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A proposito di suicidi

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Sarei curioso di sapere come mai in questo periodo ci si occupi con tanta passione dei suicidi causati dalla crisi economica, accusando chi non ha affrontato adeguatamente la seconda di aver provocato i primi, e invece si taccia completamente sulle persone che si tolgono la vita, o perlomeno ci provano, perché affette da malattie terminali.
C'è chi afferma che siano complessivamente duemila l'anno. Duemila. Vale a dire quasi sei al giorno.
Come mai questi suicidi non vengono sbattuti in prima pagina uno per uno, accusando chi si è ostinato non dico a legiferare, ma perfino a discutere sul tema dell'eutanasia, di aver sottratto a quei poveri cristi una scelta dignitosa e di averli costretti a farla finita buttandosi dalla finestra, o impiccandosi, o mettendo la testa nel forno?
Forse perché si tratterebbe di accusarli quasi tutti?

Rotondi, Magri e l'eclissi della politica

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Gianfranco Rotondi sulla morte di Lucio Magri:

Onestamente non riesco a nascondere il rammarico per una scelta che non posso comprendere, ma della quale è opportuno non parlare per evitare che il dibattito ideologico si sovrapponga al doveroso omaggio che la democrazia italiana deve a questo protagonista assoluto della vicenda democratica italiana, specie in un momento di eclissi della politica.
Vediamo se ho capito: siccome stiamo attraversando un momento di eclissi della politica, secondo Rotondi è bene non parlare della morte di un essere umano mediante suicidio assistito per evitare che ne scaturisca un "dibattito ideologico".
Strano, perché a me era parso di capire che fossero proprio i dibattiti ideologici, il cuore della politica: e che evitare quei dibattiti sia il presupposto perfetto per determinare l'eclissi di cui l'ex ministro sembra dolersi.
La realtà, quella vera, è che la relazione causale delineata da Rotondi andrebbe diametralmente invertita: non è opportuno tacere perché c'è l'eclissi della politica, ma l'eclissi della politica c'è e continuerà ad esserci finché si continuerà a tacere.
Del resto a me hanno insegnato che la democrazia consiste appunto nel decidere dopo aver parlato delle cose, onorevole Rotondi, e che gli inviti al silenzio appartengono a scenari politici tutt'affatto diversi.
Che ne dice, vogliamo dirci come la pensiamo, oppure preferiamo aggravare l'eclissi finché non sarà diventata irreversibile?

Ci toglieranno anche tutti gli altri

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E intanto, mentre il governo di questo sventurato paese si decompone come una carcassa lasciata al sole, in parlamento si consuma senza colpo ferire l'oltraggio definitivo al più importante dei diritti civili: quello di decidere sulla propria salute.
In nome di un "diritto alla vita" che assomiglia in modo sempre più inquietante ad una vera e propria tortura di stato, migliaia di malati rischiano di rimanere sepolti vivi nei propri corpi, condannati all'ergastolo senza aver commesso alcun reato, detenuti senza ora d'aria e senza bisogno di celle e secondini.
E' uno scempio in piena regola, tanto più indecente quanto più si cerca di rubricare la questione come secondaria, trascurabile, marginale rispetto ai problemi reali del paese: mentre la verità è che ci vogliono negare il diritto di decidere sulla nostra carne, sulla nostra sofferenza, sulla nostra vita.
Se lasciamo che ci tolgano questo, finiranno per portarci via anche tutti gli altri.

Se questi sono i progressisti, figuratevi gli altri

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Ecco, adesso Bersani l'ha detto esplicitamente:

Noi siamo radicalmente contro l'eutanasia.
Il che, in termini meno sintetici, vale a dire che il principale (a suo dire) partito progressista del paese è "radicalmente contro" (non combattuto, desideroso di approfondire, aperto al dibattito: proprio "radicalmente contro") la possibilità che a un essere umano nel pieno delle proprie facoltà mentali venga concessa, dietro sua esplicita richiesta e dopo un accurato esame della sua situazione concreta, la possibilità di mettere dignitosamente fine alle sofferenze che gli derivano da una malattia incurabile invece di soffrire come un cane fino all'ultimo istante.
Questo il principale (a suo dire) partito progressista del paese.
Figuratevi gli altri.

Dottor libertà

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Molto sinteticamente: l'appellativo di "dottor morte" calzerebbe a pennello a chi dovesse praticare l'eutanasia su degli esseri umani a loro insaputa.
Per come la vedo io, invece, uno che aiuta dei malati terminali consapevoli a realizzare la loro volontà di farla finita meriterebbe di essere chiamato "dottor libertà".
Questione di punti di vista.

