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Antonio, Ambrogio e Andrea

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Nella perizia che i radicali hanno fatto eseguire sulle firme del listino di Formigoni alle elezioni regionali ci sono delle vere e propria chicche.
Questi tre signori, ad esempio, si chiamano Antonio, Ambrogio e Andrea; però, curiosamente, firmano tutti e tre nello stesso identico modo:

antonioambrogioandrea
Che volete, sono i miracoli di Firmigoni...

Firmigoni totale

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La notizia di oggi è che i Radicali hanno pubblicato tutto quello che avreste voluto sapere di Formigoni e non avete mai osato firmare. Ecco a voi i nove (dicasi nove!) motivi di irregolarità delle firme sul suo listino:

  1. Le firme “sognate”: 42
  2. Le firme “inesistenti”: 21
  3. Le firme subito invalidate dall’Ufficio elettorale: 244
  4. Le firme invalide per vizi di autenticazione: 526
  5. Le firme non autenticate: 26
  6. Le firme false: 473 certamente dalle stesse mani; seri indizi su altre 99
  7. Le firme impossibili (o “falso ideologico”): 1826
  8. Le firme doppie: alcune, da approfondire
  9. Le firme dei “veggenti”: 544 (ovvero: per le quali i certificati elettorali sono stati acquisiti in data antecedente alle autenticazioni)
Come potete agevolmente riscontrare, trattasi di roba da repubblica delle banane.
La domanda sorge spontanea: che altro deve succedere perché Formigoni si dimetta?

Dimissioni? No, meglio attaccare

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firme
Non so come andrà a finire, in termini strettamente giuridici, la vicenda delle firme sul listino di Formigoni: sta di fatto, però, che in qualunque posto civile evidenze di questo genere avrebbero portato ad immediate dimissioni.
Il fatto che quelle dimissioni non arrivino, e che anzi si attacchi invece di chiedere scusa, la dice tutta sulle condizioni in cui versa il nostro paese: intendendosi per tale non soltanto la classe politica, ma anche -e forse soprattutto- l'opinione pubblica.

Che dite, le rifacciamo?

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Qua non si parla di chiacchiere dei soliti radicali rompicoglioni, ma della valutazione di un perito calligrafico accreditato presso il Tribunale di Milano, secondo il quale almeno 349 delle 3.628 firme apposte sul listino regionale “per la Lombardia” del candidato Presidente Roberto Formigoni erano false.
Siccome 3.628-349 fa 3.279, e siccome il numero minimo di firme a sostegno del candidato presidente era pari a 3.500, ne consegue che se quanto afferma il perito corrisponde al vero le elezioni si sono svolte in modo irregolare.
Un conto è la burocrazia, che in questi casi viene spesso e volentieri citata a sproposito, un altro è la legalità: e soprattutto il diritto dei cittadini ad avere delle elezioni come si deve.

Manovra dolosa

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Roberto Formigoni intercettato:

Io mi sono arrabbiato con lui [Angelino Alfano], gli ho detto perché, anche perché sabato lui si era impegnato, gli ho detto "guarda che è il nostro capo che ha bisogno di una cosa del genere" [che sia accolto il ricorso per la Lista Formigoni]... Sì, sì, faccio, faccio, poi invece... A questo punto a me sembra che è chiaro che la cosa non si fa.
Sempre Formigoni sull'esclusione della Lista Formigoni dalle regionali (poi riammesse dal Tar), questa volta in pubblico:
Manovra ordita da più soggetti per impedire dolosamente la presentazione delle nostre liste. [La Corte d'Appello di Milano ha compiuto una grave irregolarità], lasciando nelle loro [dei Radicali] mani [le firme] più di dieci ore senza avvisarci.
Che dite, se quei giudici si fossero fatti corrompere dalla nuova P2, sarebbero stati gli unici NON politicizzati?

"Scegli una donna per cambiare"

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"E basta con questa storia della meteorina, vinsi un concorso di moda e il premio fu quello di partecipare ad alcune registrazioni del Meteo del Tg di Fede. Da allora nessuna comparsata in tv. Ho fatto seriamente politica".
Poco più di 4000 preferenze, 31esima su 32 candidati.

