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Una domanda sull'alcolismo giovanile

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Una domanda non retorica: voi non trovate perlomeno sospetto che il consumo di alcolici da parte degli adolescenti sia aumentato vertiginosamente proprio negli anni in cui anche nel nostro paese sono state introdotte norme di legge che stabiliscono un'età minima per bere?
Non ritenete, in altri termini, che reprimere un comportamento -specie se i destinatari della repressione sono giovanissimi- da un lato diminuisca la conoscenza e quindi la responsabilità di chi lo adotta, e dall'altro tenda a rendere quel comportamento più desiderabile in quanto proibito?
Una volta, neanche troppi anni fa, l'Italia non conosceva la piaga dell'alcolismo giovanile, che invece dilagava in altri paesi europei nei quali, guarda caso, non si potevano servire alcolici ai minori di diciotto anni: oggi, che quei divieti sono stati introdotti anche dalle nostre parti, gli adolescenti hanno puntualmente preso ad affogarsi di cocktail e superalcolici come se piovesse.
Siamo sicuri che tra le due cose non esista correlazione? E quindi: siamo sicuri che proibire il consumo di alcolici ai giovani non finisca per diventare controproducente?
Vale la pena di rifletterci, credo: perché sono convinto che il proibizionismo abbia già fatto abbastanza danni, e che forse sarebbe il caso di non aggiungervene degli altri.

Siamo al limite della frutta, anzi oltre

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Poi, una sera, succede che uno si va a bere un bicchiere all'aperto (a proposito, auguri, Matteo!) e si imbatte in un divieto come questo: "Vista l'ordinanza del sindaco (Gianni Alemanno, ndr), dalle ore 23:00 è vietato il consumo di bevande oltre i limiti del locale".
Bevande? In che senso, bevande? Tipo, anche un'aranciata? Una gazzosa? Un chinotto? Anche un bicchiere d'acqua? Chissà.
Ma soprattutto: quali sarebbero, 'sti limiti del locale? Ah, eccolo! Trattasi di catenella in plastica sorretta da colonnina in materiale analogo: Storia complicata, però, questo divieto, perché dà luogo a un sacco di dubbi. Per esempio, i giovani che vedete qua sotto, con entrambi i piedi dentro i limiti ma con il tronco evidentemente oltre i medesimi, stanno commettendo un'infrazione? E l'individuo nella foto che segue, che consuma la bevanda proprio a cavallo della catenella, è passibile di multa? Si tratta, ne converrete, di problemi interpretativi complessi. Ma ve ne sono di ancora più ardui.
Come giudicare, ad esempio, il comportamento del giovane qua sotto, che poggia i piedi al di fuori dei limiti ma beve chiaramente all'interno degli stessi? E come regolarsi nel caso in cui il medesimo giovane, pur stazionando dentro il perimetro della catenella, dia da bere ad una ragazza che si trova al di fuori? E in che modo valutare il caso opposto, cioè quello in cui sia la ragazza oltre i limiti a fornire l'insidiosa bevanda al giovane che vi si mantiene rigorosamente dentro? E ancora, come relazionarsi con lo spinoso caso del diabolico individuo che si mantiene esattamente sul confine e dà da bere a due persone, l'una in regola col divieto e l'altra in situazione di illegalità? Un ginepraio, non c'è che dire. Nella foto che segue, ad esempio, il bicchiere è fuori dai limiti, ma la mano che cerca di carpirlo è ancora dentro: l'infrazione si è già compiuta oppure no? E che dire dell'ipotesi in cui sia la bevanda ed essere regolarmente nel recinto, ma una mano birichina cerchi di indurla ad uscirne? Tutto ciò senza voler parlare del fatto che queste ordinanze sono concepite per evitare problemi di violenza. Ebbene, nel caso in cui un ligio bevitore sorbisca un cocktail dentro i limiti stabiliti, ma picchi un avventore che staziona al di fuori di essi, la finalità del provvedimento s'intende realizzata? E che dire del caso in cui sia il malintenzionato col bicchiere bivaccante fuori dai limiti a picchiare il giovane che si mantiene accuratamente dentro la catenella? In attesa di cospicua giurisprudenza che chiarisca a fondo i casi testè illustrati, e tutti gli altri che date le premesse sarà possibile riscontrare, credo che mi rilasserò facendomi un bel bicchiere di vino a casa.
Entro il confine delimitato dal tavolo del salone e dalla tazza del cesso, naturalmente.
Visti i tempi che corrono, non si sa mai.

