mi devo neanche scomodare io stessa, basta che citi Fabio Fazio: "Comunque la si pensi, meno male che c'è Marco Pannella". Per chi ama la Politica, ma anche per chi vuole conoscere un po' della storia del nostro Paese, sotto il racconto di Pannella a Che tempo che fa di ieri.
Perché è uscito il suo libro, "Le nostre storie sono i nostri orti (ma anche i nostri ghetti)". Per chi non sa cosa regalare per Natale, io che al momento ne ho letto alcune parti, lo consiglio.

Marco, una grattatina no?

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Don Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, saluta a modo suo (che modo cristiano, nevvero?) l'uscita dell'autobiografia di Marco Pannella.

Dammi retta, Marco: al posto tuo prenderei in seria considerazione l'idea di fare qualche scongiuro.

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Si ringrazia FanzaGate per il file.

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