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Dare a Twitter quel che è di Twitter

7 Commenti »

In estrema sintesi, mi pare che sia successo questo: Twitter ha reso noto in modo trasparente come si comporterà in relazione alle richieste di alcuni paesi di censurare messaggi che in quei paesi sono considerati illegali; il che significa, sempre per quello che sembra di capire a me, che Twitter ha annunciato di voler rispettare le leggi vigenti nei diversi paesi, anche perché presumo che in caso contrario in quei paesi la piattaforma verrebbe oscurata del tutto.
Ora, a me pare evidente che se in Arabia Saudita è considerato illegale postare su Twitter una battuta su Allah -ma anche pronunciarla in un bar, scriverla su un muro o spedirla via posta a qualche migliaio di persone- il problema sia il governo dell'Arabia Saudita, non gli amici di Twitter: i quali, nella circostanza, hanno avuto l'unica colpa di dichiarare pubblicamente quello che -credo- sarebbero stati obbligati a fare in ogni caso; ipotesi nella quale, gioverà sottolinearlo, la censura sarebbe operata lo stesso senza che in giro se ne sappia nulla.
Dopodiché, tutto si può sostenere: perfino che su Twitter -o su Facebook, o sui social network in generale- incomba il compito di risollevare le sorti dei paesi in cui la libertà d'espressione è fortemente limitata o negata del tutto; sta di fatto, però, che Twitter -o Facebook, o i social network in generale- sono delle azienda private, cui non si può attribuire come se fosse una cosa normale l'obiettivo di votarsi al martirio e capeggiare i focolai di rivolta che si accendono in giro per il pianeta.
Convengo sul fatto che non si tratti dello scenario più incoraggiante che sia dato immaginare, né di una situazione della quale ci si debba rallegrare: ma ho una gran paura che nell'immaginario collettivo a Twitter, a Facebook e a internet in generale sia stato attribuito un ruolo che in certi casi non è materialmente possibile svolgere.

Ecco, per esempio

16 Commenti »

Uno dei motivi per cui ho deciso di non rinnovare la mia tessera radicale è perfettamente riassunto dalla manciata di parole che potete ascoltare dopo circa cinquantacinque secondi di questo video.
Quando Gilioli lo incalza chiedendogli se i radicali voteranno la fiducia al governo, Pannella gli intima di smetterla e di limitarsi a "registrare" la sua risposta.
Vi è chiaro il messaggio? Secondo Pannella il compito dei giornalisti non è quello di mettere in difficoltà i politici con domande "scomode", a tutto beneficio dei cittadini che ascoltando l'intervista potrebbero capire meglio come stanno le cose, ma quello di "registrare" le risposte dei politici stessi, ponendosi in tal modo al loro esclusivo servizio come se fossero dei semplici microfoni viventi.
Dite la verità: non è un tantino curioso che un atteggiamento così partitocratico nei confronti dell'informazione venga assunto da chi sostiene da decenni di voler combattere la partitocrazia?

La libertà di espressione dal pulpito di Putin

3 Commenti »

Vladimir Putin difende Assange e definisce il suo arresto contrario alla democrazia e alla libertà di espressione.
Io, personalmente, sono d'accordo.
Già che siamo in tema, tuttavia, mi farebbe piacere chiedere al Primo Ministro della Federazione Russa se invece debbano ritenersi compatibili con la democrazia e con la libertà di espressione gli omicidi di Anna Politkovskaja, di Antonio Russo e degli altri trecento giornalisti morti o scomparsi in Russia tra il 1993 e il 2009.
Che ne dite, vogliamo chiedere a Berlusconi, che è tanto amico suo, di domandarglielo al posto nostro?