Promossa a assessore provinciale delle politiche giovanili e pari opportunità.
"Berlusconi: è l’unico che crede e investe sui giovani".
Sì, certo. Investirebbe anche su di me, che sono piatta e non ho esperienze da velina nel curriculum?

Era tutto uno scherzo

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Mara Carfagna si dimette dall'incarico di Consigliere regionale della Campania, e decide di motivare la decisione sul suo blog:

La mia è stata una decisione sofferta, perché i napoletani che hanno voluto esprimere la loro preferenza per me, mi hanno chiesto di entrare a Palazzo Santa Lucia, sono stati davvero tanti, un numero superiore alle mie attese. [...] Questa decisione, la necessità di dover scegliere, mi è servita anche per avviare una riflessione più ampia sulla disciplina dei “doppi incarichi”. Su quanto gravano sull’impegno di una persona – se svolti al meglio, come ho creduto di fare io, partecipando in questi due mesi alle sedute del Consiglio regionale -, ma soprattutto sull’effetto “cappa” che creano sulle tante menti brillanti, giovani perlopiù, che aspirano a spendersi per la politica e trovano quei posti già occupati, magari da un parlamentare come me. I doppi incarichi sono un ostacolo al rinnovamento, allontanano le persone dalla politica.
Decisione nobile, quella del ministro Carfagna. Ma una riflessione alla fonte, cioè sulla sua candidatura, che si è rivelata uno specchietto per le allodole, no eh?! Gli elettori campani hanno potuto ammirare il viso del ministro che ha tapezzato i muri di Napoli durante la campagna elettorale, per poi sentirsi dire: ragazzi, scusate, era tutta una comparsata, giustamente ritorno a fare quello per cui mi avete "eletta" in precedenza (parlamentare) e che mi ha portata oggi a fare il Ministro! Forse che il Ministro non pensa che atteggiamenti del genere "allontanino le persone dalla politica"?

Asimmetrie temporali elettorali

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(Virginia Fiume per Metilparaben)

Passati dieci giorni dalle elezioni, superata quella fastidiosa ed eufemistica sensazione di acidita' di stomaco data dal susseguirsi di illegalità, ingiustizie e brutte facce in "italia visione", la sottoscritta pensava di poter stare un po' tranquilla e dimenticare i giorni duri delle elezioni regionali.
E invece no.
Camminando per le vie di Milano una settimana dopo la fine delle elezioni mi imbatto in un interessante avviso:

Immagino sia risalente alla settimana precedente le elezioni, immagino che siano le indicazioni per i disabili. Mi torna alla mente la denuncia del diritto di voto negato ai disabili intrasportabili.
E penso: "To', il Comune di Milano almeno ci ha pensato".
Poi lo sguardo cade su un dettaglio dell'affissione. Da brava radicale ho imparato a guardare timbri e date:

Allora è proprio un vizio la difficoltà a rispettare i tempi!
Spero davvero con tutto il cuore che qualcuno mi spieghi la storia di questa strana asimmetria temporale.
Spero che abbia un senso diverso da questa fastidiosa sensazione di presa in giro.

6 Presidenti con le palle

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Vogliamo fare un po' un quadro dei 6 neoeletti/riconfermati Presidenti delle regioni Pdl/Lega? Dal Nord al Sud, ecco a voi la carrellata:
Roberto Cota, gladiatore della vita (quella nordica, si intende):

Sono per la difesa della vita e penso che la pillola abortiva debba essere somministrata quanto meno in regime di ricovero. [Domanda: "ma quindi quelle pillole che la Bresso aveva ordinato e che sono già arrivate in Piemonte, rimarranno nei magazzini?] Eh sì, per quanto potrò fare io sì.

Roberto Formigoni, l'imperatore eletto illegalmente, la cui storia parla per lui:
L'esperienza di Gioventù studentesca prima e di Comunione e Liberazione poi hanno rappresentato il terreno fertile su cui è germogliata la mia passione per la politica.

