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Dai, allunghiamogli le gambe

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C'è una vecchia barzelletta che funziona più o meno così: un tizio vuole farsi accorciare il pisello perché è di una lunghezza sproporzionata, ma siccome in sala operatoria l'intervento non riesce il dottore guarda i suoi assistenti e dice: "Vabbe', dai, allunghiamogli le gambe".
Ecco, il ddl anticorruzione di cui si parla in questi giorni mi ricorda tanto quella barzelletta: perché se la giustizia italiana è un colabrodo che manda in prescrizione migliaia di reati, pensare di risolvere il problema aumentando la prescrizione anziché riformare una volta per tutte il sistema giudiziario è un po' come allungare le gambe a quel tizio invece di accorciargli il pisello.
Sapete cosa penso? Che pur di non mettere mano ai problemi della giustizia finiremo per abrogarla, la prescrizione: così come, travolti dallo scalmanato impeto giustizialista che imperversa in lungo e in largo, abbiamo di fatto già abrogato il principio per cui ciascuno è innocente fino al momento della condanna, il carattere eccezionale della carcerazione preventiva e il valore rieducativo della pena.
Tutta roba della quale, nell'emergenza di un paese invaso dall'illegalità, pensiamo di poter fare a meno: finché non ci accorgeremo che due -o tre, o quattro, o enne- torti non fanno una ragione; che quelle garanzie dimenticate andavano salvaguardate a maggior ragione in un momento tanto difficile; che dal malaffare si esce praticando lo stato di diritto, non cancellando come se niente fosse decenni -e a volte secoli- di civiltà giuridica.
Sarà un brutto giorno, quello in cui ce ne renderemo conto.
E forse, come spesso accade, sarà troppo tardi per tornare indietro.

Andrà a finire che si pisciano sotto

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Se la spassano, loro.
D'accordo, ogni tanto qualche frescone si fa pizzicare, ma per uno che viene scoperto ce ne sono decine che continuano allegramente a sghignazzare alle nostre spalle e a papparsi i nostri soldi.
E voi, campioni dell'antipolitica, giù a bestemmiare che ammazza ammazza sono tutti una razza, che il più pulito ci ha la rogna, che gira gira sono tutti uguali e via discorrendo con gli infiniti modi di dire della cospicua e variegata tradizione linguistica italica, per poi concludere che la politica è una cosa sporca lurida schifosa alla quale non vi avvicinereste a un palmo di distanza per non sentirne la puzza.
Così, a forza di schifarvi e tirarvi indietro, lasciate che questa gente si prenda tutto il mazzo, centrando il ragguardevole risultato di rafforzare le rendite di posizione del regime contro il quale vi avvelenate il sangue dalla mattina alla sera.
Loro si ingozzano, voi vi infuriate, loro sghignazzano, voi ve ne lavate le mani, loro si scorbellano.
Se non vi decidete a metterci le mani dentro e fare quel poco che potete, andrà a finire che si pisciano sotto.

Un curioso concetto di alleati

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La novità, a giudicare dai cablogrammi di Wikileaks, è che il governo italiano avrebbe pagato mazzette ai talebani allo scopo di indurli ad evitare attacchi contro i nostri soldati.
Mazzette grazie alle quali, presumibilmente, i talebani compravano le armi necessarie ad attaccare i soldati degli altri.
Non c'è che dire, è un'accezione davvero singolare della parola "alleati".
E poi si lamentano se ci ridono dietro con la storia dei baffi neri e del mandolino.

