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Rinuncio

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Io non lo so, se vedere un prete su una bella auto faccia o non faccia male. Però so che fa male, o meglio fa girare gli zebedei, sapere che la Chiesa Cattolica si ciuccia ogni anno centinaia di milioni (milioni, ho detto) di euro da gente che non ha manifestato in alcun modo la volontà di darglieli.
Delle due l'una: o 'sta svolta della povertà è una cosa vera, e allora mi aspetto da un momento all'altro che Bergoglio rinunci all'otto per mille relativo alla ripartizione delle scelte non effettuate, oppure si tratta dell'ennesima enunciazione di principio dalla quale non si fanno discendere le debite conseguenze.
Resto in trepida attesa di un gesto dirimente.

La singolare contabilità della Chiesa

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Secondo la Chiesa Cattolica, tanto per fare i primi tre esempi che mi vengono in mente, è vietato fare sesso al di fuori del matrimonio, usare gli anticoncezionali, convivere "more uxorio".
Eppure io conosco un sacco di persone che trombano allegramente prima delle nozze, adoperano regolarmente il preservativo o la pillola, dormono insieme preoccupandosi di sposarsi se e quando gli garba, e ciononostante si professano cattolici: né, a quanto mi risulta, qualcuno si prende la briga di estrometterli da un consesso del quale, con ogni evidenza, infrangono apertamente le regole un giorno sì e l'altro pure.
A questo punto, per favore, mettiamoci d'accordo: o ci diciamo chiaramente che il cattolicesimo è una religione con dei precetti che possono essere indifferentemente rispettati o non rispettati a seconda di come girano i coglioni ai loro destinatari, e allora quando il papa ne spara due o tre delle sue non dobbiamo preoccuparci perché si tratta di blandi consigli che lasciano il tempo che trovano; oppure decidiamo che la Chiesa Cattolica ha effettivamente qualche milione di fedeli in meno rispetto a quelli che sostiene di avere, giacché in realtà la maggior parte di coloro che blaterano di appartenervi ne sono fuori con tutte le scarpe, e allora quando il papa ne spara due o tre delle sue dobbiamo preoccuparci ancora meno, perché in realtà le forze su cui può contare sono numerose più o meno quanto un club di appassionati del Subbuteo.
Mi pare, però, che alla faccia dell'evidentissimo "tertium non datur" quella prescelta sia un'ingegnosa terza via: si sbandierano divieti e proibizioni come se piovesse, si ignora il fatto che pochissimi li rispettino, e in tal modo si finge di poter disporre di un esercito infinito che in realtà -checché ne dicano quelli che credono di farne parte- non esiste.
Che facciamo, iniziamo a contarli davvero o andiamo avanti chiudendo un occhio e moltiplicando?

Meglio una rapina che una scelta

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Vediamo se ho capito: quando sono boss della malavita "dei morti non si deve dire altro che bene"; quando invece si tratta di malati di distrofia muscolare che chiedono ed ottengono di porre fine alle proprie sofferenze, allora se ne può parlar male quanto si vuole, al punto da negare loro perfino i funerali.
Per la serie: se hai l'ambizione che ti perdonino, meglio una rapina che una scelta.

Se la gente smette di credervi

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Comunque, mentre nel paese si discetta continuamente di trasparenza senza risparmiarsi inquietanti accenti di giustizialismo, e la Chiesa si pone alla guida di un movimento che professa il perseguimento della giustizia, il distacco dai beni terreni e l'esaltazione dell'onestà quali unici rimedi possibili per ribaltare una situazione drammatica, nessuno si degna di spiegarci come mai il boss di una potente organizzazione criminale sia tuttora sepolto in una basilica, né perché non ci si possa permettere aprire la sua tomba per cercare qualche indizio sulla scomparsa di una povera ragazza.
Poi, se la gente smette di credervi, non ve la prendete con i laicisti.

Una questione di pericolo

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Sarà pure "ipocrisia" o "populismo di ritorno", come dice Don Ildefonso Chessa: ma sta di fatto che a Lucio Dalla hanno concesso i funerali religiosi e a Piergiorgio Welby no; e che -guarda caso- Piergiorgio Welby aveva fatto della sua morte una battaglia politica, mentre Lucio Dalla -legittimamente- della sua omosessualità no.
Il punto, credo, non sta né nel populismo né nell'ipocrisia, ma nel pericolo: Welby, in ragione dei fini che si prefiggeva, era semplicemente più pericoloso di Dalla. Tutto qua.
Il resto è aria fritta, o sbaglio?

