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E se fosse stata una suora?

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Mi piacerebbe sapere se il giudice di Torino che ha allontanato dal tribunale un'interprete musulmana perché aveva il velo, adducendo come motivazione il fatto che alle udienze si deve partecipare a capo scoperto, avrebbe fatto altrettanto con una suora.
Quando accadrà un fatto del genere sarò sinceramente disponibile a credere che simili episodi non costituiscano discriminazioni nei confronti degli stranieri.
Fino ad allora, abbiate pazienza, no.

Nonviolenza in terza media

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E poi, nello schifo in cui sembra essere precipitato questo paese, ti imbatti in una notizia che ti restituisce un barlume di speranza: una dirigente scolastica nega il permesso di andare in gita ad un ragazzo con sindrome Down perché lo ritiene incapace di apprendere "a causa della sua infermità genetica", e i suoi compagni di classe si rifiutano di andarci anche loro; con il risultato che la vicenda finisce sui giornali, e magari l'odiosa discriminazione finirà per essere rimossa.
Questa, si direbbe, è la forza della nonviolenza, che come vedete può essere adoperata con efficacia, e in modo del tutto spontaneo, anche da un gruppo di ragazzini di terza media.
Prendere nota, e imparare.

Era il 1994

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Capitan Uncino per Metilparaben.

Era il 1994, ascoltavo gli 883, avevo appena smesso di leggere "Cioè" e la mia smemoranda era alta mezzo metro sin da metà settembre.
Ho frequentato un istituto superiore di cui mi lamentavo tantissimo, vantavano di avere i laboratori linguistici ma non funzionavano le cuffie oppure le cuffie se le era fregate qualcuno, avevamo la sala computer ma la prof. preferiva farci usare i calcolatori o le vecchie Olivetti. Avevamo una palestra enorme, ma il prof. ci portava a far nuoto nella piscina del parco davanti alla scuola.
La verità è che un pochetto ci piaceva lamentarci, ci piaceva manifestare, la mozione per i pinguini che avevano freddo, i distributori automatici che avevano poco, la Iervolino.
Dal terzo anno ho iniziato a seguire il percorso di studi differenziato rispetto al biennio comune, le materie si facevano più interessanti, avevo geografia turistica, storia dell’arte, economia aziendale, tecnica turistica.

Il divieto del burqa: io la vedo così

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Adesso, ne sono certo, un mucchio di gente tornerà alla carica affinché anche in Italia, come in Francia, venga adottata una legislazione che proibisca l'uso del burqa nei luoghi pubblici.
A tale proposito, mi corre l'obbligo di ricordare che i sostenitori dell'introduzione di tale divieto fondano il loro convincimento su due argomentazioni principali: da un lato, la necessità di evitare che la gente possa andarsene in giro senza essere riconoscibile, e dall'altro l'esigenza di abbattere quello che viene considerato uno dei simboli per eccellenza della sopraffazione sulle donne.
Ebbene, per quanto riguarda la prima motivazione, sulla quale astrattamente si potrebbe anche essere d'accordo, non mi è ben chiaro per quale motivo la possibilità di rendersi irriconoscibili debba essere negata alle sole donne di religione islamica: se esiste una fondata ragione di ordine pubblico in tal senso, forse sarebbe meglio introdurre un divieto analogo per tutti coloro che, in un modo o nell'altro, nascondono le proprie fattezze; magari modificando l'articolo 5 della Legge 152/75, che recita:

È vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.
Ecco, se l'esigenza fosse questa credo che sarebbe sufficiente togliere via l'ultima frase ("senza giustificato motivo") per ottenere l'effetto voluto, senza limitarlo alle sole donne islamiche ma estendendolo -come riterrei giusto- a chiunque.
Quanto alla seconda motivazione, ricordo a tutti che nel nostro Codice Penale è attualmente vigente l'articolo 611, che stabilisce quanto segue:
Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni. La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall'articolo 339.
Stante quanto sopra, a me pare che lo strumento giuridico per perseguire gli aguzzini che costringono le donne a mettere il burqa (ma anche a fare qualunque altra cosa: cos'è, se un italianissimo maschilista, anziché obbligare la moglie e mettere il velo integrale, la costringe a lasciare il lavoro, ad abortire, a non abortire, a restare chiusa in casa mentre lui esce e via discorrendo, si tratta forse di una colpa meno grave?) esista già: basterebbe applicarlo, magari stanziando dei fondi per dare un sostegno concreto alle donne che vogliono usarlo e non ne hanno la possibilità o il coraggio.
In estrema sintesi, io la vedo così: anche volendo condividere tutti i suoi presupposti, la legge contro il burqa, se considerata un provvedimento a sé stante, finirebbe per realizzare, di fatto, una discriminazione nei confronti degli islamici.
E voi, come la pensate?

