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Chi non crede nella democrazia

18 Commenti »

Per come la vedo io, che sono tutto fuorché fascista, la liberazione dal fascismo è servita a far sì che tutti possano dire quello che pensano: anche se quello che pensano consiste nel rimpiangere la repubblica di Salò.
Dopodiché, se davvero credete che impedire a qualcuno di esprimere le proprie idee -per quanto aberranti esse siano- equivalga a neutralizzarle, ritengo che siate degli illusi: quelle idee non solo resteranno tutte al loro posto, ma in più diventeranno clandestine, fornendo a chi le propaganda l'alibi del martirio e facilitandogli il proselitismo.
Io rimango convinto che le cattive idee non si combattano silenziandole, ma lasciando che vengano espresse e poi confutandole: e ne sono convinto perché credo nella democrazia.
Mi pare che chi auspica la censura, invece, non ritenga la democrazia abbastanza forte da sconfiggere quelle idee nel merito: e quindi, in estrema sintesi, che nella democrazia creda molto, ma molto meno di me.

Fiancheggiatori della democrazia

17 Commenti »

Siccome mi riferiscono che il dibattito è tuttora animatamente in corso, l'occasione mi è gradita per ripetere come la penso.
Io sono convinto che in democrazia si possa dire tutto. E quando dico tutto intendo tutto, senza eccezioni di sorta.
Sono altresì convinto che sia proprio la possibilità di dire tutto, e di poterlo fare senza eccezioni, l'elemento fondamentale che contraddistingue una democrazia: e quindi, di conseguenza, reputo antidemocratico il comportamento di chiunque si provi ad impedire che chiunque altro dica qualunque cosa.
Aggiungerò che a mio modestissimo avviso non ha alcuna rilevanza, e soprattutto ha ben poco fondamento logico, la circostanza -spesso paventata con una certa disinvoltura- che la cosa detta da quel chiunque sia "antidemocratica": perché la democrazia, per quanto ne so, è semplicemente un metodo; e quindi è il modo in cui si cerca di affermare un'idea che può essere, casomai, antidemocratico, non certo l'idea in sé e per sé.
Mi corre l'obbligo di rilevare, inoltre, che se uno esprime un'idea che non ci piace, che ci risulta odiosa o che troviamo addirittura aberrante, e qualcun altro si dà da fare per lasciargliela esprimere, ciò non significa affatto che quel qualcun altro sia d'accordo con l'idea in questione: e andare a dire in giro che il secondo sarebbe un "fiancheggiatore" del primo appartiene a metodi che di democratico non hanno neppure il nome; leggasi menzogna, calunnia, maldicenza, tutta robetta che nei regimi non democratici, guarda caso, prospera e fiorisce allegramente.
Ciò detto, chiudo.
Non prima di aver aggiunto che chi vorrebbe difendere la democrazia a forza di tacitare gli altri non deve averne molta, di fiducia nella democrazia.
E senza neanche scomodare Voltaire, ché non ce n'è bisogno.

Un'offesa alla logica

2 Commenti »

Per raggiungere una democrazia vera dobbiamo cambiare l’architettura istituzionale. (...) Questo ha portato che il governo possa al massimo suggerire dei provvedimenti alle Camere, che cominciano a dibatterle nelle commissioni, nell'Aula poi nell'altra Camera, poi di nuovo in Commissione, il tutto deve piacere al capo dello Stato.
Se ne deduce che a parere di Silvio Berlusconi la "democrazia vera" si raggiunge quando uno decide e tutti gli altri si adeguano senza discuterne: cioè, se l'italiano non è un'opinione, quando la democrazia manca del tutto.
Più che un oltraggio alla Costituzione, mi pare un'offesa alla logica.

Proprio perché non sono fascista

36 Commenti »

Posto che il fascismo mi fa orrore -così sgomberiamo il campo da inutili polemiche- ritengo che in uno stato di diritto sia legittimo, se si procede con le modalità stabilite dalla nostra Costituzione, proporre l'abrogazione di qualsiasi norma di legge: perfino la XII Disposizione Transitoria e Finale, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
Ciò detto, e precisato che l'iniziativa di Cristiano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bonacin, Achille Totaro e Egidio Digilio lascia allibito anche me, non condivido il parere di chi li ha invitati a ritirarla: quando un paese è libero, ciascuno può dire e proporre -democraticamente, cioè attraverso gli strumenti che l'ordinamento gli mette a disposizione- quello che vuole, per quanto l'oggetto di quella proposta possa sembrare ignobile a tutti gli altri.
Sapete cosa? Per come la vedo io in un paese libero non c'è niente, ma proprio niente, che non si possa dire, perché ciò implicherebbe necessariamente l'esigenza di impedire a qualcuno di dirlo: il che, con ogni evidenza, è tutto fuorché democratico.
Se io fossi un senatore, insomma, voterei convintamente -meglio, visceralmente- contro l'abrogazione della XII Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione, ma non mi passerebbe mai per la testa di chiederne il ritiro.
Proprio perché non sono fascista.