Che altro vi ci vuole?

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Ditemi la verità: avete pensato davvero di poter risolvere i problemi a forza di divieti?
Avete proibito la droga, poi non contenti avete pure inasprito le pene che c'erano prima, e i consumatori di stupefacenti non hanno mai accennato a diminuire di una sola unità: anzi, l'uso abituale di alcune droghe pesanti come la cocaina è aumentato vertiginosamente diffondendosi in tutte le classi sociali.
Avete proibito ai minorenni di consumare bevande alcoliche, avete vietato a tutti gli altri di berle per la strada, avete fatto i diavoli a quattro affinché i locali che le vendono chiudessero prima, e l'alcool è diventato un problema sociale molto più imponente di un tempo, specialmente tra i giovanissimi.
Avete inventato la genialata della tessera del tifoso, e da quel momento le persone normali non riescono ad andare a guardare una partita senza sottoporsi ad inenarrabili rotture di coglioni ed essere schedate presso le questure, mentre i soliti teppisti armati fino ai denti continuano allegramente ad entrare allo stadio causando risse, tafferugli e sospensione delle partite.
Che altro vi ci vuole per rendervi conto che l'alzata d'ingegno di ribaltare l'adagio di Einaudi, "conoscere per deliberare", e farlo diventare un miserrimo "ignorare per proibire", rappresenta una politica inefficace, catastrofica e talora suicida in qualsiasi campo dello scibile umano la si applichi?
Che altro vi ci vuole per prendere atto che siete una massa di inadeguati?
Che altro vi ci vuole per capire che fareste una miglior figura ad andarvene a casa, lasciando l'incombenza di affrontare i problemi a qualcuno che abbia voglia di comprenderli?

Alcol vietato: ma a cosa serve?

Ricordate quanto ci sembravano ridicoli i divieti inglesi sull'alcol, vent'anni fa? Ebbene, pare che oggi l'Italia si sia adeguata a quel modello: ma si tratta di norme efficaci o di imposizioni insensate che finiscono spesso e volentieri per diventare controproducenti?
Me lo chiedo oggi, cercando di dare la mia risposta, sul sito dell'Espresso.
Se vi scappa un commento cliccate qua.

Baricentro morale

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Tecnicamente è tutto legale, vogliamo mettere con quei delinquenti che si fanno le canne?

Tipografia zero

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Supponiamo che un tizio qualsiasi, per noia, disagio, ignoranza, perché non ha altro da fare o semplicemente perché nessuno gli ha mai spiegato che si potrebbe fare altro, prenda a trascorrere le sue serate infilandosi su per il culo tre o quattro libri belli grossi, per esempio dei vocabolari. Supponiamo che intorno a quel tizio, complici i consueti meccanismi di emulazione, si radunino via via altri individui i quali, afflitti anch'essi dalla stessa noia, dal medesimo disagio e da un'analoga scarsità o mancata conoscenza di alternative, decidano di unirsi a lui, facendo capannello intorno alle librerie e inaugurando una vera e propria moda consistente nella ripetizione sistematica e collettiva della pratica testè descritta. Supponiamo, infine, che gli individui in questione siano minorenni, e che quindi lo stato reputi di doverne tutelare l'incolumità, messa gravemente a repentaglio dalla pessima abitudine contratta, non ritenendoli in grado di provvedere a se stessi con la dovuta maturità. Voi che ne dite: per proteggere la salute di quei giovani non sarebbe opportuno che gli organi di quello stato mettessero a loro disposizione altre cose da fare, o si adoperassero per fare in modo di coinvolgerli in quelle che già esistono, o magari si spremessero le meningi per capire come spiegare loro che c'è di meglio da fare, che infilarsi nell'ano tre o quattro libri da due chili l'uno tutte le sante sere?

Oppure, secondo voi, sarebbe sufficiente che proibissero loro di possedere un vocabolario?