Chi è che allarma la clientela?

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Secondo voi la clientela del ristorante di un centro commerciale dovrebbe "allarmarsi" per la presenza di una bimba autistica che mangia imboccata dalla sua pedagogista, oppure per il fatto che a sorvegliare quel posto ci sia una guardia giurata che ha l'alzata d'ingegno di cacciarla perché è disabile?

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Grazie a Marco e Alessandro per la segnalazione.

Bambini e pedine

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Renzo Tondo, Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, è anche alla guida della Federazione Italiana Dama.
Qualcuno, per favore, gli spieghi che c'è una differenza sostanziale tra le pedine e i bambini.
Di qualsiasi nazionalità siano.

Prove tecniche di secessione

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Il che equivale a dire, in pratica, che fare il vigile urbano (un incarico pubblico, by the way) a Battaglia Terme, cioè in Italia, sarà più difficile se il candidato è nato a Barletta, che a quanto mi risulta insiste anch'essa sul territorio della Repubblica.
Chi si aspettava che questa gente si limitasse a discriminare gli immigrati è servito.
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Grazie a Lupo per la segnalazione.

A volte a Sanremo si distraggono

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A Sanremo hanno avuto l'alzata d'ingegno di escludere dalle nuove proposte il gruppo "Analisilogica", reo di aver presentato una canzone che racconta il dramma di un bambino africano mutilato dalla guerra. Il motivo? Questo verso:

Gli uomini bianchi che parlano quella lingua strana non mi piacciono. E' colpa loro se adesso la mia famiglia non è più felice.
Ebbene, secondo gli organizzatori il passaggio incriminato sarebbe incompatibile con l'articolo 3 del regolamento, in base al quale non sono ammissibili canzoni contenenti elementi "discriminatori in ragione di età, sesso, orientamento sessuale, condizioni personali e sociali, razza, lingua, nazionalità, opinioni politiche e sindacali, credenze religiose".

Si vede che l'anno scorso quelli di Sanremo erano distratti.

Peggiorare l'impeggiorabile

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Supponendo, per amor di discussione, di voler accettare la provocazione, dobbiamo concludere che ad Anagni non ci si limita ad emarginare i trans, gli omosessuali, le donne e gli immigrati, come ormai usa in questo paese disgraziato, ma ci si spinge fino alla discriminazione esplicita dei malati.

Bel salto di qualità, nevvero?

Autodiscriminazione televisiva

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Abbiate pazienza, ma non vedo per quale motivo un tizio qualsiasi che partecipa a una trasmissione televisiva, per il solo fatto di essere omosessuale, debba comportarsi in modo tale da rappresentare anche gli altri gay.

Questo Maicol, prima di essere un omosessuale, è un individuo: e in quanto individuo, evidentemente, non rappresenta che se stesso, proprio come fanno tutti gli altri a prescindere dal fatto che siano omosessuali, eterosessuali o chissà che altro.

Chi legge questo blog sa bene quanto ritenga odiose le discriminazioni di qualunque tipo nei confronti dei gay.

Non fanno eccezione i casi, come questo, in cui mi pare che siano gli stessi omosessuali a infliggersele da sé.

La fantasia sublime della Lega

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Non c'è niente da fare, ai leghisti si deve riconoscere un merito: qualunque sia l'argomento all'attenzione del dibattito pubblico, sono in grado di elaborare al volo la proposta più grottesca, iniqua e becera che la mente umana sia in grado di immaginare.

Cosa credete, che sia un'impresa facile? Nossignori, manco per niente: si tratta di avere una fervida immaginazione, una sagacia fuori dal comune, una spiccata creatività e quell'ineffabile tocco di geniale follia della quale possono essere accreditati soltanto gli artisti di razza.

Riflettete, ad esempio, sull'ultima trovata di Zaia: converrete con me che combinare meglio di così integralismo religioso, razzismo e discriminazione risulterebbe assolutamente impossibile perfino per la più sfrenata delle menti visionarie.

E poi dicono che sono quelli di sinistra, a voler mandare la fantasia al potere.

Voci fuori dal coro

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Voi mi direte: embè? La parrocchia, nella sua autonomia, fa quello che vuole, e per quanto la cosa suoni orribile alle orecchie di un laico, i preti devono avere la mani libere nelle scelte che riguardano la loro organizzazione interna.