L'esportazione differenziata di Frattini

6 Commenti »

Adesso che il casino è scoppiato in Libia, Frattini dice che "l'Europa non deve esportare la democrazia".
Strano, però, perché invece quando si trattava dell'Afghanistan lo stesso Frattini tenne a precisare testualmente che "la democrazia si esporta con tutti i mezzi necessari".
Insomma, ministro, ci faccia capire: 'sta democrazia si esporta o non si esporta?
Oppure si esporta solo quando gli "importatori", diciamo così, non sono amici di Berlusconi?

Angela, tu come la vedi?

5 Commenti »

Oggi, per sua stessa ammissione, il nostro presidente del consiglio ha confidato al premier di un altro paese di strafregarsene della corte costituzionale, ed ha aggiunto -con ciò implicitamente affermando di poter disporre dei mezzi di comunicazione a suo piacimento- che andrà in televisione per spiegare ai cittadini che la magistratura è una patologia.
Ecco, se io fossi quel capo di stato estero, e se avessi una nozione sia pure minimale di come funzionano le democrazie moderne, penserei che nel paese governato dal mio collega lo stato di diritto è andato definitivamente a farsi fottere.
Altro che prestigio internazionale.

Bipartisan un cazzo

33 Commenti »

Abbiate pazienza, ma a me l'idea di accomunare nel più importante festival musicale del paese la canzone dei partigiani con l'inno trionfale del Partito Nazionale Fascista, per giunta in omaggio all'unità d'Italia, non pare tanto "bipartisan", quanto una stronzata: a meno che qualcuno non riesca a spiegarmi per quale motivo (diverso dal subdolo tentativo di sdoganamento culturale del fascismo al quale assistiamo da un po') si debba essere imparziali tra i sostenitori della democrazia e gli aficionados della dittatura.

Che se ne sia accorto anche lui?

7 Commenti »

Qua.
Grazie a Luca per la segnalazione.

Fondato sul lavoro, e sull'abusivismo

13 Commenti »

Fantastico. Adesso non vi resta che spiegarci in base a quale singolare interpretazione della democrazia, del lavoro e della costituzione abbiate tappezzato abusivamente ogni angolo di Roma non destinato alle affissioni (leggasi fermate dell'autobus, cabine telefoniche, cassonetti dell'immondizia e simili) con questi manifesti.
Perché, sapete com'è, uno che si proclama democratico e si lamenta (con piena ragione) delle malefatte degli altri, ma poi se ne strafotte allegramente delle regole, non è che mi convinca granché.
Sarò pure un idealista della peggiore specie, però continuo ad essere convinto che dare l'esempio, sia pure nelle piccole cose, rappresenti una pratica tanto necessaria quanto dimenticata.
Dopodiché, fate un po' voi.

Gli italiani che vogliono il Duce

24 Commenti »

Non c'è altra spiegazione: a gran parte degli italiani piace essere dominati. Li eccita, proprio. Gli viene duro -oppure si bagnano, a seconda del sesso- al solo pensiero di essere guidati con l'autorità, la forza, l'arbitrio. Li rassicura, credo. Così possono smettere di pensare, ché pensare significa necessariamente dover diventare individui liberi, cioè responsabili, e voi capirete che essere responsabili non è per niente una passeggiata, perché impegna, comporta sacrificio e può pure andare a finire che non ci dormi di notte. E invece vogliono dormire tranquilli, loro. Certo, hanno delle necessità e dei bisogni, desiderano delle cose: ma preferiscono prendersele furtivamente quando qualcuno gliele dà, come quando si butta l'avanzo della cena nella ciotola di un cane, piuttosto che rivendicarle come diritti. Perché i diritti comportano degli obblighi. E quegli obblighi, diciamocelo, chi cazzo te lo fa fare di prenderteli? Meglio schiavi, si fa meno fatica e tutto sommato si campa lo stesso. Per non dire meglio.

Non è che quegli italiani non le vedano, non le riconoscano o non le capiscano, tutte le nefandezze che stanno succedendo.

Il guaio, quello vero, è che le vogliono.