Mi spiace, io non sono d'accordo

19 Commenti »

Di giacche Bonanni se ne può comprare altre, un fumogeno non ha mai ucciso nessuno. Contestare qualcuno è legittimo. Se poi quel qualcuno è Bonanni è giusto persino impedirgli di parlare.
Prendete "Bonanni" e sostituitelo con chi volete voi: ecco, io ritengo che la prima e l'ultima frase siano inaccettabili chiunque sia il loro soggetto, e per quanto possa essere condivisibile il dissenso nei suoi confronti.
L'unica affermazione sulla quale sono d'accordo è quella nel mezzo: ma contestare, a mio modo di vedere, non significa né tirare fumogeni addosso a qualcuno (quello è piuttosto "aggredire"), né impedirgli di parlare.
Si chiama nonviolenza, e non venitemi a raccontare che è una favola inutile per creduloni: qualcuno ci ha liberato una nazione, mentre il mondo è pieno di gente che mena e spara da decenni senza cavare un ragno dal buco.

Su Youtube il censore potresti essere tu

4 Commenti »

Daniele Sensi illustra sul suo blog alcuni particolari assai preoccupanti su YouTube e la libertà di espressione nella rete, dei quali tra l'altro sta facendo le spese in prima persona.
Consiglio a tutti di leggerlo con molta, molta attenzione.

La libertà di stampa [di Ernesto Maria Ruffini]

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Tra i mezzi di diffusione del pensiero, la cui libertà è garantita all’art. 21 della Costituzione, una posizione privilegiata deve essere riconosciuta alla stampa, che i Costituenti vollero tutelare prevedendo la trasparenza dei relativi mezzi di finanziamento. Una previsione posta a garanzia di un’effettiva informazione pluralistica e della libera circolazione di voci, di notizie e di idee differenti. La preoccupazione dei Costituenti traeva origine dalla recente esperienza del fascismo che aveva mostrato una classe giornalistica che non aveva «saputo resistere con dignità e con fermezza agli assalti della reazione e della dittatura». Erano consapevoli che se avessero avuto «esempi sicuri di coscienza civile e di educazione politica» avrebbero potuto fare «l’esperimento di un’assoluta libertà nella stampa. Ma poiché questi esempi non li» avevano avuti, si erano visti costretti  «a tenere un contegno di realistica prudenza», perché era – ed è ancora oggi – necessario che la stampa difenda «la propria indipendenza e la propria dignità anche contro la potenza del denaro, contro le minoranze plutocratiche faziose le quali si vogliono servire della stampa per introdurre dei veleni nel cuore del Paese, per giovare a interessi particolari sotto la veste, come avviene sempre, di una difesa degli interessi nazionali» (Schiavetti).
Nel ventennio fascista avevano visto che molti giornalisti legati al regime avevano «sacrificato la loro dignità e prostituito il loro ingegno […] ai facili onori, ai facili plausi»; avevano «immolato la dignità del loro intelletto sull’altare dell’oro, del denaro»; avevano «tenuto un contegno che sotto tutti gli aspetti è stato riprovevole» e, cosa ancora più grave, avevano influenzato «la formazione dell’opinione pubblica del nostro Paese […] da questo stillicidio, da questo veleno che veniva quotidianamente propinato all’opinione pubblica», ingenerando «in molti cittadini italiani, il culto della violenza, il culto dell’ingiustizia, il culto, insomma, di tutti i sentimenti deteriori dell’uomo e del cittadino, e invece» deridendo  «quelle che erano le istituzioni più alte: la democrazia, la libertà; tutto ciò che rende l’uomo veramente degno di tale nome». Da tutto questo deriva l’importanza che i giornali facciano sapere all’opinione pubblica «chi li sovvenziona, da quali fonti traggono il denaro col quale sono in grado di mantenersi», perché il «tono del giornale non è dato infatti tanto dal direttore o dai redattori, quanto da chi lo sovvenziona, perché quel giornale rappresenta i suoi interessi ed è l’esponente delle sue idee» (Cavallari).
In questa prospettiva, occorreva prevedere la «pubblicazione dei bilanci, in modo da affidare il controllo alla pubblica opinione» (Mortati) e nella speranza che quest’ultima potesse liberamente formarsi.
Negli anni successivi all’approvazione della Costituzione, il Parlamento ha affrontato nuovamente la questione della libertà e della pluralità dell’informazione, consapevole che qualunque posizione dominante di un editore avrebbe compromesso il diritto di tutti di informare e di essere informati liberamente e di poter, quindi, esercitare la sovranità di cui il popolo è titolare. Come affermato dalla Corte Costituzionale, infatti, la stampa deve «porre il cittadino in condizione di compiere le proprie valutazioni avendo presenti punti di vista e orientamenti culturali e politici differenti», perché il confronto tra idee e opinioni differenti rappresenta la garanzia dello stesso sistema democratico (Corte Cost. n. 155/2002).
Al riguardo, valgano le parole dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel suo messaggio alle Camere del 23 luglio 2002: «il pluralismo e l’imparzialità dell’informazione, così come lo spazio da riservare nei mezzi di comunicazione alla dialettica delle opinioni, sono fattori indispensabili di bilanciamento dei diritti della maggioranza e dell’opposizione».

