Visualizzazione post con etichetta Corriere Della Sera. Mostra tutti i post

Il contatore della presa per il culo

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Siccome il Corriere ha messo in homepage il contatore che vedete qua sopra, mi permetto di suggerire al principale quotidiano del paese una versione alternativa del simpatico gadget:

Non so, a prescindere su come la si pensi a proposito del finanziamento pubblico mi pare un tantino più realistica.

Ogni cosa al suo Visco

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Quelli del Corriere hanno qualche difficoltà a discernere tra un Visco e l'altro (cliccare sull'immagine per ingrandirla).

Quando una compagnia diventa una categoria

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Quando una compagnia di crociere si trasforma nella categoria di un giornale, alla stregua di "cronaca", "esteri" e "interni", significa che c'è qualcosa che non va nella compagnia o nel giornale.
O più probabilmente in entrambi.

Tre metri sotto Schettino

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Il sito web del principale giornale italiano dedica interamente i primi non so quanti -ma tanti- pixel al -pur gravissimo- naufragio della nave al Giglio, tanto che per leggere qualche altra notizia ci si deve slogare l'indice a forza di girare la rotella del mouse.
Non so, a me l'idea che quello che succede in tutto il resto del mondo sia tre metri sotto Schettino pare francamente inquietante.
Non è che stiamo esagerando, eh?

Nientepopodimeno

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Il Corriere della Sera di oggi dice che questo blog è uno dei "fenomeni" dell'anno.
Grazie agli amici di Giornalettismo per avermi messo a parte della notizia.

Be the change

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Il Corriere della Sera di oggi prima si scaglia contro le maldicenze reciproche tra i personaggi pubblici, che secondo Aldo Cazzullo (e anche secondo me, by the way) avrebbero ormai abbandonato ogni pudore:

Dopodiché, tanto per contribuire a svelenire il clima, per dimostrare che la maldicenza "proviene sempre dall'interno" e per fornire la prova che ci si dovrebbe occupare di argomenti più seri, dedica una bella porzioncina di pagina 9, con tanto di ingrandimento, alla maglietta con la scritta "Cayman Islands" indossata da Fini:

001
Per la serie: sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

Le misteriose candidature del Corriere

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E intanto il Corriere candida Forza Nuova nel Lazio.

Il Corriere e l'ineleggibilità di Formigoni

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Il Corriere, come accade da un po' di tempo in qua, arriva tardi e male informato. La questione dell'ineleggibilità è nata qui, un mese prima che il Corriere se ne accorgesse. Qui i dettagli e il parere del Professor Angiolini.
E' la Legge, bellezza, e vale per tutti (anche per Vasco Errani).

Ciellini, poi non dite che non l'avevamo detto

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Il primario ginecologo dell'ospedale di Melzo, il ciellino Leandro Aletti, tanto per citarne uno tra i più devoti:

Il 6 ottobre 2009:

Prima pagina Corriere Milano di oggi:

Scusate se mi intrometto

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Mi intrometto giusto un attimo tra i post dei lettori (a proposito, continuate a mandarne e leggete qua come fare se non lo sapete) per dare un breve consiglio ai titolisti del Corriere della Sera: di questi tempi scegliere accuratamente le parole, se possibile, è ancora più importante di prima.

Ciò premesso, nella circostanza io avrei scelto "celebra un matrimonio" piuttosto che "sposa".

Altrimenti, sapete com'è, c'è il rischio che uno capisca male.

Omissis /5

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geloso
Non c'è pericolo di sbagliare: ogni volta che la vittima è straniera e l'aggressore è italiano, il titolo della notizia non specifica le rispettive nazionalità; per scoprirle è immancabilmente necessario andare a leggersi l'articolo fino in fondo.
Se avete due minuti di tempo date un'occhiata agli altri ritagli che ho messo insieme, e poi chiedetevi come avrebbe titolato il Corriere se le parti fossero state rovesciate.
Che ne dite: gli indizi non iniziano a diventare abbastanza numerosi da fare quasi una prova?

Omissis /4

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Se un marocchino venisse sorpreso in macchina con i pantaloni abbassati insieme a quattro bambine italiane, pensate che i giornali presenterebbero la notizia in questo modo?

In particolare, non credete che la nazionalità del pedofilo sarebbe chiaramente indicata nel titolo degli articoli, probabilmente a caratteri cubitali?

Nel caso di specie, invece, i titoli dei principali quotidiani nazionali si guardano bene dal precisare che il molestatore fosse italiano (poco male, direte voi, si tratta di una circostanza implicita se non è specificato diversamente), ma soprattutto che le vittime fossero quattro bimbe marocchine: come accade spesso in questi casi, per saperlo occorre andare a leggersi gli articoli (e la cosa non vale nemmeno per tutti e tre, giacché la Stampa, al contrario del Corriere e di Repubblica, non ritiene di dar conto della cosa nemmeno nel corsivo).

