Il divieto del burqa: io la vedo così

Adesso, ne sono certo, un mucchio di gente tornerà alla carica affinché anche in Italia, come in Francia, venga adottata una legislazione che proibisca l'uso del burqa nei luoghi pubblici.
A tale proposito, mi corre l'obbligo di ricordare che i sostenitori dell'introduzione di tale divieto fondano il loro convincimento su due argomentazioni principali: da un lato, la necessità di evitare che la gente possa andarsene in giro senza essere riconoscibile, e dall'altro l'esigenza di abbattere quello che viene considerato uno dei simboli per eccellenza della sopraffazione sulle donne.
Ebbene, per quanto riguarda la prima motivazione, sulla quale astrattamente si potrebbe anche essere d'accordo, non mi è ben chiaro per quale motivo la possibilità di rendersi irriconoscibili debba essere negata alle sole donne di religione islamica: se esiste una fondata ragione di ordine pubblico in tal senso, forse sarebbe meglio introdurre un divieto analogo per tutti coloro che, in un modo o nell'altro, nascondono le proprie fattezze; magari modificando l'articolo 5 della Legge 152/75, che recita:

È vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.
Ecco, se l'esigenza fosse questa credo che sarebbe sufficiente togliere via l'ultima frase ("senza giustificato motivo") per ottenere l'effetto voluto, senza limitarlo alle sole donne islamiche ma estendendolo -come riterrei giusto- a chiunque.
Quanto alla seconda motivazione, ricordo a tutti che nel nostro Codice Penale è attualmente vigente l'articolo 611, che stabilisce quanto segue:
Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni. La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall'articolo 339.
Stante quanto sopra, a me pare che lo strumento giuridico per perseguire gli aguzzini che costringono le donne a mettere il burqa (ma anche a fare qualunque altra cosa: cos'è, se un italianissimo maschilista, anziché obbligare la moglie e mettere il velo integrale, la costringe a lasciare il lavoro, ad abortire, a non abortire, a restare chiusa in casa mentre lui esce e via discorrendo, si tratta forse di una colpa meno grave?) esista già: basterebbe applicarlo, magari stanziando dei fondi per dare un sostegno concreto alle donne che vogliono usarlo e non ne hanno la possibilità o il coraggio.
In estrema sintesi, io la vedo così: anche volendo condividere tutti i suoi presupposti, la legge contro il burqa, se considerata un provvedimento a sé stante, finirebbe per realizzare, di fatto, una discriminazione nei confronti degli islamici.
E voi, come la pensate?

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65 Responses to “Il divieto del burqa: io la vedo così”

  1. Pienamente d'accordo con te.

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  2. 'azz... e chi può darti torto?
    Cogli sempre aspetti mai ovvi o banali.
    Grazie

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  3. l'esempio del casco non è pertinente dato che viene IMPOSTO DALLA LEGGE per ragioni di sicurezza.
    Sarei d'accordo con il divieto di indossare il burka se non fosse un chiaro attacco alla religione islamica.
    Dato che lo è, rimanderei la decisione a quando il popolo italiano sarà civilmente e socialmente maturo ad accettare le diversità(forse mai)

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  4. Sono d'accordo. Non credevo che in Francia si stesse discutendo in questi termini. In Spagna, ad esempio, si vuole vietare che le persone entrino con il volto coperto negli edifici pubblici. Tutti, non solo le donne islamiche.

    C'è da notare che paradossalmente se togliamo il "senza giustificato motivo" dalla legge, il Carnevale diventerebbe illegale.

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  5. Sono d'accordo, ma il giustificato motivo deve rimanere, altrimenti niente casco integrale in moto!
    Una legge - questa già esistente - che proibisce di celare il volto è un aiuto concreto a quelle donne che non vorrebbero sottostare all'imposizione religiosa, ma non hanno il coraggio di ribellarsi apertamente.
    Le leggi dedicate a un'unica categoria di persone e non a tutti i cittadini sono sempre potenzialmente pericolose, perché discriminanti e istigatrici al razzismo.

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  6. la penso come te, ovvio. e vado oltre: invece di una legge repressiva che rinchiuderebbe le donne in una casa-prigione, sarebbe meglio puntare sull'istruzione e il dialogo, perchè alla fine è solo questione di cultura. non bisogna dimenticare, a questo riguardo, che a volte sono proprio le donne stesse che accettano e, anzi, pretendono di indossare il burka o il niqab. ergo, l'unica soluzione è quella che ho prospettato prima.

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  7. Per quanto riguarda il primo esempio, se togli "senza giustificato motivo" alla legge, trasformandola in divieto assoluto, rendi illegale anche il Carnevale, o Halloween e cose del genere.
    Andrebbe riformulata meglio, credo.

    Ma comunque la sostenza del tuo ragionamento è inattaccabile. Come sempre: le norme già ci sono. Basta applicarle.

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  8. Penso solo che in questo periodo storico "noi dimostriamo di essere persone veramente banali". Ci sono persone che vedono nei Musulmani dei nemici da sconfiggere.... e persone che li difendono a spada tratta anche senza alcun motivo, giusto per il gusto di mostrare il proprio dissenso! Detto questo, credo che se il la legge è legge.

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  9. Concordo in pieno anche perché il problema in Italia non sussiste (dove sono queste donne islamiche inburkate ?) mentre introdurre una legge così, che puzza di discriminazione, non può che fomentare l'irrigidimento delle posizioni fondamentaliste.

    E' bene anche chiarirsi però che c'è un problema di discriminazione e maltrattamento nelle famiglie islamiche. Ha forme che non conosciamo e che solo una politica di vera integrazione può risolvere. (nb: la parola "integrazione" per me non vuol dire "tu diventa come me" ma scambio/incontro/rispetto)

    In ogni caso, prima di parlare c'è sempre da vedere prima in casa propria. Come ci insegna "Il corpo delle donne" e più tristemente la cronaca di questi giorni, lo svilimento della dignità femminile è oggi in Italia un fenomeno di massa grave e da comabattere. Non ha le forme facilmente identificabili e fisiche di un burka ma è altrettanto violento ed invasivo.