La quarantottesima ora: un blog di post da rettificare

11 Commenti »

Questo individuo ed io abbiamo avuto un'ideuccia: creare un blog nel quale scrivere esclusivamente post "da rettificare". Post di tutti i tipi, ovviamente: da quelli di carattere ironico ad altri in cui si denunciano davvero fatti e circostanze che in base alla nuova normativa potrebbero dare luogo alla richiesta di rettifica da parte dei destinatari.
Il blog si intitola "La quarantottesima ora" e potete trovarlo a questo link.
Sapete chi scriverà i post di questo blog?
Tutti i blogger che vorranno farlo, ovviamente: basterà mandare una mail all'indirizzo alessandro[PUNTO]capriccioli[CHIOCCIOLA]gmail[PUNTO]com e pazientare il tempo necessario affinché il richiedente venga incluso tra gli autori del blog.
Ma non è tutto.
Al posto dei commenti, come potete agevolmente notare, ci sono le "rettifiche": ciascuno di voi potrà chiedere all'autore di rettificare in tutto o in parte quello che ha scritto, oppure integrarlo con ulteriori elementi che a loro volta potrebbero dover essere rettificati.
Si tratta, insomma, di una specie di mix tra ironia e denuncia, senza soluzione di continuità, che vuole mettere in ridicolo la norma anti-blog e allo stesso tempo costituire, per chi lo vorrà e con il supporto degli altri, uno strumento di disobbedienza civile rispetto alla censura che ci stanno per imporre.
Che aspettate?
Se siete blogger mandatemi la mail e partecipate anche voi.
Facciamoci rettificare tutti!

Le vite degli altri /14

5 Commenti »

In Finlandia la banda larga è ufficialmente un diritto civile, mentre in Islanda viene approvata una legge che garantisce uno scudo a chi pubblica su internet segreti di stato, militari, giudiziari e societari di interesse pubblico.
In Italia la banda larga costa un occhio della testa, e i blogger verranno presto messi a tacere da una legge che impedirà loro di scrivere perfino quello che pensano.
Benvenuti all'inferno.