Luccichii abbaglianti

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Solo per dire che se uno vuole denunciare che "il luccichio abbagliante" dei negozi allontana la gente dalle cose importanti della vita -circostanza della quale, peraltro, sono convinto anch'io, sia pure con un taglio leggermente diverso-, e che è necessario "ritrovare l'umiltà" -idem come sopra-, farebbe meglio ad evitare di indossare "i paramenti dorati delle occasioni più solenni" e scegliere un abbigliamento più sobrio.
Badate, lo dico senza alcuna ironia e senza la minima traccia di scherno: però un discorso del genere -che, lo ripeto, in qualche modo ritengo importante- sarebbe assai più credibile se venisse da un monaco tibetano scalzo e vestito con una pezza di cotone.
Poi ciascuno si regoli pure come meglio crede.

Il celibato e la pedofilia: vogliamo vederci chiaro?

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E' davvero sorprendente il fatto che le gerarchie ecclesiastiche, sempre pronte a puntare l'indice verso i presunti danni che i ragazzi subirebbero in caso di adozione da parte di una coppia omosessuale, facciano finta di niente quando si tratta di riscontrare i disastri che l'obbligo del celibato potrebbe causare ai loro preti e ai ragazzi che hanno a che fare con loro.
Non c'è bisogno di essere scienziati, e men che meno anticlericali, per farsi venire il dubbio che l'incidenza degli episodi di pedofilia tra i sacerdoti, assai più elevata rispetto a quella che si riscontra in altre categorie sociali, abbia più di un legame con la compressione della sfera sessuale che viene loro imposta fin dall'adolescenza: dubbio che, sia detto per inciso, è stato ripetutamente e pubblicamente espresso non solo da laicisti impenitenti come me, ma perfino da numerosi -e spesso eminenti- rappresentanti del clero cattolico.
Ognuno, sia chiaro, è libero di imporre a se stesso le rinunce che preferisce: ma se fosse dimostrato un nesso causale tra l'obbligo del celibato e la propensione alla pedofilia, specie in una categoria di individui che lavora spesso e volentieri a stretto contatto con i bambini, il celibato cesserebbe di costituire semplicemente una questione di scelta personale, per assumere il contorno assai più inquietante di un vero e proprio pericolo per la collettività.
Io sono del parere che la Chiesa Cattolica dovrebbe farsi carico di promuovere un'accurata ricerca scientifica sulla vicenda, per verificare concretamente l'esistenza del rischio e la sua dimensione: rendendosi disponibile, se del caso, ad affrontare radicalmente la questione del celibato.
Se si rivendica con enfasi un ruolo sociale, ne converrete, occorre anche assumersene pienamente tutte le responsabilità

Il tempo vola

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Ieri sera ho avuto la fortuna di guardare Ballarò esattamente nei cinque minuti in cui Antonio Catricalà diceva che il governo non è intervenuto sulle esenzioni ICI della Chiesa perché non ha ancora avuto il tempo di studiare la questione.
Dico "fortuna" perché la scenetta, tra l'altro accompagnata da un elogio al presidente Monti, il quale secondo Catricalà sarebbe un uomo che non sa mentire, è stata decisamente divertente: specie nella parte in cui Maroni rispondeva una cosa del tipo "c'è poco da studiare, l'ICI alla Chiesa o la metti o non la metti", dimenticando tuttavia che all'argomento, guarda caso, non aveva trovato il tempo di dedicarsi neanche il suo governo.
Sono convinto, chissà perché, che il tempo per dare un'occhiata agli immobili dei vescovi continuerà a mancare anche in futuro, a questo governo e a quelli che gli succederanno; e che invece abbonderà per alzare il prezzo della benzina, per istituire nuove imposte a carico dei lavoratori e per mandarli in pensione ancora più tardi.
L'ICI sugli immobili della Chiesa, evidentemente, fa questo effetto: quando se ne parla, il tempo vola.