    Trovo poi insopportabile che quelli che rompono tanto sui simboli irrinunciabili della tradizione giudaico-cattolica, si sentano in diritto di disprezzare gli altri simboli culturali-religiosi (usati liberamente dal singolo e non imposti a tutta una comunità) rivendicando per di più ragioni di laicismo (le stesse rinnegate poi per imporre il crocefisso come simbolo di tutti, anche quelli che cattolici non sono).

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  10. Complessivamente d'accordo. Quello che non capisco - se lo scopo della legge è quello di combattere la sopraffazione sulle donne - è come si pensa di poter risolvere un problema così complesso con un provvedimento del genere.

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  11. ... Ma se la mia religione mi "imponesse" di andare in giro completamente nuda, qui in Italia o in Francia, sarebbe giusto che venissi multata e/o arrestata?

    "l'esigenza di abbattere quello che viene considerato uno dei simboli per eccellenza della sopraffazione sulle donne"
    Ora, se Francia o Italia considerano il burka in questo modo, cioè simbolo di sottomissione delle donne (e quindi in contrasto con la costituzione) perché non dovrebbero combatterlo?
    Per garantire la libertà religiosa?
    Io direi che è più importante la libertà tout court.
    E che, oltre alla libertà delle religioni, dovremmo cercare di promuovere la libertà DALLE religioni...

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  12. Ne avevo parlato qui:

    http://pietroraffa.altervista.org/blog/2010/05/08/burqa-e-discriminazioni-varie/

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  13. Si potrebbe vietare agli sbirri l'uso del casco e imporre ai fighetti negozi milanesi di avere sempre le taglie dalla 42 in su. Non hai idea di quante volte mi è capitato di trovare solo cose per magrissime...il burqa di noi "occidentali" è la taglia! :-)

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  14. aggiungiamo anche che in Francia non vengono fatte crociate per mettere i crocefissi dappertutto, la pillola del giorno dopo viene fornita senza ricoveri in ospedale, nei consultori non ci sono quelli del movimento per la vita. insomma, la religione è un fatto privato e come tale rimane, qui è necessario essere cattolici.

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  15. Giusto. Le leggi ci sono già.
    Quello che rosica ai leghisti e alla Santanchè è che in fase di processo alcuni giudici hanno interpretato discrezionalmente le leggi introducendo attenuanti etico, morali e religiose e mandando tutti a casa.
    Quindi, si auspica una norma specifica con l'esatto range di pena da applicare sia per costringere i giudici a condannare sempre il reato e sia per alzare il vessillo di una civiltà contro l'altra.
    FELIX BELLANTI

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  16. Provate a portare il burqa per un mese,anzi a vivere come vive una di quelle donne, e poi ne riparliamo di 'accettazione delle differenze' e tante belle cose che può dire solo chi ha la libertà di fare quel che vuole .

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  17. Tutto condivisibile, la norma di legge deve tutelare il diritto di tutti. Poi, se il legislatore o il governante ritengono di dover intervenire su una casistica particolare (la sottintesa casistica de "i maltrattamenti delle donne da parte dei mariti nelle famiglie di religione islamica") allora sono liberi di legiferare e destinare risorse particolari, per creare centri d'aiuto e telefoni rosa specifici.

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  18. Una legge che impedisce di rendere difficoltoso il proprio riconoscimento in un luogo pubblico o aperto al pubblico esiste già. Il punto è però stabilire giuridicamente se il proprio credo religioso costituisca un giustificato motivo per ovviare a tale prescrizione.
    In Francia, che di laicità dello stato se ne intendono, non hanno avuto remore a specificarlo. Chapeau

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  19. per me il problema non si pone...
    La religione a mio parere NON è un valido motivo per andare in giro coperti...
    come,riprendendo quello che ha detto Liv,se credessi in 1 religione che mi dice di andare in giro nuda non è 1 buon motivo per farlo...

    Poi ognuno la vede come vuole....

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  20. se togli il "senza giustificato motivo" la gente non può mettersi il casco per andare in moto o motorino e passeremmo metà del nostro tempo a raccattare gente spiaccicata per strada anche nelle parti del paese dove il casco non è considerato un optiona.
    Lorenzo

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  21. scusate, tema già abbondantemente affrontato e esaurito, non me ne sono accorto.
    Farei notare che in Italia non esistono praticamente burqa e che chi vuol fare leggi di questo tipo di norma è animato dalla sola volontà (spesso nemmeno celata) di rompere i coglioni a una comunità che è minoritaria. Su questa base manco si comincia.

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  22. QUANTE CHIACCHIERE SENZA SAPERE DI COSA PARLATE IO LO PORTAVO E QUANDO SCAPPANDO CON UN UOMO CHE MI HA LIBERATA ME LO SONO TOLTO NON HO POTUTO PIU' PRATICARE LA MIA RELIGIONE CHE AMAVO E AMO PROFONDAMENTE.A.... HO AVUTO ANCHE IL BENEPLACIDO DELLA MIA FAMIGLIA PERCHE' POTESSI MORORE IL PRIMA POSSIBILE. HO FATTO SCRIVERE QUESTO MESSAGGIO DA UNA MIA AMICA NON DATELE CONTRO GRAZIE

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  23. approvo questa legge
    il velo integrale come il burqa non può essere tolerato in nessuna civiltà che si definisca evoluta, è una barbarie imposta da una religione ferma all'anno mille che ha come unico scopo quello di infliggere un'ennesima umiliazione alle donne. e non venitemi a dire che è una loro scelta perchè sono solo stronzate, è una "scelta" imposta da secoli di lavaggio del cervello e violenza fisica e psicologica. usciamo dal medioevo grazie.

