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E' tutto online, tranne quello che serve

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I territori dei municipi di Roma sono stati riformulati a marzo. L'11 marzo, per la precisione. Due mesi e mezzo fa. Ed ecco cosa c'è scritto, ancora adesso, sul sito del comune:



Nel frattempo, tanto per dirne una, ci sono state le elezioni comunali: cioè, c'è stata gente che nei municipi (quelli nuovi) si è candidata, e soprattutto gente che doveva capire in quale (nuovo) municipio fosse finita la sua residenza per poter votare correttamente. E sul sito del comune (sul sito del comune, dico, non sul blog di uno qualsiasi) questa informazione non è ancora fruibile.
No, dico, guardate che roba: perfino nella barra laterale c'è un bell'elenco di link che rimandano ai municipi vecchi, con il significativo prefisso "ex".


Due mesi e mezzo. Mesi, non ore. Non giorni. Mesi. E non si sono degnati di aggiornare il sito, pregiudicando gravemente i diritti dei cittadini.
Quando Alemanno se ne va in giro in televisione, con quella faccia soddisfatta, a ripetere che "è tutto online", dovrebbe perlomeno avere un po' di vergogna.

C'è un omino nel sito dell'ATAC?

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Ne avevo già scritto qualche tempo fa, ma la faccenda è così paradossale che vale la pena di tornarci sopra un'altra volta.
Il fatto è che il sito dell'ATAC, cioè l'azienda che gestisce i trasporti pubblici di Roma, è chiuso di notte: il che equivale a dire che se uno (vero, Luca?) è in mezzo alla strada e tenta di collegarsi al sito dal telefonino per capire con quale autobus tornarsene a casa, riceve in risposta un bel messaggio in cui gli si dice che il portale non funzionerà prima della mattina successiva.
Ora, posto che il servizio di ricerca dei mezzi pubblici è molto più utile di notte, quando in giro non c'è nessuno a cui chiedere un'informazione al volo, piuttosto che di giorno, la domanda che mi sorge spontanea è la seguente: dietro al sito dell'ATAC c'è un omino in carne ed ossa che riceve le richieste degli utenti e risponde cercando le informazioni sulla carta? No, perché se così non fosse -e credo proprio di poter essere sicuro che così non sia- chiuderlo di notte come se fosse uno sportello fisico è una delle iniziative più inspiegabili in cui mi sia capitato di imbattermi negli ultimi anni.
Poi, un giorno sì e l'altro pure, si blatera degli investimenti necessari a fare di Roma una capitale europea e a dotare i cittadini di infrastrutture moderne: ma nel frattempo è troppo immaginare di tenere aperto un sito internet, che notoriamente cammina da solo, anche nei momenti in cui servirebbe di più?

Dare a Twitter quel che è di Twitter

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In estrema sintesi, mi pare che sia successo questo: Twitter ha reso noto in modo trasparente come si comporterà in relazione alle richieste di alcuni paesi di censurare messaggi che in quei paesi sono considerati illegali; il che significa, sempre per quello che sembra di capire a me, che Twitter ha annunciato di voler rispettare le leggi vigenti nei diversi paesi, anche perché presumo che in caso contrario in quei paesi la piattaforma verrebbe oscurata del tutto.
Ora, a me pare evidente che se in Arabia Saudita è considerato illegale postare su Twitter una battuta su Allah -ma anche pronunciarla in un bar, scriverla su un muro o spedirla via posta a qualche migliaio di persone- il problema sia il governo dell'Arabia Saudita, non gli amici di Twitter: i quali, nella circostanza, hanno avuto l'unica colpa di dichiarare pubblicamente quello che -credo- sarebbero stati obbligati a fare in ogni caso; ipotesi nella quale, gioverà sottolinearlo, la censura sarebbe operata lo stesso senza che in giro se ne sappia nulla.
Dopodiché, tutto si può sostenere: perfino che su Twitter -o su Facebook, o sui social network in generale- incomba il compito di risollevare le sorti dei paesi in cui la libertà d'espressione è fortemente limitata o negata del tutto; sta di fatto, però, che Twitter -o Facebook, o i social network in generale- sono delle azienda private, cui non si può attribuire come se fosse una cosa normale l'obiettivo di votarsi al martirio e capeggiare i focolai di rivolta che si accendono in giro per il pianeta.
Convengo sul fatto che non si tratti dello scenario più incoraggiante che sia dato immaginare, né di una situazione della quale ci si debba rallegrare: ma ho una gran paura che nell'immaginario collettivo a Twitter, a Facebook e a internet in generale sia stato attribuito un ruolo che in certi casi non è materialmente possibile svolgere.