Guerra tra alcolisti

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Alla vista dell'agente, la suora, che viaggiava con altre due consorelle, si è giustificata ammettendo di avere un po' pigiato sull'acceleratore perché preoccupate per la salute di Benedetto XVI. Nonostante il dispiacere, gli agenti non hanno potuto evitare di fare la contravvenzione, mentre alla guida dell'auto è passata un'altra delle due suore che ha raggiunto la meta. [...] «Faremo ricorso al giudice di pace per ottenere l'annullamento della multa e se è possibile la restituzione della patente», spiega l'avvocato Anna Orecchioni, del Foro di Roma, che insieme al collega Giacinto Canzona si occupa della vicenda. [...] «Non sappiamo se sia veritiera l'esigenza delle suore ma se fosse così, il codice della strada prevede lo stato di necessità per particolari situazioni e questa è una situazione un po' particolare». Curiosa sentenza, quella del Giudice di Pace riportata oggi sui quotidiani, relativa ad un imprenditore sanremese di 43 anni, al quale era stata ritirata la patente e sequestrato il mezzo perché colto alla guida ubriaco, secondo il codice. Ma alla ‘sentenza’ del’etilometro l’uomo è sobbalzato dicendo agli agenti della stradale che lui non aveva bevuto, ma aveva mangiato molti ‘Mon Chery’ e cioccolatini al Rum. Un rodigino conducente di autobus si è visto ritirata la patente, e di conseguenza ha perso il lavoro, perché risultato positivo all'alcoltest per - a suo dire - aver assunto farmaci antiasma. «Fortunatamente - spiegano gli avvocati Canzona e Orecchioni, esperti in materia - qualche tempo fa, in una vicenda simile successa a Roma (sempre un caso di 'intossicazione alcolica da assunzione di farmaci'), il medico legale nominato dal Giudice ha sancito l'inidoneità dell'alcoltest per rilevazioni al di sotto della soglia 0,8. Grazie a tale perizia sono state restituite patenti di guida in tre casi “singolari”: l'artigiano che si era intossicato con lo sciroppo Vicks tosse (tasso 0,7), l'Imam della Moschea di Roma trovato con un tasso alcolico di 0,8, ed il giornalista che si era ubriacato con tre cioccolatini al liquore». Il superamento della soglia, quindi, non era volontario, ma derivava dal vino che si assume nel corso della celebrazione, durante l'Offertorio che precede l'Eucarestia. Questo è toccato per ben quattro volte in una giornata al sacerdote che, tra l'altro, ha spiegato ai militari di essere astemio. Da qui il ricorso al giudice di pace per sostenere che l'eventuale stato alcolico non è addebitabile a una volontaria e cosciente assunzione. Nella causa, don M.C. sarà assistito dagli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona che sembrano aver maturato una discreta esperienza in vicende di questo genere. Va bene, non me ne frega niente. Davvero. Se decidiamo che il modo migliore per liberarsi finalmente della colossale stronzata del tasso alcolemico a 0,5 g/l è dire ai carabinieri che è tutta colpa della pomata per le emorroidi, per me va bene e anzi posso fornirvi decine di scuse cretine a prezzi modici ("avevo dei graffi e mi sono disinfettato molto bene"). Se decidiamo che quello che va a 180 va multato solo se non aveva davvero fretta e che l'ubriaco in macchina è un uomo di merda perché trinca e non perché indipendentemente dalla provenienza dell'alcol che ha in corpo egli lancia un oggetto di due tonnellate a cento chilometri orari su un percorso tortuoso pieno di altre persone senza essere sicuro di poterlo controllare, ok, non mi interessa. Se decidiamo che due avvocati possono non soltanto vendere l'anima al papa e specializzarsi nel parare il culo a chierici con la Fiesta truccata e il rum nella boccetta dello sciroppo, ma perfino essere presi sul serio da qualcuno, ve lo giuro, non mi importa nemmeno un po'. Ma che nel frattempo a Milano, nel 2009, si spacci per grande idea - ma dio santo, veramente, per grande idea - il divieto degli alcolici ai minori di anni sedici, bè, io questa cosa non la posso accettare. Che qualcuno abbia potuto pensare che vietare non solo la vendita (quella è sanzionata dall'art.689 del codice penale da un bel pezzo) ma anche il consumo di alcol agli adolescenti fosse un'iniziativa intelligente è qualcosa che davvero va al di là della mia comprensione. Potrei star qui delle ore a ripetere le solite cose e a fare dell'ironia, ma penso che sia più efficace elencare alcuni supporter di rilievo del provvedimento: "Chi critica e' fuori dalla realta' e alimenta il partito dello sballo che uccide i ragazzi". Maurizio Gasparri "Idea eccellente, spero venga ripresa da tutte le amministrazioni". Silvio Berlusconi "Un grande segnale di attenzione verso una tematica sempre più urgente". Il Moige. Ho detto tutto. Il Moige. Cos'altro volete, Unabomber? Enrico Papi? Non ce l'ho, ma secondo me è d'accordo. Secondo Letizia Moratti, ''Non e' punitivo. L'obiettivo e' lanciare un messaggio ai giovani e alle famiglie". Giusto. E il messaggio è: "Se bevi ti facciamo il culo". Il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo: ''martedi' prossimo, durante la riunione di giunta, decideremo se adottare l'ordinanza. In linea di principio sono favorevole al provvedimento. Bere alcol sotto i 16 anni non e' educativo''. Sai cos'è che non è educativo? Mettersi le dita nel naso. Propongo un'ordinanza per appioppare 500 euro di multa ai minori che si mettono le dita nel naso, e chi critica alimenta il partito dello sballo. Domenico Mangone, assessore a Torino: «Il ragazzo semmai è una vittima: non ritengo vada punito. Altro discorso per la famiglia: come fa a non essersi accorta dei problemi del figlio? Evidentemente i genitori sono inesistenti e non so quanto una segnalazione del Comune potrebbe cambiare la situazione». Ma come no, fatela una bella segnalazione. Egregio sig.Morciano, suo figlio è stato colto in flagrante mentre consumava un'Heineken piccola fuori dal bar, sperando che voglia prendere i dovuti provvedimenti e chiedendoci come abbia fatto a non accorgersi dei problemi di suo figlio - evidentemente lei è inesistente, nel qual caso ignori questa missiva - le porgiamo distinti saluti, virgola, a capo, il Comune. "Milano è la prima città italiana a sanzionare il consumo e la detenzione. Finora si era arrivati a multare solo la somministrazione e, come nel caso del Comune di Monza, la vendita di alcolici ai minori di 16 anni". E allora, dico io, facciamo un altro piccolo sforzo e vietiamo pure il desiderio. Dice, e come fai a impedirlo il desiderio? Ma perché, la detenzione è più facile? Dai, cazzo, che siamo avanti.

