Visualizzazione post con etichetta Aldo Bianzino. Mostra tutti i post

Il ruolo più eccitante della legge (*)

Continua a leggere... ->>> | 1 Commento »

E se tu la credevi vendetta, il fosforo di guardia segnalava la tua urgenza di potere, mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge, quello che non protegge: la parte del boia.
Era il 1973 quando Fabrizio De André cantava questi versi in una canzone dell’album "Storia di un impiegato": da allora sono passati quasi quarant’anni, ma l’inclinazione ad esercitare il "ruolo più eccitante della legge", specie da parte di chi la legge dovrebbe farla rispettare, non sembra essere passata di moda.

Storie che una volta consumate fanno una gran fatica a venire a galla, e nei pochi casi in cui emergono hanno la spiacevole tendenza a rimanere ammantate da un bel drappo nero di silenzio e di omertà: Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi sono soltanto i più noti (o i meno silenziati, fate voi) nomi di una lista che a voler essere puntigliosi (e in uno stato di diritto, per la verità, bisognerebbe esserlo) sarebbe assai più lunga ed inquietante.

Una morte da accertare

1 Commento »


Sole, primo freddo, bandiera e cartello. Sveglia alle 5, partenza quando ancora è buio in una macchina di assonnati compagni. Direzione tribunale di Perugia, per far sì che non venga archiviata l`accusa di omicidio di Aldo Bianzino a opera di ignoti.

Questo perché, come ha spiegato Luigi Manconi nel suo editoriale su L'Unità di ieri:

Se fosse decisa l`archiviazione, quella di Aldo Bianzino rientrerebbe definitivamente tra le morti le cui cause restano da accertare. E questo significa che non verranno mai accertate. I decessi in carcere la cui dinamica rimane non chiarita rappresentano un terzo del numero complessivo, mentre un altro terzo è costituito da suicidi.
Ieri è andata come potete vedere dalle foto scattate dalla sottoscritta, con Ilaria Cucchi che faceva forza a Rudra Bianzino, con la Bonino che ha detto che bisogna dire basta ai reati senza vittime, e tanti radicali, amici del Comitato per la verità di Aldo e membri di Libera a combattere contro l'omertà amica dell'impunità.
Il giudice si è preso qualche giorno per decidere. Se archivierà il caso, a Rudra verrà revocato il diritto di conoscere la verità sulla morte di suo padre.
Intanto cerchiamo di passarci l'informazione fra noi, come sempre facciamo in questi casi, quando c'è qualcuno che avrebbe tutt'altro interesse.

Forse una luce

Nessun commento »


PERUGIA (Reuters) - Un giudice del Tribunale di Perugia ha rinviato a giudizio oggi un agente della polizia penitenziaria del carcere cittadino di Capanne, accusato di non aver soccorso Aldo Bianzino, un falegname morto nel 2007 due giorni dopo essere finito in carcere. Il caso di Bianzino - arrestato per detenzione di alcune piante di canapa indiana il 12 ottobre 2007 e morto 48 ore dopo - assieme a quello di Stefano Cucchi, il geometra romano deceduto il mese scorso dopo essere stato fermato per droga e per cui sono indagati tre agenti di polizia penitenziaria - ha attirato recentemente l'attenzione dei media sul trattamento dei detenuti in carcere e l'intervento del mondo politico. Gianluca Cantoro, l'agente della polizia penitenziaria in servizio la notte in cui morì Bianzino, è accusato di falso, omissione di soccorso e omissione di atti d'ufficio per non avere chiamato i soccorsi nonostante le ripetute richieste di Bianzino. Cantoro ha sempre sostenuto di essersi comportato "correttamente". Secondo i periti della procura, la morte di Bianzino sarebbe stata causata da un "aneurisma cerebrale", motivazione non accettata dai difensori dei familiari che invece sostengono che il falegname godesse di ottima salute. L'ipotesi dei difensori è che l'uomo sia morto a causa di percosse ricevute in carcere, ad opera probabilmente del personale penitenziario.

Fai casino, per Rudra

Nessun commento »



Il 25 novembre ci sarà l'udienza per l'omissione di soccorso contro la guardia carceraria della prigione di Perugia che era presente mentre Aldo Bianzino moriva.

L'11 dicembre, invece, ci sarà il secondo tentativo di archiviare l'indagine sull'omicidio di Aldo, con la motivazione che le gravi lesioni riscontrate in diversi organi interni, fra cui il fegato, sarebbero state provocate dal massaggio cardiaco per la rianimazione.

Soltanto attraverso la mobilitazione e il rumore Rudra potrà sperare che venga fatta verità e giustizia sulla morte di suo padre in carcere.

Fai anche tu un po' di rumore: sottoscrivi l'appello di Radicali Italiani per sostenere Rudra nella sua battaglia di verità, dai un aiuto economico a Rudra grazie al sito di Beppe Grillo, cerca di informare i tuoi contatti sulla storia di Rudra e di suo padre Aldo attraverso il Comitato verità e giustizia per Aldo, diffondi questo post sul tuo blog, su Facebook, su Twitter, su FriendFeed.

Sono giorni decisivi affinché una famiglia distrutta da quanto successo nelle carceri italiane ottenga finalmente la verità.

Fai sì che il silenzio non sia complice di chi vuole cancellare per sempre la verità di quella famiglia: la giustizia, anche se non può riportare in vita chi se ne è andato, aiuta.

Poll

Powered by Blogger.

Popular Posts

Followers

Blog Archive

Subscribe

Labels

Sponsor

Random Post