Abruzzo: non solo terremoto [di Osvaldo Francese]


La cronaca della seconda metà del 2009 ha portato alla ribalta la regione Abruzzo esclusivamente per le conseguenze dei sisma del 6 Aprile dopo che un forte sciame aveva “avvisato” l'uomo di cosa sarebbe potuto accadere in casi di scosse maggiori.
Ma in verità, oltre ai drammi reali che hanno vissuto oltre 50 mila tra aquilani e cittadini dei paesi vicini, la regione abruzzese ha un altro aspetto che i mass media nazionali non hanno mai messo in risalto. Si tratta del processo di petrolizzazione cui la regione verde d'Europa si vede sottoposta da parte delle multinazionali del petrolio con l'ENI capofila.
Cercherò in questa sede di ottemperare ad un riassunto davvero essenziale.
Il tutto inizia nella primavera del 2007, allorquando un cittadino di Tollo, comune della provincia di Chieti, sentì durante la campagnaelettorale per le amministrative del suo paese che l'allora candidato sindaco del centro sinistra Silvio Paolucci spingeva sul tasto della ricaduta occupazionale di un centro dell' ENI da porre in essere in Contrada Savini, tra l'altro insistente nel comune di Ortona.
Da lì, assieme ad altri fra conoscenti ed amici, si intraprese un'azione atta a capire come fosse tale centro. Si scoprì dalla pubblicazione sull'albo comunale del comune di Ortona che l'ENI aveva presentato una richiesta per un progetto denominato “centro oli” al fine di realizzare un centro di primo trattamento del petrolio grezzo da estrarre dai precedenti pozzi trivellati negli anni addietro.
Non solo. Esso prevede dei collegamenti col porto attraverso tubature sotterranee che poi possono scaricare il petrolio desolforato nelle chiatte petrolifere. Costo delle operazioni, così come illustrato dagli stessi ingnegneri Eni in un forum all'università di Pescara, circa 200 milioni di euro per estrarre “solo” 17 milioni di barili. Il senso del “solo” tra parentesi si capirà in seguito. E comunque qui è il punto in cui nasce il pericolo. Tale centro di desolforazione è ipotizzato nel pieno di vigneti di Montepulciano DGP che rappresentano l'asse portante del'economia locale, assieme ad attività balneari e soprattutto ci si propone di lavorare uno dei peggiori idrocarburi esistenti. Infatti ciò che allarma in modo maggiore è la pessima qualità del petrolio abruzzese, il cui indice di viscosità è di 11,5 API. Solamente quello canadese è davvero peggiore in assoluto con 9,5 API.
Ci si scordino degli zampilli texani o delle notti d'Arabia, tutti con viscosità minima da 35 API in su'. Tale unità infatti misura un po' al contrario: maggiore è l'indice e minore è la presenza di zolfo. Il tutto dunque in uno scenario che però contempla un'agricoltura di alto pregio a ridosso di un'area in procinto di poter diventare un Parco Nazionale, quello della Costa Teatina. Quell'iniziale manipolo di persone scoprì in maniera casuale l'entità primaria del progetto petrolifero.
Si comincia ad esempio a capire che il processo di desolforazione produce come scoria l'idrogeno solforato. L 'ENI afferma sempre che le produzioni di tale sostanza sono nella norma. Ciò è vero, ma vero è che la legislazione italiana consente circa 6mila volte quello che l'OMS fissa come limite di emissione. Dalle 30 parti per milione permessi in Italia l'Organizzazione della Sanità raccomanda assolutamente di scendere sulle 0,005 parti per milione.
