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Vorrà dire che mi rivolgerò altrove

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Dal momento che non ho mai avuto la passione della moda, non mi pare di aver mai acquistato nulla dall'azienda che vedete qua sopra.
Nondimeno, se pure vendessero le cose che mi piacciono di più al mondo, credo che da loro non comprerei mai più niente: perché secondo me continuare a pubblicizzare un livello di magrezza che ormai è diventato un vero e proprio problema sociale come se fosse la cosa più figa del mondo non è esattamente il massimo della responsabilità.
Dopodiché, naturalmente, ognuno continua a regolarsi come meglio crede: vuol dire che se deciderò di diventare trendy mi rivolgerò altrove.

Blog e pubblicità: alcune riflessioni

26 Commenti »

Sul Fatto Quotidiano di sabato scorso è uscito un servizio dal titolo "Blog, così la crisi economica cancella le voci libere della rete", nel quale Enzo Di Frenna, tra gli altri, ha intervistato anche me.
Visto che l'argomento, a quanto pare, è piuttosto dibattuto, colgo l'occasione per dare il mio contributo alla discussione raccontandovi come la vedo sul rapporto tra blog, pubblicità, guadagni e via discorrendo:

  1. ho iniziato a scrivere su questo blog nel 2006 in modo amatoriale, nel tempo libero e senza la minima intenzione di farne un lavoro: ne consegue -giacché, al di là delle classifiche, lo spirito è lo stesso di allora- che in relazione all'attività di blogger la crisi economica non mi tocca, a prescindere dal fatto che essa abbia o non abbia abbassato le tariffe pubblicitarie;
  2. nondimeno, nel momento in cui un giornalista mi telefona e mi chiede se coi guadagni di un blog si possa campare, la mia risposta deve essere per forza negativa, perché le coste stanno oggettivamente così, senza che ciò debba essere necessariamente interpretato come una lamentela;
  3. ciò detto, non credo ci sia nulla di male se un blogger, pur svolgendo la sua attività per passione, trova il modo di unire l'utile al dilettevole e di guadagnare due lire; personalmente non condivido l'atteggiamento di alcuni "puristi" -mi si passi il termine- che ritengono l'esposizione di spazi pubblicitari sui blog un comportamento di per sé disdicevole, posto che è opportuno prestare un minimo di attenzione ed escludere -ove possibile- alcune delle inserzioni che i network fanno ruotare, magari con l'aiuto dei lettori che spesso e volentieri le segnalano;
  4. se si accetta questo punto di vista, evidentemente, si ammette che uno sia legittimato a svolgere alcune considerazioni sulla maggiore o minore "equità" dei diversi sistemi di advertising che gli vengono proposti: personalmente, ad esempio, ritengo che il sistema adottato da Liquida -il banner che vedete nella colonna in alto a destra, per intenderci-, che riconosce al publisher un compenso commisurato alle "impressions" -cioè, in estrema sintesi, al numero di persone che vedono la pubblicità- sia migliore di quello adottato da altri network -Google su tutti- che invece pagano -quasi- esclusivamente se qualcuno ci clicca sopra;
  5. ebbene, siccome il metodo "pay per click" sembra essere il più diffuso, e visto che a mio parere si tratta di un sistema un tantino penalizzante per chi espone la pubblicità -un po' come se le televisioni che mandano gli spot venissero pagate soltanto per i telespettatori che si recano effettivamente nei negozi a comprare i prodotti, anziché per il valore intrinseco costituito dall'esposizione di un marchio-, ritengo che il sistema pubblicitario complessivo che ruota intorno al nostro mondo riconosca ai blogger dei compensi inferiori a quelli che meriterebbero;
  6. le riflessioni che precedono, lo ripeto, non potrebbero costituire -almeno nel mio caso- un motivo valido per l'eventuale chiusura del blog, che praticamente non mi costa niente -se si eccettua la connessione, che tuttavia utilizzo soprattutto per altri scopi e che quindi pagherei comunque-, e che di conseguenza non ha alcun bisogno di essere "finanziato";
  7. ciò non toglie che quelle riflessioni, a mio parere, possano essere svolte lo stesso, perché uno può ritenere che un sistema non sia equo anche quando quel sistema non è indispensabile alla propria sopravvivenza ma costituisce semplicemente un "di più": a meno che non si concluda che il superfluo, in quanto tale, debba essere necessariamente iniquo.
Io, insomma, la vedo così: col blog non riuscirei a campare, anche perché non ho mai immaginato di farlo, ma se decido di guadagnare qualcosina con la pubblicità ho la netta sensazione -con le eccezioni di cui ho detto- di essere sottopagato.
A me non pare che le due cose siano incompatibili.

Un paesaggio mentale devastato e diserbato

45 Commenti »

Ricevo, pubblico volentieri e vi invito a dire la vostra.

Non so se avete visto il film Ginger e Fred: un film del 1986, forse tra i più deboli di Fellini, ma che comunque offriva alcuni spunti davvero interessanti.
C'era ad esempio una critica feroce al cattivo gusto di certa pubblicità: in tutto il film si vedevano o intravedevano, quasi buttati lì, degli spot o dei cartelloni pubblicitari trucidissimi, assurdamente volgari e molto divertenti, spesso talmente laidi da risultare surreali.
Poi oggi mi sono imbattuto in questa pagina dell'Unità, che raccoglie le segnalazioni delle pubblicità maggiormente lesive della dignità femminile.
Be', sembra incredibile, ma gli spot di Fellini sono niente rispetto a questi. Prima ancora che per il sessismo, per l'abissale volgarità e stupidità che emanano: uno sguardo su un immaginario squallido e su un paesaggio mentale devastato e diserbato.
Siccome si dice che la pubblicità sia un fedele specchio dei tempi e che sia una specie di istantanea (o di diagnosi) della psiche dei consumatori a cui è rivolta, ho provato a immaginarmi il tipo umano a cui si rivolgono (o credono di rivolgersi) questi qua. E a giudicare dalle pubblicità mi sono immaginato uno che (come minimo) caga in salotto, picchia la moglie e i figli ogni sera e parla a monosillabi inframezzati a rutti e grattate di coglioni.
Ditemi se esagero o se piuttosto mi sono ridotto, a 40 anni, a fare il bacchettone.
AleG

Grazie, sto bene così

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No, al momento non ho voglia di sesso, specie se l'offerta proviene da una che prima propone di leccarla e poi dice che cerca un ragazzo (ti ha detto niente la mamma, stella? Mi sembri un tantino confusa).

Non mi interessano, inoltre, i consigli di Alessia per perdere peso in modo corretto, a maggior ragione se la suddetta Alessia, che dovrebbe erogarmeli, manco sa scrivere correttamente la parola oggetto dei consigli stessi.
Rilevo, infine, che quando una donna si professa di carattere, semplice e piena di energia, ma aggiunge che vuole di più, in nove casi su dieci si tratta di una cagacazzi.
Per cui, amici di Facebook, ve lo confesso: no che non la conosco, Francesca.
E, per l'amor di dio, non voglio conoscerla.

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