Mi precipito

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-Pronto?
-Sì, buongiorno, sono il generale.
-Che piacere, come sta?
-Lasci stare il piacere, ho il cesso intasato con gli stronzi che vengono a galla e mia moglie che strilla come una gallina...
-Ah. Be', è domenica, magari domani le mando un operaio...
-Lo so bene, che è domenica. Altrimenti cosa crede che l'abbia chiamata a fare?
-...
-...
-Va bene, vorrà dire che vengo...
-Sarà meglio, sennò, sono sincero, quell'incarico se lo può scordare... E sta zitta, stronza, ha detto che sta arrivando! Mi scusi, sa, ma la mia signora è comprensibilmente a disagio...
-Capisco, ci mancherebbe, arrivo.
-Ecco bravo, io vado alla partita, se la veda con lei, arrivederci.
---
-Pronto?
-Buondì, parla il cardinale.
-Eminenza, che onore, come andiamo?
-Ahimè male, figliuolo, male. Ma dove sei, che con rispetto parlando sento un casino della madonna?
-Non me ne parli, eminenza, sono sulla tangenziale, sto andando a una riunione urgente...
-Ah... In tal caso, mi duole dirtelo, debbo gravarti di un'ulteriore incombenza...
-Guarda dove vai, stronzo, ma chi cazzo te l'ha data la patente?
-Come dici, figliuolo?
-Mi scusi, non dicevo a lei, la gente guida da fare schifo... Mi dica pure, come posso esserle utile?
-Ma niente, una sciocchezza... Lo scarico della doccia deve essersi riempito di capelli ed è uscita tutta l'acqua con la schiuma nel bagno...
-Capisco. Potrei mandarle qualcuno domattina, sa com'è, di domenica trovare un operaio...
-Ascolta, figliuolo, vedi di alzare il culo e precipitarti qua nel tempo di un pateravegloria, non vorrei essere costretto a rivedere quel bando, non so se mi spiego...
-...
-Mi spiego?
-Perfettamente. Mi dia un'ora e sono da lei.
-Ti aspetto. Pace e bene.
---
-Pronto?
-Pronto un cazzo. Sono il sottosegretario.
-I miei omaggi, eccellenza. Mi scusi solo un istante... Ecco, signora, vede? Se lei butta nel water tutta questa carta igienica poi si ostruisce, ora la tiro fuori e siamo a posto...
-Pronto? Mi ascolti o no?
-Sì, eccomi, stavo finendo una cosa...
-Ecco, finiscila di corsa e vieni qua. Una mia amica ha perso, diciamo così, un certo oggetto nella vasca idromassaggio e si è bloccato tutto...
-Un oggetto? Che oggetto? Certo, signora, appena ho finito ripulisco tutto, no che non le lascio questo casino, ci mancherebbe...
-Ma con chi cazzo parli? Un oggetto, porca troia, un coso, uno di quelli che vibra, insomma a te che ti frega?
-No, niente, dicevo per capire di che si trattasse...
-Te lo dico io, di che si tratta! Si tratta che tu vieni con una chiave inglese del cazzo e lo togli, altrimenti quella fornitura va a puttane! Ecco, hai capito di che si tratta adesso?
-Sì. Tra due ore sono da lei...
-Lo spero per te.
---
-Pronto?
-Ehilà, carissimo!
-Signor ministro, come sta?
-Eh, non bene, amico mio, non bene...
-Ma quant'era lungo 'sto coso? Signorina mi creda io ne ho viste tante, ma quaranta centimetri di vibratore è roba da guinness...
-Come dici?
-No, signor ministro, non dicevo a lei, stavo parlando con Tokyo... Che succede?
-Succede che il cane mi ha cagato nel salone, i filippini sono in libera uscita, mia moglie è in giro a fare shopping e ho bisogno di qualcuno che raccolga questo schifo...
-Ma...
-Ma, cosa? Non vorrai che mi metta in ginocchio a tirare su la merda dal pavimento, vero? Sono un ministro, perbacco!
-No, no, per carità... Grazie, signorina, ho preso il suo numero, stia sicura che se ho dei clienti interessati la faccio chiamare senz'altro, massima riservatezza s'intende...
-Porca puttana, mi dai retta o no? Lo sai che quella firma non l'ho ancora messa, vero? Vuoi che ci ripensi?
-No, per l'amor di dio! Mi precipito!
-Ecco, bravo. E vedi di muoverti, ché mi si rovina il parquet.

E' una questione di location?

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Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PdL alla Camera, sulla "lista di Anemone":

Siamo in una situazione per un verso paradossale per un altro verso gravissima: prima vengono offerti in pasto elenchi di nomi poi, chissà quando, verranno fatte le indagini.
Sta di fatto, però, che quando i giudici provano a portare avanti quelle indagini c'è chi si rifiuta perfino di presentarsi per rispondere alle loro domande.
Insomma, sui giornali no, ma nemmeno in tribunale.
Che ne dite se provassimo ad occuparcene, che so io, in piscina?

