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Gli sdegnati che forse sono solo pigri

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Ogni volta che mi capita di andare in giro a raccogliere le firme per qualche iniziativa politica, come sto facendo in questi giorni per "Teniamo famiglia", mi tocca pormi il problema di tutti quelli -tanti, tantissimi- che quando li avvicini non ascoltano manco quello che stai proponendo e se ne scappano di corsa, manifestando in tal modo -a volte esplicitamente- il loro completo disinteresse per ogni questione che abbia una -sia pure vaga- connotazione politica.
Ebbene, a mio parere fregarsene di quello che succede nel posto in cui si vive rifiutandosi di assumere una posizione sulle problematiche che lo animano sarà pure un atteggiamento legittimo, ma non rappresenta il massimo della responsabilità: e sono convinto che la classe politica del nostro paese si sia trasformata nella "casta" di cui tanto si parla in questi anni proprio grazie a quel disinteresse, che le ha consentito di agire indisturbata e consolidare le proprie rendite di posizione ai danni della collettività.
Il che, se ci si pensa bene, conduce a conclusioni sorprendenti: perché in qualche modo sono proprio quelli che si tengono lontani dalla politica sostenendo che si tratti di una cosa "sporca" ad averla resa tale con la loro inerzia; e perché il meccanismo, con ogni evidenza, tende ad autoalimentarsi, dando luogo ad un circolo vizioso per cui più la gente si allontana dal governo delle cose, più le cose vengono governate male; e più le cose vengono governate male, più aumenta la gente che se ne allontana.
Non ho ben capito se questa massa di "disinteressati" soffra davvero, assistendo allo sfascio generale, o se non abbia capito che tornare a fare politica, ciascuno al livello che la propria vita gli consente, è l'unico modo per invertire la tendenza; oppure se sia semplicemente pigra, e accampi la scusa dello sdegno per continuare a strafottersene allegramente di quello che le succede intorno, salvo poi darne la colpa agli altri.
Comunque la si veda, un fatto è certo: finché questo nodo non verrà sciolto, ho paura che le cose continueranno a peggiorare.
Perché i problemi, com'è noto, non si risolvono da soli: e delegarli interamente agli altri, comunque la si pensi, è un atteggiamento che definire infantile sarebbe un eufemismo.

Responsabilità intellettuale

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La presa di posizione di Beppe Grillo sulla vittoria di Pisapia mi dà modo di ripetere sul blog una cosa che ho già scritto ieri su Facebook: contrariamente a quanto cercano di darci a bere i professionisti della semplificazione che sembrano sempre più in auge, niente è mai uguale a qualcos'altro.
A prescindere dal merito, intendo, e al di là delle categorie del meglio e del peggio, che ciascuno attribuisce legittimamente come più gli aggrada in base alle proprie idee e alle proprie convinzioni.
Sostenere che tutti siano uguali, insomma, mi pare un'oziosa forma di autoesonero dal pensiero critico, una comoda via di fuga dalla fatica di osservare, valutare e distinguere, sia pure in condizioni difficili e in mancanza dell'opzione ideale.
Dopodiché, naturalmente, tutto è legittimo: anche decidere di non scegliere alcuna delle alternative possibili; tenendo sempre a mente, però, che tra l'una e l'altra c'è sempre una differenza.
Basta coltivare quel minimo di responsabilità intellettuale che serve per guardarla.

Cacciari, il qualunquismo e i Pearl Jam

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Uno si sforza un sacco, di non diventare qualunquista.
Ci si impegna davvero, con incrollabile costanza, cercando disperatamente di non fare di tutta l'erba un fascio, di distinguere, di non dare voce al populismo facile, alla demagogia spicciola, al vaffanculo a buon mercato.
Poi, appena sente di avercela quasi fatta, succede che nella città in cui vive c'è un delirio di traffico con semafori in tilt, e code, e clacson, e bestemmie, e gente che minaccia di scendere dall'auto e picchiare quello dietro, e vigili urbani fischianti e gesticolanti, e proprio mentre accende un'altra sigaretta e ricalcola mentalmente il tempo che gli servirà per recuperare il ritardo accumulato su tutte le cose da fare al lavoro, ecco che gli sfreccia accanto una bella macchina blu con tanto di sirena spiegata che si fa strada zigzagando nel traffico per portare chissà dove un non meglio identificato esponente politico, che a quanto pare non può degnarsi di mettersi in coda ai semafori come tutti gli altri.
Ecco, in quel momento al nostro amico che ce la mette tutta per non diventare qualunquista torna in mente che secondo un illustre esponente politico -di sinistra, almeno a suo dire- i cittadini, cioè quelli imbottigliati nell'inferno del traffico, sarebbero un esercito di infanti incapaci di arrangiarsi che rompono le palle ai politici, vale a dire a quelli che sfrecciano a un pelo dalle loro automobili con la sirena ululante e il lampeggiante acceso.
Allora sente che gli verrebbe una gran voglia di diventarlo, populista e demagogico, di farla finita con i distinguo, di unirsi felicemente al coro dei vaffanculanti e di dichiarare urbi et orbi che alla fine della fiera hanno ragione loro.
Poi il nostro amico respira, accende un'altra sigaretta e prova a convincersi che valga la pena di fare ancora uno sforzo, se non altro per non dare al fenomeno che lo ha tacciato di essere un rompicoglioni idiota più soddisfazione di quella che merita.
Abbassa il finestrino, prende una bella boccata di smog e cambia stazione alla radio, finché miracolosamente non ne trova una che sta trasmettendo i Pearl Jam.
Qualcuno dica a Cacciari che è soprattutto merito loro, se stamattina le sue fregnacce non hanno arruolato nella schiera degli infanti un qualunquista in più.

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