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  24. ma dico, stiamo scherzando? come si può parlare di diritti umani verso questa gente che non ha rispetto per nessuno? i musulmani, nei loro paesi, impongono la loro religione nazista, la loro crudeltà verso tutto e tutti, soprattutto verso le donne, sono intolleranti verso qualunque altra idea o religione... e voi avete il coraggio di parlare di discriminazione???? siete matti??? invece, bisogna incitare tutti i mussulmani a ribellarsi contro la loro religione, soprattutto le donne, sodomizzate e discriminate, vanno incitati ad abbandonare l'islam e convertirsi ad altro, a distruggere le loro moschee, a bruciare il corano e il loro maometto di merda, a sprangare i loro imam e ulema. Hitler era molto più umano di loro, non dimnticatelo, chi non riconosce i diritti degli altri, non ne merita nessuno

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  25. Ciao Carissimo,
    sono francese,credo che si risolverebbero molte cose applicando integralmente il valore universale di Laicità e in conseguenza proibendo in tutti i luoghi pubblici e nei pubblici uffici ogni simbolo di appartenenza religiosa,facendo delle religione una questione privata,intima.
    Se cio investirà anche le religiose italiane tanto meglio,lo stato deve separarsi definitivamente dalla religione per garantire a ogni cittadino la libera espressione delle idee e del culto.
    Ne và della democrazia...
    Legiferare su un capo di abbigliamento a forte connotazione religiosa richiede anche una ricerca scientifica sulla salute delle persone coinvolte nell'uso del capo di abbigliamento (cosa non ancora fatta)la stessa ricerca deve toccare l'aspetto psicologico (...) e il concetto di reciprocità riguardo all'estica corporea,viso,corpo etc, .
    Il discorso và allargato non soffermandosi sul burqa...mi rendo conto che cosi si apre un altro fronte...
    In due parole si indaga sul fatto religioso,il pensiero magico...la superstizione etc,

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  26. bè, intanto il comitato per l’islam italiano ha consegnato oggi al Ministro degli Interni un parere sulle proposte di legge presentate in Parlamento, puoi leggerlo integralmente qui: http://www.west-info.eu/it/no-al-burqua-una-questione-di-sicurezza/

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  27. Basta una piccola considerazione a svelare quanto l'idea stessa di una legge del genere sia una cretinata: il fatto che ancora una volta sia ALLA DONNA che si impone qualcosa.
    La si vuole obbligare a (in questo caso non) fare qualcosa: esattamente come vuole il marito-padrone.
    Il marito-padrone se ne sta bello tranquillo a casa, bene contento che il suo amico legislatore legaiolo gli abbia dato un'altra arma in mano per far passare alla sua donnaoggetto la voglia di uscire di casa.
    In Francia si può parlare di queste cose perché hanno molta più esperienza di convivenza con i migranti.
    E, a differenza di noi, sanno di cosa parlano.
    E hanno (finché il loro nano malefico non riesce a sfasciare tutto) dei servizi sociali veri, in cui oltre a proibire si può cercare una soluzione vera.
    Fatevene una ragione, noi ci arriveremo soltanto tra molti anni, e non certo con questi governanti, i talebani di casa nostra che infatti vanno d'amore e d'accordo con i satrapi dei regimi islamisti.

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  28. Basta che siamo daccordo che nessuna donna o nessun uomo o nessun bambino debba essere coperto da capo a piedi, sia per la sua libertà sia per la sua visibilità e per questioni di sicurezza. burqa o non burqa. a chi non sta bene libero di andare in un altro Paese o di finire in carcere.

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  29. Gli islamici non hanno ancora capito che sono in un altro paese. Per questo motivo devono adeguarsi alle nostre leggi e non continuare con le leggi del corano. A noi il corano non serve!! Ben venga una legge rigorosa sugli usi, le abitudini ed i costumi. Costoro hanno cufuso l'italia per il maroccco, l'algeria, l'egitto, la siria l'iran, l'iraq. Se non gli vanno bene le nostre leggi possono sempre ritornare ai loro paesi di origine. cari kompagni stiamo subemdo un'invasione silenziosa e dannosa, chi vivrà vedrà !! Amen a tutti

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  30. A parte che mi piacerebbe leggere qualche tuo articolo sul burqa quando questo era un problema solo dell'Afghanistan, comunque stando al tuo ragionamento e agli articoli di legge citati oggi nn avremmo, tra gli altri, la legge sullo stalking e nn avrebbe senso parlare di una legge contro l'omofobia: anzi a pensarci bene, secondo te basterebbero quei 2 articoli x tutto il codice penale, visto che bene o male ragionando banalmente come fai tu (ma sei Sgarbi in incognito???) essi possono comprendere qualsiasi reato, anche quelli di stampo mafioso.
    Come tu poi riesca a piegare la tua supposta laicità a piacimento, allo stesso modo in cui il Vaticano piega la misericordia ai suoi interessi è x me un mistero maggiore ancora che la trinità x i teologi!!!

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  31. sono andata in Egitto una decina di anni fa, le ho viste le donne egiziane,le vedi camminare come fantasmi silenziosi attaccate ai muri e non al centro del marcapiede, escomo all'imbrunire e mai da sole.io mi sono beccata una tastata di caviglia in taxi (dal taxista), ho visto i gioielli di famiglia di più di qualche individuo che approfittando del fatto che magari mio marito in quel momento stava guardando da un'altra parte si tirava su il camicione.Mi hanno detto che è per via che ho gli occhi chiari, io provo una pena immensa per quelle donno che hanno avuto la sventura di nascere in un paese arabo.E non mi si parli di religione, nel Corano non è scritto nulla a proposito del burqa,per me una legge che lo vieta sarebbe una liberazione per molte di esse.

