La privacy e la Web Claque di Renata [di Luca Nicotra]




dal blog di Luca Nicotra

Volevo dare il benvenuto a quanti si sono affacciati al blog incuriositi da questa "innovativa" campagna elettorale online (almeno sul lato Polverini, su quello Bonino a parte Emmatar, mi pare, non siamo ancora partiti). Do il benvenuto a Micucci in particolare, che coraggiosamente ha deciso di fare outing e di sostenere le sue posizioni in campo aperto. Di questo certo bisogna darti atto.

A questo proposito i quotidiani hanno ripreso ampiamente la notizia lanciata ieri da questo blog (è uscita su Repubblica, Corriere, Europa (in prima pagina), Libero, Manifesto, Messaggero), molti blog (Gilioli, Metilparaben, Dagospia) l'hanno fatta propria e, se questo fosse stato l'unico obiettivo, la potremmo finire qui.

Invece cerco di buttarla in politica. Credo che proprio di fronte a queste piccole difficoltà, persone come Micucci, come la Polverini, come coloro che si trovano a "dover" utilizzare la Rete per le loro attività di politici e consulenti per essere più efficaci, o semplicemente in contatto con il loro tempo, sono costretti a ragionare di Rete ma soprattutto di libertà digitali. E questo è preziosissimo. Magari nervosamente e frettolosamente ma, smascherati, o semplicemente in imbarazzo, si rimane inchiodati alla poltrona decisi a dimostrare la propria buona fede. A difendere i propri diritti. Online.

Privacy innanzitutto. Mi fa piacere che Micucci, che, a quanto vedo, alla rete dedica spesso riflessioni, rilanci sul diritto all'anonimato. Si tratta di un diritto su cui Agorà Digitale, l'associazione radicale di cui sono segretario, sta facendo una delle sue battaglie principali. Ma se battaglia deve essere, lo sia davvero. Deve essere la difesa di quella privacy che ci protegge dai potenti e dalle discriminazioni. La privacy come contrappeso fondamentale di qualsiasi stato di diritto alla tendenza di governi ed altre forze di intervenire nel privato dei cittadini, di influenzarne le abitudini. Di censurare idee ed opinioni. Il diritto a potersi esprimere, senza temere ritorsioni, nel caso non si commetta un reato, ma semplicemente si diventi scomodi per qualche lobby.

Se vuoi, caro Micucci, la nostra denuncia, il nostro mostare le prove, è un modo di avvertirti che "il re è nudo". Migliaia di aziende e privati, profilano continuamente i tuoi dati, le tue abitudini, i tuoi messaggi. Sanno tutto di te e possono utilizzare queste informazioni per influenzare la tua libertà. Noi, attraverso il preziosissimo lavoro di Marco Calamari e la collaborazione con il gruppo parlamentare radicale, abbiamo addirittura presentato un disegno di legge per limitare la data-retention, cioè la possibilità di trattenere i tuoi dati a tempo indefinito, e abbiamo importanti iniziative in cantiere, non ancora realizzate per mancanze materiali. Di persone. Di tempo. Di denaro.

Ma tu invochi la privacy per permettere ad un famoso lobbista di comportarsi in un modo quantomeno professionalmente discutibile, mescolando cioè opinioni personali (legittime) espresse anche, permettimelo, rozzamente, e incarichi della propria azienda. Invochi la privacy come se fosse eticamente discutibile utilizzare informazioni in mio possesso (io che certo non sono un potente, che certo non ho alcun mezzo anche solo per indurti a non esprimerti) per "smascherare" questi comportamenti, al contempo facendo vedere le prove (anche, come dire, per evitare denunce). Che poi è lo stesso ragionamento di coloro che, in nome della privacy, vorrebbero punire i giornalisti che pubblicano le intercettazioni di cui entrano in possesso (a cui tutti i potenti hanno comunque accesso, per le loro intimidazioni e i loro ricatti), invece di cercare di risolvere alla base il problema di un sistema che ormai si fonda sull'intercettazione sistematica e su tribunali e magistrati che fanno trapelare scritti che invece dovrebbero rimanere in un cassetto.

Beh, scusami Micucci, ma per me non regge. E qualche tuo collega sembra darmi ragione (poi che lo facciano sinceramente o siano degli squali non saprei dire, e in tal caso, sono un semplice effetto collaterale, mi spiace). Sarò autoreferenziale ma consiglio di rileggere Pannella che a proposito delle intercettazioni dice che esse, se pubbliche, danno un grande contributo alla conoscenza delle cose che accadono. Con la pubblicazione, milioni e milioni di italiani passano da generalizzazioni tipo "la politica è sporca" all' ascolto e alla rivelazione di persone specifiche.

Ecco, se vuoi difendere la privacy, quella vera, noi ci siamo. Anzi, la butto lì, e ammetto, la proposta è un po' provocatoria: perchè non ti iscrivi ad Agorà Digitale? :-)

Questo post è stato pubblicato il 30 gennaio 2010 in ,,,. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso il feed RSS 2.0. o se vuoi lasciare un commnento.

4 Responses to “La privacy e la Web Claque di Renata [di Luca Nicotra]”

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. vogliono invadere l'ultimo spazio di "Libertà autentica" che ci è rimasto.
    Ma non capiscono che da queste parti non funzionano finti applausi e informazioni guidate.

    Stanno venendo a giocare sul nostro territorio... e le stanno prendendo da tutte la parti.

    Avanti ragazzi.

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  3. La polverini, come silvio, pare miracolosa: moltiplica i commenti per lei positici e quelli negativi per Bonino esattamente come ha moltiplicato gli iscritti al suo sindacato.

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  4. invece di cercare di risolvere alla base il problema di un sistema che ormai si fonda sull'intercettazione sistematica e su tribunali e magistrati che fanno trapelare scritti che invece dovrebbero rimanere in un cassetto.

    scusa se vado OT
    spesso sono gli stessi avvocati difensori a divulgare i testi non appena sono pubblici (e loro sono i primi a vederli), è una tattica. non sono sempre i magistrati.

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