Come si dice, il problema è a monte

14 Commenti »

Su un fatto siamo tutti d'accordo: nei paesi normali una vicenda come quella del decreto "interpretativo" sulle liste elettorali non potrebbe mai accadere. E' altrettanto evidente, però, che se in quegli stessi paesi, per qualche imponderabile ragione, dovesse mai verificarsi un simile scempio, non ci sarebbe alcun bisogno di manifestazioni, sit-in o presidi: un'alzata d'ingegno del genere, infatti, verrebbe severamente sanzionata dagli elettori, che punirebbero chi l'ha concepita negandogli massicciamente il proprio consenso alle urne e condannandolo irrimediabilmente ad una pesante sconfitta.

Il fatto che dalle nostre parti, invece, si sia costretti a disperarsi, a mobilitarsi e a scendere in piazza dipende proprio dalla percezione (ahimè, esatta) del fatto che quella sanzione probabilmente non ci sarà (se non da parte di una quota assai ridotta dei cittadini), e che gli autori del misfatto finiranno per essere giustificati, anziché condannati, dal proprio elettorato.

Se questo è vero, si desume chiaramente che il problema della democrazia nel nostro paese va ben oltre la figura e le imprese di Silvio Berlusconi, o meglio le precede logicamente e temporalmente, perché riguarda la totale assenza, in una quota assai significativa della popolazione, della benché minima cultura della legalità, la completa indifferenza dei cittadini nei confronti delle regole e della necessità di rispettarle, la scarsa (per non dire nulla) consapevolezza da parte degli elettori del potere e della responsabilità che sono stati loro attribuiti con il diritto di voto.

Parteciperò, per quanto mi sarà possibile, alle manifestazioni che saranno indette per testimoniare l'indignazione e lo sdegno (che condivido pienamente) nei confronti di questo schifo; ma lo farò con la convinzione che il vero problema non sta nel decreto interpretativo in sé, e tantomeno nella figura di chi lo ha posto in essere insieme a tante altre simili iniziative, ma viene prima ed è assai più grave: la situazione che stiamo vivendo testimonia il completo fallimento di un'intera classe politica, che in sessant'anni non è stata capace di costruire ed accompagnare la nascita di autentici cittadini, oppure (che è più probabile) non ha voluto farlo.

Ecco, mi pare che parliamo di questo, noi radicali, quando usiamo la parola "regime".

Imposizione democratica

4 Commenti »


Abbia pazienza, signor sindaco: ma se il crocifisso, come lei sostiene, è davvero il simbolo "della democrazia e della partecipazione", non trova un tantino fuori luogo doverlo imporre per legge?

In Italia il problema è innanzitutto culturale

21 Commenti »

Guardate questo commento pubblicato su Il Giornale online e inorridite insieme a me.

"Non riesco a capacitarmi del fatto che si tolleri con tanta leggerezza il proliferare di giornali nuovi, vedi quello di Marco Travaglio, l’uomo più viscido della sinistra disfattista e sempre alla ricerca di nuovi modi per indebolire il premier, vista la continua ascesa dello stesso nel consenso degli italiani. Possibile che l’avvocato Ghedini non riesca a trovare un reato plausibile per la chiusura di queste «vipere» che strisciano con il continuo intento di mordere il premier e causarne la morte politica? Un giornale che palesemente offende e denigra il capo del governo va subito chiuso. Lasciamo poi le critiche a chi è nato per criticare tutti gli avversari politici. Una volta creato l’esempio gli altri giornali di sinistra si guarderanno dal continuare ad offendere il premier e la sua coalizione. Possibile che non si riesca a trovare una norma che preveda l’attentato morale al capo del governo? Io credo che l’unica soluzione a questo continuo stillicidio di calunnie sia quello di rispondere con i sistemi usati (che io non approvo) da Putin nei confronti della Georgia, e della Cina nei confronti dei monaci tibetani: «La forza». Dopo una serie di bastonate inflitte a Franceschini, D’Alema, Travaglio, Santoro e Maurizio Mannoni, si vedrebbero subito i risultati, si vedrebbe il ritorno del rispetto nei confronti di Berlusconi."

Sulla democrazia..