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  32. L' Italia è un Paese laico. Punto. L'utilizzo del burqa porta dietro di se' dei messaggi orribili, la donna viene posta al di sotto della natura animale ed è di proprietà del suo uomo. Un burqa non è solo un vezzo fashion-religioso, porta con sè tutta una serie di costrizioni, impedimenti e sottomissione che va contro la Carta dei Diritti Umani. Le donne sono esseri umani liberi, se una donna desidera indossare un telo pesante che le copra interamente il corpo, impedendole di muoversi liberamente, di respirare bene, di vedere bene, solo perchè è stata cresciuta con l'idea di essere inferiore, questo è assolutamente da vietare. E' indubbio che in Italia si utilizzerebbe questa legge come razzismo e come fomentazione di animi pessimi ma sono d'accordo sull'idea che dovrebbe essere vietato. Inoltre non è parte del Corano ma dell'estremismo islamico, come l'idea che una donna sia peccatrice e quindi demoniaca per natura, tipico dell'estremismo cattolico.Coerenza sempre!

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  33. Quasi tutti parlano di burqua come se fosse nient'altro che un'imposizione derivante da una cultura inferiore ecc. ecc. ecc. Nessuno, salvo forse Walai, si è chiesto se le donne islamiche il burqua lo vogliono portare oppure no. Credo che sbagliamo quando ragioniamo senza immedesimarci in quello di cui stiamo parlando, allo stesso modo in cui sbaglia chi fa la dietrologia da quattro soldi tipo "in occidente le donne si rispettano" e bla bla bla. Salvo poi, come capita da noi in questi giorni, assistere indifferenti ad una carneficina di donne ammazzate dai loro ex compagni perlopiù italiani. Io le ho viste, le donne musulmane, quelle che secondo qualcuno "scivolano silenziose lungo i muri" o qualcosa del genere. Beh, stupitevi: quegli occhi sorridevano. In definitiva: credo che se si sentono davvero prigioniere il "movimento di liberazione" deve partire da loro, non glielo dobbiamo imporre noi o Sarkozy o nessun altro, come la democrazia prèt-a-porter che ci impegniamo ad esportare in Afghanistan.

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  34. Premetto che non ho letto tutti i commenti per cui magari qualcuno ha tirato fuori già questo discorso, però mi sembra di ricordare che qualche tempo fa una cittadina egiziana è stata multata (?) dai vigili perché portava il burqa. Il marito mi pare abbia affermato che, in seguito, per evitare questi episodi, avrebbe proibito alla moglie di uscire di casa, visto che senza quel coso addosso non avrebbe mai potuto mettere il naso fuori.

    Io butto quindi questo sassolino e mi piacerebbe vedere che ne pensano altre persone ma forse quel burqa, quel divisiorio col mondo, è l'unico modo per molte di queste donne per uscire di casa, per venire a contatto con l'esterno.
    Per questo ho come l'idea che proibire il velo non serva ad aiutare a far emancipare queste donne ma a costringerle a restare in casa. Forse la soluzione migliore è ciò che consiglia Metil, ossia applicare l'articolo del codice pensale 611 e punire i mariti che le obbligano a portarlo. Ma anche lì come la mettiamo con tutti i parenti che puniscono privatamente le donne che osano ribellarsi?

    Secondo me poi la questione del burqa o del velo che lascia scoperti solo gli occhi non può essere affrontata con leggi del genere, bianco o nero, nessuna via di mezzo. E' più una questione di integrazione culturale che richiede anni di interscambi tra la comunità ospitante e quella ospitata.

    In realtà ho più dubbi che risposte

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  35. Lo so, commento che attirerà il massacro... la Francia è un Paese storicamente davvero laico, al contrario dell'Italia. Ha proebito nelle scuole l'ostentamento di simboli religiosi, qualsiasi simbolo. Chapeau! Se per una qualche usanza (e non fede, il Corano non impone il burqa!) in vigore in qualche paese dovessi ritrovarmi oer la strada delle donne in manette... ebbene, io nel mio paese, come donna, mi ribellerei. Lo trovo contrario anche solo alle pari opportunità.

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  36. io dico solo che se vogliono veramente integrarci si devono adeguare al nostro modo di vivere e non di pretendere che tutto sia dovuto e che noi ci dobbiamo adeguare a loro.

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  37. Anche a me la questione pone più dubbi di quante risposte riesca produrre.
    Non condivido però con chi sostiene la necessità di immedesimazione nella (eventuale) volontà della donna ad indossare il burqa. A me il messaggio che manda quell'indumento è appunto donna=inferiore=proprietà privata=nasconditi per preservare me maschio da eventuali corna. Con l'aggravante che a furia di presentarlo come cosa sacrosanta e del tutto normale, anzi auspicabile, le povere malcapitate se ne sono addirittura fatte una ragione e lo hanno giustificato (forse).
    La volontà di indossarlo mi pare tal quale a quella delle donne che fanno infibulare le proprie figlie, perché nella loro "cultura" è cosa buona e giusta ed è stato fatto a loro stesse in passato (anche loro giurano di non fare nulla di male!). Allora, facciamo anche i distinguo sull'infibulazione?
    Voglio dire, quand'anche fosse solo una donna al mondo a sentirsi offesa dal burqa che indossa, credo che valga la pena combatterlo.

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  38. Nei paesi arabi le donne europee devono coprirsi per rispettare le tradizioni e le abitudini di quei popoli, ma quando gli arabi vengono qui perchè non devono rispettare le nostre, di tradizioni?

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  39. http://ladyradiolina.blogs.teknusi.org/2010/07/14/ficcatelo-tu-il-burqaecco-cosa-ne-penso/

    c'è una bella differenza fra il VELO e il BURQA..ed ecco cosa ne penso io!