Toh, è sparito il blog della Carlucci

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Forse Gabriella Carlucci, dopo aver lasciato il PdL, non sapeva cosa scrivere sul blog; oppure, tiro a indovinare, quello che aveva scritto prima strideva un tantino con la decisione assunta in questi giorni: sia come sia, sta di fatto che oggi il blog non c'è più, e al suo posto compare una laconica scritta recante il nome e il cognome della deputata appena approdata all'UdC.
Oppure sono io, che penso sempre male, e si tratta semplicemente di una coincidenza.
Bella grossa, per la verità, ma che volete: a volte succede.

L'esperta del web ha dimenticato di avere un blog

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Gabriella Carlucci, la stessa che fino a qualche mese fa si proponeva come esperta di internet suggerendo fantomatiche misure per l'abrogazione dell'anonimato in rete, lascia il PdL, senza peraltro avvertire alcuna necessità di comunicare la notizia sul suo blog, che risulta tuttora aggiornato all'11 maggio 2011.
Se questi sono i nostri "esperti" del web, c'è di che essere ottimisti sul futuro dei diritti digitali.

Lo sapevate, che potranno rettificare?

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Questa è una prova generale di quello che potrà accadere se il comma 29 dell'articolo 1 del DDL di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma "ammazzablog", dovesse entrare in vigore così com'è. Buona rettifica a tutti.

Alessandro Gilioli è un giornalista milanese che lavora all'Espresso, vive a Roma e tifa per l'Inter; Giulia Innocenzi è nata a Rimini, è bionda e ha lavorato ad Annozero; Luca Sappino è il più giovane di tutti, va in giro in bici e conduce una trasmissione alla radio; Vittorio Zambardino ha un blog che si chiama "Scene digitali", tifa per il Napoli e scrive delle cose molto interessanti su Facebook; Giuseppe Civati è consigliere regionale in Lombardia, è chiamato "Pippo" dagli amici e ha un blog in cui ha sostituito la "v" del suo cognome con una "w"; Guido Scorza fa l'avvocato, è un esperto di diritto delle nuove tecnologie e prende spesso l'aereo; Fabio Chiusi ha la barba, l'ho incontrato lo scorso week end a Riva del Garda e ha un blog che si chiama "Il nichilista"; Daniele Sensi vive ad Asti, ascolta Radio Padania per monitorare quello che dice ed è successo che gli abbiano rimosso dei filmati da YouTube; Luca Nicotra è il segretario dell'associazione "Agorà digitale", fa parte del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e usa Ubuntu; Arianna Ciccone è una donna davvero in gamba, organizza il Festival Internazionale del Giornalismo e stamattina ci ho parlato al telefono; Serena Prinza ha un blog sull'Unità, una volta è venuta a trovarmi al mare e vive a Milano; Luigi Bruschi ha i baffi, a volte mi invita a manifestazioni alle quali non riesco ad andare e ha un blog che si chiama "La città invisibile".
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Luca Nicotra mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

I Radicali Italiani non hanno nessun Comitato Nazionale. Lo sanno tutti che sono comandati dalla CIA. Ubuntu non esiste. E io non passo tutto il giorno davanti al computer! Luca Nicotra.
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Fabio Chiusi mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

Le scrivo per comunicarLe che, ai sensi dell'art. 1 comma 29 della legge "Alfano" sulle intercettazioni, ritengo Lei abbia scritto cose «lesive della mia dignità» e «contrarie alla verità». In particolare, secondo Lei io avrei «la barba». Il che è falso, dato che l'ho tagliata stamattina e che, in ogni caso, Lei non aveva alcun diritto di menzionare pubblicamente il nostro incontro a Riva del Garda in cui, effettivamente, avevo «la barba». Le impongo pertanto, ai termini della succitata legge, di procedere entro 48 ore alla rettifica di quanto scritto. Mi premuro anche di ricordarle che ciò deve avvenire con gli adeguati criteri di visibilità previsti dalla normativa. Augurandole che possa leggere questa mail entro due giorni e che dunque non sia costretto a sborsare 12.500 euro, La saluto. Cordialmente, Fabio Chiusi.
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Arianna Ciccone mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

Puoi rettificare per cortesia: non sono una donna, il festival del giornalismo di Perugia l'organizza Emilio Fede (oddio ma poi chiederà la rettifica della rettifica?) e io non ti conosco. Arianna Ciccone.
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Alessandro Gilioli mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