Sarà. Poi, però, uno si fa un giro sul sito di questi amici, e scopre (si fa per dire, perché la cosa era già nota, ma insomma documentarla con un esempio concreto è tutt'altro che inutile) che le parrocchie, in Italia, vengono finanziate anche così:
Allora, amici parroci, come la mettiamo? I soldi che vi danno sono soldi pubblici, provenienti dalle tasse di tutti i cittadini. Anche quelli omosessuali.
Voi che direste, se qualcuno vi cacciasse da un ospedale perché siete preti?

Le singolari inversioni del ministro Gelmini

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Avendo un fratello disabile, e potendo quindi esprimermi con una certa cognizione di causa, mi corre l'obbligo di svolgere un paio di considerazioni su alcuni recenti provvedimenti del Ministro Gelmini.

Partiamo da una considerazione piuttosto intuitiva: se si piazzano nella stessa classe quattro o cinque alunni con disabilità, e li si fa seguire tutti dallo stesso insegnante di sostegno, va inevitabilmente a finire che il malcapitato non ce la fa ad occuparsi di loro con la dovuta tranquillità; di conseguenza quegli alunni, e con essi le loro famiglie, iniziano a vivere una situazione di profondo disagio che si va progressivamente incrementando, finché qualcuno di loro, per disperazione, finisce per abbandonare la scuola.
Orbene, converrete con me che la gestione dei "limiti" ideata dal Ministro Gelmini è alquanto singolare: da un lato, infatti, si è ritenuto opportuno fissare un tetto del 30% in ciascuna classe per gli alunni stranieri, il che costituisce con ogni evidenza una misura discriminatoria che penalizza gravemente l'integrazione dei bambini immigrati; dall'altro lato, non si è provveduto a stabilire alcun limite per i ragazzi con disabilità che possono essere presenti in ciascuna classe, col risultato che essi vengono ammucchiati tutti insieme in classi-ghetto nelle quali non hanno alcuna possibilità di esprimere le loro -sia pure limitate- potenzialità, ancora una volta a danno dell'integrazione, in questo caso dei disabili; il tutto, si badi, pur avendo a astrattamente disposizione, nel computo generale, un insegnante di sostegno per ogni due bambini con difficoltà.
Ora, io non so se questa singolare inversione sia stata scientificamente preordinata, o se sia riconducibile a semplice incapacità: sta di fatto, però, che essa produce l'aberrante risultato di discriminare sia i bambini stranieri, sia quelli disabili.
A volerlo fare apposta, non si sarebbe potuto inventare sistema migliore.

Segregazione ludica

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Per dirvela in breve, amici, succede che a Gardaland hanno la singolare abitudine di impedire ai disabili l'accesso ai giochi del parco, ivi compresi quelli niente affatto pericolosi per le persone con difficoltà.

Così, un comitato di sorelle e fratelli di persone con disabilità e un'associazione che si occupa di diritti civili sul corpo delle persone, devono prendersi la briga di occuparsi della faccenda, invitando questi segregatori di prima categoria a gustificarsi, o alternativamente a piantarla di discriminare le persone in ragione delle loro condizioni di salute:
DISABILI: ASS.COSCIONI; GARDALAND, NUOVO CASO DISCRIMINAZIONE (ANSA) - ROMA, 3 GIU - Escluso dal parco giochi di Gardaland perché disabile. Lo rendono noto Carla Fermariello, vice presidente del Comitato Siblings, e Alessandro Capriccioli, membro di giunta dell'Associazione Luca Coscioni, che chiedono ai rappresentanti di Gardaland giustificazioni pubbliche per "l'atto di discriminazione e la rimozione di simili divieti che non corrispondano a reali esigenze di sicurezza". A segnalare l'episodio - si legge in una nota del Comitato Siblings - è stata la sorella di una persona con Sindrome di Down, la quale denuncia che, essendosi recata a Gardaland con il marito e il fratello disabile, si è vista opporre il rifiuto da parte della direzione ad accettare la partecipazione del fratello a gran parte delle attrazioni del parco in quanto "ospite con problemi mentali/psichici". Un divieto che, come precisato nella mail, ha riguardato anche quelle attrazioni che non presentavano oggettivamente alcuna controindicazione per una persona con disabilità. "Dobbiamo rilevare, purtroppo, che non si tratta di un caso isolato: il parco di Gardaland si è già reso protagonista di simili discriminazioni in svariate circostanze, e ad oggi non pare che i divieti in questione siano stati rimossi, nemmeno a seguito delle rimostranze provenienti dalle famiglie delle persone con disabilità coinvolte in tali accadimenti".
Voi che ne dite: quelli di Gardaland risponderanno, oppure, come spesso accade in questi casi, faranno finta di niente?
Noi siamo qua, in trepida attesa.

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