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  40. che il tuo ragionamento non farebbe un grinza se questo fosse un mondo normale.
    Troppe volte ci scontriamo però con una realtà che non si può battere solo con giuste idee...

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  41. Bravo, cogli le sottigliezze, e torniamo al medioevo. Toglieresti perfino il "senza giustificato motivo" pur di islamizzare questo Paese: Vai a casa loro e vediamo come ti trattano. Sono quelli come te che fanno diventare razzista chi non lo era, con la vostra smania di multiculturalismo. In effetti, però, i discriminati siamo noi, che ancora non godiamo dei diritti che ci spetterebbero e dobbiamo sopportare i privilegi per questi ultimi arrivati, come non ne avessero abbastanza.
    Continua così, e vedrai il VERO RAZZISMO, tra poco.

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  42. Io credo che per una donna che ha sempre portato il burqa, a cui è stato sempre insegnato che è qualcosa che appartiene alla tradizione, alla religione e stupidagini del genere il divieto di indossarlo non faccia poi tanto piacere.
    Il porblema sostanziale è nel lavaggio del cervello che viene fatto a questi soggetti fin dalla nascita.
    Per loro portare il burqa è giusto, per questo non si lamenteranno mai.
    Obbligarle a non portarlo non risolve il problema alla radice, anche se ammetto che magari con il tempo potrebbe portare a qualcosa di buono.
    Si doveva prima renderle libere, poi il burqa sarebbe stato abbandonato di conseguenza, senza bisogno di leggi.
    Così la loro situazione familiare non cambia, resteranno sempre un "qualcosa" senza burqa che accompagna il marito, mai un qualcuno con diritto di decidere della prorpia vita.

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  43. Sinceramente, mi sembra che molti non capiscano il nocciolo della questione. Il burqa non è un simbolo religioso ma un'imposizione in un cultura in cui alle donne sono negati tutti i diritti. Non è una libera scelta. Quindi qualsiasi paese civile ha il dovere , almeno sul suo territorio, di impedire certe manifestazioni barbare.

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  44. Ottimo post! Proprio ieri Luca Casciani in radio la menava a tutti con la storia che il burqa va vietato perchè se lui andasse in giro con il passamontagna dicendo che è il copricapo della sua religione personale non lo farebbero entrare in una banca e quindi secondo lui questo è un buon motivo per vietare il burqa... Questioni di sicurezza diceva... Ma va là va là.

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  45. Io non la penso così. O forse solo a metà. Il problema del burqa personalmente è solo relativo alla seconda questione. la prima è di facile risoluzione, come dici anche tu.
    Ma sulla sopraffazione nei confronti delle donne, cultura o religione di origine che sia, non basta applicare le leggi che ci sono. è opportuna una legge a sé che evidenzi il crimine contro le donne. Il Burqa è diventato un simbolo, sicuramente negativo, sicuramente sbandierato dai cattolici intransigenti, ma va affrontato per quello che è: un fenomeno in ascesa e che si differenzia dal resto.
    Capisco il rischio di farne una questione anti-islam, ma questo rischio va corso per chi è laico. Perché in realtà non esiste accanimento, ma la necessità di affrontare una questione sulla ribalta.

    Ora, la differenza tra Francia e Italia è sotto gli occhi di tutti. Qui, questa legge è voluta soprattutto dai leghisti e dai tanti neo-post-fluido-fascisti di turno.
    Ma questo non ci può far abdicare dalla necessità di affrontare il problema e tentare di regolarlo: bisogna punire chi usa le donne e le reclude sotto una coltre di oscurantismo, con la scusa del rispetto, dell'adorazione della loro purezza bla bla bla. Tutte cazzate religiose. Resta la sottomissione. Resta una comunità chiusa, dove non esiste scelta... semmai mi direte che fare una legge così, ha come effetto la reclusione totale di quelle donne, che o escono col burqa o non escono... e anche lì, bisogna andare a fondo, perchè chi reclude una donna va punito, severamente e senza porsi questioni di discriminazione.

    IN sintesi: quando il problema in Italia sarà come in Francia e andrà regolato, ci sarà bisogno di una legge ad hoc. E io sono per proibire il Burqa e tutte le forme di sfruttamento, sottomissione, plagio, imposizione sulle donne (e su chiunque altro).

    Luca

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  46. Su questa cosa non ho le idee chiare. Penso che se le donne lo indossano per sopraffazione, probabilmente non avrebbero il coraggio di reagire e denunciare chi le obbliga; allora una norma giuridica che impedisca di portarlo potrebbe essere una via di uscita. D'altro canto immagino anche che ci sia chi lo porta per convinzione (vittima di lavaggio del cervello o meno) e in quel caso sarebbe sopraffazione giuridica... Come se ne esce?

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  47. Secondo me il presupposto del secondo punto, cioè che il burqua sia una prevaricazione nei confronti della donna, è ancora tutto da stabilire. Certo che una donna occidentale lo vivrebbe così, ma che ne sappiamo di come se lo vivono loro?
    Se una donna islamica volesse mettere il burqua cosa penseremmo? Che evidentemente in quanto islamica, poverina, non è in grado di decidere della propria vita? Questo sì che è razzismo.

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  48. Io credo che pensare che l'uso del burqa sia un'imposizione in toto è errato. Sono stata + volte in paesi arabi e parlando con le donne ho capito che sono loro ad avere una diversa concezione del pudore, parola che da noi è alquanto priva di significato. Per loro è sconcertante vedere ragazzine con gonnelline cortissime o scollature profonde. Coprirsi è avere rispetto di se, della propria dignita e del proprio corpo. E l'approccio con il sesso opposto è considerato più vero e profondo quando non è condizionato dall'apparenza. Di conseguenza la donna occidentale è vista come frivola e oggetto sessuale...sono motivazioni culturali profonde che si ritrovano anche nel paesino dell'entroterra siciliano.

