Ricevo, pubblico volentieri e vi invito a dire la vostra.
Non so se avete visto il film Ginger e Fred: un film del 1986, forse tra i più deboli di Fellini, ma che comunque offriva alcuni spunti davvero interessanti.
C'era ad esempio una critica feroce al cattivo gusto di certa pubblicità: in tutto il film si vedevano o intravedevano, quasi buttati lì, degli spot o dei cartelloni pubblicitari trucidissimi, assurdamente volgari e molto divertenti, spesso talmente laidi da risultare surreali.
Poi oggi mi sono imbattuto in questa pagina dell'Unità, che raccoglie le segnalazioni delle pubblicità maggiormente lesive della dignità femminile.
Be', sembra incredibile, ma gli spot di Fellini sono niente rispetto a questi. Prima ancora che per il sessismo, per l'abissale volgarità e stupidità che emanano: uno sguardo su un immaginario squallido e su un paesaggio mentale devastato e diserbato.
Siccome si dice che la pubblicità sia un fedele specchio dei tempi e che sia una specie di istantanea (o di diagnosi) della psiche dei consumatori a cui è rivolta, ho provato a immaginarmi il tipo umano a cui si rivolgono (o credono di rivolgersi) questi qua. E a giudicare dalle pubblicità mi sono immaginato uno che (come minimo) caga in salotto, picchia la moglie e i figli ogni sera e parla a monosillabi inframezzati a rutti e grattate di coglioni.
Ditemi se esagero o se piuttosto mi sono ridotto, a 40 anni, a fare il bacchettone.
AleG
