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Istruzioni: fare refresh per ottenere una nuova giustificazione per aver preso in affitto un appartamento

E dove troverei il tempo?

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Lì capimmo che a "mi tradisci?" non si risponde "e dove troverei il tempo?", perché è risposta che non dà alcuna garanzia.
Superlativo Malvino.

Magari ce l'aveva con Paperino

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Forse non si riferiva neanche a me.
(Renato Brunetta, 7 luglio 2011)

Fare le nozze con i fichi e le tre aliquote

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Detto da un commercialista, ridurre la riforma fiscale all'individuazione di tre aliquote è una semplificazione gigantesca.
Qua si tratterebbe mano a una selva di norme che rendono il fisco un ginepraio inestricabile, nel quale anche gli operatori del settore rischiano di sbagliare ogni volta che alzano un dito; di rendere il rapporto tra i contribuenti e gli enti impositori davvero paritario, evitando che per discutere una richiesta di pagamento sbagliata si debba stare in fila una mattinata, o peggio che si debbano pagare di tasca propria i professionisti come me per portare avanti un contenzioso anche quando si ha ragione da vendere; di rivedere il rapporto tra la tassazione delle imprese e quella delle grandi rendite finanziarie, che penalizza chi investe i propri soldi creando ricchezza e posti di lavoro per tanti e favorisce chi se ne sta a casa a speculare sui titoli e al massimo paga un paio di consulenti; di fare in modo che per presentare una semplice dichiarazione dei redditi sia sufficiente una telefonata di dieci minuti a un numero verde, come avviene in altri paesi; di combattere l'evasione sia sui livelli bassi, creando un conflitto di interessi vero tra chi deve fare lo scontrino e chi lo deve chiedere, sia su quelli alti, andando a pescare chi produce ricchezza con la pala ed è ignoto al fisco come mio figlio piccolo che ha nove anni.
Potrei continuare, evidentemente, perché ho scritto le prime cinque o sei cose che mi sono venute in mente, ma la lista sarebbe infinita.
Questi pochi esempi, tuttavia, dovrebbero bastare a spiegarvi perché quando sento parlare delle tre aliquote (e di un paventato aumento dell'IVA, by the way, che andrebbe puntualmente in culo ai soliti disgraziati) come il perno della riforma fiscale berlusconiana mi viene da scompisciarmi per non piangere.
Qua si tratta di darsi da fare sul serio, ammesso e non concesso che si abbia la voglia e la capacità per farlo.
Il resto sono chiacchiere, e il vento se le porta.

Lettera a Tremonti di un’insegnante di periferia - 28 maggio 2010

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"Ministro Tremonti,
lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. E’ esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un ‘ aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colelghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. IL tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre : aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere. C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi. Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine. Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno. E allora mi dica lei quel ‘è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E ‘ una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? E’ già un mircolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comun” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti ..manco la chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempe la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità. Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. E’ questa l’illegalità Egregio ministro. L’’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”. Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. IL mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli? Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni. Mila Spicola Professoressa."

Grazie Mila.

Se questo è giornalismo

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Ammirate l'ultima opera d'arte di Marcello Veneziani: ritratto di Tremonti.
Mi astengo dal commentare, perché occorrerebbe abbassarsi al suo livello:

Mi piace vederlo quando fa soffrire Bondi, mi ricorda er Canaro quando chiudeva in gabbia le sue vittime e gli praticava dolorosi tagli. Mi esalta quando prende a calci Brunetta, realizzando il sogno di milioni di fannulloni.
[...]
Misogino è forse riduttivo, credo che Tremonti non sopporti nemmeno i bambini, ma ho forti dubbi anche sui vecchi e in genere sugli adulti. È insofferente verso il prossimo anche se si sforza di non darlo a vedere.
[...]
Se gli propongono una escort, Tremonti chiede quanti chilometri fa con un litro. Se lo invitano al compleanno di una ragazza, le manda una copia del suo libro La paura e la speranza, ma poi non si presenta al festino; in compenso le manda la visita fiscale. Se gli infilano una bella zoccola nel letto, ordina la derattizzazione. Se gli fanno ingurgitare con l'inganno una pillola di viagra, al più gli scompare la erre moscia.
[...]
Mi rendo conto che è riduttivo definire Tremonti semplicemente anti-italiano. Più giusto sarebbe definirlo disumano, e lo dico come un complimento. Il genere umano non è il suo genere preferito. Tremonti è un incrocio ben riuscito tra un elettrodomestico e un extraterrestre.
[...]
Standogli vicino ebbi l'impressione che usasse il baygon come brillantina per i capelli e il flit come deodorante. Non credo invece che Tremonti usi il dopobarba perché non mi pare che cresca la barba sul suo volto, al più si deposita un leggero pulviscolo, come sui display della tv e del computer.
[...]
Devo scusarmi infine con il ministro se ho messo in giro una scabrosa diceria anatomica su di lui, che sta circolando con incresciosa insistenza: nel corso di una cena insinuai che Tremonti al posto degli organi genitali avesse un euro. E che da bambino, invece, avesse la lira tra le gambe. Niente malizie, alludevo solo a un caso di deformazione professionale.
Che tocca fà per campà...

Supplizio a pagamento

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Quando ti costringono a pagare per poterti sottoporre a un supplizio in ragione del quale dovresti essere pagato, significa che qualcosa non va.

Spesa improduttiva

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Giulio Tremonti:
E' ora di ridurre effettivamente il peso della mano pubblica: [...] dovranno preoccuparsi solo i falsi invalidi e gli evasori.
Da quando ho letto questa dichiarazione mi sono chiesta: ma il ministro dell'economia ha dovuto aspettare il crack della Grecia e l'allarme Italia per decidere di farla finita con chi truffa lo stato? Sembrerebbe un po' ingenuo da parte di una persona accorta come Tremonti.
Il sospetto, allora, è ben più inquietante: non è che si ha l'intenzione di tagliare le indennità alle famiglie con persone disabili, facendo passare la manovra all'opinione pubblica come un repulisti di fannulloni e ciarlatani?
Se così fosse, consiglio a Tremonti di guardarsi questo video: capirebbe cosa significa accudire e amare una persona con disabilità. Al momento, come dice la mamma di Claudia, l'indennità di accompagnamento non copre neanche le spese, e con l'abbandono del lavoro per poterle stare accanto, riescono a sopravvivere solo grazie alla pensione del papà.
Ecco, Tremonti: cerchiamo di non fare preoccupare troppo i veri invalidi, che di preoccupazioni ne hanno già tante.

Otto per mille: Tremonti, quest'anno diccelo prima!

31 Commenti »

State a sentire cosa mi scrive Mario Staderini:

Caro Metil,
ho visto che nei giorni scorsi hai scritto dei post sull’otto per mille, sul suo meccanismo truffaldino e sull'utilizzo opaco dei fondi da parte della CEI.
Come sai, anch'io mi sono occupato dell'argomento, e tra i tanti aspetti incredibili c’è il problema dei fondi destinati allo Stato: oltre 120 milioni di euro l’anno che dovrebbero essere spesi per la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali, ma che invece vengono in buona parte sottratti da quei fini e destinati ad altri scopi, come ad esempio il restauro di immobili ecclesiastici che dovrebbe essere pagato con i soldi della CEI.
Ma è possibile che un contribuente, prima di firmare per lo Stato, non possa sapere come utilizzeranno i suoi soldi, ad esempio se verranno destinati ed in quale misura al terremoto in Abruzzo o alla lotta alla fame nel mondo? Basterebbe che il Ministro Tremonti –che le cronache descrivono come l’inventore dell’otto per mille- facesse conoscere prima le sue intenzioni e quelle del Governo: per questo, insieme a Michele De Lucia e Claudio Pontesili, ho scritto una lettera al Ministro Tremonti.
A noi probabilmente non risponderà: chissà se invece rimarrà in silenzio di fronte ad una domanda di tanti cittadini!
Che ne dite tu ed i tuoi amici blogger, ci proviamo?
Mario
Sapete che vi dico? Proviamoci!