Hanno paura di noi

53 Commenti »

Voi lo sapete, chi è un blogger?
Un blogger è uno qualsiasi, un individuo, un cittadino, che un bel giorno inizia a scrivere quello che pensa in un piccolo spazio (generalmente) gratuito che qualche provider gli mette a disposizione nel mare magnum di internet.
Possono volerci mesi, e talora anni, prima che qualcuno si accorga di lui: non è infrequente, quindi, che un blogger qualsiasi si ritrovi per un periodo di tempo indefinito a scrivere decine, forse centinaia di migliaia di battute con la consapevolezza che nessuno, nemmeno uno, le leggerà. Eppure continua, credendo -o sperando- nella possibilità che prima o poi le sue idee -quali che esse siano- possano raggiungere qualcun altro e, come si dice, germinare.
Nei casi più fortunati questo momento, lentamente, arriva: certo, ci vogliono fatica, rigore e fantasia; c'è bisogno di conquistarsi le visite una dopo l'altra, con pazienza e disponibilità, inventando ogni giorno un modo nuovo ed efficace per dire quello che si vuole dire e ogni giorno correndo il rischio di perdere tutti i propri lettori in un colpo solo per aver scritto una baggianata, per essersi lasciati sfuggire una considerazione superficiale, per non aver mantenuto lo standard di qualità al quale gli altri si sono ormai abituati. E soprattutto bisogna continuare, possibilmente sempre meglio, ché quelli che leggono i blog sono -per fortuna- esigenti di brutto, e basta un'inezia per perdere quel minimo di credibilità che si è acquisita con tanta dedizione.
Non che tutto questo serva al blogger per campare, ci mancherebbe: in molti casi non gli vengono in tasca che poche decina di euro ogni mese, ottenute a stento dalla pubblicità che vende sul blog senza neanche poter chiedere esplicitamente ai propri lettori, giacché non costa nulla, di cliccare tutti i giorni sui banner che sono sul blog, ché altrimenti gli inserzionisti si incazzano e gli portano via quei quattro soldi che ha pazientemente accumulato.
Fare il blogger, insomma, costa una gran fatica e non porta alcun guadagno. Lo si fa perché ci si crede: si crede -ingenuamente, dice qualcuno, aggiungendo più o meno esplicitamente che siamo dei poveri coglioni- che le parole di una singola persona, e la loro successiva rielaborazione da parte di quelli che le leggono, possano alla lunga cambiare qualcosina; e che quella cosina -magari minuscola- possa pian piano muoverne un'altra un tantino più grande, e poi magari un'altra ancora, e poi chissà.
Ciò premesso, accade continuamente che un blogger esprima le proprie opinioni, riporti delle notizie che trova scritte su un giornale, o più raramente che dia conto delle testimonianze che ha raccolto per conto suo; può ben darsi, naturalmente, che quelle opinioni ("secondo me il Vaticano ha protetto i preti pedofili"), quelle notizie ("pare che durante il Consiglio dei Ministri Berlusconi abbia detto...") e quelle testimonianze ("uno che è stato in carcere mi ha raccontato che...") non siano dimostrabili: ma poiché il blogger non è un editore -il che equivale a dire, tra l'altro, che non incamera i cospicui contributi statali che agli editori sono riservati- egli non possiede gli strumenti di verifica né le competenze legali di cui invece i giornali possono dotarsi.
Ed eccoci arrivati al dunque; il tanto discusso "ddl intercettazioni" contiene una norma che non è stata rimossa neppure dopo le liti feroci che hanno spaccato in due la maggioranza: una norma che costringe tutti i blogger a rettificare ciò che hanno scritto, su richiesta degli interessati, entro lo stringente termine di 48 ore dalla notifica, pena una sanzione di 12.500 (dicasi dodicimilacinquecento) euro.
Ebbene, proprio perché -come dicevo prima- col lavoro di blogger non si campa, può essere ben possibile che in quelle 48 ore il malcapitato abbia la necessità di fare tutt'altro: lavorare, per esempio, oppure litigare con la fidanzata, o cullare il figlio piccolo che sta mettendo i denti, o andarsene al mare, o dedicarsi alle altre consuete occupazioni che caratterizzano la vita degli esseri umani; potrebbe essere che il blogger abbia espresso un'opinione propria, non fondata su prove documentali ma piuttosto su ragionamenti, congetture, ipotesi; così com'è assai probabile, infine, che di fronte ad una richiesta di rettifica il disgraziato non disponga degli strumenti giuridici per verificare se essa sia fondata o si tratti semplicemente di un'intimidazione finalizzata a fargli ritrattare quello che ha scritto perché dà noia a qualcuno.
Sapete, allora, come andrà a finire?
Andrà a finire che la maggior parte dei blogger, temendo di dover sborsare cifre proibitive per togliersi lo sfizio di scrivere quello che pensano, e stanchi di doversi precipitare a pubblicare una rettifica ogni volta che glielo chiedono, la pianteranno là e si dedicheranno ad altre cose: e che gli altri, quelli che proprio non potranno fare a meno di esprimersi, vivranno in un perenne stato di tensione aspettandosi da un momento all'altro un'allegra raccomandata in cui un avvocato sconosciuto intima loro di rimangiarsi le proprie opinioni.
E sapete chi ci rimetterà?
Ci rimetteranno coloro che frequentavano quei blog, perché evidentemente trovavano divertente, costruttivo e perfino utile leggere quello che c'era scritto e discuterne insieme.
Ci rimetteranno tutti quelli che non saranno più raggiunti dalle notiziole scomode per i potenti e dai ragionamenti fastidiosi per il regime che solo i blogger, svincolati come sono da qualsiasi considerazione legata al profitto, alla convenienza e alle amicizie che contano, si possono permettere di far circolare.
Ci rimetterà la partecipazione alla vita civile del paese, la circolazione libera delle idee, la grande opportunità che internet non si trasformi -come alcuni vorrebbero- in un'altra televisione, ma rimanga uno spazio di discussione, confronto e dibattito autenticamente libero.
Forse non è tanto vero, allora, che i blogger sono degli idealisti un po' coglioni; forse non è vero che le cose non si possono cambiare dal basso, con pazienza, parola dopo parola, aggregando una persona dopo l'altra a un'idea, un progetto, una finalità comune.
Perché se così fosse, se quello di cui i blogger si occupano fosse solo fuffa senza corpo né sostanza, allora non cercherebbero di metterli a tacere in questo modo.
La verità, quella vera, è che hanno paura di noi.
---
Grazie a Daniele per il costruttivo confronto.

