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Nobel per la pena di morte

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Visto che oggi ricorre la nona giornata mondiale contro la pena di morte, colgo l'occasione per ricordare che negli Stati Uniti d'America del premio Nobel per la pace Barack Obama, leader mondiali dello stato di diritto e solerti esportatori della democrazia a suon di basi militari disseminate ovunque, dall'inizio dell'anno sono state praticate 37 esecuzioni capitali.
Poi qualcuno inizierà coni soliti distinguo, tipo che non è il paese nel suo complesso, ma alcuni dei singoli stati da cui è composto, a dover abrogare la pena di morte; la questione, tuttavia, resta bella aperta: prima di indispettirci per quello che succede nella Bielorussia del perfido Lukašenko, non sarebbe il caso di dire due paroline ai nostri amici yankee, ai quali diciamo di volerci ispirare un giorno sì e l'altro pure?

Una firma per salvare dal patibolo i gay dell'Uganda

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Per farla breve, le cose stanno così: in Uganda, dopo esserci già andati vicinissimi una volta, stanno tentando nuovamente di approvare la famigerata legge che prevede la condanna a morte per gli omosessuali.
Siccome la cosa sta succedendo proprio in queste ore, e domani potrebbe essere tardi, chiunque volesse dare una mano a impedire questo scempio può firmare qua la petizione di Avaaz.
Io l'ho già fatto.

Chiamiamo le cose col loro nome

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Sarà impopolare, ma per come la vedo io mettere in libertà un detenuto che sta male non c'entra niente con l'efferatezza dei delitti che ha commesso.
Se è vero che le condizioni fisiche di Pierluigi Concutelli non sono più compatibili con il carcere -il che equivale a dire che la sua permanenza in cella metterebbe a rischio la sua sopravvivenza- farlo uscire significa semplicemente applicare l'elementare principio per cui in Italia non è in vigore la pena di morte.
Questo, evidentemente, non ha niente a che vedere con il fatto che i suoi delitti siano stati -come in effetti sono stati- terrificanti, né con la circostanza che se ne sia o non se ne sia pentito, né con la sofferenza delle vittime e dei loro parenti -dei quali, peraltro, comprendo umanamente la rabbia-, e neppure con il fatto che sia stato un terrorista nero.
Si tratta semplicemente di una questione di logica: dire che Concutelli non dovrebbe uscire dal carcere pur essendo gravemente malato significa affermare che per certi crimini si vorrebbe la pena capitale; cosa che del resto ha fatto Vittorio Occorsio, nipote del giudice ucciso dal terrorista, esprimendo un'opinione che in quanto tale reputo legittima, pur non condividendola.
Invece di girare intorno al punto, allora, confrontiamoci sull'argomento vero: c'è chi ritiene che in determinate condizioni sarebbe opportuno ripristinare le esecuzioni capitali? Perché è di questo, con ogni evidenza, che stiamo parlando.
Io ritengo che la pena di morte sia incompatibile con lo stato di diritto, qualcun altro -quelli che vorrebbero vedere Concutelli crepare in carcere, per esempio- no: discutiamone, se è necessario, perché per come la vedo io non c'è niente di cui non si possa parlare.
Però, per piacere, non nascondiamoci dietro le parole, e chiamiamo le cose col loro nome.

Teresa

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L'Iran, che è notoriamente un regime illiberale e liberticida, manda a morte Sakineh, e succede che il mondo (per fortuna) si indigna, si incazza, si mobilita, finché Ahmadinejad non è costretto a balbettare qualche fregnaccia per evitare di fare una figura di merda planetaria più clamorosa di quella che ha già fatto.
Lo stato della Virginia, che forma notoriamente parte integrante di una grande democrazia occidentale, manda a morte una disabile psichica, e succede che nessuno dice un cazzo.
Sbaglio, o date le premesse c'è qualcosa che non va?

Mafiosi e pedofili? Si ammazzino pure

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Il tizio che vedete nella foto si chiama Gianluca Buonanno, è un deputato della Lega Nord e giusto ieri ha avuto l'alzata d'ingegno di dichiarare quanto segue:

Oggi abbiamo avuto notizia che si è suicidato un mafioso, un ex 41 bis, detenuto del carcere di Catania. Certo che se altri pedofili e mafiosi facessero la stessa cosa non sarebbe affatto male.
Ovviamente ognuno è libero di pensarla come gli pare; tuttavia, stante il fatto che l'autore dell'allegra esternazione è un membro del Parlamento della Repubblica, gli suggerirei di porre in essere un'iniziativa per modificare l'articolo 27 della Costituzione, magari abrogando il comma 3 ("Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato") e soprattutto il comma 4 ("Non è ammessa la pena di morte").
Mica per altro, così almeno possiamo aspettare pazientemente che si ammazzino tutti con il benestare della legge.
Senza dover neppure tirar fuori i quattrini per pagare per il boia.
---
Grazie a Leonardo Fiorentini e a Aioros per la segnalazione.

