Chi decide sulla vita. Berlusconi e la lettera alle suore di Eluana Englaro


Ci sono atti che sono offese in sé. Ecco, la lettera che Silvio Berlusconi ha spedito alle suore misericordine ad un anno dalla morte di Eluana Englaro secondo me è proprio questo: una offesa, tanto più grave ed ingiustificata perché non ha nemmeno la scusante di essere stata fatta a caldo, sull’onda di un’emozione. No, è un ceffone a freddo, pensato e studiato e perciò ancora più ingiustificabile.

Eluana è morta da un anno. In qualsiasi maniera la si voglia pensare in merito a questa vicenda, la vicenda è chiusa. In qualsiasi maniera la si voglia interpretare, essa riguardava un padre ed una figlia, una famiglia: quella di cui tanto si ciancia e per cui tanto si chiedono aiuti e tutele.

Non capisco dunque a che pro scrivere, ad un anno dalla morte, da parte di un Premier alle suore Misericordine. Che a Eluana avranno certo prestato tutte le cure che potevano, e immagino con grande abnegazione, persino con affetto. Ma che, dal punto di vista tecnico e pratico, erano delle perfette estranee, non più legate a lei di quanto possa esserlo stata la sua maestra delle elementari, la portiera del suo palazzo, la sua edicolante.

È curioso che il capo di un Governo che non riconosce e si rifiuta di riconoscere come famiglia qualsiasi coppia che non sia legata da vincoli matrimoniali e considera famiglia potenziale solo una coppia che possa generare prole, scriva una lettera in cui implicitamente considera come legate a Eluana da un vincolo più stretto di quello del padre alcune suore che le prestavano assistenza. Lascia addirittura intendere che loro, le suore, sarebbero state la sua vera famiglia, ed infatti a loro, e non al padre, scrive ad una anno dalla morte.

A loro, alle suore, chiede perdono per non aver fatto in tempo a “salvare” Eluana, come se loro, le suore, fossero state le legittime custodi di quella vita, le tutrici, come se a loro, alle suore, egli dovesse rendere conto di uno sforzo mancato. A loro, alle suore.

Evidentemente per Silvio Berlusconi un estraneo ha ben diritto, persino più diritto di un padre, di decidere sulla vita di un qualsiasi essere umano che non ha mai né generato né sposato, e a cui non è legato da alcun vincolo, nemmeno lontano, di parentela e affinità. Basta che porti un saio.

Galatea

Questo post è stato pubblicato il 09 febbraio 2010 in ,,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

6 Responses to “Chi decide sulla vita. Berlusconi e la lettera alle suore di Eluana Englaro”

  1. Ma chi è Berlusconi? quello che disse che Eluana avrebbe anche potuto avere figli? E' Lui?
    Ah! adesso capisco....

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  2. "...non ha nemmeno la scusante di essere stata fatta a caldo, sull’onda di un’emozione"

    Come se Mr B fosse capace di fare qualcosa "a caldo", eccetto quando si tratta di escort (e forse neanche in quel caso...)

    Chiaramente, non si è sentito in "obbligo" verso le suore: è tanto per mostrare ancor di più (come se ce ne fosse bisogno) l'ampiezza della sua prostrazione e deferenza al vaticano.

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  3. Permettimi di dissentire/precisare:
    le suore, come tutte le persone che si prenda cura quotidianamente di un malato, anche se fatto per dovere, stringeranno un legame più o meno forte con il malato stesso.
    Concordo con te che il loro ruolo non è quello della famiglia ma permettimi di dire che almeno un sentimento ce l'hanno messo anche loro.
    Precisato questo, ho come la netta sensazione che quella povera ragazza ed il dolore di TUTTI quanti le stavano intorno in malattia sia crudelmente cavalcato per freddi scopi politici. Non è per nulla bello ne onorevole.

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  4. Mi viene da vomitare! Ahhh Errgh Bleahh!

    Scusatemi ma davero non ci sono altre parole...

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  5. Anonimo #4, ci sarà stato affetto dalle suore verso Eluana ma, certamente, non viceversa.
    Contando che lei non le hai mai conosciute, difficilmente facevano parte di quella che lei considerava famiglia, e sicuramente meno del padre che ha fatto battaglia perché fosse rispettata la sua volontà.

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