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Che differenza c'è tra noi e l'Iran?

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Non so se vi è chiaro, ma in estrema sintesi è successo questo: siccome Julian Assange rompeva i coglioni ai potenti con Wikileaks, allora lo hanno arrestato con una motivazione qualsiasi pur di mettergli le mani addosso e farlo tacere.
No, dico, vi rendete conto dell'enormità della cosa? Questa è roba che succedeva, e che ancora succede, nelle dittature più bieche, nei regimi autoritari più ottusi, nelle autocrazie più feroci, e per la quale noi occidentali dovremmo provare un istintivo e intollerabile ribrezzo: invece ce la stiamo sciroppando come se niente fosse, con tanto di esultanza di quelli che ci governano.
Fatemi capire: se siamo disposti a tollerare senza colpo ferire che in occidente, nel 2010, succeda una schifezza del genere, che differenza ci sarebbe tra noi e l'Iran?

Oltre c'è solo la dittatura

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Secondo Silvio Berlusconi le indagini sulle aziende sospettate di reati fiscali, corruzione e fondi neri debbono essere effettuate soltanto se si tratta di aziende di poco conto; qualora invece si tratti di imprese importanti, che costituiscono "con la propria capacità operativa la forza del Paese", indagare su come si comportano è addirittura "suicida".
Non so se vi è chiaro il messaggio: secondo il premier (il premier, perbacco, mica uno qualunque) quelli che contano debbono essere lasciati liberi di fare ciò che vogliono senza essere disturbati; il che equivale a dire che per loro la legge non esiste, mentre continua a valere per tutti gli altri, che contano poco e niente.
Ecco, a me pare che questo sia il punto definitivo di non ritorno, al di là del quale resta soltanto la dittatura coi carri armati, la polizia politica e il confino dei dissidenti.
Ammesso e non concesso che ne abbiano bisogno.

Come abbiamo fatto a ridurci così?

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Leggetevi l'articolo: si parla di strade paralizzate, automobilisti imbottigliati senza preavviso, forze dell'ordine mobilitate in massa, feste hollywoodiane con sciami di ragazze in abiti succinti scaricate dai pullman.

Il tutto per assecondare i capricci di un sanguinario dittatore, con l'augusta benedizione del nostro Presidente del Consiglio.

Non so a voi, ma a me viene da piangere.

Stasera a casa del dittatore

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Mu‘ammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, meglio noto in Italia col nome di Muammar Gheddafi, dittatore libico, l'11 giugno 2009 al Senato della Repubblica Italiana:

Le dittature non sono un problema se fanno il bene della gente.
In occasione dei 40 anni dal colpo di stato con il quale questo campione di democrazia prese il potere in Libia, instaurando una dittatura che si è resa protagonista -tra l'altro- della restaurazione della Shari‘a, della soppressione di tutte le libertà politiche, del supporto a noti dittatori come Idi Amin Dada e Bokassa, nonché del sostegno a svariati gruppi terroristici, il governo italiano ha deciso di inviare in Libia le Frecce Tricolori per contribuire ai festeggiamenti. Una sola domanda: che effetto vi fa, vivere in un paese che invece di combattere i tiranni fa festa insieme a loro?

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