Luca Zaia, il pupillo di Bossi e il recordman di queste elezioni:
Mi sarò el Presidente de tuti; e par tuti me darò da far e tuti scoltarò!
[Sarà pure il Presidente di tutti, ma per esserlo la prima regola è farsi capire dalla gente. Si capisce bene, se il Presidente comunica con i suoi cittadini in veneto, chi ne rimane fuori]

La Presidente più discussa su questo blog, Renata Polverini, che mette subito le mani avanti alla maniera destrorsa:
Quando sarò presidente della Regione Lazio non ci saranno né spinelli in vendita nelle farmacie [spinelli nelle farmacie?!], né stupefacenti distribuiti su prescrizione medica.

Stefano Caldoro, inarrivabile per le qualità del suo primo sostenitore, Nicola Cosentino:
Una svolta storica che ci carica di una pesante responsabilità in una regione che fino a poco tempo fa era considerata un feudo rosso e dove era impossibile l’alternanza. Ora tocca mettersi al lavoro.
[Sono solo io, o il "tocca mettersi al lavoro" di Cosentino inquieta alquanto?]

Allora finiamo in bellezza con la Calabria di Giuseppe Scopelliti. Quando dico bellezza, intendo proprio bellezza, quella della sua candidata "velina" Italia Caruso: Ragazzi, non c'è che dire: si apre per le nostre regioni un periodo di progresso e prosperità.
Siamo proprio in buone mani.

Meno tartaro per tutti

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(Nicole Minetti, soubrette e igienista dentale di Berlusconi, eletta nel listino di Roberto Formigoni al Consiglio Regionale della Lombardia)

Quando il Pci affonderà, verranno a galla tutti gli stronzi

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Sottotitolo: tutti sono invitati ad esser impietosi.

il tema mi sembra chiaro: com'è possibile che a gestire la "sinistra" italiana siano ancora D'Alema, Veltroni, Bersani, Fassino, Bettini, Franceschini, Bindi, Follini e via andando, ossia, la FGCI degli anni '70, i giovani DC (di sinistra) del tempo e qualche scheggia di provenienza FGSI? Non hanno mai vinto nulla, non hanno mai fatto un'analisi politica corretta, non hanno mai azzeccato una previsione, non hanno mai "conquistato" nulla per il loro "popolo" o elettorato, insomma sono un fallimento sul piano politico ed uno zero assoluto su quello intellettuale e progettuale. Han passato circa 40 anni, qualcuno un pelo di più, qualcuno un pelo di meno, a "fare politica", perdendo sempre ed arrivando in ritardo a tutti gli appuntamenti. Eppure la loro base non li mette ancora in discussione né, tantomeno, li caccia a pedate. Anzi, o se ne vanno volontariamente o nessuno li manda via.
Quindi la comune aderenza partitica, perché era la maniera per stare dallo stesso lato dello steccato. Ma una diffidenza intellettuale totale, la quale richiedeva quindi che l'apparato si autoselezionasse in base a puri criteri interni, criteri di apparato. Ed i criteri di apparato, specialmente se dell'apparato togliattian-stalisnista del PCI si tratta, sono quelli della fedeltà, dell'obbedienza, della mediocrità, del lavoro di corridoio. Niente voli pindarici, niente rischi intellettuali, niente sperimentazioni, niente critica, niente contaminazioni culturali: allineati e coperti, che presto o tardi si occupa la stanza dei bottoni (perché in quei termini pensavano e pensano). … L'innovazione politico-intellettaule viene quindi penalizzata sempre, la mediocrità burocratica sempre premiata. E questo processo di selezione dura dal 1950 al 1990, instancabile.
Negli anni del tramonto e dell'implosione si affaccia una generazione nuova davvero, quella selezionata completamente all'interno del partito, quella che nulla ha a che fare né con la resistenza né con i movimenti sociali e culturali degli anni '50-70. Arriva al potere agli inizi degli anni '90 il nuovo gruppo dirigente del PCI. Essi sono il nulla allo stato puro.
Quando arriva il tracollo il meccanismo di autosalvaguardia dei "giovani" (hanno tutti 60 anni ora) della sinistra democristiana (Franceschini) della FGCI (tutti quanti) degli "enti" locali (Bersani) prende il sopravvento e il potere, il poco che c'è da prendere, facendo scemenze strabilianti e dovendo cedere su punti non banali che si rivelano fatali, la principale fu quella di allearsi a cretini (Pecoraro Scanio), venditori di fumo (Bertinotti), demagoghi (Di Pietro) e arrivisti (Mastella). Questi sono i fatti.
Le urne, guarda caso, hanno parlato chiaro ancora una volta e la cricca degli inutili ha provato ancora una volta la propria inutilità. Un terzo d'Italia non vota più, il resto preferisce il figlio di Bossi ai loro lacché locali.
Tutto il resto lo trovate qui.