4 Commenti »

« La vita di un popolo non consiste nel diritto di eleggere i propri rappresentanti, ma nell'invigilarli, nel dirigerli sulla via, nel trasmettere loro la propria ispirazione. Nelle piccole repubbliche antiche, il popolo era chiamato a decidere intorno le leggi proposte. Nei grandi Stati moderni, l'associazione deve supplire all'esercizio impossibile di quel diritto. L'opinione del Paese dovrebbe legalmente, normalmente rivelarsi al governo intorno a ogni cosa che tocca i più. » Aurelio Saffi
La democrazia ha molti nemici in attesa tra le quinte, politici e movimenti per il momento costretti a giocare secondo le sue regole ma il cui intento reale è tutt'altro – populista, di manipolazione mediatica, intollerante e autoritario. Conquisteranno molto spazio, se non riformeremo rapidamente le nostre democrazie. E non c'è ambito in cui questa riforma sia più necessaria che in seno alla stessa Unione Europea. (Paul Ginsborg)
Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà al popolo l'illusione di essere sovrano. (Benito Mussolini)
Non so cosa farà la Consulta ma in qualche modo troveremo la soluzione. Avendo un consenso forte supereremo un eventuale vizio negativo. Troveremo un avvocato, un Ghedini o un Ghedoni, che troverà un cavillo. Maurizio Gasparri, 3 settembre, dichiarazione sul lodo Alfano

Sobrietà democratica

12 Commenti »

[...] abbiamo pensato che la democrazia fosse un regime naturale, al quale tutti, purché non coartati da qualche dittatore, si sarebbero orientati spontaneamente. Per la democrazia, che è il regime di tutti, occorre una “virtù” particolare, fatta di serietà e sobrietà negli stili di vita, di stima reciproca, di spirito d’uguaglianza, di rifiuto del privilegio e rispetto del diritto, di cura per le cose pubbliche che, essendo di tutti, non possono essere preda di nessuno in particolare. Potrei continuare e sarebbe un elenco che ci farebbe venire i brividi. L’atteggiamento etico che è stato diffuso dappertutto e con tutti i mezzi, in questi decenni, è l’esatto contrario di tutto ciò. E ci stupiamo se avvertiamo la democrazia scricchiolare? [...] Norberto Bobbio, "I principi della democrazia", 1958.

LA soluzione

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Il ministro Ignazio La Russa analizza i motivi che stanno muovendo i meridionali pro Berluska ad aggregarsi intorno all'idea del Partito del Sud, e a La Stampa rivela la soluzione per fermare l'esodo: "si chiama democrazia. Il Pdl deve dotarsi di organismi di partito e questi devono funzionare". Ah ok, sono d'accordo. Ma perché, ad oggi questi organismi non ci sono? Buono a sapersi, quando si parla di un partito, oltretutto al governo...

Tessera singola, finanziamento multiplo

3 Commenti »

Ogni volta che si approssima l'elezione del segretario del PD riciccia (abbiate pazienza, trattasi di espressione romanesca, marcatamente dialettale ma a mio parere assai efficace) l'annosa questione della doppia tessera, che lo statuto del Partito Democratico si ostina a vietare.

Vale a dire che se Alessandro Capriccioli, iscritto ai Radicali, decidesse di mettersi nel portafoglio anche la tessera del Partito Democratico, la Commissione di garanzia di quest'ultimo dovrebbe riunirsi e deliberare la sua estromissione dall'anagrafe degli iscritti.
Badate: nel panorama della politica italiana non si tratta certo di un'eccezione, ché praticamente tutti i partiti (ad eccezione dei Radicali, s'intende) prevedono nel loro statuto, in una forma o nell'altra, il divieto di iscrizione per chi aderisca già ad altri movimenti politici.
Orbene, a parte il fatto che tale sanzione viene applicata o ignorata in modo differenziato a seconda di chi ne debba essere il destinatario, mi domando per quale motivo i partiti politici, che campano col finanziamento pubblico (strafottendosene della volontà dei cittadini, i quali qualche anno fa lo avevano abrogato con un referendum: ma tanto dei cittadini chissenefrega, no?), non analizzino con la stessa cura la militanza politica di tutti i contribuenti che, loro malgrado, ne foraggiano le casse.
Sapete che nuova c'è, amici del PD e gentili esponenti degli altri movimenti politici?
C'è che voi, nessuno escluso, sopravvivete quasi esclusivamente grazie alle tasse dei cittadini, comprese le mie.
C'è, inoltre, che magari domani mattina, complice il caldo afoso che è spesso responsabile di intendimenti inconsueti, e magari a causa dell'incontrollabile esigenza di verificare cosa fate dei miei quattrini, potrebbe saltarmi in mente di iscrivermi al vostro partito.
E c'è che io, Alessandro Capriccioli, sono un iscritto e dirigente radicale.
Per cui scegliete: se mi dovesse venire voglia, o mi tesserate senza fare un fiato, oppure vi armate di santa pazienza, calcolatrice e spirito di sacrificio, e rinunciate alla quota di finanziamento pubblico riconducibile alle imposte mie e di tutti quelli che sono iscritti ad altri partiti.
Oppure si deve concludere che il problema della doppia tessera vi turba solo quando si tratta di decidere, ma non quando è il momento di incamerare soldi?

