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Generatore automatico di tasse per arginare la crisi

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Istruzioni: fare refresh per ottenere nuove tasse per arginare la crisi

La stangata sulla plastica

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Visto che siamo in clima di ossessiva invenzione di nuove tasse per finanziare l'infinanziabile, l'occasione mi è gradita per proporre al nostro governo di chiedere qualche soldino in più alle aziende che abusano della plastica per impacchettare i loro prodotti: con particolare attenzione per le situazioni -e ce ne sono- in cui il peso dell'involucro è palesemente sproporzionato rispetto a quello del contenuto.
Chissà, magari si riuscirebbe a diminuire un po' la monnezza non biodegradabile, e nello stesso tempo a recuperare qualche quattrino in più senza chiederlo sempre agli stessi poveri cristi.
Si tratta soltanto di uno spunto, ovviamente, che potrebbe rivelarsi non facilissimo da raccogliere e formalizzare a livello tecnico: però sono convinto questo sarebbe il momento giusto per dare finalmente un segnale chiaro che fino ad oggi non c'è mai stato.
Perché credo sia giusto che chi inquina di più sia chiamato a contribuire in misura maggiore rispetto agli altri: specialmente quando gli altri, loro malgrado, si ritrovano a dover tirare la cinghia.

Cosa si deve fare in Italia per ottenere un rimborso delle tasse

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Nel 1994 una società, mal interpretando una norma di legge, paga un'imposta che non avrebbe dovuto pagare per un importo di circa 2 milioni di lire; accortosi tempestivamente dell'errore, l'amministratore presenta entro i termini di legge una dichiarazione rettificativa chiedendo a rimborso la somma indebitamente versata.
Il tempo trascorre senza che l'ufficio delle imposte si degni di dare corso alla richiesta: quando si accorge che si sta avvicinando la scadenza del termine di dieci anni che farebbe scattare la prescrizione, la società produce -a proprie spese- un'ulteriore istanza, alla quale l'ufficio continua a non dare riscontro, ed è quindi costretta a proporre ricorso -a proprie spese- per fare valere i propri diritti.
Dopo due o tre anni la commissione tributaria discute il ricorso e riconosce alla società il diritto alla restituzione dell'imposta pagata, stabilendo contestualmente che le spese del contenzioso si intendono compensate, cioè che tutti i costi sostenuti per la causa restano a carico del contribuente.
La società, a questo punto, deve notificare -a proprie spese- la sentenza all'ufficio delle entrate, affinché quest'ultimo prenda atto di avere torto e provveda a restituirle quanto le deve: dovrà attendere altri sei mesi -il tempo teoricamente a disposizione dell'ufficio per proporre appello contro la decisione della commissione tributaria- e poi -a proprie spese- produrre un'ulteriore istanza per ottenere, trascorso ancora qualche mese, il rimborso di quanto aveva erroneamente pagato.
A quel punto, a meno di altri contrattempi, saranno trascorsi quindici anni dall'errato versamento.
La vicenda è realmente accaduta (la documentazione è presso il mio studio e non la pubblico per evidenti ragioni di privacy): non rappresenta, purtroppo, un'eccezione, ma la regola.
Fate un po' voi.

La crisi non c'è, anzi sì

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E pensare che io mi ero quasi convinto che la crisi non fosse poi così grave, che l'anno scorso fosse migliorata un sacco, che fosse tutta un'invenzione dei soliti catastrofisti, che in definitiva non ci fosse più niente da temere.

Chissà chi me la avrà ficcate in testa, tutte 'ste fregnacce.

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