Analgesia capitale

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Lo stato del Nebraska ha approvato una legge che proibisce l'aborto oltre la ventesima settimana, sulla scorta di "nuovi studi" in base ai quali il feto, a quello stadio, comincerebbe a provare dolore.
Siccome in Nebraska non è stata ancora abrogata la pena di morte, delle due l'una: o esistono ulteriori "nuovi studi" secondo i quali i feti provano dolore, ma le persone fatte e finite no, oppure c'è qualcosina che non funziona.
Personalmente, propenderei per la seconda ipotesi.

Follia

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Alla vigilia della sua esecuzione, un condannato a morte dell'Ohio ha tentato il suicidio in carcere e, per prestargli i soccorsi necessari e salvargli la vita, la sua esecuzione è stata rimandata di una settimana. Protagonista della vicenda è Lawrence Reynolds, 43 anni, condannato a morte nel 1994 per omicidio. L'uomo - ha riferito una portavoce del carcere - è stato trovato incosciente nella sua cella la notte prima di essere trasferito nella prigione in cui, di lì a 24 ore, sarebbe stato ucciso.

Pornocatechismo

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Il tizio che vedete nella foto di chiama Martin Ssempa, è un pastore anglicano dell'Uganda ed è uno dei più agguerriti sponsor del disegno di legge attualmente in discussione nel suo paese, che prevede la pena di morte per gli omosessuali.

Ebbene, la notizia è che durante una funzione religiosa il nostro amico ha avuto l'alzata d'ingegno di mostrare ai fedeli un bel film porno gay: tanto per rendere noto a tutti con che razza di pervertiti abbiano a che fare, e quanto sia necessaria una legge che mandi tutti i froci ugandesi al patibolo.

Nel riferirvi che dopo la proiezione i presenti si sono lasciati andare a vere e proprie crisi di pianto, vi chiedo: siamo sicuri che siano gli omosessuali, ad aver bisogno della "terapia riparativa"?

Una firma per salvare dalla forca i gay dell'Uganda

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Come vi raccontavo qualche settimana fa, in Uganda (grazie anche al prezioso apporto degli evangelici) stanno per approvare una legge che condannerà gli omosessuali all'ergastolo (se sono sani) o alla pena di morte (se sono infetti da HIV, tanto per fregiarsi anche di una bella discriminazione in base alle condizioni di salute oltre a quella sull'orientamento sessuale).

Su Avaaz è possibile firmare una petizione per tentare di scongiurare l'approvazione della legge: non so, in tutta onestà, se possa servire a molto, ma le intenzioni mi sembrano più che condivisibili, e in questi casi tentar non nuoce.

Io l'ho già firmata e la diffonderò. E voi?

Prima abrogatela da voi, poi parlate quanto volete

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Dalla lettura della notizia, per la verità, si evince in modo piuttosto chiaro che la Casa Bianca non ha condannato tanto le impiccagioni in sé, quanto il fatto che esse siano state eseguite da un regime contro i suoi oppositori politici.

Però, abbiate pazienza, leggere ex abrupto sul titolo che gli americani hanno stigmatizzato delle condanne a morte mi ha procurato un fastidioso fremito di disgusto.

Non sarebbe meglio, presidente Obama, mettersi nella condizione di poterle condannare tutte, senza alcuna distinzione?

La pena di morte è un fallimento [di Serafino Murri]

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Ieri sera discutevamo della più grande delle contraddizioni della democrazia americana: la pena capitale. Concludevo la mia arringa da obiettore di coscienza affermando la speranza che gli USA arrivassero prima o poi a superare questa terribile perversione giuridica, questo residuo t...ribale della legge del taglione. E ora, a quanto pare, questo momento è a un passo dall'arrivo. Definire "un fallimento", da parte dello stesso istituto che l'aveva introdotta negli Stati Uniti oltre 50 anni fa, la pratica più barbarica e vendicativa che rende la giustizia, quale che ne sia il motivo, l'esecuzione cieca di un'ingiustizia senza appello, è qualcosa che mi fa riflettere sui cambiamenti possibili di mentalità nel mondo. Vado a dormire pieno di soddisfazione e speranza, in silenzio. Questo sì che è qualcosa che risponde, in maniera concreta e senza retorica, a uno dei più grandi "I have a Dream" che l'umanità può pronunciare.