Una questione di civiltà

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Io la vedo così: se uno è gravemente malato, non ritiene che abbia senso andare avanti e manifesta la volontà di farla finita, aiutarlo è un gesto di dignità, di solidarietà e perfino di amore.
Ragion per cui, se qualcuno vuole prendersela con il "turismo della morte", giri pure la testa verso quelli che girano il mondo cercando qualche minorenne indifesa da stuprare, verso quegli altri che vanno a destra e a sinistra espiantando organi umani ai disgraziati per venderli ai ricchi, verso quegli altri ancora che soffiano benzina sul fuoco in ogni angolo del pianeta per vendere bombe, fucili e mitragliatori.
Ma la pianti, una buona volta, di scagliare anatemi sui malati che chiedono di poter scegliere in prima persona sulla propria vita e su coloro che decidono di dar loro una mano.
E' una questione di civiltà, altro che turismo della morte.

L'eutanasia esiste già, e nessuno ne parla

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In Italia le persone che si sono suicidate a causa di malattie fisiche sono state 306 nel 2008, 319 nel 2007, 341 nel 2006, 328 nel 2005, 374 nel 2004, 378 nel 2003, 322 nel 2002, 262 nel 2001, 384 nel 2000.
Siccome non pare possibile che acciacchi trascurabili come raffreddori, unghie incarnite e colpi della strega siano tali da indurre una persona a togliersi la vita -anche perché in tal caso si tratterebbe di individui con problemi psichici, i quali fanno parte di un altro conteggio-, è ragionevole ritenere che gran parte di questi suicidi -più di tremila in nove anni- sia dovuto a gravi malattie terminali, progressive o croniche senza speranza di guarigione.
Ne consegue che in Italia l'eutanasia esiste già, con il piccolo particolare che è illegale, che viene praticata in proprio con modalità disumane e che nessuno -tranne rarissime eccezioni- ne parla.
E' il solito modus operandi della massa di cialtroni ipocriti di cui è composta la classe politica di questo paese: proibire una pratica senza sforzarsi di comprenderla, fingere che non esista e strafottersene del fatto che essa venga largamente adottata al di fuori della legge.
Così i nostri amici crociati -di destra e di sinistra, non fa differenza- blaterano dalla mattina alla sera di voler difendere la vita umana, ma poi se ne sbattono allegramente di migliaia di malati disperati che decidono di farla finita da soli, nei modi più brutali, perché non ce la fanno più e la legge nega loro una via d'uscita dignitosa.
La verità è che sono dei mediocri fatti e finiti. E pure in malafede.

Costruire un tabù con l'accidia

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Il "Rapporto Italia 2011" dell'Eurispes parla chiarissimo: il 67,4% del campione intervistato (vale a dire, se la statistica non è un'opinione, due italiani su tre) si è dichiarato favorevole ad una legge che legalizzi -cioè disciplini e regolamenti- l'eutanasia.
Lo scandalo, in un paese nel quale tutti si riempiono la bocca con la parola "popolo" ogni volta che possono, non è tanto il fatto che quella legge non sia stata ancora approvata, quanto la circostanza che di eutanasia non si possa neppure discutere: la classe politica di questo paese, con ogni evidenza, si ostina a considerare tabù un argomento sul quale la stragrande maggioranza degli italiani sarebbe d'accordo; il che la dice lunga, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, sulla distanza siderale che separa i cittadini dai politici che dovrebbero rappresentarli in parlamento.
Non credo sia soltanto una questione di sudditanza nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche: più in generale, comincio a convincermi che il vero problema sia l'immobilismo cronico della nostra classe politica, la sua consolidata avversione al cambiamento, l'incapacità di occuparsi delle cose interpretando con un minimo di senso della realtà lo spirito del tempo in cui vivono.
Insipienza, accidia, ipocrisia: la chiave per costruire un tabù, per consolidarlo nel tempo e per farne un totem è tutta in queste tre parole.
E chissenefrega se gli italiani non condividono.

Siete voi lo shock, altro che manifesti

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Sapete qual è, il vero "shock"?
E' che in un paese nel quale due italiani su tre sono favorevoli all'eutanasia, dell'argomento si continui a non poter neppure discutere, per colpa di una manica di integralisti ipocriti che impongono la loro coscienza a tutti gli altri e pretendono di far prevalere i loro precetti sulla libertà degli individui.
Questo è lo shock, altro che manifesti.

