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Consegnare le città ai delinquenti

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L'ho scritto più di una volta, ma credo valga la pena di tornarci sopra e di precisare il concetto: quando si provvede al proverbiale "giro di vite" sulla cosiddetta "movida" notturna, i primi che rinunciano a uscire di casa per sfidare l'ordinanza di turno sono i cittadini più tranquilli, quelli che vogliono soltanto bersi una birra al fresco e fare due chiacchiere in pace con gli amici, i quali per inciso costituiscono un'amplissima maggioranza della popolazione; mentre è probabile che gli individui più turbolenti, quelli che cercano rogna e fanno gli attaccabrighe alla prima occasione, continueranno allegramente ad andarsene in giro alla facciaccia dei divieti.
Il che equivale a dire che le ordinanze proibizioniste finiscono fatalmente per consegnare le strade ai facinorosi e costringere a casa i cittadini perbene, impedendo a questi ultimi di esercitare quella funzione di "presidio" che essi svolgerebbero automaticamente in ragione della loro presenza e del loro numero.
Insomma, per come la vedo io le cose stanno così: se le amministrazioni comunali continueranno ad affrontare il tema della sicurezza cercando di instaurare una specie di coprifuoco non otterranno altro che regalare ogni spazio pubblico ai delinquenti, e quindi finiranno per rendere sempre più gravi i problemi che cercano di risolvere.
Cosa vogliamo aspettare, per rifletterci? Che questa gente diventi definitivamente padrona delle nostre città?

Meno sicuri, e pure meno liberi

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Vediamo se ho capito bene: a Roma abbiamo un sindaco che ha impostato tutta la campagna elettorale sul tema della sicurezza, e che una volta eletto ha iniziato a snocciolare a raffica ordinanze proibizioniste che a momenti ci vietano pure di farci una pisciatina nel cesso di casa con la finestra socchiusa.
Poi uno apre il giornale e si accorge che questa città è diventata tale e quale a quelle immortalate nei celeberrimi film degli anni '70 recanti titoli del tipo "Roma spara, Milano incapretta, la polizia s'incazza".
Allora, capirete, la domanda sorge spontanea: non è che tutta 'sta smania di sicurezza, alla fine della fiera, è servita solo a scassare la minchia alle persone perbene che vogliono prendersi una birra in mezzo alla strada, mentre i problemi veri aumentano a dismisura e nessuno sa come fronteggiarli?
Io, leggendo quello che succede per le strade e riflettendo sulle iniziative che si continuano a prendere in Campidoglio, non solo mi sento meno sicuro, ma sono pure meno libero.
E' davvero un capolavoro di risultato, o sbaglio?

Quando lo stato è il peggiore dei criminali

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Personalmente, trovo l'idea di vivere in un paese nel quale si tollera che i detenuti muoiano di freddo in carcere molto, ma molto meno rassicurante del fatto che i criminali vadano in giro liberamente per la strada: perché se doversi guardare da un delinquente è una prospettiva molto preoccupante, essere costretti a difendersi dallo stato è un vero e proprio incubo; e perché uno stato che assume atteggiamenti illegali così gravi non ha la minima autorità per chiedere il rispetto della legalità a nessuno dei propri cittadini.
Chi si illude che qualche carcerato morto per le condizioni indecenti in cui vive sia un prezzo accettabile in cambio della propria sicurezza commette un enorme errore di valutazione: quando si accetta che lo stato si comporti come i criminali che dovrebbe perseguire, in che razza di sicurezza si può confidare?