Tu chiamale se vuoi tentazioni

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Leggendo le esternazioni del cardinal Bagnasco su Berlusconi Sandro Bondi si è improvvisamente accorto che la chiesa dovrebbe offrire una guida lontana da ogni "tentazione politicista".
Peccato, però, che fino al giorno prima se ne fosse sistematicamente dimenticato: a partire dal 2005, quando i vescovi misero in piedi una vera e propria campagna per l'astensione nei referendum sulla fecondazione assistita, e poi negli anni successivi, durante i quali la chiesa ha partecipato attivamente al dibattito politico sul testamento biologico, sulle coppie di fatto, sul matrimonio gay, sulla contraccezione d'emergenza, sulla pillola abortiva, sull'eutanasia, sulla ricerca scientifica, sulle staminali embrionali e via discorrendo.
Bisogna ritenere che Bondi abbia cambiato idea anche a proposito di quegli interventi, e che quindi sia disposto a riconsiderare i temi a cui si riferivano in senso più liberale? Oppure, come credo, le "tentazioni politiciste" dei vescovi sono censurabili solo se si riferiscono al suo capo, mentre rimangono tollerabili, se non addirittura gradite, in tutti gli altri casi?
Sapete com'è, sarebbe il caso di saperlo: tanto per capire fino a che punto i cattolici che votano il PdL sono disponibili a far finta di niente.

Quando i nodi verranno al pettine

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Non che personalmente ci tenga granché, a quello che dicono i vescovi: anzi, chi legge questo blog sa bene mi sono pronunciato spesso e volentieri in senso assai critico verso le loro esternazioni, specie quando hanno riguardato i temi della laicità dello stato, della libertà di scelta degli individui e via discorrendo.
Quelli del PdL, invece, no.
Quelli del PdL hanno sempre sostenuto di tenerle in somma considerazione, le opinioni dei prelati, precisando di non intravedere alcuna ingerenza nei loro interventi e di volersi adoperare per perseguire il cosiddetto "bene comune" così come costoro lo andavano delineando: è quello che è successo a proposito delle coppie omosessuali, tanto per dirne una, o del testamento biologico, o della pillola RU486, o ancora della fecondazione assistita.
Adesso che i vescovi censurano il comportamento del loro leader, tuttavia, non mi pare di riscontrare negli esponenti della maggioranza analoga attenzione: ci saranno, va da sé, le solite dichiarazioni nelle quali illustri membri dell'esecutivo sosterranno solennemente che Bagnasco non si riferiva specificamente a Berlusconi, che il suo discorso è da intendersi in senso molto più ampio e generale, che le sue parole non devono essere strumentalizzate a fini politici.
Si tratta, però, di tentativi velleitari che non cambiano la sostanza delle cose: i membri della maggioranza sono disponibilissimi ad attenersi ai precetti di Santa Romana Chiesa quando fa comodo, salvo cercare di ignorarli, peraltro adducendo argomentazioni di assai dubbia consistenza, in tutti gli altri casi.
Anche di questo comportamento, oltre a tutta una serie di altre circostanze difficilmente giustificabili, il PdL si troverà a dover rispondere politicamente nei confronti dei propri elettori.
Quando i nodi verranno al pettine, s'intende.
Ma la sensazione è che manchi poco, e che si tratti di nodi belli grossi.

Tanto per capire

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A proposito, qualcuno mi saprebbe spiegare con parole semplici perché per Mario Cal, l'ex vice presidente del San Raffaele che si è suicidato, sono stati celebrati i funerali religiosi che a Piergiorgio Welby furono negati?
Così, tanto per capire.

Si assiste ad una sempre più accentuata esibizione del proprio corpo

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Alessandra mi segnala le parole con cui la diocesi commenta lo stupro di una quindicenne avvenuto durante la notte bianca di Fano:

Nel giorno in cui la Chiesa celebra solennemente il Corpus Domini (Corpo e Sangue di Cristo) presente nell'Eucaristia, la Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola esprime tutta la sua sofferenza e vergogna per l'atto di violenza a danno di una adolescente nel corso della Notte bianca nella città di Fano. Le prime parole sono per la famiglia della ragazza e per lei stessa: una qualsiasi forma di violenza, specie quella fisica, segna coscienza e cuore per sempre. Anche il tempo fatica a cancellarle.
La coincidenza con la solennità cristiana del Corpus Domini ci deve far riflettere sull'accellerata e pseudo emancipazione che le ragazze di oggi hanno acquisito rispetto alle loro coetanee di alcuni fa. Mentre si ribadisce la ferma condanna di quanto accaduto si assiste ad una sempre più accentuata esibizione del proprio corpo. Il corpo è un dono, il corpo è sacro. È un regalo grande che la vita ha fatto ad ogni persona e non può essere mai pensato come ostentazione di sé e tanto meno come oggetto.
Di qui un appello ai genitori: l'educazione all'affettività dei figli passa anche (e non solo) attraverso la propria testimonianza di padre e madre in casa, nel modo di parlare e crescere nell'amore, nella stessa modalità di vestirsi perché siamo consapevoli che tutto parla di noi (parlare, vestire, amare, crescere, servire, uso del denaro, dei beni propri e del posto dove si vive) e tutto diviene linguaggio.
Ai giovani invece che si sono macchiati di una ferita indelebile cosi forte, e alle loro famiglie, non si chiede solo un profondo e onesto esame di coscienza, ma si invita loro a guardare alle settimane, ai mesi e agli anni futuri, evitando di dimenticare troppo velocemente quanto accaduto. Unitamente al riconoscimento della colpa (che non può essere sufficiente) ci sia un serio, profondo, maturo cammino di recupero della propria identità di persone, del senso del dovere e del rispetto alla vita propria e altri, al valore del sacrificio, del denaro in tasca frutto di lavoro guadagnato con il sudore, in una società che ha attutito ogni desiderio perché tutto è facilmente reperibile imbarbarendo ogni istinto.
A questi giovani, rei di quanto compiuto, invitiamo a vivere un tempo molto prolungato al fianco di senza fissa dimora, servendo i pasti alla mensa dei poveri, in una casa per ragazzi e ragazze diversamente abili, imboccando chi non riesce a mangiare e facendo delle notti al fianco di ammalati in ospedale. Gesti quotidiani come questi, che i ragazzi non conoscono più, possono illuminare la coscienza, aiutando a ritrovare lo sfuocato senso di dignità umana che si deve ad ogni persona.
Abbiate pazienza se non aggiungo altro.
Quello che c'è basta e avanza.

La riforma di Cota spiegata ai fedeli

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Roberto Cota, governatore del Piemonte:

Andremo in tutte le parrocchie del Piemonte a spiegare la nostra riforma sanitaria ai cittadini. (...) Per questo ho chiesto aiuto all’arcivescovo. Perché nelle parrocchie possiamo entrare in contatto con migliaia e migliaia di persone di ogni età, sentire le loro opinioni e spiegare il nostro progetto.
Ottimo.
Se ne deduce che per estendere ad un numero di cittadini ancora più cospicuo l'illustrazione della riforma sanitaria, e allo scopo di raccogliere ulteriori pareri preziosi, Roberto Cota non mancherà di recarsi anche presso le sedi dei centri sociali.
Oppure no?

Il luogo comune della reciprocità

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Ho già avuto modo di scrivere qualche riga su questo argomento, ma coi tempi che corrono una riedizione integrata e corretta non mi pare affatto inutile.
Procedendo in rigoroso ordine alfabetico, i dati dicono più o meno quello che segue: in Algeria i musulmani sono il 99% della popolazione e ci sono tre cattedrali e due basiliche; in Azerbaijan il musulmani sono il 93% della popolazione e c'è una cattedrale; in Egitto i musulmani sono il 94% della popolazione e ci sono nove cattedrali e due basiliche; negli Emirati Arabi Uniti i musulmani sono il 96% della popolazione e c'è una cattedrale; in Indonesia i musulmani sono l'88% della popolazione e ci sono trentasette cattedrali; in Iran i musulmani sono il 97% della popolazione e c'è una cattedrale; in Iraq i musulmani sono il 97% della popolazione e ci sono tre cattedrali; in Pakistan i musulmani sono il 97% della popolazione e ci sono sette cattedrali; in Siria i musulmani sono il 90% della popolazione e ci sono nove cattedrali; in Sudan i musulmani sono il 70% della popolazione, un altro 25% è seguace di credenze locali e ci sono cinque cattedrali; in Tunisia i musulmani sono il 98% della popolazione e ci sono due cattedrali e una basilica; in Turchia i musulmani sono il 99,8% della popolazione e ci sono cinque cattedrali e due basiliche.
Evidentemente potrei continuare, ma credo che il breve elenco qua sopra sia più che sufficiente per porre a tutti una domandina dalla risposta per niente scontata: siamo sicuri che quando i nostri amici politici si riempiono la bocca con la parola "reciprocità" non cavalchino, almeno in parte, un luogo comune bello e buono?