Inventa tu la prossima scusa: un esperimento di scrittura partecipativa

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Ricapitoliamo:

  • Claudio Scajola afferma che se Anemone ha sborsato 900.000 euro per contribuire a comprargli l'appartamento lo ha fatto a sua insaputa;
  • Francesco Pittorru ammette di aver ricevuto 800.000 euro da Anemone per l'acquisto di due immobili, ma sostiene che si trattasse di un prestito, anche se purtroppo in Sardegna gli hanno rubato le ricevute che provavano la restituzione.
Vi confesso che per qualche secondo ho accarezzato l'idea di confezionare un bel generatore automatico; poi, però, ho pensato che sarebbe stato molto più divertente lanciare un vero e proprio esperimento di scrittura partecipativa.
Ragion per cui, vi invito tutti ad inventare voi stessi la prossima scusa e a scriverla nei commenti: quando ne avremo messe insieme abbastanza vedrò di farne qualcosa di divertente.
Per dare il buon esempio, vi propongo la mia scusa personale:

E' vero, Anemone mi ha dato 900.000 euro, ma glieli avevo vinti a Monopoli; purtroppo però non posso dimostrarlo perché il cane si è mangiato tutte le casette scambiandoli per pistacchi, di cui è ghiotto.

Allora, che aspettate? Resto in trepida attesa dei vostri contributi.

Allora è un vizio

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gianturco
Il portone che vedete nell'immagine è il civico 5 di Via Emanuele Gianturco a Roma: più avanti di qualche centinaio di metri si vede Piazzale Flaminio, subito dopo il quale c'è Piazza del Popolo.
Ebbene, il 7 luglio del 2004 un appartamento di cinque camere e servizi in questo palazzo è stato acquistato da un certo Alberto Donati per un corrispettivo di 390.000 euro (più o meno il prezzo di un bilocale sulla Casilina).
Il bello è che lo stesso giorno l'Architetto Angelo Zampolini (quello dell'appartamento di Scajola) aveva versato 520.000 euro in contanti messi a disposizione da Diego Anemone, prelevando subito dopo 52 assegni circolari da 10.000 euro l'uno intestati a Maurizio De Carolis, ovvero il venditore dell'immobile.
Ancora più singolare è il fatto che Alberto Donati, ossia l'acquirente, sia il genero di Ercole Incalza, all'epoca consulente dell'allora Ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, e oggi capo della "struttura tecnica di missione" dell'attuale Ministro Altero Matteoli.
Insomma, a quanto pare siamo recidivi: la vogliamo smettere o no, di pagare le case alle persone perbene a loro insaputa?

Bei tempi, quelli di Tangentopoli

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Quando scoppiò il bubbone di Tangentopoli ero poco più di un marmocchio: però ricordo molto bene i processi trasmessi in televisione, le domande incalzanti dei giudici, le facce teree dei politici costretti ad ammettere le loro malefatte.
Dopo una ventina d'anni, come abbiamo avuto modo di verificare definitivamente negli ultimi mesi, la corruzione è rimasta il principale caposaldo di questo paese disgraziato, anche se rispetto ad allora sono cambiate molte cose: prima fra tutte (lo hanno sottolineato in tanti) la destinazione delle tangenti, che allora andavano a rimpinguare in buona parte le casse dei partiti, mentre di questi tempi finiscono nel patrimonio personale di chi le intasca senza passare per il via.
La differenza che mi colpisce di più, però, è un'altra.
Quando le indagini di Tangentopoli iniziarono a svelare lo schifo che era successo e a renderlo evidente agli occhi di tutti, la maggior parte dei politici coinvolti sembrò ritenere più dignitoso ammettere le proprie magagne piuttosto che continuare a negare arrampicandosi sugli specchi: il che, in qualche modo, dava la sensazione che nonostante il clima di sfascio generale fosse sopravvissuta, nella coscienza di chi pure aveva ingannato e derubato i cittadini, una soglia minima di rispetto nei loro confronti; si percepiva, insomma, la consapevolezza dei politici che la gente si potesse sì prendere per il culo, ma fino a un certo punto.
Ecco, a me pare che oggi anche quel briciolo di decenza sia venuto clamorosamente a mancare: e che la serena disponibilità di chi viene colto con le mani nel sacco a passare da scemo pur di negare l'evidenza equivalga, in realtà, a considerare scemi quelli che sono costretti ad assistervi.
Rispetto ad allora, insomma, loro sono molto più spudorati semplicemente perché noi siamo infinitamente più sudditi.
Sono cose che danno da pensare, o sbaglio?