Qualcuno, come al solito, si ostinerà a sostenere che sono un complottista della peggiore specie: io, da parte mia, continuo a collezionare questi piccoli capolavori di omissione.

Hai visto mai che a forza di insistere qualcuno prenda atto di questo schifo?

Fabrizio, ma è un vizio!

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Pubblico qui di seguito, dopo averla ricevuta dall'interessato, la lettera che Marco Cappato inviò al Corriere della Sera il 14 maggio 2008 per chiedere (anche in quel caso, come nella circostanza di cui si è recentemente parlato su questo blog, senza ottenere alcuna attenzione) di rettificare alcune infondate insinuazioni contenute in un articolo.
Come dite? Di chi era l'articolo?
Ma di Fabrizio Roncone, ovviamente!
Ebbene, amici, sono certo che dopo aver letto la lettera sarete d'accordo con me su un fatto: di un tipo del genere si potranno dire tante cose, ma non che sia privo di fantasia.
Buona lettura.

Bruxelles, 14 maggio 2008

Nell'articolo pubblicato sul Corriere martedì 13 maggio a pagina 15, Fabrizio Roncone scrive "…una serie di figliocci (Negri, Cappato, etc.) poi all'improvviso divorati da un palco, nel bel mezzo di un Congresso, con il solito discorso lungo mezza giornata".
Ciascuno può fare da sé la valutazione se si tratti del solito cliché trito e ritrito su Pannella e i suoi figliocci oppure di un'originale e acuta analisi giornalistica della realtà radicale.
Però Roncone non resta sul generico, gli va dato atto. "Fa i nomi"! E include il mio come un caso emblematico di "divorato". Mi permetto perciò di chiedere un chiarimento all'autore e al giornale.
Potreste avere la cortesia di spiegare ai vostri lettori da quale "palco" e "congresso" sarebbe accaduto il fattaccio, e soprattutto in cosa consisterebbe oggi, il mio essere "divorato" e "digerito"? Oppure, sarebbe bene da parte vostra rettificare. Perché evitare di essere "generici" va bene, sparare a casaccio un po' meno. Persino se fatto con ironia, assomiglia ad infamare.

Cordialmente,

Marco Cappato
Segretario dell'Associazione Luca Coscioni
Deputato europeo radicale

Gli asini del giorno dopo

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Allora, amici del Corriere della Sera, vi dirò le cose come stanno: abbiamo già abbastanza problemi per conto nostro con quel manipolo di integralisti che insistono a disinformare la gente e vanno in giro a blaterare che la pillola del giorno dopo è abortiva, senza che vi ci mettiate pure voi a fare casino.

Siccome rappresentate la più importante testata giornalistica di questo paese, mi aspetto (e pretendo) che sul vostro giornale facciate scrivere gente che conosce, sia pure vagamente, l'argomento di cui parla: confondere la pillola RU486 (abortiva) con la pillola del giorno dopo (contraccettiva), al di là delle vostre intenzioni, contribuisce ad aggravare la già penosa situazione in cui versa l'informazione nel nostro paese, e finisce quindi per favorire, di fatto, la strategia dei fondamentalisti.
Mi corre quindi l'obbligo di rivolgervi un invito: abbiate la compiacenza di informarvi, prima di mettervi a scrivere senza sapere quello che dite.
Bastano un computer, Wikipedia e cinque minuti del vostro tempo.
Chiedo troppo?

Omissis /3

4 Commenti »

Quando lo faccio notare c'è sempre qualcuno che mi accusa di essere un dietrologo e un complottista. Sarà, ma io ripeto quello che ho scritto nei giorni scorsi (qua e qua): ogni volta che un italiano aggredisce una straniera, il Corriere della Sera si guarda bene dal menzionare le nazionalità dei protagonisti nel titolo della notizia, mentre le indica a lettere cubitali quando la vittima è italiana e l'aggressore è straniero.

La conseguenza di questo comportamento è intuitiva: tutte le persone che scorrono i titoli ma non vanno a leggersi gli articoli (sono tante) non vengono mai informate delle violenze che gli italiani commettono nei confronti degli immigrati, mentre hanno puntuale notizia di quelle che gli stranieri commettono nei nostri confronti.
Un caso? A mio parere no, anche se come sempre sta a voi giudicare.
Però, siccome simili "coincidenze" si sono già verificate tre volte nel giro di pochi giorni (e succedono da una vita, anche se solo negli ultimi tempi ho deciso di collezionarle e comunicarvele in modo sistematico) vi domando: quanti indizi ci vogliono, per fare una prova?

Omissis /2

40 Commenti »

Non c'è niente da fare: come ho già scritto qualche giorno fa, se la vittima è italiana e l'aggressore è rumeno lo specificano a chiare lettere nel titolo, mentre se la vittima è rumena e l'aggressore è italiano ne fanno menzione soltanto nel corpo dell'articolo.

Una domanda: se foste rumeni, sareste contenti di questo andazzo?

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