No (tuoi) comment

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Da un Presidente del Consiglio ci si aspetterebbe di più. Mi rivolgo qui alla rappresentanza, all’abbraccio di tutti i cittadini, dei loro interessi e delle loro istanze, che un Presidente dovrebbe impersonificare con il proprio mandato istituzionale. E invece no, Berlusconi proprio non riesce a trattenersi, e quando si trova di fronte ad alcuni contestatori, non sa fare altro che additarli come “poveri comunisti”. Da un primo approccio superficiale, rileva la pochezza di argomentazioni del Presidente: perché a delle critiche sceglie di rispondere con delle definizioni, degli appellativi? Sarebbe meglio controbattere. Da una seconda analisi, emerge che il Presidente del Consiglio non accetta le critiche, non vuole sottoporsi al giudizio dei suoi cittadini, è questo è un’anomalia per un sistema democratico. Non esiste solo il momento elettorale: il voto non dà un potere illimitato. Come sempre, per consolarmi mentre sorseggio a cup of tea, il mio pensiero va alla Gran Bretagna: memorabile Mtv e il suo “All eyes on Tony Blair“. Un ragazzo chiese all’allora Premier di dimostrargli che nell’attacco all’Iraq non c’entrasse l’accesso ai pozzi petroliferi. Mtv, perché non ci impartisci un po’ di sano spirito democratico anche a noi? Troppo facile Oltremanica.

Libertà verde

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L'Iran è un paese che mi ha sempre affascinato, non tanto per la sua cultura e la sua storia, che sono comunque fiere e millenarie, ma per la sua carica, per la sua energia: i minori di 30 costituiscono il 70% della popolazione; le donne, nonostante le leggi misogine del paese, rappresentano la stragrande maggioranza degli studenti universitari; ben 12 milioni di abitanti (su un totale di 72) utilizzano internet. La carica esplosiva che è nelle corde iraniane poteva lasciare presagire le manifestazioni, ma anche la repressione violenta, di questi giorni. Tuttavia, quando dai nostri sicuri televisori, mentre sgranocchiamo il pasto caldo, vediamo gente morire per la libertà, per la democrazia, per la giustizia, la tensione che si percepisce è ogni volta diversa. Non bisogna smettere mai di affiancarsi alle rivoluzioni democratiche, agli afflati per la libertà. Domani, mercoledì 17 giugno, alle 19 dobbiamo essere in tanti a piazza Farnese, Roma, alla manifestazione "verde" organizzata dal Riformista e da Radio Radicale. Perché dire che queste iniziative non ottengono niente, serve soltanto a giustificare coloro che hanno voglia di continuare a sgranocchiare e a bearsi di quella sicurezza emanata dalla tv. Che forse è proprio la tv a volere che tu resti lì, perché un giorno potrebbe succedere a te.

Ci mancava lui...

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Che gli imprenditori vogliano incontrare il leader libico Gheddafi mi sembra più che opportuno. Confindustria deve pensare agli interessi delle sue aziende: gli affari devono rispondere a un’unica ragione, che è quella monetaria (certo, però, che faremmo volentieri a meno di dichiarazioni come quella di Luisa Todini, che Gheddafi “viene a raccontarci un suo percorso di crescita”. Ma tant’è, l’abbiamo incassata). Tuttavia, la ragion di Stato risponde ad altri criteri: i diritti umani, innanzitutto, il rispetto reciproco fra gli stati dialoganti, la presenza di democrazia reale nell’interlocutore con cui si vuole dialogare. A tutti questi canoni non risponde di certo la Libia, una dittatura coinvolta in atti di terrorismo internazionale e che si rifiuta di firmare la convenzione Onu sui diritti umani. Non fosse stato per un’opposizione risvegliatasi dal suo torpore, avremmo dato voce al dittatore nel nostro Senato, una bella laurea italiana al suo onore (ancora in forse) e un’accoglienza senza riferimento alcuno alle macchie di Gheddafi. Ma che Paese vogliamo essere? Pensiamo davvero che la nostra reputazione all’estero sia macchiata dalle veline di Berlusconi o dalle foto di cazzi che al più hanno sollevato una risata? Se vogliamo davvero porci come interlocutori influenti a livello internazionale, abbiamo bisogno di tutto fuorché dello spalleggiamento di un dittatore, che ha già dichiarato che ci meritiamo “un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu”, più di Germania e Giappone. Beati loro…

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