Uganda: grazie agli evangelici, pena di morte per i gay?

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A marzo del 2009 tre missionari evangelici americani si recano in Uganda a tenere una serie di incontri con politici, insegnanti e rappresentanti delle forze dell'ordine locali: per tre giorni, sotto la guida dei tre religiosi, si dibatte su come correggere i gay, si impara che gli omosessuali sono dei violentatori di bambini e si ribadisce che il movimento gay è un'istituzione malvagia volta a distruggere la società fondata sul matrimonio sostituendola con la cultura della promiscuità sessuale.

Passa appena un mese da quell'ameno seminario, ed ecco che un politico locale che risponde al nome di David Bahati, con l'appoggio dell’arcivescovo evangelico Henry Orombi e del pastore Martin Ssempa, presenta una proposta di legge che introduce in Uganda l'ergastolo per gli omosessuali sani e la pena di morte per quelli infetti da HIV, oltre alla pena di tre anni di carcere per chi non li denuncia.

La notizia dovrebbe ispirare qualche riflessione sia a quelli che insistono a minimizzare gli effetti degli anatemi religiosi in Africa (per capirci, quelli della serie: "vabbe', figurati se gli africani non mettono il preservativo solo perché i preti dicono di non farlo"), sia per quegli altri che, pur ammettendo l'incidenza di simili ingerenze in paesi sottosviluppati, ne sottovalutano le conseguenze in paesi del cosiddetto "primo mondo" come il nostro.

Le parole dei preti, evidentemente, pesano, a prescindere dal fatto che si tratti di cattolici, evangelici o chissà che altro: in Uganda come in Italia.

Chissà se qualcuno, prima o poi, avrà la decenza di chiamarli a risponderne.

L'HIV, la pena di morte e la democrazia americana

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Debbo confessarvelo: non ero a conoscenza del fatto che alle persone sieropositive fosse interdetto l'accesso negli Stati Uniti d'America.

Però so fin troppo bene, come tutti voi, che da quelle parti è ancora in vigore la pena di morte, e pur non essendo affatto un antiamericano militante la notizia appena appresa mi sollecita ancora una volta una riflessione angosciosa: vi pare possibile che un paese nel quale fino all'anno scorso trovava posto una discriminazione indecente come quella del titolo, e in cui vige tuttora (ed è applicata con sistematica ferocia) la brutalità medievale delle esecuzioni capitali, venga additato da tutti come il più fulgido esempio di democrazia rintracciabile sulla piazza?

Sull'argomento non sono, come ripeto, un integralista: lungi da me, quindi, voler paragonare una nazione nella quale lo stato di diritto, specialmente in alcune sue manifestazioni, funziona assai meglio che in altri posti, con realtà drammatiche nelle quali i diritti umani latitano, o addirittura non esistono.

Però consentitemi, in attesa di conoscere la vostra opinione, di dire la mia con pacata fermezza: la democrazia americana ne deve fare, di strada, prima di ambire a un minimo paragone con gli europei.

La roulette russa delle carceri italiane

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E con questo fanno settanta soltanto nel 2009, cioè più o meno uno ogni cinque giorni.

E' una strage in piena regola che si consuma nell'indifferenza generale: come se il fatto che qualcuno abbia compiuto un reato, e quindi si sia meritato giustamente la galera, autorizzi a pensare che delle sue condizioni di vita ci si possa allegramente disinteressare, anche se sono così disumane da indurlo ad ammazzarsi.

Il che equivale a dire che in Italia c'è la pena di morte, in una forma ancora più grave (se possibile) di quanto avviene nei paesi in cui essa è formalmente in vigore, perché non viene comminata da un giudice sulla scorta della gravità del reato compiuto, ma tocca in sorte ai singoli individui a seconda della loro capacità di sopportare il degrado in cui sono costretti a vivere, a prescindere dal crimine di cui si sono macchiati.

In simili condizioni uno stato depressivo, un momento di debolezza, perfino un attimo di scoramento possono risultare fatali: una vera e propria roulette russa, che il boia rimane a guardare pasciuto e indifferente, limitandosi ad un'indolente conta dei caduti.

Senza nemmeno l'incombenza di affilare l'ascia.