A forza di criminalizzare la "movida"

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Sarà, ma a me pare che a forza di criminalizzare la cosiddetta "movida" Roma stia diventando una città fantasma, nella quale è diventato praticamente impossibile mangiare un piatto di pasta dopo la mezzanotte o bersi una birra dopo le due: il che, se da un lato soddisfa la voglia di riposo degli ormai proverbiali "residenti" (by the way, quanti di loro sono là da sempre e quindi la "movida" se la sono ritrovata loro malgrado, e quanti invece sono consapevolmente andati ad abitare nelle zone più "in" del centro sapendo a cosa andavano incontro, e solo dopo hanno iniziato a blaterare che vogliono dormire?), dall'altro genera enormi problemi di sicurezza, giacché è noto a tutti che una strada vuota è più pericolosa di un'altra che è piena zeppa di gente.
Avanti di questo passo andrà a finire che Roma, la capitale di questo bizzarro paese, diventerà una specie di deserto, che dover andare da qualche parte la sera significherà ritrovarsi soli in balia dei delinquenti (gli unici che avranno qualche motivo ragionevole per uscire di casa), e che tutti dormiremo sonni beati in uno splendido silenzio che ricorderà assai da vicino quello di un grande cimitero.
A me, che pure alle "movide" non partecipo quasi mai, e che di notte ho bisogno di dormire come gli altri perché di giorno lavoro, pare una prospettiva agghiacciante.

Roma cambia

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Se fossi sindaco, mi avessero eletto dopo una martellante campagna elettorale condotta in gran parte sul tema della sicurezza e dopo quasi quattro anni mi ritrovassi per le mani una città che è diventata una specie di far west, conterei le ore che mancano alla fine del mio mandato e appena possibile lascerei perdere la politica per dedicarmi ad altro.
Invece, si sa, dalle nostre parti la memoria è un optional: e quindi può andare a finire che uno abbia perfino l'alzata d'ingegno di ricandidarsi, e magari di presentarsi un'altra volta come quello che metterà fine alla delinquenza dilagante a forza di ordinanze e provvedimenti d'urgenza.
Nel frattempo, come Alemanno stesso aveva presagito, Roma è cambiata: le strade si sono spopolate, la gente se ne sta a casa sempre più spesso e quelle rare volte che capita di farsi un giro si prova un'inquietudine che pareva dimenticata da tempo immemorabile.
Gran bel successo per uno che si era presentato come una specie di castigamatti, nevvero?

Prossima mossa: vietare i supplì

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Mentre a Roma ci si ammazza in un modo che manco nei film degli anni '70, Alemanno continua a governare la sicurezza a forza di ordinanze anti-alcool: così, come capirebbe perfino un bambino delle elementari, la città si svuota e diventa sempre più pericolosa.
A questo punto si tratta di scegliere: o il sindaco si fa un esame di coscienza, lascia bere un paio di birre in pace alle persone perbene e si occupa dei problemi seri, oppure andiamo avanti così e facciamo finta di niente.
In tal caso, la prossima mossa geniale potrebbe essere quella di proibire i supplì.
Il fritto, si sa, può esacerbare gli animi.

Generatore automatico di sagaci misure per la sicurezza

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Letta la notizia, non posso esimermi: fare refresh per ottenere una nuova, sagace misura di sicurezza
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Grazie a Clara per la segnalazione.

Sindaco Alemanno, permette una parola?

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Egregio Sindaco Alemanno,
con la presente Le comunico che quelli come me -i quali rappresentano la maggior parte della popolazione romana- non sono soliti uscire di notte se non hanno alcun motivo lecito per farlo.
In ragione di ciò, non Le sfuggirà che quando emette un'ordinanza che proibisce a quelli come me di bere una birra o un bicchiere di vino dopo una certa ora della sera, Ella sottrae loro qualsiasi motivo lecito per andare in giro, costringendoli quindi a restarsene a casa.
Ne consegue, logicamente parlando, che durante la notte nelle strade di Roma rimangono solo coloro che, strafottendosene di fare due chiacchiere in compagnia, hanno un motivo illecito per uscire: i quali, specularmente a quanto sottolineato in precedenza, rappresentano una sparuta minoranza della popolazione romana.
A questo punto, ne converrà, quelli come me finiscono per trovarsi in una situazione piuttosto sgradevole: giacché quando sono costretti ad uscire di casa nottetempo per qualche necessità non attraversano strade pullulanti di persone intente a chiacchierare amabilmente tra loro, ma si trovano a dover passare in mezzo a una specie di deserto popolato unicamente dai pochi individui ancora in giro, vale a dire quelli che escono per delinquere; il che, ne converrà, mette in serio pericolo la loro -di quelli come me, intendo- incolumità.
Da tutto quanto precede, egregio Sindaco, consegue che a parere di chi scrive le Sue ordinanze per la sicurezza stanno trasformando Roma in una città sempre meno sicura.
Che ne dice, non sarebbe il caso di rifletterci un attimo?