Il problema non è la veglia, ma il Concordato

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C'è poco da fare: la Chiesa Cattolica non ammette l'omosessualità. Ragion per cui, il fatto che la curia di Palermo abbia vietato di celebrare una veglia di preghiera per le vittime dell'omofobia non mi sorprende neanche un po'.
Anzi, vi dirò di più: se la Chiesa fosse quello che dovrebbe essere, ovvero un'aggregazione privata -e quindi autofinanziata- di persone che vogliono seguire tra loro determinate liturgie, la reputerei liberissima di escludere dai loro ranghi non solo i gay, ma anche quelli coi baffi a manubrio, i fumatori di pipa, i ballerini di liscio e i guidatori di utilitarie.
Il problema vero non è che la curia si rifiuti di pregare per gli omosessuali, ma il fatto che essa, in quanto espressione della Chiesa Cattolica, sia titolare di un'indiscutibile rilevanza pubblica -con annessi cospicui finanziamenti di vario genere- che le piove addosso dritta dritta dal Concordato.
Il punto, dunque, mi pare questo: lasciamo pure che le associazioni private escludano chi vogliono loro, ma facciamo in modo che esse rimangano esclusivamente, per l'appunto, private.
Fatela lo stesso, la veglia per le vittime dell'omofobia, anche perché nessuno ha il monopolio della religione, e non credo che qualcuno possa essere definito meno credente solo perché pratica la propria fede al di fuori di questa o di quell'altra organizzazione: però, quando l'avrete fatta, vedete di tornarvene a casa senza dimenticare che il nocciolo della questione è l'abrogazione del Concordato.
Dopodiché, ognuno faccia pure i cazzi suoi.

Beatificateli

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Visto che già in questi giorni dalle loro parti passa un pullman ogni 55 secondi, proporrei che il primo maggio, insieme a Wojtyla, vengano beatificati anche i residenti del diciassettesimo municipio.
Così magari si fa una cerimonia unica e si risparmia pure qualche soldo.

Curarsi? O è un obbligo, o è un peccato

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Se hai una malattia che ti immobilizza in un letto e ti costringe a vivere attaccato a una macchina o ad essere alimentato artificialmente, rinunciare a quelle terapie è un grave peccato; se invece hai una malattia che limita la tua fertilità, il grave peccato diventa sottoporti alle terapie che potrebbero guarirti.
Ricapitolando: a volte devi curarti per forza, altre volte curarti deve esserti proibito.
L'importante è che quello che vuoi tu non conti niente.

Manipolazione a targhe alterne

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Non c'è niente da fare, questi vescovi non smetteranno mai di meravigliarmi.
Prima fanno fuoco e fiamme se un disgraziato che sopravvive grazie ad un sofisticato macchinario artificiale chiede che lo lascino morire in santa pace, e poi si lamentano per "la smania di dominare e manipolare fino all'estremo la vita umana".
La sensazione è quella di una curiosa "manipolazione a targhe alterne": nei giorni dispari, quando si tratta di criminalizzare la ricerca scientifica sulle staminali embrionali o la fecondazione assistita, manipolare è un crimine contro l'umanità; nei giorni pari, quando si affronta il problema delle persone che non ne possono più di sondini nasogastrici e respiratori artificiali, allora si fa a gara a chi manipola di più.
Oggi, per esempio, è venerdì. Dispari. Niente manipolazioni.
Per manipolare un po' bisognerà aspettare almeno martedì prossimo.

Sì, ma dopo le avete riattaccate

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Ecco, poi un giorno uno apre il sito della Repubblica e legge che nel suo nuovo libro Joseph Ratzinger ha scritto testualmente:

Con il suo annuncio Gesù ha realizzato un distacco della dimensione religiosa da quella politica, un distacco che ha cambiato il mondo e che veramente appartiene all'essenza della sua nuova via.
Detto da uno che è il capo della chiesa, e che un giorno sì e un giorno no si scaglia contro le leggi che configurano un modello alternativo di famiglia, contro le leggi che legalizzano l'eutanasia, contro le leggi che consentono l'aborto, contro le leggi che disciplinano il testamento biologico, contro le leggi che introducono l'informazione sessuale nelle scuole, contro le leggi che permettono la fecondazione assistita, contro le leggi che ammettono il divorzio, contro le leggi che favoriscono la scuola pubblica, contro le leggi che estendono le adozioni alle coppie omosessuali, contro le leggi che regolamentano la ricerca scientifica sugli embrioni, contro le leggi che istituiscono il matrimonio gay, suona davvero credibile.
Gesù le avrà pure distaccate, religione e politica: ma mi pare che poi le abbiate riattaccate per benino, o sbaglio?

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