Ps. Un amico mi scrive: "Penati, quello che ha perso le provinciali nella provincia meno leghista della Lombardia, è stato imposto alle Regionali giusto perchè le altre province lombarde erano più leghiste. Gli manca di provare a Palazzo Marino, poi c'è il Consiglio di Zona 10, poi l'assemblea di condominio...".
Dev'essere questo il "segno di inversione di tendenza" che ha in mente Bersani. Già.

Le elezioni della Sora Cesira, ovvero il multisala "Italia"

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L'Italia, date retta alla Sora Cesira, è come un cinema multisala.
La Sora Cesira ama il cinema, solo che, andandoci spesso con il consorte Plinio, spesso si ritrova in sale dove non vorrebbe stare.
La multisala è molto democratica. Ci puoi vedere il cinepanettocoglioncione, il film di nicchia, il film da recchia, il film di paura, d'ammore e di guerra.
C'è il bar dove i popcorn costano venti eurini e la cocacola sa di sciacquone, da un po' ci sono anche i wurstel di cuoio nel panino jeans.
Però c'è scelta, e dove c'è scelta pare ci sia democrazia.
L'Italia è così, anche se, pur essendoci democrazia, c'è meno scelta. Per le elezioni regionali si poteva scegliere fra la finta destra e la finta sinistra. Poi, in alcuni posti soltanto, si poteva scegliere anche per il finto centro.
Un tempo, quando la Sora Cesira e l'amato Plinio si recavano al cinema, si prendeva il giornale e si sceglieva il film.
Se arrivavi tardi o il film non ti piaceva o il bibitaro era morto o le poltrone erano sgarate, non ci potevi fare niente.
Quando la Sora Cesira e l'amato Plinio viaggiavano, c'era solo l'Alitalia a ottocentomilalire, pure per andare a Milano. Quando la Sora Cesira e l'adorato Plinio vedevano la Tv, c'erano solo quattro canali e qualche rete privata con la nebbiolina e le signorine nude che piacevano tanto a Plinio. Ciò nonostante, la Sora Cesira si sentiva libera e felice.
Improvvisamente, con quella che i giovanotti chiamano globalizzazione, deregulation, open mind, ma che so tutte 'ste parole, è arrivata un nuovo concetto di libertà.
Mia figlia Jolanda Sue Ellen la chiama " libertà 2.0". Io le ripeto spesso che se si prende questa libertà 2.0 pure a casa, le calo la mazzella fra capo e collo.
La Sora Cesira ha fatto tutta questa premessa per arrivare ad un punto un po' doloroso. La Sora Cesira si domanda come sia possibile che il 36 % degli abitanti di questo paese, pur avendo il dono di poter esprimere la propria opinione, non se ne sia avvalso.
Jolanda Sue Ellen ha provato a dire che lei non votava perchè andava al mare, ancora corre. La Sora Cesira le ha spiegato che nel secolo scorso, qualche decennio indietro, nessuno le avrebbe chiesto di esprimere un'opinione. La Sora Cesira le ha inoltre spiegato che ancora oggi, mentre lei spara cazzate su internet, c'è gente che muore perchè apre bocca. La Sora Cesira, ad un certo punto, le ha detto che se non tirava fuori subito la tessera elettorale e sgommava al seggio, le faceva del male fisico.
E' responsabilità di una madre, di una sorella, di un amico, di un conoscente, spiegare che la libertà di parola, informazione, voto, è un privilegio. Non si ha dalla nascita per diritto naturale. Si ha, a volte, dalla nascita, perchè c'è qualcuno che ha sputato sangue anche per noi.
E' responsabilità di tutti esercitare il diritto al voto e accettarne le conseguenze, nel bene e nel male. Bisogna avere rispetto per la maggioranza e, nel caso ci si trovi dall'altra parte, sostenere e difendere le proprie idee, quando si ha la fortuna di averne.
La Sora Cesira si scusa tanto per questo sfogo, ma, forse a causa delle caldane della menopausa, sta incazzata assai.

