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Belpietro, Giulia, Pavlov e la Serracchiani

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La sequenza è più o meno questa: Giulia dice che la prostituzione esiste anche tra i giornalisti, Belpietro si incazza pavlovianamente, ignora stoicamente l'incendio divampato nella propria coda di paglia, aziona al volo la macchina del fango e le dà della velina, Giulia cerca di replicare, Belpietro le urla sopra impedendole di parlare in modo davvero liberale, Castelli cerca di buttarla in vacca con un paio di battute da colonnelli di fanteria in pensione al circolo della caccia, Paragone abbozza il minimo sindacale di difesa dell'ospite, timbra il cartellino e cambia argomento, Telese invece ci ritorna invitando Belpietro a chiedere scusa, Belpietro sente nuovamente il campanellino di Pavlov e ripete parola per parola quello che aveva detto prima, Giulia riprova a parlare nuovamente sovrastata dalle urla viepiù liberali di Belpietro e alla fine si riesce finalmente a parlare d'altro; la Serracchiani, nel frattempo, è come se non ci fosse.
Però domani va alla manifestazione in difesa della dignità delle donne, ché lei ci tiene parecchio.

Generatore automatico di scoop su Gianfranco Fini

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Istruzioni: fare refresh per ottenere un nuovo scoop

Proni a tutto

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A quanto pare Belpietro confonde la fantasia con la realtà e la faccia con altre parti anatomiche.

Belpietro, lascia decidere il lettore

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Maurizio Belpietro su Libero di oggi:

Si, lo ammetto: ieri ho sbagliato. La prima pagina sulla Bonino non andava bene: sotto al titolo principale avrei dovuto pubblicare la fotografia di Emma mentre trafficava tra le gambe di una donna e la aiutava ad abortire con una pompa di bicicletta, e invece non l`ho fatto. Non ho avuto lo stomaco. Ho pensato ai lettori che ogni mattina vanno all`edicola e a cui già dispensiamo quotidianamente lo schifo della politica e mi sono chiesto: ce la faranno a reggere un`immagine così forte in prima? Mi sono risposto di no: meglio non urtare le coscienze, preferibile pubblicarla dentro.
Caro Belpietro, hai sbagliato. Avresti dovuto pubblicare quella foto, per fare vedere a tutti, anche a chi in quegli anni non c'era, come si praticavano gli aborti. Prima della vittoria radicale, prima della battaglia che la Bonino, Spadaccia e tanti altri radicali hanno portato avanti con la disobbedienza civile, cioè autodenunciandosi, che è l'esatto contrario del nascondersi. Invece no, hai preferito non pubblicarla, per non ammorbare ulteriormente il lettore, già pieno dello "schifo quotidiano della politica". Quello che non hai voluto pubblicare è una delle pagine più di valore della nostra storia: gente che ha impegnato la propria vita per battaglie politiche per i diritti e le libertà di tutti, anche le tue. E che hai voluto negare ai tuoi lettori. Dai loro un po' più di fiducia, vedrai che non verrai deluso.

Buttiamola sul ridere.

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Tratto da Libero di oggi: A quanto pare Maurizio Belpietro continua a negare la realtà contro ogni evidenza..

Belpietro: prognosi riservata, probabili danni all'emisfero destro del cervello..

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Bene, come pronosticato quel fine pensatore qual è Belpietro non si è fatto attendere.

Appena sbarcato alla direzione di Libero ha infatti provveduto immediatamente a mettere in campo le sue famigerate doti che tanto lo rendono indispensabile per una testata di "alta qualità informativa"..
Pare quindi più che ovvio che se il TAR sentenzi che in uno stato laico il professore di religione non può -logicamente- partecipare agli scrutini, il modo più corretto per dare la notizia sia un cubitale "IL TAR ELIMINA L'ORA DI RELIGIONE"..
Adottando lo stesso criterio, alla luce di com'è stata trattata la notizia, ecco spiegato il titolo del post, l'alternativa sarebbe la malafede..

Alla cassa, e di corsa!

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Ricordate, amici, la vicenda di Piergiorgio Welby? Ebbene, dopo la morte del nostro compagno radicale, che aveva chiesto ed ottenuto il distacco della ventilazione artificiale cui era sottoposto contro la sua volontà, si era improvvisamente scatenata la simpatica moda di darci degli assassini. L'avevano fatto, in svariate forme e in diverse occasioni, gente del calibro di Paola Binetti e Luca Volontè, oltre ai crociati di Militia Christi e a un numero imprecisato di politici e giornalisti che avevano pensato bene di non lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione di unirsi al coro degli accusatori. La notizia di oggi è che il Movimento Politico Cattolico Militia Christi è stato condannato dal Tribunale Civile di Roma a risarcire la somma complessiva di 60mila euro (pari a 20mila Euro ciascuno a favore dell’Associazione Luca Coscioni, dell’Associazione La Rosa nel Pugno e del Dottor Mario Riccio), e che alcuni giornalisti (Maurizio Belpietro in testa) sono stati altresì condannati al risarcimento dei danni per diffamazione.

Ne danno notizia, in un comunicato congiunto, Marco Cappato e Maurizio Turco, i quali precisano che Paola Binetti e Luca Volontè, guardandosi bene dal difendere le loro affermazioni nelle opportune sedi legali, hanno preferito trincerarsi dietro l'immunità parlamentare.
Una sola domanda, Onorevoli: se siete così sicuri del fatto vostro, e quindi convinti che siamo degli incalliti criminali, perché non venite a raccontarcelo in Tribunale?
Paura di dover mettere mano anche voi al portafoglio?

Momento d'ilarità da condividere con gli amici

2 Commenti »

Maurizio Belpietro, oggi 26 maggio, a Ballarò, ore 22.10:

Io non sono un dipendente di Berlusconi!
HAHAHAHAHAHAHA! Poi si accorge che in studio si stanno cappottando dalle risate e allora cerca di correggere il tiro:
Io sono un dipendente della mia coscienza.
HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!

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