Voi seminate vento, gli altri raccolgono tempesta

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Sarete contenti, adesso.
Avete accuratamente fatto in modo che gli animi si esasperassero oltre ogni limite: gli animi degli immigrati trattati come deportati e quelli della popolazione stremata da una situazione insostenibile.
Mi piacerebbe davvero pensare che quello che succede a Lampedusa sia il risultato di una politica sull'immigrazione miope ed ottusa: invece temo proprio che si tratti di una strategia costruita a bella posta per mettere italiani e stranieri su barricate contrapposte, per scatenare la solita guerra tra poveri, per soffiare benzina sul fuoco e infine ricavarne consenso promettendo sicurezza, pugno duro, tolleranza zero.
Chi semina vento raccoglie tempesta, dice il proverbio: invece voi il vento l'avete seminato, ma lasciate che a raccogliere la tempesta siano gli altri.
Non c'è che dire, siete dei geni.

La migliore delle ipotesi è già una vergogna

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Sapete cosa penso? Il fatto che dei carabinieri abbiano avuto rapporti intimi in caserma con una donna detenuta in camera di sicurezza non è gravissimo soltanto nel caso in cui si sia trattato tecnicamente di uno stupro, ma anche nell'ipotesi in cui quei rapporti fossero "consenzienti".
Non solo perché faccio una gran fatica a credere che tra una prigioniera e i suoi carcerieri possa stabilirsi un consenso minimamente autentico, ma soprattutto perché le stazioni dei carabinieri sono luoghi che dovrebbero servire a tutto tranne che a fare da cornice alle imprese sessuali di chi ci lavora dentro.
Se venisse fuori che non è stato uno stupro, evidentemente, sarei sollevato.
Ma anche la migliore delle ipotesi, abbiate pazienza, mi pare di una gravità inaudita.

E adesso venite a chiedermi la patente

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Avete messo i metal detector nelle banche e i body scanner negli aeroporti, avete obbligato chi vuole andare allo stadio a fare la tessera del tifoso, avete sguinzagliato le ronde in giro per le città, avete piazzato telecamere ad ogni angolo di strada, avete protestato contro la costruzione delle moschee, avete fatto fuoco e fiamme per proibire il burqa, avete costruito centri di detenzione blindati per identificare gli immigrati clandestini, avete rafforzato la sorveglianza alle frontiere, avete proibito gli assembramenti di tre persone sulle panchine dei giardinetti, avete fatto in modo che trovare una birra dopo l'una di notte diventasse un'impresa titanica.
Misure per la sicurezza dei cittadini, così le avete chiamate.
Poi il presidente del consiglio -perché bisogna crederci, a quello che dice il presidente del consiglio, no?- dichiara candidamente di aver fatto liberare dalla polizia un'extracomunitaria sconosciuta credendo sulla parola alle prime fregnacce che gli ha raccontato, e voi che fate? Vi allarmate? Vi indignate? Lo sfiduciate?
Manco per niente. Lo difendete, gli date ragione, dite che non sono affari nostri e votate come un sol uomo per salvarlo dai processi.
Lo sapete, sì, che state perdendo quel poco di faccia che vi era rimasta?

