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Io sono qua che prendo appunti

1 Commento »

Abbiate pazienza, ma la domanda sorge spontanea: quando cazzo ce l'hanno mai detta, la verità?
Vado a memoria e alla rinfusa: non ci hanno detto la verità, o perlomeno non ce l'hanno mai detta tutta, sulla strage di Piazza Fontana, sul deragliamento di Gioia Tauro, sull'attentato di Piazza della Loggia, sulla bomba dell'Italicus, sulla strage di Bologna, sull'attentato al rapido 904, su Gladio, sul piano Solo, sul sequestro Moro, sull'omicidio Pecorelli, sul suicidio Calvi, sul caso Sindona, sulla morte di Pinelli, sul delitto Calabresi, sulla loggia P2, sul disastro aereo di Ustica, sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, e via discorrendo con altri edificanti episodi che in questo momento mi sfuggono.
Adesso viene fuori che nessuna ragion di stato può ostacolare la verità.
Fantastico.
Allora, per cortesia, chi conosce i dettagli delle vicende che ho succintamente riassunto qui sopra -perché c'è, chi conosce quei dettagli- inizi pure a parlare.
Io sono qua, che prendo appunti.

Non sarebbe la prima volta

8 Commenti »

Quando uccidevi,
favorendo il potere,
i soci vitalizi del potere,
ammucchiati in discesa
a difesa della loro celebrazione


(Fabrizio De André
"Sogno numero due"
da "Storia di un impiegato"
1973)


Io lascerei perdere, dandole per implicite, le ovvie formule di condanna del terrorismo, e mi concentrerei piuttosto su una riflessione di taglio diverso: quando il potere è in difficoltà perché il suo consenso diminuisce a vista d'occhio, mettersi a sparare produce quasi inevitabilmente l'effetto di terrorizzare la gente e indurla a rimettere nelle mani di quel potere la propria urgenza di sicurezza.
A meno che, naturalmente, la rivoluzione armata non acquisti una massa inerziale così imponente da capovolgere completamente la situazione e prendersi tutto il banco: cosa che negli anni '70, tanto per fare l'esempio più recente, non è accaduta, complice il fatto che il potere reagì all'attacco dell'eversione con il cinismo di chi strumentalizza la violenza altrui a proprio vantaggio.
Questo mi viene da pensare, oltre al fatto che sparare non mi appartiene come metodo politico e quindi è una pratica che disapprovo, leggendo di un ipotetico ritorno della lotta armata: che finirà per serrare i ranghi del potere, ricompattarlo e quindi rafforzarlo, anziché distruggerlo.
Credetemi, non sarebbe la prima volta.

Una spiacevole sensazione

6 Commenti »

E' noto che quando in un paese o in un gruppo di paesi le cose si mettono male, e la politica non riesce a elaborare risposte efficaci, fanno la loro comparsa sulla scena quelli che iniziano a sparare e quelli che ritengono di ripristinare l'ordine votando per l'estrema destra.
E' altresì noto che entrambe le categorie, al di là delle lamentazioni di rito, tendono a risultare assai funzionali alla politica che non riesce a elaborare risposte efficaci, poiché le consentono di riguadagnare il consenso perduto evocando nei cittadini il terrore della rivoluzione armata da un lato e della deriva fascista dall'altro, risparmiandole in tal modo la gravosa incombenza di elaborare le risposte efficaci di cui sopra.
E noto, inoltre, che proprio per questo entrambe le categorie vengono spesso e volentieri non osteggiate -ed in alcuni casi strumentalizzate- dalla politica che non riesce ad elaborare risposte efficaci, tramite l'impiego di alcuni apparati dello stato che adottano nei confronti delle suddette categorie comportamenti al limite -e talora bel oltre il limite- dell'opacità.
E' noto, infine, che tali congiunture tendono a culminare in momenti letteralmente drammatici in cui ci vanno di mezzo un sacco di persone che non c'entrano niente, per giunta caratterizzati da una quantità di inquietanti misteri legati all'operato dei predetti apparati che nessuno si perita di chiarire manco dopo un quarantennio.
Ecco, io avverto la spiacevole sensazione che, date le circostanze, rischiamo che si apra un capitolo del genere.
E spero tanto, ma proprio tanto, di sbagliarmi.

Nessuna verità

5 Commenti »

450px-Giorgiana_Masi
Non vorrei essere frainteso ma io le dico con estrema onestà che come sia morta Giorgiana Masi non lo so.
(Francesco Cossiga a Radio Radicale, 2001)
Non l'ho mai detto all’autorità giudiziaria e non lo dirò mai, è un dubbio che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono. Se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto, sarebbe stata una cosa tragica. Ecco, io credo che questo non lo dirò mai se mi dovessero chiamare davanti all’autorità giudiziaria, perché sarebbe una cosa molto dolorosa.
(Francesco Cossiga a Report, 2003)
La verità la sapevamo in quattro: il procuratore di Roma, il capo della mobile, un maggiore dei carabinieri e io. Ora siamo in cinque: l'ho detta a un deputato di Rifondazione che continuava a rompermi le scatole. Non la dirò in pubblico per non aggiungere dolore a dolore.
(Francesco Cossiga al Corriere della Sera, 2007)

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