La polpetta avvelenata

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Una domanda: non pare anche a voi che l'unico sistema davvero umanitario per ammazzare qualcuno sarebbe decidere di non ammazzarlo?

Disabilità capitale

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Perché i crociati di tutto il mondo, che insorgono in massa e parlano di omicidio se si asseconda la volontà di un disabile consentendogli di porre fine a non desiderate terapie, non fanno (almeno) altrettanto casino quando un disabile lo si ammazza per davvero, evidentemente contro la sua volontà?

Coraggio, Cardinal Bagnasco, faccia fuoco e fiamme: d'altronde gli Stati Uniti, per il Vaticano, sono uno stato estero proprio come l'Italia, sa?

Two birds with one stone

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State a sentire questa, che è proprio istruttiva.

Uno studio del Death Penalty Information Center rivela che:

  • ogni processo in cui l'imputato rischia la pena di morte costa un milione di dollari in più degli altri;
  • tra questi processi, solo uno su tre si conclude con una sentenza capitale;
  • solo una sentenza capitale su dieci, tra quelle comminate, viene effettivamente eseguita.
Se la matematica non è un'opinione, ne consegue che ogni esecuzione viene a costare

1 × 3 × 10 = 30 milioni di dollari

Ora, io non voglio fare demagogia: ma visti i tempi di crisi, non sarebbe il caso di risparmiarseli, 'sti soldi, e prendere due piccioni con una fava?

La nuvola della morte

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Ieri, su questo blog, si parlava di pena di morte: come sempre, trattandosi di un argomento controverso, il dibattito si è sviluppato con una grande quantità di opinioni diverse.
Io, che considero la pena capitale una barbarie bella e buona, sono andato a recuperare tutti i dati delle esecuzioni poste in essere negli Stati Uniti d'America dal 2000 ad oggi, e con i nomi dei condannati ho fatto una nuvola.
Non so a voi, ma a me, visti tutti insieme, questi nomi fanno un'impressione orribile: sono così tanti che per farli stare in un solo rettangolo l'algoritmo ha dovuto scriverli piccoli, così piccoli che quasi non si leggono, anche se (come vi invito a fare) cliccate sull'immagine per ingrandirla.
Si tratta di una strage in piena regola: quasi seicento persone in dieci anni, uccise non per rapinarle, o per una lite, o per incassare un'eredità, ma in nome della giustizia.
So già che qualcuno mi scriverà polemicamente nei commenti: e le vittime? Perché non fai una nuvola anche con i loro nomi? Sarebbe ancora più grande e impressionante.
Non discuto: quella nuvola sarebbe senz'altro molto più spaventosa di questa.
Però, con tutto il rispetto che nutro nei confronti delle vittime e dei loro familiari, c'è un particolare.
Quelli sono stati uccisi da uno qualunque, nell'esercizio del crimine.
Questi altri, invece, sono stati ammazzati per legge.
Continuo a pensare che ci sia una gran bella differenza.

---
Immagine realizzata con Wordle.

Barbarie capitale

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Detta così sembra quasi una cosa da niente.

Però, sapete com'è, quelle diciotto persone avevano dei nomi. Per l'esattezza, si chiamavano Curtis Moore, Frank Moore, Reginald Perkins, Virgil Martinez, Ricardo Ortiz, David Martinez, Dale Scheanette, Johnny Johnson, Willie Pondexter, Kenneth Morris, James Edward Martinez, Luis Salazar, Michael Rosales, Derrick Johnson, Michael Lynn Riley, Terry Hankins, Stephen Moody e, per l'appunto, Cristopher Coleman.

E per giunta, come se non bastasse, avevano pure delle facce:


Soltanto nel 2009, oltre alle diciotto del Texas, negli Stati Uniti d'America sono state effettuate altre ventuno esecuzioni capitali.

A me non pare, sinceramente, che grazie a questo sistema i delitti in America siano diminuiti, né che la morte di questi criminali abbia restituito alle famiglie le loro vittime.

Si tratta di una barbarie fine a se stessa, che aggiunge morte alla morte, dolore al dolore, disperazione alla disperazione.
Sapete cosa penso? La pena di morte è evidentemente inutile, oltre ad essere una misura indegna di una nazione civile, e nessun paese può dirsi uno stato di diritto finché non l'abbia abrogata.

La vendetta, quella, è un'altra cosa.

Buona per i paesi fondamentalisti, per i film con Charles Bronson, e poco di più.

Trenta giorni ha novembre...

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A quanto pare si prospetta un periodo davvero entusiasmante.

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