Un ministro non può

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Claudio Scajola motiva così le sue dimissioni:

Un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri.
La linea è chiara: Scajola sostiene di non sapere che per acquistare l'appartamento di Via del Fagutale fosse necessario versare un altro milioncino oltre ai 610mila euro pagati direttamente da lui, e quindi suggerisce l'idea che qualcun altro abbia provveduto, a sua insaputa, ad integrare il prezzo richiesto dalle proprietarie.
Il nostro amico, in altre parole, afferma candidamente di ignorare che per comprare un appartamento nel cuore di Roma, con tanto di vista sul Colosseo, servano almeno ottomila euro al metro quadrato o giù di lì, e di aver creduto sinceramente di poterselo portare via con una somma che sarebbe stata appena sufficiente per un centinaio di metri quadrati a Piazza Re di Roma.
Il Ministro dello Sviluppo Economico.
Siamo sicuri che non faceva una figura migliore dichiarando di aver preso una tangente?

Oltre i generatori automatici

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Per un attimo ho avuto la tentazione di fare un altro generatore automatico, ma l'idea del capo del consiglio superiore dei lavori pubblici arrestato per corruzione nell'ambito di un'inchiesta sul G8 che organizza incontri omosessuali occasionali avvalendosi della collaborazione di un nigeriano appartenente al coro San Pietro è praticamente inarrivabile anche adoperando tutta la fantasia possibile.
Mi sa che per questa volta passo.

C'era corruzione tra gli Apache?

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Per la cronaca, sapete chi è l'assessore ai giovani, allo sport e alla promozione delle attività turistiche Pier Gianni Prosperini?

E' quello secondo il quale per i tossicodipendenti

ci vuole il modello Singapore: lo stendi sulla panchetta, ten ten ten, dieci nerbate
l'omosessualità

è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo
e i manifestanti contro il Papa alla Sapienza avrebbero dovuto essere garrotati

ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta attorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia.
Quanto al trattamento repressivo più idoneo per i corrotti, agli incarichi da vietare ai turbatori d'asta e al genere di tribù indiana più appropriata per chi intasca tangenti, il nostro amico non si è mai pronunciato.

Che volete, uno mica può occuparsi di tutto.

Disonore differenziato

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Cesare Previti, invece, risulta ancora regolarmente iscritto all'Ordine degli Avvocati di Roma.

Se ne deve desumere, evidentemente, che fare un pompino a un cliente disonora la professione, essere condannati per corruzione no.

Moralizzatrice? No, moralista!

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Sono contraria alla “superiorità morale” e a tutte quelle altre seghe mentali che non fanno altro che ridicolizzare chi ha il coraggio di autoproclamarsi come moralizzatore di turno. Però, che il 44% degli italiani ritenga che i partiti politici sono l’organizzazione più corrotta, dovrebbe far riflettere. Dopo il Noemi gate (è già finito? Potrà finalmente la ragazza di Casoria realizzare il suo sogno in pace, ovvero scuotere un po’ di seno e di natiche in tv, mentre il suo fidanzato va al Grande Fratello, e se le va male buttarsi in politica?), molti hanno sostenuto che “chi se ne frega se il Premier va con le minorenni, l’importante è che sappia fare il suo lavoro”. Magari, a fronte di questi dati, qualcosina ce ne dovrebbe fregare: la morale di un uomo politico dovrebbe rientrare nel giudizio del suo operato. Tanto, comunque rientra nelle sue leggi e azioni politiche, che alla fine ricadono sulle nostre spalle. Perché non addossare la sua morale un po’ anche sulle sue, di spalle?

Io col Comune ci lavoro: il Comune lo sa

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Grazie all'iniziativa del radicale Mario Staderini, le Jene hanno avuto modo di confezionare questo istruttivo servizio sullo scandalo delle affissioni abusive. Vale davvero la pena di dargli un'occhiata, perché dentro c'è una specie di compendio dei problemi che affliggono l'Italia: illegalità, connivenza dell'amministrazione nel favorire certe imprese private, arroganza dei partiti politici, impunità per chi infrange le regole.
Ricordatevene, la prossima volta (manca poco alle elezioni) che vedrete la consueta orgia di manifesti elettorali appiccicata sul muro sotto casa vostra: ma soprattutto ricordatevi di chi, malgrado tutto, si ostina a rispettare le regole.
E quei manifesti non li attacca.

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