Gentile direttore del sito informatico "Metilparaben",
ai sensi dell'articolo 8 della Legge 8 febbraio 1948, n. 47 "Disposizioni sulla stampa e successive modifiche" La invito a pubblicare entro 48 ore dalla presente quanto segue, ricordandole che la mancata ottemperanza al presente invito importa una sanzione amministrativa fino a lire a 25.000.000.
Il Suo articolo datato 04/10/2011 e apparso sul sito informatico "Metilparaben" nel quale si scrive (testuale) «Alessandro Gilioli è un giornalista milanese che lavora a L'Espresso» contiene gravi affermazioni contrarie a verità e lesive della mia dignità.
1. Nell'articolo in questione il nome della testata è scritto «L'Espresso» mentre ormai da tempo il nome corretto è 'l'Espresso" con la "l" minuscola. L'alterazione del marchio comporta come Le è noto un grave danno d'immagine per il quale ci si riserva di adire anche in via civile qualora non venga pubblicata la presente rettifica.
2. La definizione di «giornalista» , appare come una chiara e deliberata diminutio del ruolo dello scrivente nella società dell'informazione nonché una malevola ascrizione dello scrivente a una categoria notoriamente in crisi, tanto più che lo scrivente ha più volte sottolineato la necessità di abolire proprio l'Ordine dei Giornalisti. Altrettanto lesiva della dignità professionale è l'intenzionale omissione, nel Suo articolo, delle altre attività professionali dello scrivente, in particolare in riferimento a quella convegnistica e saggistica. Appare infine come una evidente denigrazione l'omissione non solo che lo scrivente è laureato, ma anche che ha seguito un corso bimestrale di biblioteconomia nel 1984 e un corso di sub nel '93.
3. Altrettanto lesivo della mia onorabilità è evidentemente l'uso del verbo «lavorare», il cui chiaro rimando alle arti meccaniche anziché a quelle liberali risulta oltre modo ingiurioso. Va inoltre sottolineato che la scelta del verbo allude palesemente al compenso ricevuto, quindi induce ingannevolmente il lettore a ritenere che la mia attività sia il semplice frutto di un mercimonio anziché una libera espressione intellettuale.
4. Gravemente oltraggiosa nelle intenzioni e negli effetti, oltre che menzognera, è infine la definizione di «milanese» non solo in quanto lo scrivente è residente da anni a Roma, ma soprattutto perché si tratta di una surrettizia circoscrizione della mia persona e della mia attività a una dimensione soltanto locale, con un'implicita venatura di tipo razzista (il direttore del sito informatico "Metilparaben" risulta infatti romano) e probabilmente anche un'allusione implicita ma chiarissima all'attuale momento di crisi delle squadre di calcio milanesi.
Intenda pubblicare senza omissioni quanto sopra sul sito informatico "Metilparaben" entro 48 ore dalla presente, nella stessa pagina e con le stesse caratteristiche tipografiche dell'articolo rettificando. Alessandro Gilioli.
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Giulia Innocenzi mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

Gentile direttore di Metilparaben,
Le scrivo per invitarla immediatamente a rettificare il postribolo di falsità che ha appena pubblicato sulla sua testata "blog". La mia dignità va preservata da tale macchinazione propagandistica. E' ben noto a tutti, infatti, che scrivere "è nata a Rimini", seguito immediatamente da "è bionda", vuole sottendere senza troppi giri di parole "è una ragazza di facili costumi". "Ha lavorato ad Annozero", infine, come ha già fatto notare il rispettabile direttore Belpietro, è un modo come un altro per dire "velina di sinistra".
La sollecito quindi a cancellare immediatamente dichiarazioni siffatte, che macchiano indelebilmente la reputazione della sottoscritta.
In fede. Giulia Innocenzi.
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Luca Sappino mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

Caro Alessandro, essendo noi cari amici questa mia mail è scritta con il dovuto affetto, anche se non ti posso nascondere una buona dose di stupore e dispiacere. Leggo sul tuo blog che io sarei "il più giovane di tutti", come ad intendere che non sia capace, abile, abbastanza esperto. Leggo poi che andrei "in giro in bici", cosa vera ma che - come ben sai - tenevo a mantenere privata, tutelando dal gossip e dalle invidie il rapporto affettivo che mi lega a questi quattro pezzi di ferro. E leggo inoltre che condurrei, "una trasmissione alla radio", senza che tu faccia riferimento alla testata, Ribalta, alla stazione che la manda in onda, Radio Popolare Roma, agli ascolti, oltre 35 milioni di ascoltatori unici, né alla tua collaborazione. Con affetto dunque, ma con la dovuta fermezza, supportato dalla normativa in materia (per cui ti ricordo rischi una multa ben salata), ti invito a rettificate con urgenza le imprecisioni e tutto ciò che, contrario alla verità, lede la mia dignità. Sicuro della tua buonafede, a presto. Luca Sappino.
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Serena Prinza mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