L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio

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Via 99 Posse.

La notte della sconfitta

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Ore 23.00: in attesa dei risultati: Ore 23.17: c'è chi guarda quante preferenze ha preso: Ore 01.40: arriva la Bonino per confortare i suoi militanti della sconfitta: Ore 03.00: rientrando a casa, demoralizzata, vedo la campagna elettorale del candidato del Pd Carapella: ha imbrattato i muri della città con dei disegnini e la scritta "Doc". Non solo ha sprecato del tempo in una cosa inutile (chi potrebbe mai attribuirla a lui?), ma soprattutto dannosa: meglio per lui che i negozianti e gli abitanti dei quartieri imbrattati non vengano mai a sapere che il "fango" che ha sporcato i muri (che ho provato a mandare via "facilmente" come dicono loro, ma mi sono solo fatta male alle dita) sia attribuibile a uno che cercava il loro voto. Penso che a quel punto gli vorrebbero dare tutt'altro. E penso anche che forse è per questo che perdiamo: siamo dei marziani che parlano a dei terrestri (o, se volete, viceversa).

12.893

32 Commenti »

Sono le preferenza totalizzate da Renzo Bossi, primo tra i candidati della Lega Nord a Brescia.
Quando si tratta di prendere voti, aver avuto tanti compagni di classe può essere determinante.

Rivoluzione (in attesa)

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Ve la ricordate? E' Sara Giudice, quella che si era lamentata perché non era stata messa in lista:

Non so più se faccio bene a proseguire il mio lavoro impegnandomi quotidianamente. A me pare infatti che altrove i giovani crescano e abbiano spazio. Mi piacerebbe che anche il partito in cui lavoro e che amo credesse in me e nei giovani che davvero si impegnano e fanno un serio percorso di militanza.
Una carezzina e una passeggiatina, e la ragazza si è calmata in un attimo.
I giovani e la rivoluzione. Forse nel Pdl il dissenso dura il tempo di attesa di una poltroncina.
Che volete farci, è il fascino della libertà.

That's all folks!

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Berlusconi -  That's all folks

Cittadini caschi blu: se l'Onu non interviene, pensiamoci noi!

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L'emergenza-legalità in queste elezioni è più evidente che mai. Tutto il processo elettorale è viziato: dalla presentazione delle liste fino all'ultimo abuso di Berlusconi, che nei giorni finali della campagna elettorale si sta appropriando di tutti gli spazi televisivi, non solo sulle reti Mediaset ma soprattutto sulle reti del servizio pubblico.
I Radicali hanno sempre denunciato l'illegalità della partitocrazia italiana, ma adesso si è davvero superato il limite.
Roberto Saviano ha proposto ai cittadini di fare un monitoraggio morale, lanciando su Repubblica un appello cui hanno aderito circa 50 mila persone: partendo da quell'appello i Radicali rilanciano, e ti propongono di diventare un cittadino/cittadina-cascoblu, per vigilare sul regolare svolgimento del voto.
Non si tratta di una provocazione, ma di una proposta concreta: a questo indirizzo trovi un semplice vademecum che racchiude tutte le illegalità su cui i cittadini possono vigilare: se le riscontrerai nel tuo seggio, potrai segnalarcele compilando l'apposito form.
Ricorda: tutti gli elettori hanno il diritto di partecipare alle fasi di scrutinio del lunedì per poter controllare in prima persona il regolare svolgimento della conta dei voti. Ma possono fare molto altro: richiedere i verbali, vigilare sul silenzio elettorale, e in generale rilevare e denunciare tutte le irregolarità a cui assistono.
Insomma, gente, questa è la sfida: diamoci una mano e diventiamo noi stessi controllori della legalità e dello stato di diritto.
Se l'Onu non viene, pensiamoci noi!

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