Suicidi in carcere: a volte i numeri ingannano

Tiziana Bongiorno per Metilparaben.
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Lo ammetto, dei numeri non mi sono mai fidata. Ho sempre l'impressione che raccontino mezze verità, che non siano del tutto sinceri.
Leggendo i dati sui suicidi tra la popolazione carceraria, ad esempio, sembra proprio che in fondo in Italia "siamo messi abbastanza bene": per quanto ogni singola persona che si toglie la vita in stato di detenzione sia una macchia sulla civiltà del belpaese, quei numeri dicono che nelle nostre carceri si suicidano meno persone rispetto alla Francia e all'Inghilterra.
Numeri veri che nascondono una grossa bugia.
Basta confrontare questi dati con i tassi di suicidi tra la popolazione libera per capire, come si dice a Roma, 'ndo sta la magagna. Ci ha pensato l'istituto demografico francese a fare delle analisi in questo senso (nella seconda parte del pdf il documento originale):

L’Italia, tra i Paesi europei considerati, è quello in cui maggiore è lo scarto tra i suicidi nella popolazione libera e quelli che avvengono nella popolazione detenuta, con un rapporto da 1,2 a 9,9 (quindi in carcere i suicidi sono circa 9 volte più frequenti), mentre in Gran Bretagna sono 5 volte più frequenti, in Francia 3 volte più frequenti, in Germania e in Belgio 2 volte più frequenti e in Finlandia, addirittura, il tasso di suicidio è lo stesso dentro e fuori dalle carceri.
Lo stesso studio è stato ripreso dall'Associazione Italiana Psichiatri e riportato da Androkonos.
A dispetto delle apparenze, dunque, siamo decisamente in pole position, con un aumento del tasso di suicidio in carcere del 300% negli ultimi dieci anni, con -solo nel 2010 (dati al 27 aprile)- ben 60 morti in carcere, di cui circa un terzo per suicidio e due terzi imputabili ad "assistenza sanitaria insufficiente, overdose o cause non chiare" (da Wikipedia).
Sessanta persone che non sono più, dopo l'ingresso in carcere, in soli 4 mesi! Non è sufficiente per chiamarla strage? Non è sufficiente per gridare vergogna? E soprattutto, non basta ancora per aprire ufficialmente un'indagine che, capiti i motivi, trovi delle soluzioni, delle strade da percorrere?
Il comitato nazionale per la bioetica pensa di sì, e redige un documento che parla di "problema di considerevole rilevanza etica e sociale, aggravato dalle presenti condizioni di marcato sovraffollamento degli istituti e di elevato ricorso alla incarcerazione. La recrudescenza di questo tragico fenomeno nel corso del 2009 e nei primi mesi del 2010 rende ancora più urgente richiamare su di esso l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica". Il documento è recentissimo, e vorrei concedermi un briciolo di speranza sul fatto che prima o poi chi di dovere lo legga. Anche se, temo, non ne seguiranno azioni pratiche: in fondo abbiamo già ampiamente dimostrato di strafregarcene della popolazione civile, e quindi non è ben chiaro per quale motivo dovrebbe essere importante il modo in cui vivono 'sti delinquenti, che in fondo questo trattamento se lo sono andato a cercare, no?
Le cause di questo scempio sono note: le conosciamo, ne parliamo, a volte ci indignamo e... e basta. L'indignazione è l'apice delle azioni di cui siamo capaci.
Nelle italiche prigioni "ospitiamo" un numero di detenuti maggiore (e di tanto) della reale possibilità di accoglienza, a fronte di un numero di guardie carcerarie inferiore (e di tanto) rispetto alle necessità: ma non è tutto. Occorre aggiungere che per queste guardie non viene svolta alcuna attività di formazione (negli USA il tasso di suicidi è stato abbattuto formando la polizia carceraria), che l'assistenza sanitaria e psicologica sono pessime, se non inesistenti, e che quindi i diritti civili, perfino quelli più elementari, sono praticamente cancellati: è di pochi giorni fa la notizia che a Frosinone a volte non viene erogata l'acqua.
A questo si aggiunge la modificazione dell'estrazione della popolazione carceraria: da "delinquenti di mestiere", persone che il carcere lo hanno messo già in conto, a persone provenienti dall'emarginazione sociale, spesso fragili psichicamente e prive delle risorse caratteriali necessarie per sopravvivere al carcere.
Se non siamo ancora abbastanza schifati significa che il problema è da ricercare vicino.
Molto vicino a noi stessi.
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Per i dati sulle morti in carcere negli ultimi 10 anni cliccate qui.