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  49. se si togliesse il giustificato motivo non andrebbe più nemmeno indossato il casco!!!!! e comunque quello del burqua NON è un giustificato motivo!

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  50. Integro tre risposte in una, ad Ari, a Valentina e Metil.

    @ Ari

    "Nessuno, salvo forse Walai, si è chiesto se le donne islamiche il burqua lo vogliono portare oppure no".

    Ti risponde praticamente Valentina nel commento successivo:

    "Il marito mi pare abbia affermato che, in seguito, per evitare questi episodi, avrebbe proibito alla moglie di uscire di casa, visto che senza quel coso addosso non avrebbe mai potuto mettere il naso fuori".

    Domanda: qual è allora il problema, che le donne in fin dei conti lo vogliono, oppure che non lo vogliono ma come facciamo a non farlo imporre dai mariti? Entrambi i commenti, curiosamente, sostengono che la legge sarebbe sbagliata.

    Sempre Valentina, facendo riferimento alla proposta di Metilparaben:

    "Forse la soluzione migliore è ciò che consiglia Metil, ossia applicare l'articolo del codice pensale 611 e punire i mariti che le obbligano a portarlo".

    Per questa soluzione - lo sappiamo tutti giusto? - servirebbe una denuncia, molto probabilmente partita dalla donna. Più che una soluzione, quindi, dato che a me sembra fantasiosa, questa proposta accontona il problema. Secondo me chi pensa che le donne col burqa denuncerebbero i propri mariti non ha capito molto bene di cosa stiamo parlando.

    Io non so più quale sarebbe la proposta corretta e potenzialmente utile, però mi sarebbe piaciuto che qualcuno di voi avesse visto le stesse vecchie interviste televisive di alcuni decenni fa, nel Sud Italia, quando ancora esisteva il delitto d'onore: le donne declamavano quanto erano tenute ad essere fedeli. "E i mariti? [che prima del matrimonio, e spesso anche durante, cercavano donne del mestiere, oppure si facevano l'amante]". La risposta (col sorriso ammiccante) era: "ma gli uomini sono diversi, loro hanno dei bisogni, e noi donne dobbiamo accettarlo".

    Queste donne accettavano col sorriso anche il delitto d'onore, i tradimenti, anche la stigma sociale che era riservata a qualunque di esse se avessero sgarrato, pur tollerando qualunque malefatta dei mariti. Per dirla alla Ari: "nessuno si chiese se le donne italiane la disparità la volessero oppure no"? Quelle donne la volevano la disparità, ne erano convinte, perché così erano cresciute ed era stato sempre loro detto.

    Queste domande sono domande retoriche, spostano il problema di fianco facendo il verso a possibli soluzioni. È ovvio che qualche donna che a questo burqa ci tiene tanto ci sarà pure, ma stiamo parlando in generale, ed in generale secondo me è chiaro chi vuole che esse lo portino, come era chiaro allora in Italia chi volesse il delitto d'onore, anche se a tante donne stava bene.

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  51. Metil: a questo punto attendo con trepidazione un tuo post in cui sosterrai la non condannabilità dell'infibulazione.

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  52. L'ultimo commento, anche se provocatorio, non è da trascurare. Non possiamo illuderci: il liberalismo non è assenza di idee; alcune sono preferibili ad altre. Il liberalismo promuove la diffusione delle libertà e dell'uguaglianza. Il burqa nega la libertà e l'uguaglianza; è illiberale, va proibito (in pubblico).
    Infine : basta con questa paura di criticare l'islamismo quando siamo liberissimi di criticare il cristianesimo ( non di favorirne la separazione dallo stato)!

    Luca T

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  53. incubomigliore,
    ho letto la tua risposta (a me, ma non solo) e ne apprezzo molto il tono pacato.
    quello che volevo dire nel mio commento è spiegato, molto meglio di quanto abbia saputo fare io, nel commento di zuccaviolina e di anonimo delle 12.39.
    noi non lo sappiamo, se a queste donne portare il burqa stia bene o no. men che mai lo sanno quelli che sbraitano che qui non siamo in marocco e che queste persone si devono adattare alla nostra cultura. credo soltanto che ognuno, finché non fa del male agli altri, possa ostentare i simboli che vuole, e mi spaventa molto il fatto che i governi europei vogliano arrogarsi il diritto di stabilire che cosa è giusto e che cosa è sbagliato nell'abbigliamento di queste persone. non mi risulta siano stati aperti tavoli di confronto e di approfondimento, da parte del governo francese, per capire se queste donne vogliono il burqa o no. e anche se fosse, la storia dovrebbe insegnarci che queste "liberazioni forzate" sono estremamente pericolose, perché controproducenti nel lungo periodo. tutto qui.

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  54. Ari

    Penso che siamo abbastanza d'accordo sulla sostanza. Non posso negare che anche io mi trovi a disagio nel trovarmi in mezzo a persone che sbraitano che chi viene qua dovrebbe adattarsi alla nostra cultura: io credo che la cultura sia un qualcosa di personale e fino a che non cozzi con le leggi, ben venga che ci siano confronto e finanche commistione. Detto ciò, non è che me ne posso stare zitto per non essere confuso con i falsi nazionalisti dell'ultima ora.

    Venendo al dunque: le liberazioni forzate sono pericolose o meno a seconda di quello che si intenda. Le trasformazioni che hanno portato a maggiore uguaglianza tra uomini e donne (da noi parzialmente incompiuta) credo che siano nate da movimenti di opinione non maggioritari ma molto sonori, fino a che le leggi non sono state cambiate, in un momento in cui forse persino la maggior parte delle donne delle vecchie generazioni ero ancora convinta che la nostra società andasse bene così come era sempre stata. Quanti e quante avrebbero detto: "ma se le donne vogliono fare tutte le casalinghe, mica c'è bisogno di leggi per fare cambiare loro idea e ottenere delle liberazioni forzate".