Palloncino clericale

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Magari c'è qualcosa che mi sfugge, lo premetto. Però mi pareva di aver capito che il ritiro della patente a chi si mette al volante dopo aver bevuto troppo, recentemente introdotto nel nostro ordinamento, risponda ad esigenze di semplice sicurezza stradale: vale a dire che secondo il legislatore è necessario impedire che la gente guidi l'automobile dopo aver assunto una determinata quantità di alcool, poiché circolare in quelle condizioni metterebbe oggettivamente a repentaglio l'incolumità del conducente e quella degli altri. Se questo è vero (e mi pare che sia vero, a meno che, come premettevo, non mi sia sfuggito qualcosa), i motivi per cui nei singoli casi il tasso alcolico abbia superato il limite previsto dalla legge dovrebbero essere considerati irrilevanti: è di tutta evidenza, infatti che chi si mette alla guida dopo essersi ubriacato per una ragione comprensibile, o addirittura lodevole, non può essere considerato, a parità di tasso alcolico, meno pericoloso di un altro che torna a casa in macchina dopo essersi sbronzato per uno scopo meno edificante. Insomma, per farla breve il prete di cui parla notizia, tabelle alla mano, era da considerare pericoloso: esattamente come lo sarebbero stati, a parità di tasso alcolico, il sommelier che rincasasse dopo un'intensa serata di lavoro, il ragazzo che uscisse dalla discoteca dopo essersi fatto un cocktail, il losco individuo che avesse bevuto un bicchiere in più tentando di far ubriacare una minorenne nella speranza di trombarla. Se il giudice di pace dovesse decidere che in questo caso è ammissibile una deroga, quindi, avremmo accertato che la legge, in realtà, non punisce chi mette a repentaglio la sicurezza degli altri, ma soltanto chi si è sbronzato senza un motivo ritenuto valido: strafottendosene, contrariamente a quanto i suoi estensori vanno ripetendo, dell'incolumità dei cittadini, e preoccupandosi invece di operare delle graduatorie tra diversi stili di vita, a seconda del fatto che un giudice li consideri più o meno degni di approvazione. A meno che non si stabilisca che essere investiti a causa di una messa è meno grave che essere messi sotto per colpa di un rave. Capitasse a voi, farebbe differenza?

