Secondo il "Dossier famiglia 2010", elaborato a cura del Dipartimento per le politiche della Famiglia e dell'Istat, nel 2009 in Italia c'erano 820.000 coppie di fatto, il 51% delle quali con figli, 1.155.000 monogenitori non vedovi e 900.000 coppie ricostituite (cioè con precedenti matrimoni alle spalle), il 59% delle quali con figli.
Tenendo conto del fatto che nello stesso periodo la media di figli per donna era di 1,42, si possono fare due conti al volo; senza alcuna pretesa di scientificità, s'intende, ma tanto per rendere l'idea degli ordini di grandezza di cui stiamo parlando:
- 1.640.000 (820.000 × 2): gli italiani appartenenti ad una coppia di fatto;
- circa 600.000 (820.00 × 51% × 1,42): i loro figli;
- 1.155.000: i monogenitori non vedovi;
- circa 1.600.000 (1.155.000 × 1,42): i loro figli;
- 1.800.000 (900.000 × 2): gli italiani appartenenti a famiglie ricostituite;
- circa 750.000 (900.000 × 59% × 1,42): i loro figli.
Stiamo parlando, quindi, di una cosa come
sette milioni e mezzo di esseri umani, tutti coinvolti, secondo
Joseph Ratzinger, in una degradante "disgregazione" che riduce l'amore a "emozione sentimentale" e "soddisfazione di pulsioni istintive" e che impedisce di "costruire legami duraturi di appartenenza reciproca".
Praticamente, numeri alla mano, una specie di nazione del vizio e della depravazione, nella quale sarebbe consigliabile perfino evitare di uscire di casa per non dover assistere continuamente ad estemporanei accoppiamenti ad ogni angolo di strada, a disinvolti abbandoni di minori denutriti nel primo posto che capita e a rocambolesche separazioni con valige al seguito e conseguenti viavai di automobili e furgoncini per traslochi che paralizzano il traffico delle città.
Suvvia, non sarebbe il caso di smetterla con la fiction e parlare della realtà?