Razzismo controproducente

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Una domanda: quando vi trovate a dover attraversare la città nel cuore della notte vi sentite più sicuri se c'è un locale aperto ogni cinque metri, oppure se le saracinesche sono tutte abbassate e in giro non si vede anima viva?
No, perché mi pare evidente che proclamare il coprifuoco nelle zone in cui vivono gli immigrati, oltre che un'odiosa discriminazione, sia una misura che allontana le persone perbene dalle strade e consegna interi quartieri nelle mani dei delinquenti.
Che facciamo, oltre al razzismo vogliamo metterci pure il rischio di peggiorare la sicurezza?

Signore e signori, il regime

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Ricapitoliamo: se una fa le marchette in mezzo alla strada ed ha come clienti delle persone qualsiasi siamo di fronte a un'indecenza da perseguire con il massimo rigore; se invece c'è il sospetto che la prostituzione venga esercitata in casa e che i cosiddetti "utilizzatori finali" siano personaggi ben più importanti, allora perfino parlarne diventa un'indegna e antidemocratica "caccia all'uomo".
In altre parole, ai potenti dev'essere concesso senza fare un fiato ciò che è proibito ai comuni cittadini.
Questo, a casa mia, si chiama regime.

Procurato allarme

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La chiave di tutta la politica sulla sicurezza.
Qua.

Il divieto del burqa: io la vedo così

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Adesso, ne sono certo, un mucchio di gente tornerà alla carica affinché anche in Italia, come in Francia, venga adottata una legislazione che proibisca l'uso del burqa nei luoghi pubblici.
A tale proposito, mi corre l'obbligo di ricordare che i sostenitori dell'introduzione di tale divieto fondano il loro convincimento su due argomentazioni principali: da un lato, la necessità di evitare che la gente possa andarsene in giro senza essere riconoscibile, e dall'altro l'esigenza di abbattere quello che viene considerato uno dei simboli per eccellenza della sopraffazione sulle donne.
Ebbene, per quanto riguarda la prima motivazione, sulla quale astrattamente si potrebbe anche essere d'accordo, non mi è ben chiaro per quale motivo la possibilità di rendersi irriconoscibili debba essere negata alle sole donne di religione islamica: se esiste una fondata ragione di ordine pubblico in tal senso, forse sarebbe meglio introdurre un divieto analogo per tutti coloro che, in un modo o nell'altro, nascondono le proprie fattezze; magari modificando l'articolo 5 della Legge 152/75, che recita:

È vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.
Ecco, se l'esigenza fosse questa credo che sarebbe sufficiente togliere via l'ultima frase ("senza giustificato motivo") per ottenere l'effetto voluto, senza limitarlo alle sole donne islamiche ma estendendolo -come riterrei giusto- a chiunque.
Quanto alla seconda motivazione, ricordo a tutti che nel nostro Codice Penale è attualmente vigente l'articolo 611, che stabilisce quanto segue:
Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni. La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall'articolo 339.
Stante quanto sopra, a me pare che lo strumento giuridico per perseguire gli aguzzini che costringono le donne a mettere il burqa (ma anche a fare qualunque altra cosa: cos'è, se un italianissimo maschilista, anziché obbligare la moglie e mettere il velo integrale, la costringe a lasciare il lavoro, ad abortire, a non abortire, a restare chiusa in casa mentre lui esce e via discorrendo, si tratta forse di una colpa meno grave?) esista già: basterebbe applicarlo, magari stanziando dei fondi per dare un sostegno concreto alle donne che vogliono usarlo e non ne hanno la possibilità o il coraggio.
In estrema sintesi, io la vedo così: anche volendo condividere tutti i suoi presupposti, la legge contro il burqa, se considerata un provvedimento a sé stante, finirebbe per realizzare, di fatto, una discriminazione nei confronti degli islamici.
E voi, come la pensate?

Gang bang con Vanessa

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Anche in Svizzera, come in Italia, spunta un politico cattolico appassionato della sicurezza e della videosorveglianza che ha a che fare con le orge; con la differenza che questo, più che parteciparvi, le organizza (a pagamento) per gli altri senza neppure usare uno pseudonimo, e che una volta scoperto ha il buon gusto di dimettersi senza gridare al complotto o cercare giustificazioni astruse:

E' un passatempo come un altro.
Se non altro, viva la faccia della sincerità.