Lega-legalización

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«Con l'approvazione di questa legge sarà semplicemente legalizzata un'attività che già oggi è molto diffusa. Non ci saranno produttori improvvisati ma usciranno dall'ombra quelli attivi già da anni. Sanno come si fa, non creeranno nessun pericolo». Riponete semini e fertilizzante (siete i soliti radicali): grappa, stiamo parlando di grappa. Grazie alla Lega sarà finalmente legale produrre la grappa in casa, con gli alambicchi e le damigiane e tutto l'occorrente, previa autorizzazione dell'ispettorato, ed esclusivamente per utilizzo personale o degustazioni gratuite. Ora, non è questione di benaltrismo o di snobismo o droghismo o altri parole orribili in -ismo perlopiù inventate dal giornalismo (eccone un'altra), ma ci tengo a dire una cosa che forse è sfuggita all'onorevole Vallardi: la grappa fa male*. Intendiamoci, a me frega poco; se Vallardi consuma cinquanta litri di grappa in un anno è un problema assolutamente suo, del CICAP e dei suoi donatori di fegato. Anzi, sono molto contento che si sia deciso di legalizzare un'attività salutare e dalle importanti radici culturali e territoriali come la produzione di superalcolici potenzialmente velenosi tramite mezzi di fortuna assemblati nel garage. Spero vivamente che Vallardi abbia ragione e che questo importante provvedimento permetta di perpetuare l'antica tradizione degli assaggi gratuiti, nonché di far uscire infine dall'ombra il colossale giro d'affari costituito dal commercio di grappa fatta in casa, sottraendolo alla criminalità organizzata, ad Al Qaida e a mio nonno alpino. Tuttavia devo ribadire: la grappa fa male**. Lo dico perché un semplice confronto (e qui forse alcuni lettori leghisti potrebbero avere difficoltà a seguire il ragionamento) tra grappa e cannabis, viste entrambe come sostanze psicotrope (nel vocabolario la P sta dopo la O (la O è quella a forma di palla)), porta rapidamente a concludere che se la pianticella di marijuana sul balcone è fuorilegge allora la distilleria di grappa nel soggiorno è crimine contro l'umanità. A questo punto dalla prossima sagra del fagiolo borlotto a Pederobba mi aspetto assaggi gratuiti di tutt'altro tipo di prodotti vegetali. E sempre a proposito di alcool, vorrei provare a far capire ad eventuali lettori pidiellini da Montecitorio che abbassare la soglia consentita di alcool nel sangue non è una cosa che si può fare all'infinito. Se abbassi troppo aumenta il numero di falsi positivi, finché, ponendo la soglia a ZERO, stai di fatto dicendo che il test considera positivi TUTTI i risultati (regione critica di area uno: qualunque sia il valore rilevato, l'ideatore del test è un cretino). Ma la vera domanda è: a chi sto parlando? Perché cerco di spiegare queste cose a qualcuno che, se non ha abbandonato il post all'altezza della parola "potenzialmente", ha comunque difficoltà con i concetti di "zero" e di "Montecitorio"? E soprattutto, cos'è e perché esiste l'Istituto Nazionale Grappa? -------- * Una volta da bambino mi hanno fatto assaggiare la grappa e sono rimasto gravemente astemio. ** La grappa è per metà alcol. Io, come principio generale, tenderei ad evitare di bere qualcosa che ha un teschio disegnato sulla bottiglia.

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