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E adesso chi paga?

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Adesso riterrei doveroso far sapere ai cittadini quanto è costato dipingere le strisce perdonali di verde, quanto costerà ripristinare il colore consentito dalle norme vigenti e chi dovrà sostenere le spese dell'operazione: perché se uno si straccia le vesti dalla mattina alla sera contro Roma ladrona, e poi appena ha in mano i soldi dei contribuenti li butta via per queste alzate d'ingegno, finisce che non gli crede più nessuno.

Sanremo: droga per droga, perché Morgan no e Clinton (coi nostri soldi) sì?

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I senatori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti pongono un'interessante domandina al ministro Tremonti:

Abbiamo presentato oggi un'interrogazione parlamentare al Ministro Tremonti per sapere a quanto ammontano i compensi per gli ospiti stranieri del festival di Sanremo. Sui giornali impazzano inutili polemiche sul nulla, ma nessuno si interroga sul letterale spreco di danaro pubblico per accompagnare qualche ora con canzoni sul servizio pubblico. Tra le ultime trovate del direttore del festival ci sarebbe anche il possibile ingaggio all'ex Presidente Clinton che, a noi risulta, abbia delle altissime parcelle per le sue apparizioni pubbliche. Tenendo presente il momento di crisi economica generale e le condizioni letteralmente fuorilegge della RAI, occorre inoltre ricordare che Bill Clinton, proprio come John Kerry e Barak Obama, ha più volte reso noto il fatto di aver fumato spinelli in gioventù; lo sanno gli organizzatori del festival? Gli imporranno il test prima di fargli firmare il contratto? E comunque a quanto ammonta l'ingaggio?

I tagli sì, l'open source no?

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Chissà se il ministro Brunetta, che sembra così attento agli sperperi di denaro pubblico e ai conseguenti tagli di spesa, vorrà finalmente ascoltare quanti continuano a suggerirgli di adottare il software libero nella pubblica amministrazione.

Io, francamente, mi auguro di sì: anche allo scopo di evitare che i soliti blogger da quattro soldi come me, maliziosi e complottisti come sono, finiscano per pensare male.

Per una volta, un post da commercialista: ma anche no

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State a sentire, gente, ché questa è proprio bella.

Allorché, nel 1977, il signor X viene a mancare, a carico degli eredi viene determinata un’imposta di successione pari a circa 20 milioni di Lire, le quali, a seguito di regolare istanza, vengono rateizzate.
Il pagamento della seconda tranche della rateazione, pari a circa 3 milioni, si dovrebbe effettuare entro il 21 maggio 1979: quando gli eredi si recano all'Ufficio del Registro per provvedere, però, trovano lo sportello chiuso a causa di uno sciopero, e quindi si rassegnano a pagare quanto dovuto il giorno successivo.
L'Ufficio Registro, ovviamente, rileva il ritardo e commina una sanzione pari a circa 600mila Lire.
Contro l'irrogazione della penalità gli eredi propongono ricorso alla Commissione Tributaria di 1° grado, la quale lo accoglie poiché il ritardo del pagamento, evidentemente, non era dovuto a colpa dei contribuenti, ma a cause dipendenti dall'Ufficio che doveva riceverlo.
L'Ufficio, basandosi sulla considerazione che quel giorno lo sciopero era stato proclamato soltanto dalle ore 10:00 alle ore 12:30 (ora di chiusura della cassa), e che quindi la somma dovuta poteva essere pagata prima delle ore 10:00, propone appello, ma la Commissione Tributaria di 2° grado, rilevando che l'agitazione non era stata annunciata, e che quindi gli eredi non potevano materialmente sapere che dopo le 10:00 il pagamento sarebbe stato impossibile, lo respinge e conferma la decisione dei primi giudici.
Evidentemente non ancora pago, l’Ufficio propone ricorso alla Commissione Tributaria Centrale.

Spalancate le orecchie, amici: questo ricorso verrà discusso il prossimo 26 novembre 2009.

Dal 21 maggio 1979 sono trascorsi più di trent’anni: eppure, per una questione di neanche 300 euro -peraltro palesemente infondata-, l'Amministrazione continua ottusamente a insistere in un contenzioso che non ha alcun costrutto, quasi per inerzia, perdendo tempo prezioso che sarebbe meglio destinare ad altri problemi e continuando a dissipare inutilmente risorse pubbliche (quanto costa all'Erario portare avanti una lite per trent'anni?).

Non sarà, credo, l'unico caso del genere in Italia: moltiplicate, se ne avete voglia, e fatevi un'idea di quanti quattrini vengono buttati via in questo modo.

Detto, come ciliegina sulla torta, che le spese per i vari ricorsi (comprese le parcelle di chi li segue, cioè le mie) non vengono pagate dall'Ufficio che ha torto, ma dal contribuente che ha ragione (fantastico, eh?), vi lascio con una semplice domanda: a voi pare possibile, andare avanti così?

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