Santità obbligatoria

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Se io fossi cattolica, voterei la legge che consente l’eutanasia. Sarei favorevole al divorzio breve, all’equiparazione delle convivenze al matrimonio, e, anzi, sarei entusiasta se fosse possibile sposarsi per i gay e adottare per i sigle. E poi vorrei una legge per l’aborto ancora meno restrittiva, e le pillole, del giorno prima dopo e durante, disponibili al balcone delle farmacie, persino nei supermercati, senza ricetta. Vorrei preservativi nelle scuole nelle macchinette delle merendine, corsi di educazione sessuale per i ragazzi a go-go e l’unica possibilità di fare ore di religione solo nelle parrocchie, e anche in orari scomodi che comportino il sacrificio del calcetto, o per lo meno di parte del week end. Ci terrei proprio a vivere in un mondo in cui le tentazioni fossero a portata di mano, il peccato sempre sorridente e disponibile davanti a me, e il perseguimento della virtù fosse difficile e pieno di ostacoli.
Che caspita di merito c’è nel comportarsi da santo, se i peccati ti sono vietati per legge da un’etica di Stato, in pratica quasi impossibili da commettere e non tu hai alternative?

Torniamo a parlare di eutanasia

1 Commento »

In estrema sintesi, vi dico come la penso: anche se il ddl Calabrò sul testamento biologico che verrà discusso a marzo non fosse il pasticcio illiberale che è, saremmo a meno di metà dell'opera.
Il vero problema, a mio parere, è che il fronte integralista è riuscito nella cruciale operazione di spostare il fronte dello scontro qualche chilometro indietro rispetto a dove dovrebbe essere, costringendo le -poche- forse progressiste del paese a combattere per mantenere l'esistente, invece che darsi da fare per migliorarlo.
Così oggi ci si ritrova a difendere il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari indesiderati, cosa che per la verità sarebbe già ampiamente garantita dalla Costituzione, mentre il dibattito sull'eutanasia è stato definitivamente relegato nel grande mucchio degli argomenti di cui non è lecito neppure parlare.
Bisognerebbe avere il coraggio di riprenderlo, quel dibattito, di sorpassare i fondamentalisti proprio sul terreno che hanno accuratamente minato, di rompere il tabù e parlare una buona volta al paese, quello reale, che a quanto pare sarebbe disponibilissimo ad ascoltare: smettere di accettare la battaglia di retroguardia, insomma, e tornare a parlare esplicitamente di eutanasia.
I sedicenti progressisti, a qualunque schieramento politico appartengano, battano un colpo, perché adesso è il momento di farlo.
Tra poco, date retta a me, sarà davvero troppo tardi.

A loro piace così

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A loro piace così, che uno sia costretto a buttarsi dalla finestra, perché la vita ce l'ha data il padreterno e solo lui può togliercela, e allora se vuoi ammazzarti fallo pure ma io una mano non te la do.
A loro piace così, anche se ogni anno sono mille, quelli che decidono di farla finita in questo modo perché non ne hanno altri a disposizione, e nessuno ne parla neanche per sbaglio.
A loro piace così, perché altrimenti come farebbero a blaterare che si è trattato di un gesto di disperazione anziché di una libera scelta?
A loro piace così, perché non si può mica perdere l'occasione di puntare l'indice sui familiari che non lo hanno assistito, sui parenti che se ne sono fregati e sugli amici che lo hanno lasciato solo, aggiungendo dolore al dolore e sofferenza alla sofferenza.
A loro piace così, perché bisogna combattere contro la "cultura della morte", e poi chissenefrega se la cultura della morte, quella vera, fa prosperare il commercio di questo povero paese senza che nessuno alzi un dito per impedirlo.
A loro piace così, perché concedere alle persone il diritto di scegliere, di decidere sulla propria vita, di disporre liberamente del proprio corpo, sarebbe intollerabile.
Non è una questione di religione, badate, ma semplicemente di potere: a loro piace così, perché adorano i sudditi e hanno una paura fottuta degli uomini liberi.

L'eutanasia e la guida senza casco

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Tanto per elevare il livello del dibattito Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute, ha l'alzata d'ingegno di paragonare i malati terminali che rivendicano il diritto di scegliere una morte dignitosa a quelli che non mettono il casco o non indossano la cintura di sicurezza.
Voi che ne dite, devo per forza chiudere con una battuta, tipo che a Piero Welby è andata fin troppo bene perché potevano pure levargli i punti dalla patente, oppure mi consentite di mettere da parte il cinismo difensivo e farmi venire una gran tristezza in santa pace?

La singolare "giustizia sanitaria" di Ratzinger

12 Commenti »

Vediamo se ho capito bene: è contrario alla "giustizia sanitaria" aiutare una coppia sterile che vorrebbe un figlio impiegando i ritrovati che la scienza mette a loro disposizione, è contrario alla giustizia sanitaria rispettare la volontà di un malato terminale che decide di mettere fine alle proprie sofferenze e di morire dignitosamente, mentre non è contrario alla "giustizia sanitaria" lasciare che milioni di persone crepino di AIDS continuando a blaterare che l'uso del preservativo costituisce un'offesa intollerabile a chissà quale precetto religioso.
Ecco, io non so bene cosa sia, 'sta "giustizia sanitaria": ma se è quello che dice Ratzinger mi sentirei molto più rassicurato da una sanità ingiusta.

