Il Madoff di Arcella

Che si parli di questo

oppure di quest'altro
il discorso cambia poco.
Lo so, lo so: adesso salterà fuori qualcuno (magari un po' incazzato, ché essere incazzati su questo blog negli ultimi giorni pare sia di moda, faccia figo, insomma conferisca al titolare dell'ira un certo charme, oltre a dare una forza insperata, peraltro non riscontrabile nel contenuto ma appunto soltanto nella forma, alle sue argomentazioni) a precisare che si tratta di due casi diversi, e che non si può paragonare uno che vende titoli a un altro che chiede soldi per sortilegi, filtri d'amore e stronzate simili.
Sta di fatto, però, che paragonare, mettere a confronto, trovare qualcosa in comune tra due fatti diversi è un'attività accattivante, senz'altro rivelatrice di qualcosa (che quel qualcosa, poi, sia più o meno importante, è un altro discorso) e soprattutto assai poco rassicurante: e si sa che da secoli è il bisogno di rassicurazione, non il desiderio di comprensione, che spinge molti individui a prepararsi una serie di caselline accuratamente circoscritte nelle quali infilare una per una le immagini e le situazioni nelle quali gli capita di imbattersi, in modo da poterle percepire immancabilmente come altro da sé e relegarle in un batter d'occhio nel mucchio delle cose che non fanno paura (brutta bestia, la paura, nevvero? Quando si ha paura si finisce perfino per pensare, il che, ne converrete, è la cosa poco rassicurante per antonomasia).
Finita la divagazione (che peraltro dovevo a qualche dispensatore di urla scomposte senza costrutto che ultimamente si è affaccendato a commentare da queste parti), torniamo al post.
Cambia poco, dicevo.
A quanto mi risulta, infatti, il buon Madoff prometteva rendimenti da capogiro, rispetto ai quali qualsiasi persona ragionevole avrebbe dovuto comportarsi esattamente come avrebbe fatto nel caso del (figlio del) mago di Arcella: dubitare (perdonate il breve ritorno nella divagazione, ma anche dubitare è poco rassicurante, e cosa volete farci se un rompicoglioni come me, anche in questo caso, non può esimersi dall'operare un paragone?).
Se questi truffatori da quattro soldi (anche Madoff, non solo il figlio del mago) avessero a che fare con persone che hanno la brutta abitudine di coltivare il dubbio, ci risparmieremmo un sacco di fastidi: tra i quali quello, assai penoso per la verità, di trovarci con qualche migliaio di persone sul lastrico intente ad inveire contro il rubagalline che li ha rapinati contando sulla loro coglioneria, e in qualche caso sulla loro voglia di approfittare, purchessia, di un vantaggio che pure non riuscivano a giustificare razionalmente in alcun modo.
Credere senza pensare: questo mi pare il guaio dei nostri tempi, alla faccia di tutti quelli che pretendono di riscontrarlo invece nella tendenza opposta, denominata alternativamente "pensiero debole", "scientismo", "fiducia cieca nella ragione" e chissà che altro.
La verità, amici, è che di questi tempi si pensa poco, e corrispondentemente si tende a credere troppo.
Contro ogni evidenza, oppure (che è peggio) facendo dell'evidenza una curiosa giustificazione del nostro (spesso irrefrenabile) stimolo a chiudere gli occhi.

Questo post è stato pubblicato il 30 giugno 2009 in ,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

8 Responses to “Il Madoff di Arcella”

  1. Mi metterò subito fra coloro che inveiscono, ma pacatamente. Non si può mettere uno che si rivolge a un mago alla stregua di uno che si rivolge a un consulente finanziario. A chi colpevolizza i risparmiatori truffati, perché dovevano annusare la truffa dai lauti guadagni, rispondo che è come colpevolizzare uno che passando al semaforo verde non ha guardato se passavano altre macchine.

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  2. Paragonare, Giulia, questo è l'argomento. Se "paragonare" e "mettere alla stregua" fossero sinonimi, sarei con te. Sta di fatto, però, che trattasi di espressioni diverse: mettere alla stregua significa dire che due cose sono analoghe, paragonare vuol dire prendere una cosa e ritrovare, un un'altra, alcuni elementi della prima.
    Del resto avevo fatto una premessa (che reputavo sin troppo lunga, ma evidentemente -mea culpa- non è stata sufficiente) nella quale spiegavo esattamente questo.
    Quanto alla colpevolizzazione, non mi pare che vi sia un solo passaggio del post in cui essa si possa rintracciare: aver dato a Madoff del truffatore, e più in là del rubagalline, mi pareva esemplificativo della mia convinzione sull'argomento "di chi è la colpa"; la colpa è di Madoff, evidentemente, così come nell'altro caso è e resta del mago di Arcella (o meglio di suo figlio).
    Il paragone, invece, serviva ad altro: cioè ad affermare che in numerose e difformi circostanze (difformi, ripeto) pare a volte di intravedere un elemento comune, consistente, sia pure in diverse gradazioni (diverse, insisto), nella tendenza delle persone a pensare poco rispetto a quanto sarebbe auspicabile; ciò, a mio parere, perché il pensiero, il dubbio, l'essere critici sono stati spesso e volentieri penalizzati, negli ultimi anni, a vantaggio di una visione della vita più orientata sul "credere", più o meno ciecamente (più o meno, sottolineo).
    Spero di essere stato più chiaro. :-)

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  3. Di paragone in paragone: ma se il (figlio del) mago di Arcella, rischia il carcere per 13mila euro, gli stregoni che stanno dall'altra parte del Tevere a fare sortilegi e operazioni finanziarie miliardarie, quanto si dovrebbero fare in carcere (posto che siamo tutti contro la pena di morte)? Duemila anni?

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  4. Duemila anni e la cacciata dal Tempio? :-D

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  5. @Marco e Galatea: io non l'ho detto... ;-)

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  6. Giulia,io personalmente guardo sempre che non arrivi qualche auto,anche se il semaforo è verde...in italia non ci si puo fidare che certe regole vengano rispettate da tutti.Dico cio xche anche qualora uno sia pienamente nella ragione,una volta che ti hanno investito,cio è una magra consolazione: ognuno deve imparare a tutelare se stesso,la buona fede non paga,(quasi)mai.
    Mirko

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  7. Oddio, "storicizzando" la "cosuccia" ci sarebbe anche da osservare che da noi se la sarebbe cavata con uno sberleffo, come fece quel marito che trovò la moglie a letto col ganzo : te vai via sporcaccione, e a te ti darei una cappellata ...
    ma in USA gli hanno appioppato 150anni, a lui che ne ha 71, mica l'avranno fatto per allungargli la vita fino ai 221 ?
    sai com'è, era il manager del Nasdac !

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  8. Lo "schema Ponzi" -a proposito, dovremmo essere orgogliosi di aver dato i natali a un simile genio- funzionerà sempre perché si basa su due ingredienti mai scarsi nelle persone: l'avidità e la dabbenaggine. Se dietro di te ci sono altri che spingono per entrare nella "piramide" sei un avido fortunato; se sei l'ultimo e la "piramide" non cresce più sei un babbeo.
    Diverso il discorso per i "maghi": lì o sei il "mago" o sei il babbeo.

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