Nello studiare i documenti, il comitato iniziale formalizzatosi in “Natura Verde” nell'Agosto dello stesso anno, formula le prime iniziative popolari. Nel Settembre si organizzava una manifestazione di corteo ad Ortona con circa 2 mila partecipanti, ma soprattutto un'azione congiunta assieme ai produttori vitivinicoli con il ricorso al TAR abruzzese su importanti errori tecnici e valutativi. Proprio sul fronte degli strumenti burocratici a muoversi è poi la provincia di Chieti guidata che in modo autonomo investe l'Istituto Mario Negri Sud di analizzaregli aspetti biologici e ambientali le schede fornite dall'ENI. I risultati parlano di un impianto obsoleto e con carenze sui dati delle emissioni discontinue dei fumi. Nel contempo si iniziano a comprendere maggiori orizzonti sul versante marino: il petrolio da estrarre è in gran parte ubicato sui fondali al largo di Ortona con la concessione di ricerca relativa dal nome Ombrina Mare.
Qualcosa però non quadra. Altre istanze,ossia richieste di permesso di esplorazione, riguardano poi anche alcune zone inizialmente non individuate come la cosiddetta concessione Moscatello, al largo di Pescara, e soprattutto un'estesa area richiesta dalla Petroceltic, compagnia irlandese, che abbraccia in una morsa la parte Nord di Vasto con le istanze di permeso di ricerca Fortana e San Rocco. Ma il comune direttamente interessato, ossia Ortona, quale ruolo gioca? Qui si intuisce da parte dei cittadini e dei comitati la doppia veste del sindaco Fratino (PDL) che, favorevole all'impianto del centro-oli e al susseguente processo di petrolizzazione, preme al fine della sua realizzazione. Egli è infatti agente marittimo del porto e addirittura presso i suoi uffici ha sede la Medoil & Gas, società britannica interessata alle estrazioni. L'intenzione diventa chiara quando si cerca di modificare la destinazione d'uso dei terreni localizzati da agricolo a industriale. Tentativo bloccato anche per effetto della forte pressione delle popolazioni locali che, con un atto di potente protesta, manifestava presso la sede aquilana della regione il 4 Marzo 2008, pretendeva una legge ad interesse dei cittadini. Il risultato è stata la legge 2/2008 del 10 Marzo che bloccava la possibilità si costruire industrie insalubri di I classe sul territorio regionale fino a Dicembre 2008.
Una successiva rettifica sulla tipologia di insediamenti allungava di un anno il blocco sul centro-oli. Ma la problematica si estende rapida a diverse concessioni e istanze recapitate dalle compagnie petrolifere al Ministero dello Sviluppo Economico che concede in modo facile. Nel periodo estivo del 2008 i permessi salgono vertiginosamente su terra e mare, spuntano anche nel teramano, specie di fronte la costa di Pineto, e una grossa porzione con al centro Teramo di 100 kmq. In provincia di Chieti interessa di fatto tutti i comuni costieri tranne San Salvo, mentre on-shore si cerca, con gli aggiornamenti a Dicembre 2008, su circa il 65% del territorio provinciale.
Nuove compagnie dell'energia si affacciano, come la Edison che proprio a 20 km a largo di Vasto fa richiesta di 3 nuove perforazioni marine per un totale di 29 pozzi nel giacimento denominato Rospo Mare. Quel “solo” 17 milioni di barili iniziale diventeranno oltre 180 potenziali per delle attività previste di circa 10-15 anni. Con 40 euro “puliti” per ogni barile estratto, il giro di affari calcolato è di circa 6 miliardi di euro. Esse coinvolgono circa la metà dell'Abruzzo e dai dati elaborati da Legambiente in un dossier dal titolo “Dati e numeri sulla ricerca e la coltivazione degli idrocarburi in Abruzzo” sappiamo che, ad Agosto del 2009, circa 15 mila kmq tra mare e terra sono soggetti a esplorazioni, ricerche e coltivazione di idrocarburi. La popolazione totale che ne verrebbe coinvolta supera le 900 mila persone con 221 comuni su 305 interessati dallo sguardo attento delle compagnie petrolifere europee.

A portata di links:
http://www.comitatonaturaverde.it/
http://dorsogna.blogspot.com/
http://apocalisseitalia.blogspot.com/

Questo post è stato pubblicato il 27 ottobre 2009 in ,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

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