Sconcerto e stupore

6 Commenti »

Il funzionario ONU Frank La Rue ha invitato il Governo italiano a rivedere il DDL sulle intercettazioni perché minerebbe le libertà di stampa e di opinione.
Il Ministro degli Esteri Frattini si è detto “spiazzato e sconcertato”.
Non sospettava che esistessero ancora, in Italia.

Galatea

Anche se non mi sento furbissimo

13 Commenti »

Può anche darsi che oggi, incalzato dal lavoro che di questi tempi mi divora, non riesca a trovare il tempo di buttare giù neppure tre righe: nondimeno, mi corre l'obbligo di comunicare che finché mi lasciano qualche millimetro di spazio per dire quello che penso cercherò di prendermelo.
Per questo, pur condividendo le ragioni che hanno indotto numerosi giornali e altrettanti blog a protestare contro la legge bavaglio restando in silenzio, e nonostante il fatto che molti di quei giornalisti e di quei blogger siano persone che stimo assai, oltre che -in qualche caso- degli amici, preferisco manifestare il mio dissenso nell'unico modo che conosco: scrivere.
Ciò non significa, evidentemente, che io sia convinto di aver pensato "una cosa furbissima": ho semplicemente pensato una cosa, e siccome la penso credo sia giusto farla.
Tutto qua.

Eccome, se le capisce

4 Commenti »

Antonio Palmieri, consulente web di Silvio Berlusconi, descrive così il rapporto del premier con la rete:

Non sa navigare, ma capisce fino in fondo le potenzialità di Internet.
Certo, che le capisce fino in fondo: per questo gli piacerebbe un sacco che smettessimo di usarla.

E' una questione di location?

6 Commenti »

Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PdL alla Camera, sulla "lista di Anemone":

Siamo in una situazione per un verso paradossale per un altro verso gravissima: prima vengono offerti in pasto elenchi di nomi poi, chissà quando, verranno fatte le indagini.
Sta di fatto, però, che quando i giudici provano a portare avanti quelle indagini c'è chi si rifiuta perfino di presentarsi per rispondere alle loro domande.
Insomma, sui giornali no, ma nemmeno in tribunale.
Che ne dite se provassimo ad occuparcene, che so io, in piscina?

Fin troppa, è sotto gli occhi di tutti

10 Commenti »

(ANSA) - ROMA, 4 MAG - "Se c'e' una cosa" che è "sotto gli occhi di tutti" è che in Italia "c'è fin troppa libertà di stampa". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi. (ANSA).
Grazie a Tina per aver seriamente compromesso il mio umore.

