Occorre una legislazione molto più dura (cit.)


16 settembre 2009, Corriere della Sera:

16 settembre 2009, sito di Daniela Santanchè:

9 ottobre 2009, Corriere della Sera:

Attendo con viva impazienza che l'Onorevole Santanchè ci dica che cosa occorre, in relazione a questa nuova vicenda di cronaca, con particolare riferimento ai problemi legati all'integrazione e alla necessità di rispettare le nostre leggi e la nostra cultura.

Pendo, come suol dirsi, dalle sue labbra.

Questo post è stato pubblicato il 12 ottobre 2009 in ,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

9 Responses to “Occorre una legislazione molto più dura (cit.)”

  1. nella "nostra cultura" gli albanesi si accoltellano,i barboni si bruciano e chi ruba i biscotti va sprangato...Italiani brava gente.

    RispondiElimina
  2. Bravissima. Soprattutto a prendersela con gli altri.

    RispondiElimina
  3. semplicemente si limiterà a non parlare della cosa e nascondere la verità, arte di cui è maestra. Povera Santanché, ha preso 3 voti alle ultime elezioni (e ijn famiglia sono in 4, c'è qualche comunista islamico che ha tradito!) e non sa più come farsi notare. Fosse bella sarebbe ministro e salterebbe nel letto del premier, essendo un cesso non può aspirare neanche a quello. A me fa pena.

    RispondiElimina
  4. Anche Craxi diceva che siccome tutti rubavano come lui, non avevano diritto a processarlo.
    La logica del tutti colpevoli- tutti innocenti. Attualmente ogni argomento su cui si dibatte in Italia si svolge secondo questa formula: tu sei pagato da Berlusconi- tu sei pagato da De Benedetti, tu hai possesso di 3 tv e tu hai Santoro e Ballarò, sino ad arrivare a questo blog con il caso dei padri che ammazzano le figlie. Il risultato è lo stesso di quello che ottengono i "difensori" di Silvio, mettere sullo stesso piano due fatti senza tenere conto che la sostanza e il "peso" sono diversi. Mettere sullo stesso piano un fatto di cronaca, come purtroppo ce ne sono tutti i giorni, con una cultura che sottomette la donna significa innanzitutto mettere la testa sotto la sabbia e abbandonare quelle ragazze a se stesse. E se usiamo le stesse argomentazioni dei destrorsi per far valere le nostre ragioni ditemi che prospettive abbiamo per essere "alternativi" (termine stucchevole) a Berlusconi...ciao a tutti e complimenti per il blog.

    RispondiElimina
  5. @veleno72
    Nel blog si stabilisce un legittimo link tra due fatti analoghi, ambedue frutto di una concezione della famiglia in cui il paterfamilias è sovrano assoluto (dopo alcuni decenni, il rinnovato diritto di famiglia non è stato ancora digerito da moltissimi italici) e di una mentalità comunitarista ben sintetizzata dal proverbio "mogli e buoi dei paesi tuoi".

    Per la cronaca: il Marocco ha adottato un diritto di famiglia che riconosce a moglie e figlie autonomia e diritti prima negati. Gli emigrati, da sempre, quanto meno incontrano politiche di accoglienza quanto più tendono a rifugiarsi in un ossessivo attaccamento a ciò che concepiscono come propria tradizione, spesso mantenendo immutati comportamenti che, invece, si evolvono nei paesi d'origine.

    RispondiElimina
  6. Scusa Serena, ma non "si stabilisce un link tra due fatti analoghi", ma si mischiano e confondono episodi "somiglianti" per giustificare un attacco politico a Santanchè. E anche tu metti sullo stesso piano due fatti dal peso e dalla sostanza diversi: la legislazione sul diritto di famiglia in Marocco (che spero avrai la bontà di farmi sapere quanto è stato digerito da quelle parti), con il resto del vastissimo mondo arabo in cui la donna è sottomessa. Per la cronaca: le famiglie di Sanaa e Hina non erano "opitate" nei centri d'accoglienza, ma erano da anni in Italia, lavoravano e avevano il giusto diritto allo studio, alla sanità, pensione ecc.
    Riciao

    RispondiElimina
  7. Nella testa di due uomini è giusto sgozzare la propria figlia, per uno perché si è messa con un italiano, per l'altro perché si è messa con un albanese. Davvero le somiglianze sono meno importanti delle differenze?

    Roma, patria del diritto. Ma in quel diritto i figli erano proprietà del padre, anche dopo la maggiore età. Le figlie non avevano neppure un nome proprio personale, segno di un'identità autonoma: lo derivavano da quello paterno e, legalmente, passavano dalla soggezione al padre alla soggezione al marito.
    Alle radici della maggioranza delle civiltà storiche, quella occidentale compresa, ci sta il dominio maschile sul genere femminile.

    Nei secoli e nei millenni le cose sono cambiate, ma il ritorno al passato è sempre possibile, le conquiste civili – in genere i diritti individuali, la democrazia, … – possono essere sempre ferite e perdute, in Italia non meno che in Marocco, dove evidentemente il nuovo corso incontra resistenze e opposizioni, ma anche sostegno da parte di molti gruppi attivi nella società e di molti organi di stampa. E il re, discendente di Maometto, dà il buon esempio assistendo a lezioni di teologia tenute da una donna (altra rivoluzione, in quel paese).Veleno72, come pensi sia stata accolta, a suo tempo, in Italia l'abolizione dai codici del "delitto d'onore"? Nessuna resistenza?
    Gli assassini di donne italiane continuano a essere, in massima parte,i loro mariti italiani.
    Nessuna società, cultura, religione è immobile, e quelle islamiche in ciò non sono diverse, a meno di voler dar credito a ricostruzioni ideologiche dei fatti storici tipo quelle propagandate da Oriana Fallaci.

    Vera accoglienza è considerare ogni immigrato, ogni immigrata un individuo, una persona. Quando le persone e le istituzioni pensano e agiscono nei confronti degli immigrati considerandoli, in primo luogo, "una marocchina", "un pachistano", "degli albanesi", ecc. rafforzano in loro meccanismi di rifugio nell'identità comunitaria.

    Niente giustifica, questo è certo, chi accoltella la figlia; ma non trasformiamo le responsabilità individuali in colpe etniche, collettive. Ebrei assassini di Cristo, siciliani mafiosi,…

    RispondiElimina
  8. Abramo Lincoln diceva che una nazione non può essere metà libera e metà schiava, allo stesso modo io aborro, e per quanto posso, combatto, qualsiasi cultura che voglia sottomettere il suo prossimo, e quindi non posso tollerare una cultura/religione/tradizione in Italia che pretende di soggiogare la donna perchè così c'e' scritto sul Corano alla faccia della nostra Costituzione che non dobbiamo difendere solo quando c'è da fare un dispetto a Silvio. Sembrerò all'antica ma credo di essere uno dei pochi che ancora crede che "la religione è l'oppio dei popoli". La sinistra questo concetto l'ha dimenticato in nome di un multiculturalismo da contrapporre alla globalizzazione e per il quale sarebbe giusto tollerare ogni tradizione e cultura anche quando questa è fonte di barbarie. Infine non credo sia principalmente una questione di "uomini e donne", ma ripeto, di culture, infatti se ci pensi, per noi viene facile e naturale condannare il gesto del padre italiano, mentre, se hai seguito la storia di Sanaa nelle interviste in tv ai musulmani, secondo questi un pò era anche colpa della ragazza!!!

    RispondiElimina

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Random Post