    Per tornare al burqa: sono tendenzialmente contrario a qualunque legge che limiti una qualunque libertà che non intrferisca con altri. Però come extrema ratio (e solo come tale) sarei pronto a valutare, qualora ipotetiche ricerche sociologiche ben condotte ravvisassero un problema reale largamente diffuso di uso e vissuto del burqa come strumento di sopraffazione anche solo psicologica, anche leggi un pizzico restrittive della libertà. Si potrebbe evitare tutto ciò con forti movimenti di opinione: ma purtroppo tutti stanno un po' a perdere tempo a darsi addosso, a dividersi in fazioni, tra chi non vuole il diverso e allora usa argomenti pretestuosi e chi troppo preoccupato dell'integrazione chiude gli occhi di fronte al problema, che invece esiste.

    Come dice giustamente qualcuno, non è che una cosa solo perché è "di cultura" allora va lasciata fare. L'infibulazione è una questione del tutto culturale, ma io sono fermamente convinto che sia incompatibile con i principi liberali dei nostri ordinamenti.

    RispondiElimina
  55. -------------------------------------------
    ALESSANDRO SEI UN COGLIONE IGNORANTE !!!!!
    -------------------------------------------
    INFILATELE SU PER IL CULO LE TUE STRONZATE DA BAMBINO
    DELLE ELEMENTARI MAI CRESCIUTO !!!!
    MA IN CHE CAZZO DI MONDO VIVI !!!
    IN CHE CAZZO DI MONDO VIVI VORREI SAPERE IO ..
    TE LO FAREI METTERE A FORZA A TE IL BURKA
    E POI VEDI SE CONTINUI A DIRE DI QUESTE STRONZATE
    A VANVERA
    -------------------------------------------

    RispondiElimina
  56. L'articolo 611 del Codice Penale è riportato scorrettamente. La versione corretta è questa:
    "Chiunque usa violenza o minaccia per costringere o determinare altri a commettere un fatto costituente reato è punito con la reclusione fino a cinque anni".
    Come vedi c'è scritto "A COMMETTERE UN FATTO COSTITUENTE REATO", ma portare il burqa non è (attualmente) un reato e quindi la norma non è applicabile.

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  57. In Italia le donne devono portare i tacchi a spillo, che non sono meno invalidanti del burqa.
    Non c'è una legge scritta che lo imponga, ma l'atto pratico è quello. E le donne che credono di sceglierlo liberamente, lo sono veramente? Cresciute fin da bambine con questa idea finiranno per esserne incosciamente dipendenti. Del resto, con questo berlusconismo galoppante, ha alternative la donna?
    O sei tirata o resti in disparte.

    Il burqa è in tutto e per tutto simile ai tacchi a spillo: vietiamoli entrambi.
    Diverso è il caso dell'infibulazione: il burqa non pregiudica l'integrità della persona; invece i tacchi a spillo assomigliano all'infibulazione, in quanto rovinano i piedi e la colonne vertebrale.
    Mussulmani 1 - italiani 0

    Perché non vietare il collarino dei preti? Il collare è un tipico segno di sottomissione.
    Inoltre in una puntata dei Griffin ho visto che può nascondere un'arma da lancio: per sicurezza nazionale, aboliamolo.

    La laicità: non possiamo abolire il burqa mentre imponiamo il crocifisso: o facciamo piazza pulita o basta polemiche.

    Se i mussulmani in casa loro impongono a tutti le loro leggi, non significa che noi dobbiamo fare lo stesso: chi propone questo è il più filo-islamico di tutti perché chiede l'introduzione non di un simbolo, ma di una forma menntis.
    Del resto a questi brutti filomussulmani-inconsapevoli chiedo: perché se gli altri sbagliano dobbiamo copiarli? Sareste veramente disposti ad un ulteriore arretramento della nostra fragile democrazia solo per sfregio ai vostri odiatissimi nemici?

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  58. Jinocchio, spari un mucchio di stronzate.
    Mettersi i tacchi a spillo non è obbligatorio, non è invalidante, non è una sopraffazione. Guardati in giro nel mondo reale e non fare riferimento a qualche blog.
    Basta sparare queste idiozie: qui nessuno ti obbliga a botte a metterti i tacchi, né ad andare a letto con qualcuno per fare soldi: se lo fai, E' UNA SCELTA TUA! (e te lo dice una che i tacchi se li mette sì e no, quando le gira, proprio come la maggior parte delle donne italiane e che ha fatto la sua carriera, come moltissime colleghe, senza doversi dare a nessuno).

    In Cina le donne fasciavano i piedi alle loro bambine perché ciò le rendeva adeguate al modello CULTURALE di bellezza femminile. Era una pratica barbara e crudele, limitativa della vita della donna, comportante problemi fisici gravissimi (infezioni, problemi di postura, difficoltà di deambulazione, a volte amputazione).
    Con l'avvento di Mao la pratica è stata vietata e moltissime donne si sono lamentate perché ciò toglieva loro una possibilità di successo, la loro unica possibilità: il matrimonio.
    Per una donna in una società sessista e patriarcale la non maritabilità è sicuramente un handicap e può portare all'interiorizzazione di una serie di modelli e pratiche masochiste, che vengono trasmesse di generazione in generazione ai figli di entrambi i sessi.
    Portare il burqa, garantire il proprio pudore, religiosità, serietà ed inappetibilità sessuale per un estraneo NON sono richieste religiose. Sono le richieste di maschi padroni a cui molte donne tutt'ora si sottomettono perché non hanno scelta.
    E qualcuno dice che bisogna fare serie indagini sociologiche per vedere se portare un cappuccio addosso sia positivo? Ma le vedete le figlie di quelle stesse donne? Che fino all'ultimo da bambine respirano, finché all'adolescenza non si chiude loro addosso la gabbia?
    Vi sembra UMANO che per una donna la maturità sessuale diventi vergogna per il proprio corpo, financo per il proprio viso e i propri capelli?