Cliccate qua per mandare anche voi una mail al Ministro Tremonti!

Questo è il testo che proporrei di inviargli, ma naturalmente ciascuno di voi è liberissimo di personalizzarlo come meglio crede:

Signor Ministro,
in vista della scelta di destinazione dell’8 per mille irpef, Le chiedo di farmi sapere come lo Stato intende spendere i fondi riservati alla quota statale, ed in particolare:
-se anche quest’anno 80 milioni del fondo statale saranno sottratti alle loro originali finalità;
-quale sarà la ripartizione tra le quattro diverse finalità previste dalla legge, ed in particolare quali quote si prevedono per il terremoto in Abruzzo, la fame nel mondo e l’assistenza ai rifugiati;
- se tra gli interventi per il restauro dei beni culturali saranno esclusi quelli relativi ad immobili ecclesiastici, già finanziati con il miliardo di euro annualmente versato alla Conferenza episcopale italiano.

Siccome non ci facciamo mancare niente, un paio di amici hanno anche creato una pagina Facebook dedicata all'iniziativa, alla quale potete aderire, magari per scrivere il testo personalizzato che avete mandato al Ministro Tremonti, cliccando su questo link o su questo simpatico gadget:

Che altro dire? Armiamoci di carta e penna (in senso metaforico, s'intende), scriviamo al Ministro Tremonti e chiediamogli di dirci in anticipo cosa farà coi nostri soldi.
Chissà che tutti insieme non si riesca a convincerlo.

Ma quali precari, questi sì che bisogna aiutarli

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tremonti

Come vi raccontavo qualche mese fa, la sintesi è questa:

  • li sceglie insindacabilmente la curia;
  • li pagano i cittadini, anche se il loro lavoro non si rivolge a tutti;
  • se diventano sgraditi alla diocesi e perdono la cattedra di religione lo stato è obbligato assumerli direttamente;
  • costano circa un miliardo di euro l'anno.
Ebbene, siccome si tratta di lavoratori evidentemente svantaggiati, Tremonti ha deciso di dare loro pure un aumentino in busta paga.

Si vede che la crisi c'è soltanto quando si tratta di non poter abbassare le tasse.

Metodi tradizionali

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Senza manco bisogno di Facebook.

Concorrenza sleale, e la Chiesa non si tocca

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TERREMOTO: ASS.COSCIONI, E L'8 PER MILLE? CHIESA NON SI TOCCA...   (AGI) - Roma, 15 apr. - "E' indicativo il fatto che Tremonti si sia affrettato a includere i terremotati d'Abruzzo tra i possibili beneficiari del 5 per mille, mentre la possibilità di finalizzare allo stesso scopo le donazioni dell'8 per mille destinate allo Stato, e di pubblicizzare adeguatamente tale opzione, non sia stata neanche presa in considerazione". E' quanto fa notare Alessandro Capriccioli, membro della Giunta dell'Associazione Luca Coscioni e del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, che sottolinea: "Così facendo lo Stato finisce per esercitare una vera e propria concorrenza sleale ai danni delle associazioni di volontariato e delle ONG, peraltro bisognose di fondi per realizzare i numerosi progetti di cui si fanno carico, mentre dall'altro si guarda bene dal promuovere la stessa concorrenza nei confronti delle confessioni religiose, in primis la Chiesa Cattolica. Il quadro è sempre il solito: neanche nell'emergenza più drammatica ci si degna di dismettere un atteggiamento di sudditanza nei confronti della Chiesa che non si limita alle dichiarazioni o alle opinioni politiche, ma si spinge perfino a non chiedere agli italiani dei fondi che in questo momento sarebbero utilissimi: una sudditanza che assume quindi i contorni più concreti del denaro e del potere che ad esso si ricollega". (AGI) Pgi 151250 APR 09

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