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C'è un giudice a Treviso

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Alla faccia dei torturatori che vorrebbero sottrarre ai malati qualsiasi forma di autodeterminazione, c'è ancora chi applica la costituzione e restituisce loro il diritto di scegliere.
Così, tanto per ricordare ai nostri amici integralisti che cancellare completamente lo stato di diritto non sarà una passeggiata di salute: e che non hanno ancora visto niente, perché da queste parti c'è gente disposta a vendere cara la pelle, conquistandosi la libertà che gli spetta senza arretrare di un centimetro.
Date retta: per averci dovrete mettercela tutta.
Oppure vi conviene farvi passare la voglia di fare i fascisti.

Curarsi? O è un obbligo, o è un peccato

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Se hai una malattia che ti immobilizza in un letto e ti costringe a vivere attaccato a una macchina o ad essere alimentato artificialmente, rinunciare a quelle terapie è un grave peccato; se invece hai una malattia che limita la tua fertilità, il grave peccato diventa sottoporti alle terapie che potrebbero guarirti.
Ricapitolando: a volte devi curarti per forza, altre volte curarti deve esserti proibito.
L'importante è che quello che vuoi tu non conti niente.

Torniamo a parlare di eutanasia

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In estrema sintesi, vi dico come la penso: anche se il ddl Calabrò sul testamento biologico che verrà discusso a marzo non fosse il pasticcio illiberale che è, saremmo a meno di metà dell'opera.
Il vero problema, a mio parere, è che il fronte integralista è riuscito nella cruciale operazione di spostare il fronte dello scontro qualche chilometro indietro rispetto a dove dovrebbe essere, costringendo le -poche- forse progressiste del paese a combattere per mantenere l'esistente, invece che darsi da fare per migliorarlo.
Così oggi ci si ritrova a difendere il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari indesiderati, cosa che per la verità sarebbe già ampiamente garantita dalla Costituzione, mentre il dibattito sull'eutanasia è stato definitivamente relegato nel grande mucchio degli argomenti di cui non è lecito neppure parlare.
Bisognerebbe avere il coraggio di riprenderlo, quel dibattito, di sorpassare i fondamentalisti proprio sul terreno che hanno accuratamente minato, di rompere il tabù e parlare una buona volta al paese, quello reale, che a quanto pare sarebbe disponibilissimo ad ascoltare: smettere di accettare la battaglia di retroguardia, insomma, e tornare a parlare esplicitamente di eutanasia.
I sedicenti progressisti, a qualunque schieramento politico appartengano, battano un colpo, perché adesso è il momento di farlo.
Tra poco, date retta a me, sarà davvero troppo tardi.

L'accanimento terapeutico non esiste

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L'occasione dell'appello sul testamento biologico promosso dai medici mi è gradita per ripetere, qualora vi sia sfuggito, come la penso sull'argomento.
La locuzione "accanimento terapeutico", a mio modo di vedere, è solo un artificio semantico che viene utilizzato per evitare di affrontare la vera questione: quella della libertà di scelta dei malati, e più in generale delle persone.
Il punto, in altre parole, non è riunire una commissione di scienziati per stabilire cosa sia accanimento e cosa non lo sia, ma ficcarsi in testa che in uno stato di diritto è l'autodeterminazione degli individui, finché non lede i diritti degli altri, ad essere sovrana: in barba ai dogmi clericali -e, gioverà precisarlo, statalisti- secondo i quali a decidere per le persone, perfino quando la scelta riguarda il loro corpo e la loro sussistenza in vita, dovrebbe essere sempre qualcun altro.
Il resto, lasciatemelo dire, sono le solite chiacchiere alle quali ci hanno abituati quelli che hanno la pessima abitudine di considerare i cittadini come sudditi.
Fingendo di non sapere che la schiavitù, fino a prova contraria, è stata abolita da un pezzo.

Il diritto di scegliere

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Quello che penso è presto detto: qualsiasi paese nel quale un individuo non abbia la possibilità di valutare per se stesso fino a che punto la sua vita debba essere considerata dignitosa e quando inizi a non esserlo più, e non possa conseguentemente decidere, se lo ritiene opportuno e può ragionare lucidamente, di interrompere la propria esistenza, non è un paese davvero libero.
La possibilità di scegliere consapevolmente sul proprio corpo e sulla propria vita, a mio parere, costituisce una prerogativa inviolabile della persona, e quindi dovrebbe essere considerato il più importante dei diritti civili.
Ogni volta che quel diritto viene violato, ogni volta che lo Stato sequestra il corpo di un cittadino strafottendosene della sua autodeterminazione, la libertà rimane una parola priva di contenuto.

Bentornata, tortura

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Se il DDL sul testamento biologico dovesse essere approvato nella stessa formulazione che è uscita dalla Commissione Affari Sociali della Camera verrà sancito nero su bianco che le persone potranno essere sottoposte a trattamenti sanitari anche contro la loro volontà: il che equivale a dire, con ogni evidenza, che per questa maggioranza di governo il diritto all'autodeterminazione degli individui e la Costituzione della Repubblica non valgono un soldo bucato.
E meno male che si proclamano liberali.

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