    Penso sia un dovere per ogni paese civile di garantire che queste bambine che crescono qui possano crescere con la libertà che ci siamo tutti conquistati, uomini e donne: libertà di vestirci in un'ampia gamma di modi, di lavorare, di studiare, di sposare o fare sesso con chi ci pare. Non tutto è fatto, certamente, ma proprio per questo non può essere accettato ciò che ci fa tornare indietro.
    Il liberalismo, come scrivevano sopra, non è un'accettazione passiva di qualsiasi idea: ci sono pratiche oggettivamente barbare e vergognose e il burqa è una di queste

    Silvia

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  59. Jinocchio, spari un mucchio di stronzate.
    Mettersi i tacchi a spillo non è obbligatorio, non è invalidante, non è una sopraffazione. Guardati in giro nel mondo reale e non fare riferimento a qualche blog.
    Basta sparare queste idiozie: qui nessuno ti obbliga a botte a metterti i tacchi, né ad andare a letto con qualcuno per fare soldi: se lo fai, E' UNA SCELTA TUA! (e te lo dice una che i tacchi se li mette sì e no, quando le gira, proprio come la maggior parte delle donne italiane e che ha fatto la sua carriera, come moltissime colleghe, senza doversi dare a nessuno).

    In Cina le donne fasciavano i piedi alle loro bambine perché ciò le rendeva adeguate al modello CULTURALE di bellezza femminile. Era una pratica barbara e crudele, limitativa della vita della donna, comportante problemi fisici gravissimi (infezioni, problemi di postura, difficoltà di deambulazione, a volte amputazione).
    Con l'avvento di Mao la pratica è stata vietata e moltissime donne si sono lamentate perché ciò toglieva loro una possibilità di successo, la loro unica possibilità: il matrimonio.
    Per una donna in una società sessista e patriarcale la non maritabilità è sicuramente un handicap e può portare all'interiorizzazione di una serie di modelli e pratiche masochiste, che vengono trasmesse di generazione in generazione ai figli di entrambi i sessi.
    Portare il burqa, garantire il proprio pudore, religiosità, serietà ed inappetibilità sessuale per un estraneo NON sono richieste religiose. Sono le richieste di maschi padroni a cui molte donne tutt'ora si sottomettono perché non hanno scelta.
    E qualcuno dice che bisogna fare serie indagini sociologiche per vedere se portare un cappuccio addosso sia positivo? Ma le vedete le figlie di quelle stesse donne? Che fino all'ultimo da bambine respirano, finché all'adolescenza non si chiude loro addosso la gabbia?
    Vi sembra UMANO che per una donna la maturità sessuale diventi vergogna per il proprio corpo, financo per il proprio viso e i propri capelli?

    Penso sia un dovere per ogni paese civile di garantire che queste bambine che crescono qui possano crescere con la libertà che ci siamo tutti conquistati, uomini e donne: libertà di vestirci in un'ampia gamma di modi, di lavorare, di studiare, di sposare o fare sesso con chi ci pare. Non tutto è fatto, certamente, ma proprio per questo non può essere accettato ciò che ci fa tornare indietro.
    Il liberalismo, come scrivevano sopra, non è un'accettazione passiva di qualsiasi idea: ci sono pratiche oggettivamente barbare e vergognose e il burqa è una di queste

    Silvia

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  60. @ Silvia

    Io invece penso che Jinocchio metta l'accento su un punto importante, e cioè che ognuno in qualche modo è condizionato dalla società in cui vive. A noi, oggi, il burqa sembra una assurdità, ma questa considerazione proviene da un percorso che in primis ancora non si è compiuto del tutto e, più importante, non si è compiuto da un giorno all'altro o in forma coatta.

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  61. "Del resto, con questo berlusconismo galoppante, ha alternative la donna?"

    Si, una donna qualsiasi può benissimo evitare di mettere i tacchi, come faccio io ad esempio. Se li mette, è una sua scelta.

    Il problema del burqa è più profondo: non è solo un velo (come quello che in fondo avevano anche le nostre nonne), non è solo una quastione di "pudore" (basterebbe nascondere il corpo per quello, come facevano le nostre nonne...).
    Qui si vuole nascondere, oltre al corpo, il VISO delle donne, ciò che rende una donna diversa da un'altra e quindi una persona singola, dotata di un suo sé, non una femmina intercambiabile con un'altra. Nascondere il viso vuol dire negare l'identità più che eliminare uno stimolo sessuale

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  62. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  63. L'articolo del Codice Penale è riportato correttamente, solo è sbagliato il numero. Si tratta del 610 e non del 611.

    Art. 610 Violenza privata
    Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa e’ punito con la reclusione fino a quattro anni.
    La pena e’ aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall’articolo 339.

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  64. Jinocchio: in Italia le donne non DEVONO portare i tacchi a spillo e nessuno le obbliga (guarda meglio nel mondo reale, non solo nei film porno, please...)
    Inoltre: è vero che "il burqa non pregiudica l'integrità (fisica) della persona", nemmeno una stellina di stoffa gialla con scritto "Jude" pregiudica l'integrità fisica della persona. Naturalmente altri tipi di integrità sono un altro discorso, nevvero?
    Laicità? Io (e molti altri) non voglio crocifissi, non voglio burqa, non voglio hijab, non voglio chador e nemmeno candelabri a sette punte. In questo sono (e siamo) campione dell'ecumenismo.

    CoB: il burqa, così come la stellina gialla con scritto "Jude", NON è un condizionamenti sociale, siamo seri per favore.
    Questi sono veri e propri atti di violenza, il fatto che non lascino sangue o non rendano invalido chi li porta non li rende meno odiosi.
    Che poi a dire il vero di sangue ne lasciano eccome...

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