In questo caso il "popolo" non conta?

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sondaggio
Mentre rilevo, en passant, che l'avversario di Cappato nel sondaggio di Wired è astrattamente un membro dello schieramento progressista (per la serie: figuratevi gli altri), vi giro una domanda: come mai, in un'epoca nella quale con la parola "popolo" ci si riempie la bocca un giorno sì e l'altro pure, di quello che pensa la gente sull'eutanasia non frega niente a nessuno?

Altro che morte, hanno paura della scelta

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Credete che sia davvero il presunto incitamento alla morte, ad irritare tanto i vescovi quando si parla di eutanasia?
Se così fosse la cosa sarebbe molto strana, giacché la chiesa dimostra quotidianamente di nutrire scarso interesse, per non dire indifferenza, nei confronti della morte di un numero di esseri umani incomparabilmente più elevato rispetto ai potenziali beneficiari di una legge sull'eutanasia; basti pensare alla sua ostinazione nel proibire l'uso del preservativo nonostante i milioni di individui che continuano a crepare di AIDS in ogni angolo del mondo. Fossero così sensibili alla morte la pianterebbero subito di rendersi complici di una simile strage: cosa che invece, evidentemente, si guardano bene perfino dall'immaginare.
Sapete qual è la verità?
Quando si parla di eutanasia ciò che disturba davvero i nostri amici porporati non è la morte, ma la libertà di scelta: perché se c'è una cosa di cui hanno una paura fottuta è l'eventualità che le persone si autodeterminino e decidano per sé; circostanza che sottrarrebbe alla chiesa (a tutte le chiese) il monopolio sulle coscienze degli altri, e quindi, in definitiva, il potere.
Non venissero a raccontarci panzane: per loro è questo, il vero pericolo dell'eutanasia, altro che la morte.
Con quella ci vanno a braccetto allegramente da una cosa come duemila anni.

La vita è questione di scelte

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Questa è un'iniziativa alla quale tengo moltissimo: si tratta dello spot pro eutanasia creato dall'associazione Exit International, bloccato dall'autorità per le comunicazioni australiana e ora rilanciato in Italia dall'Associazione Luca Coscioni.
La versione italiana dello spot, interpretato in italiano dalla voce di Toni Garrani, sarà trasmessa inizialmente da Telelombardia, ma si allargherà ad altre emittenti locali e nazionali nella misura in cui saranno stati raccolti i fondi: per ciascun euro di versamenti da parte degli utenti, l'Associazione Luca Coscioni si impegna a investire un altro euro nella programmazione, raddoppiando così l'impatto pubblicitario.
Per contribuire all'iniziativa clicca qua e specifica la causale: "Spot eutanasia".

Il diritto di scegliere

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Quello che penso è presto detto: qualsiasi paese nel quale un individuo non abbia la possibilità di valutare per se stesso fino a che punto la sua vita debba essere considerata dignitosa e quando inizi a non esserlo più, e non possa conseguentemente decidere, se lo ritiene opportuno e può ragionare lucidamente, di interrompere la propria esistenza, non è un paese davvero libero.
La possibilità di scegliere consapevolmente sul proprio corpo e sulla propria vita, a mio parere, costituisce una prerogativa inviolabile della persona, e quindi dovrebbe essere considerato il più importante dei diritti civili.
Ogni volta che quel diritto viene violato, ogni volta che lo Stato sequestra il corpo di un cittadino strafottendosene della sua autodeterminazione, la libertà rimane una parola priva di contenuto.

Avevamo un patto

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Ray Gosling, il presentatore della BBC che ha confessato in tv di aver posto fine alle sofferenze del suo compagno, malato terminale di AIDS:

Avevamo un patto: se il dolore diventa insopportabile e non si può più fare nulla, non lasciarmi andare avanti. Non penso che sia un crimine.
Nemmeno io, signor Gosling, credo che lei abbia commesso un crimine: sono convinto, piuttosto, che abbia aiutato la persona che amava a realizzare la sua volontà, in un contesto in cui nessun altro -nemmeno la legge di un paese civile come il suo- se ne assumeva la responsabilità.

Credo che lei abbia semplicemente avuto il coraggio di fare quello che andava fatto.

Se e quando dovesse toccare a me, spero di avere accanto qualcuno che sappia amarmi così.

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