Questo post è stato pubblicato il 28 luglio 2010 in ,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

9 Responses to “Suicidi in carcere: a volte i numeri ingannano”

  1. Hai proprio ragione, dei numeri non bisogna fidarsi, o quanto meno bisogna saperli leggere e soprattutto chi li scrive deve poter dare la possibilità al lettore di interpretarli come si deve.
    Le famose percentuali del tipo il 30% della popolazione italiana dice "x" ma a quale campione si riferiscono? quanti e chi in realtà hanno intervistato? quanti non hanno risposto all'intervista e sono stati comunque inseriti nel campione?
    In ogni caso, è triste conoscere la situazione delle persone che vivono le nostre carceri affollate. Ancor più triste è non sapere come aiutarli...
    Comunque è sempre importante parlarne e fare in modo che le informazioni escano fuori.

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  2. La strage è negli altri paesi dove la gente si suicida libera.
    Ed è vero che i dati vanno valutati attentamente, specialmente se provengono da wikipedia.

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  3. Perchè non pensiamo ai diritti degli onesti piuttosto che a quelli dei delinquenti?

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  4. Anonimo perche' esiste che il carcere deve ,o dovrebbe, restituire alla societa' una persona che quel reato non lo commetta piu'. Se poi lo mettiamo in condizioni addirittura di peggiorare il suo carattere , quando esce, ne riesce piu' bestia di prima.I delinquenti veri sono quelli che in carcere non ci vanno perche' hanno i soldi da comprarsi i migliori avvocati.

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  5. forse il livello di civiltà di un paese si misura anche attraverso il modo in cui vengono trattati i detenuti.
    senza contare che un basso livello civile produce un alto tasso di criminalità
    che nel 2010 su meno di 70.000 detenuti, poco meno di 30.000 sono imputati (http://www.ristretti.it/commenti/2010/maggio/pdf6/detenuti_14_maggio.pdf )
    senza contare che etichettati come delinquenti sono, sullo stesso piano, omicidi, ladri, prostitute, spacciatori piccoli e grandi, rubagalline..
    senza contare che capita anche, ad esempio, che in un processo di usura si arresti l'usurato che ha paura di "parlare" e non l'usuraio...
    ma la rieducazione dov'è?

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  6. abbiamo il compito di farli deventare onesti e non quello di farli diventare morti

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  7. A volte davvero non so dove vivete. Ad ognuno le sue battaglie ovviamente. C'è gente che si suicida perchè perde il lavoro. Ci sono 15 imprenditori veneti che si ammazzano per la crisi. Ma noi (anzi voi) vi indignate e versate rabbia per le "inadeguate" condizioni in cui vivono i detenuti, A dispetto delle fesserie che riferite il 99% dei detenuti è li non perchè vittima ma perchè colpevole. Io vivo in un monolocale di 17 metri quadri...siamo in due...lavoro una settimana si e una no (grazie legge Biagi) e ho serie difficoltà ad arrivare a fine mese. Le mie condizioni di vita sono poco differenti da quelle di un detenuto con la differenza che io non ho mai rubato nemmeno una mela. Ho subito tre scippi con aggressione in tre diverse occasioni (sempre stranieri)..ho denunciato e identificato i colpevoli. Tutti dopo pochissimi mesi sono tornati liberi.Indignatevi per questo. In carcere è difficile andarci..ed ancor di più rimanerci. Vogliamo anche renderlo accogliente?

    p.s. Sono convintamente di sinistra (per la quale ho sempre votato) ma l'esperienza mi ha insegnato a non avere pietà per chi delinque.

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  8. cioè, abbiamo 100 punti indignazione ciascuno, quindi togliendone qualcuno per i detenuti ne restano meno per gli altri aspetti?
    siamo in tanti, penso ad avere problemi di occupazione, e siamo anche in tanti a vivere in monolocali, ma non possiamo permettere che questo ci abbrutisca (mia personale opinione). c'è una bella differenza tra il rendere il carcere una spa e garantire condizioni umane di detenzione, in fondo il sistema carcerario dovrebbe rieducare e reinserire (questo almeno è il fine che si pone) e non il contrario. sulla certezza della pena credo che siamo tutti convinti, ma non vedo attinenza con l'argomento

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  9. IL DETENUTO NEL LUSSO E CORPO DEL REATO
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ecco-il-detenuto-balducci/2131660//0

    VERGOGNA AI GIUDICI

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