Roma sicura

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Dal Corriere di oggi:

Nel corso dei servizi pianificati nell'ambito del "Patto per Roma Sicura" gli agenti della polizia di Stato lungo via Salaria, via dei Prati Fiscali, viale P. Togliatti, via Prenestina, viale Marconi e via Tiburtina hanno identificato 55 prostitute (romene e bulgare) tutte multate; 35 sono state accompagnate presso l'Ufficio Immigrazione per accertamenti; multati 4 clienti.
Ottimo, 'sto "Patto per Roma Sicura".
Se poi, oltre ad arrestare le prostitute e a multare i clienti, riuscisse pure a proteggere i cittadini che vengono ammazzati di botte dopo essere stati arrestati, sarebbe perfetto.

Allarme filatteri

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Ve lo chiedo senza ironia, perché proprio non ho capito: mi spiegate come si fa a scambiare la cosa che vedete nella foto per una bomba?

Resto in trepida attesa di lumi.

Scarcerazione preventiva

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Per proteggere l'africano che sostiene di aver di assistito al pestaggio di Stefano Cucchi da parte delle guardie carcerarie è stato necessario trasferirlo altrove.

A quanto pare, quindi, persino i giudici (badate, non i radicali, gli anarchici, i no global, i sovversivi, i blogger ciarlatani come me, ma i giudici) ritengono che le prigioni italiane, che dovrebbero garantire il massimo della sicurezza, siano invece posti pericolosissimi.

Voi che ne dite, sarebbe il caso di occuparsene sul serio o vogliamo continuare a far finta di niente?

Palloncino clericale

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Magari c'è qualcosa che mi sfugge, lo premetto. Però mi pareva di aver capito che il ritiro della patente a chi si mette al volante dopo aver bevuto troppo, recentemente introdotto nel nostro ordinamento, risponda ad esigenze di semplice sicurezza stradale: vale a dire che secondo il legislatore è necessario impedire che la gente guidi l'automobile dopo aver assunto una determinata quantità di alcool, poiché circolare in quelle condizioni metterebbe oggettivamente a repentaglio l'incolumità del conducente e quella degli altri. Se questo è vero (e mi pare che sia vero, a meno che, come premettevo, non mi sia sfuggito qualcosa), i motivi per cui nei singoli casi il tasso alcolico abbia superato il limite previsto dalla legge dovrebbero essere considerati irrilevanti: è di tutta evidenza, infatti che chi si mette alla guida dopo essersi ubriacato per una ragione comprensibile, o addirittura lodevole, non può essere considerato, a parità di tasso alcolico, meno pericoloso di un altro che torna a casa in macchina dopo essersi sbronzato per uno scopo meno edificante. Insomma, per farla breve il prete di cui parla notizia, tabelle alla mano, era da considerare pericoloso: esattamente come lo sarebbero stati, a parità di tasso alcolico, il sommelier che rincasasse dopo un'intensa serata di lavoro, il ragazzo che uscisse dalla discoteca dopo essersi fatto un cocktail, il losco individuo che avesse bevuto un bicchiere in più tentando di far ubriacare una minorenne nella speranza di trombarla. Se il giudice di pace dovesse decidere che in questo caso è ammissibile una deroga, quindi, avremmo accertato che la legge, in realtà, non punisce chi mette a repentaglio la sicurezza degli altri, ma soltanto chi si è sbronzato senza un motivo ritenuto valido: strafottendosene, contrariamente a quanto i suoi estensori vanno ripetendo, dell'incolumità dei cittadini, e preoccupandosi invece di operare delle graduatorie tra diversi stili di vita, a seconda del fatto che un giudice li consideri più o meno degni di approvazione. A meno che non si stabilisca che essere investiti a causa di una messa è meno grave che essere messi sotto per colpa di un rave. Capitasse a voi, farebbe differenza?

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