Hyde Park 2.0

1 Commento »

Domani a partire dalle 11:30 sulla web tv radicale Virginia Fiume ed io daremo vita, insieme a tutti voi, ad una versione 2.0 di Hyde Park: chiunque disponga di una webcam, di una connessione internet e di Skype, infatti, potrà intervenire in diretta video e avrà 5 minuti di tempo per dire quello che vuole senza censura.
Allora, siamo intesi? Vi aspettiamo domattina, e mi raccomando: preparate accuratamente il vostro intervento, scrivetelo, leggetelo e ripetetelo due o tre volte in modo da mandarlo a memoria.
Poi collegatevi, strappate il foglio e dite tutto quello che vi viene in mente.

Padroni

2 Commenti »


Ho come la sensazione che la maggior parte di coloro che si lamentano -non senza ragioni- del fatto che una considerevole parte dell'informazione sia nelle mani di Berlusconi, non avvertano il minimo fastidio all'idea che essa fosse -e da certi punti di vista ancora sia- tutta (non una considerevole parte ma, ripeto, tutta) in mano ai partiti.
Io, per conto mio, mi ostino a ritenere che una cosa possa dirsi davvero libera soltanto quando un padrone non ce l'ha.
E che accapigliarsi per stabilire a quale padrone sottomettersi costituisca il vero, drammatico, indizio di schiavitù.

Italia, sospesa la costituzione, giornali a rischio di chiusura

8 Commenti »


Roma - Giro di vite sulle garanzie costituzionali e i media in Italia: il governo de facto di Silvio Berlusconi ha limitato i diritti sanciti dalla Costituzione per un periodo di 45 giorni, prevedendo anche la possibilità di chiudere i mezzi di comunicazione e dando più poteri alle forze armate per il rispetto "dell'ordine pubblico". Il decreto proibisce "ogni riunione pubblica non autorizzata" e le dichiarazioni dei media che vadano contro "le risoluzioni del governo" o possano alterare "il rispetto della pace e l'ordine pubblico". Nel precisare che le forze armate sono autorizzate a sostenere la polizia "per garantire l'ordine", il decreto prevede "l'arresto di chi viene trovato fuori dall'orario previsto (dal coprifuoco, ndr) per la circolazione, o di chi venga considerato in qualche modo sospettato di poter danneggiare le persone o i beni". Alcune reti radio e tv, prosegue il decreto, "stanno diffondendo odio e violenza contro lo Stato, lanciando appelli all'insurrezione popolare. La Commissione per le telecomunicazioni è quindi autorizzata, tramite la polizia e le forze armate, a sospendere ogni radio, tv o via cavo che non rispetti i programmi dettati dalle presenti disposizioni".
L'articolo che avete letto è quantomai reale e attuale, a patto che sostituiate "Honduras" con "Roma" e "Roberto Micheletti" con "Silvio Berlusconi". Tuttavia, nel giorno in cui il Presidente del Consiglio compie ben 73 anni, mi sembrava carino regalargli un piccolo sogno che sicuramente tiene nel cassetto. Anche perché, detto tra noi, lo scenario descritto ha allarmanti punti di contatto, se non nei modi quantomeno negli intenti, con l'attuale realtà del paese.

Effetto censura: dirompente

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L'ultimo caso di censura in Francia riporta al centro il dibattito sulla libertà di espressione: entro quali limiti andrebbe permessa, se ammettiamo limiti alla libertà? Quando c'è di mezzo l'istigazione alla violenza, o presunta tale, che fare? Sono le domande che si annidano intorno alla canzone "Sale pute", sporca puttana, di OrelSan, che doveva cantare al festival delle Francofolies, ma che è stato bloccato da Ségolène Royal, Presidente della regione che ospita la kermesse. Sul banco degli imputati le seguenti frasi:
Ti detesto, voglio che tu muoia lentamente, che resti incinta e perda il bambino... Sei una scrofa da bordello... Ci lasciamo bene se ti spezzo il braccio...
Ora, la questione è: quelle frasi hanno più forza se censurate o lasciate libere di essere cantate? Personalmente propendo naturalmente per la seconda ipotesi, anche solo per la considerazione che qualora non ci fosse stata la suddetta censura, ben pochi di noi avrebbero conosciuto i versi del ribattezzato "Eminem di Alençon". Effettivamente, anche il video "artigianale" sembra rispecchiare un fenomeno un po' di nicchia...

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