Il Web, rivoluzione culturale


RIVOLUZIONE CULTURALE - Ma l'educazione, tutta l'educazione dice Negroponte, «passa e passerà sempre più attraverso la rete». Ci crede il prof. E si stupisce del fatto che «in Italia così pochi navighino, solo metà della popolazione, perché?». Lui che invece dell'educazione tramite la nuove tecnologie ha fatto il suo credo e che tempo fa ha lanciato il progetto «One Laptop per Child», un pc per ogni bambino, e che oggi felice racconta: «Li abbiamo portati in 35 Paesi del mondo, tradotti in 19 lingue, lo hanno in mano un milione e mezzo di bambini nel mondo». Peru e Rwuanda sono gli ultimi Paesi raggiunti dal computerino portatile per bimbi: «È incredibile, vai nella capitale Lima e non ne trovi uno, ma se ti incammini nei villaggi riesci a vedere bambini con il pc in mano». Ecco la rivoluzione culturale. «In Africa non ci sono elettricità né linee telefoniche, ma il nostro pc non ne ha bisogno, ognuno contiene cento libri: sapete che significa distribuire 10mila libri ad un villaggio africano? Dare delle possibilità».
«NESSUN LIMITE» - Il resto lo fa poi la Rete. Limiti, leggi, regole? «Nessuna», dice Negroponte che quasi si scandalizza quando sente del presidente del Senato italiano che ha definito «Facebook peggio del terrorismo anni '70» invocando una legge per il web: «Una sciocchezza, sulla Rete non servono leggi o regole, quelle devono arrivare prima». Lo chiama «self control: una specie di accordo non scritto che gli utenti di Internet devono adottare per autoregolamentarsi», anche se «purtroppo, certo, la parte oscura del web esiste: è una cosa cui bisogna confrontarsi, che c'è e con cui è necessario convivere, come lo spam, ma è è necessario puntare sulla qualità della libertà, non sulla sua eliminazione». E nessuna legge risolverebbe il problema: «Inutile, sarebbe come dare la colpa del terrorismo ai telefoni cellulari, l'abuso si combatte con l'educazione, non con i divieti».
Fonte: CorSera

Questo post è stato pubblicato il 15 gennaio 2010 in ,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

3 Responses to “Il Web, rivoluzione culturale”

  1. beh in effetti non ha tutti i torti. I siti, forum, si autoregolamentano già da sé. Basta leggere le regole che i vari social network ci fanno leggere prima di registrarsi

    Solamente che qua in Italia la gente vede Internet un far west.

    Fra:
    - schifani che paragona facebook alle br (facebook ha millemila difetti, tipo la privacy, ma cosa c'entrano dei gruppi terroristici?)
    - la carlucci che vorrebbe l'autenticazione ovunque (quando sappiamo benissimo che in Internet l'anonimato è una chimera)
    - d'alia che voleva censurare interi social network se qualcuno usava qualche piattaforma per, tipo, incitare a delinquere
    - ecc. ecc..

    Il bello è che per il sito di forzanuova o vari altri siti non si fa una piega e si censura (per la legge vigente) invece il forum dell'aduc per un unico commento sul forum.

    Per non parlare di quello che pensa Riotta (direttore del sole24ore). Paventa la possibilità della scomparsa del giornalismo di qualità come la scomparsa dei vari network (washington post per es.). Non sa o ignora o fa apposta a non saperlo che in Internet i giornali cartacei pubblicano gli articoli e vivono pacificamente con i blog. Non è che se esistono i blog allora, nella sua logica, scompaiono i giornali. Poi chi decide che uno è giornalista d'eccellenza mentre un'altro no? Sono gli utenti di Internet che decidono mica lui o qualche decreto!!!

    Poi sempre riotta parla di google che decide troppo cosa possiamo trovare sul web. Quindi non sa cosa cazzo è il pagerank che, senza filtri, indicizza i primi siti web che per gli utenti rispondo meglio ai loro criteri di ricerca. E si parla di google solo quando ha smesso di censurare in Cina ma lo ha fatto solo perché c'era Internet che protestava.

    Ma vogliono censurare il libero pensiero in Internet, come in Cina, con la scusa delle pedofilia (che già è perseguita) o altre cose.

    RispondiElimina
  2. Questo articolo su Webnews spiega piuttosto efficacemente perché non si può dare il premio Nobel ad Internet. Nei commenti, poi, vi sono altre opinioni e link interessanti.

    RispondiElimina
  3. A mio parere Negroponte avalla le "misure straordinarie" che alcuni vorrebbero per Internet.
    Nel momento in cui parla di "educazione" riferendosi agli episodi degli ultimi tempi che hanno suscitato clamore e hanno portato l'attenzione sul falso problema di Internet riconosce che quest'ultimo abbia necessita' di una qualche regolamentazione al momento non presente (il che e' falso,considerando che social network e forum sono dotati di regolamenti interni quasi sempre) e che gli utenti debbano essere "educati" al suo uso,come se questi ultimi nella vita quotidiana fossero sempre cittadini irreprensibili e che solo avvicinandosi ad un computer scatenassero i bestiali impulsi che si portano dentro.

    Il che,a mio parere,e' falso.Abbiamo una classe politica e una congrua parte della cittadinanza che ritiene perfettamente accettabile demonizzare l'avversario aggredendolo in svariati modi,il piu' comune il verbale.Invocandone addirittura la dipartita,come le recenti dichiarazioni di Larussa ("Possono morire").Il senso civico in Italia e' parecchio basso e il razzismo contro i propri stessi connazionali serpeggia nei territori del nord-Italia.Da queste premesse come ci si possa attendere che su Internet tutti siano bravi "cittadini" mi lascia perplesso e mi rende evidente che il problema non e' l'educazione ad Internet,ma alla societa' nel suo insieme.Negroponte parla di Internet,dimenticandosi che c'e' un intero Paese dietro che e' allo sfascio.

    RispondiElimina

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Random Post