Google, la sindrome Down, mio fratello


Il più giovane dei miei due fratelli è una persona con sindrome Down.

Dovete sapere, amici miei, che le persone con sindrome Down non sono esattamente degli oratori spigliati: succede spesso e volentieri che capiti loro qualcosa e non lo raccontino a nessuno, vuoi perché non sono capaci di esprimersi agevolmente, vuoi perché -come mio fratello- fanno una gran fatica ad esprimersi del tutto, vuoi perché si vergognano dell'accaduto, specie se la faccenda è mortificante come quella di cui vi sto per parlare.

Ciò premesso, vi dico come la penso sul caso Google: se il ragazzo insultato e picchiato dai suoi compagni fosse stato mio fratello, la circostanza che la scena fosse rimasta qualche giorno su internet alla merce' di migliaia di spettatori sconosciuti mi avrebbe senz'altro rattristato; avrei dovuto considerare, tuttavia, che senza quel video (e senza l'imbecillità di quei quattro teppisti, che dopo essersi accaniti vigliaccamente contro un disabile hanno pure pensato di autodenunciarsi immortalando la loro impresa da mezzeseghe) probabilmente non sarei mai venuto a conoscenza di quello che gli era accaduto.

Insomma, che la responsabilità oggettiva per violazione della privacy da parte di Google ci sarà pure: però credo anche che il portale, sia pure suo malgrado, abbia finito per svolgere un servizio di importanza tutt'altro che trascurabile, mettendo a conoscenza i familiari del disabile di quanto era successo e mostrando a tutti quali schifezze possono capitare nelle scuole italiane.

Cerchiamo di non dimenticare che documentare la verità, ancorché in modo scioccante, non è mai un'operazione che si può criminalizzare a cuor leggero.

Questo post è stato pubblicato il 25 novembre 2009 in ,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

15 Responses to “Google, la sindrome Down, mio fratello”

  1. Attenzione a dire che la responsabilita' oggettiva per violazione della privacy da parte di Google sia innegabile.

    Equivale a dire che se un giornale pubblica una notizia che viola la privacy, si possono denunciare le edicole che l'hanno venduto.

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  2. Hai ragione, e poi mi hai fatto riflettere che non era neanche quello che volevo dire. Ho corretto, questa versione è più vicina a come la penso.
    Grazie.

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  3. Io credo che in questo caso i giudici abbiano pienamente ragione. Secondo me non è un problema di rispetto della privacy ma, di mancanza di responsabilità civile. In questo caso si dovevano mettere in moto una serie di meccanismi ma i responsabili di Google probabilmente non hanno neanche preso in considerazione.

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  4. Non discuto sulla correttezza della sentenza, ma mi chiedo: se non ci fosse stato quel video su Google, la vicenda sarebbe stata conosciuta? Io credo di no. E allora, vogliamo dire che questo è un merito, per quanto penosa sia la visione di uno come mio fratello malmenato? Cioè, non è che se il video di Google non ci fosse stato, la cosa non sarebbe successa: purtroppo è successa comunque, ma almeno così si è saputo.

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  5. La questione, più che morale, è tecnica.
    Quando registri un account e quindi carichi un video, ti prendi delle responsabilità, anche per il fatto che il portale non è in grado di monitorare in tempo reale la qualità etica del materiale caricato.
    A me sembra uno dei tanti espedienti per imbavagliare la rete e costringerla a giocare secondo le regole di chi intimidisce.

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  6. Sono d'accordissimo con Jinocchio!!!

    ...è impossibile per una piattaforma che ospita così tanti video controllarli tutti!!!

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  7. C'è anche da dire che solo grazie a quel video ora puoi inchiodare oggettivamente quei teppisti alle loro responsabilità senza vie di scampo.

    Non capisco però perché accusare Google di violare la privacy.

    Il video è stato segnalato loro e non hanno fatto niente in merito? O semplicemente era un video come gli altri 500 milioni su youtube?

    Si pretende per caso di obbligare Google a controllare, video per video, se non violi la legge di qualche paese, se l'autore ha tutte le necessarie autorizzazioni per poterlo pubblicare (SIAE, liberatorie per la privacy, ecc.), e così via?

    Questo significa grossomodo chiudere youtube domani agli utenti e lasciarlo aperto solo ai canali "major".

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  8. Sarebbe come denunciare un muratore che ha costruito un muro perché qualcuno ci ha messo sopra la foto di qualcuno senza mutande.

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  9. Mi trovo d'accordo con la sentenza.
    Una cosa è fare, un'altra è documentare, un'altra ancora è ospitare il documento.
    La prima azione è compiuta da autori di un reato, che perciò vanno puniti.
    La seconda è compiuta dalle stesse persone, le quali, autodenunciandosi, confermano la loro criminale stupidità.
    La terza è compiuta da un mediatore che, o pubblica per informare/denunciare (e qui sarei d'accordo con te su eventuali attenuanti), o pubblica per comunicare/intrattenere (qui no).
    Se il documento è addirittura mostrato in una sezione "divertente", si fa qualcosa di non dissimile dai servizi di Striscia la notizia. E, al di là dell'illiceità giuridica, non è un bel complimento per Google.

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  10. la pubblicazione non l'ha fatta google, ma i quattro deficienti, così come inserirla nella sezione dei filmati divertenti.
    se il video fosse stato inviato via mms ai cellulari di loro amici, e da questi ad altri, ci sarebbe stata ugualmente una pubblicazione, ma nessuno avrebbe pensato di citare in giudizio il provider telefonico.
    non è che forse i servizi con Contenuti Generati dall'Utente non possano essere paragonati alla normale editoria?

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  11. Google non ha secondo me alcuna responsabilità. Sarebbe come accusare un giornale per aver pubblicato foto di un reato.
    Ciò detto, se anche Google piglia qualche schiaffo non mi sembra così male, considerato il modo in cui si muove.
    In ogni caso, ovviamente, Metilparaben ha centrato in pieno.

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  12. Non ritengo che Google (youtube) debba essere ritenuto responsabile dei contenuti degli utenti più di quanto non dovrebbe essere ritenuto responsabile il proprietario di un muro su cui qualcuno ha fatto dei graffiti razzisti.

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  13. Concordo, cosa c'entra Google in tutto questo?
    Google fornisce un servizio e tale rimane, sta poi a chi lo utilizza farne buon uso.

    Se prendo un taxi per andare a comprare della droga o a fare una rapina, vogliamo incriminare il tassista per favoreggiamento? Mah!

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  14. quoto Jinocchio, l'Anonimo della foto senza mutande e Riccardo.
    E poi scusate: ma se i dirigenti di google italia fossero davvero condannati per concorso in diffamazione e violazione della privacy, si stabilirebbe che i dirigenti sono responsabili dei contenuti degli utenti... ma questo cambierebbe google profondamente!

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  15. Ho anche io una sorella down e solo dio sa quanto detesto i 4 coglionazzi che hanno molestato il ragazzo e pubblicato il video.
    Detto questo, anche io non riesco ad avere una posizione chiara sulla sentenza, per diversi motivi. Sono anche io combattuto tra il diritto alla tutela alla privacy (fondamentale) e la necessità di divulgare certe cose. Nel campo della disabilità (e parlando di rispetto verso le persone disabili), gli aspetti peggiori, a volte, sono proprio quelli che proliferano nell'omertà, nel silenzio, dietro le tende del pudore e del riserbo- o della vergogna.
    Infine, credo che le categorie giuridiche "tradizionali" siano da rivedere quando si ha a che fare con internet; inoltre, da radicale, ho una spontanea diffidenza per le censure e le proibizioni.

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