Gentile Alessandro Capriccioli, le chiedo di rettificare quando segue: io non ho nessun blog, sarebbe una cosa Assurda, e soprattutto non sull'Unità, ma su l'Unità ed in ogni caso pensavo che fossero loro a tenere un blog su di me. Inoltre io non credo di vivere a Milano, ma sono convinta di vivere ancora in una città in Campania, solo che da qualche anno ha la nebbia, i leghisti, gli aperitivi, le rotaie del tram e la madonnina. Circa una visita al mare, non ne so, del resto non ho segni di tintarella, quindi credo di non esserci stata, o se c'ero dormivo. Serena Prinza.
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Guido Scorza mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

Gentile responsabile del sito informatico "Metilparaben",
nelle ultime ore numerosi colleghi ed amici mi hanno rappresentato la pubblicazione da parte Sua di un articolo datato 4 ottobre 2011 - solo il Signore sa se tale data corrisponde al vero o è anch'essa apocrifa - che contiene riferimenti non veritieri e gravemente lesivi del mio onore e della mia reputazione.
1. Nell'articolo in questione, innanzitutto, Lei riferisce che io "farei" l'avvocato con ciò lasciando, evidentemente, intendere che tale mia attività si asvolta in assenza del relativo titolo o, peggio ancora, a tempo perso. Come avrebbe potuto agevolmente verificare collegandosi al sito del locale consiglio dell'ordine degli avvocati (ammesso che avesse saputo dove svolgo la mia professione stante l'assenza di un albo centralizzato!), per contro, io SONO avvocato ed esercito tale attività in modo stabile e continuativo.
2. Nello stesso articolo, inoltre, riferisce - in modo del tutto inutile in relazione al contenuto del suo pezzo - che io prenderei spesso l'aereo. Si tratta, anche in questo caso, di un'affermazione non veritiera giacché viaggio, ormai da anni, prevalentemente in treno ed in auto ed ho paura di volare. Tale riferimento, peraltro, rischia di ledere gravemente la mia dignità e credibilità giacché ho spesso declinato inviti ricevuti da colleghi, amici e donne a raggiungerli in località amene accessibili solo via aereo, riferendo, appunto di non essere in condizione di volare.
3. Egualmente gravemente lesiva della mia reputazione è l'aver circoscritto la mia area di competenza al solo diritto delle nuove tecnologie. Come è noto e come avrebbe, anche in questo caso, agevolmente potuto verificare sfogliando il mio profilo professionale sul mio blog - ammesso che ci avesse capito qualcosa - la mia esperienza e ben più a vasta ed abbraccia ambiti diversi dello scibile del sapere. La sua affermazione, pertanto, offre una rappresentazione parziale della mia identità professionale e rischia di pregiudicarmi importanti occasioni di lavoro.
Alla luce di tali considerazioni, ai sensi dell'articolo 8 della Legge 8 febbraio 1948, n. 47 "Disposizioni sulla stampa e successive modifiche", La invito a pubblicare entro 48 ore dal ricevimento della presente (sono cacchi suoi come computare il decorso di tale termine) quanto precede nella stessa pagina e con le stesse caratteristiche tipografiche dell'articolo rettificando, ricordandole che la mancata ottemperanza al presente invito importa una sanzione amministrativa fino a lire a 25.000.000 (da versarsi in euro e, dunque, 12.500€).
Cordiali saluti, Guido Scorza.
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Giuseppe Civati mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

Non mi capacito, dott. Metilparaben, della sua nota gravemente lesiva pubblicata in data odierna.
Il fatto che Lei scriva lesivamente che il sottoscritto è consigliere regionale della Lombardia senza specificare la forza politica è gravemente lesivo della mia onorabilità e potrebbe far pensare a una mia personale iniziativa, volta a solleticare il sentimento della cosiddetta antipolitica (gravemente lesiva) e la rivolta contro le istituzioni (lese anch'esse), guidata da quel signore con le scarpe scamosciate che non cito, per paura di un'ulteriore rettifica, gravemente lesiva della mia onorabilità.
Che poi Lei noti che ho adottato la "w" al posto della "v", è una considerazione che si poteva certamente risparmiare, perché, limitandosi a notare il cambio di consonante, Lei induce a pensare che si tratti di un gioco futile, gravemente lesivo, il gioco, e anche il futile. Stavo per scrivere "lesiwo" ma ciò avrebbe dato adito ad ulteriori sue variazioni sul tema, ulteriormente lesive.
Da ultimo, non essendo lei mio amico, se non nell'accezione lesiva del termine, non capisco come possa servirsi dell'espressione "Pippo", gravemente lesiva della mia onorabilità e di quella dei miei amici, che si stanno attrezzando e la sommergeranno di rettifiche, causando un grave danno al Pil in un momento in cui il Paese è in ginocchio ed è lesivo a se stesso. Giuseppe Civati.
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Vittorio Zambardino mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

At nome mio cliente dottor Zambardino vittorio nato napoli 1-12-1951 invitiamola at norma vigenti leggi at partire da ore 12,10 del 4 ottobre 2011 et entro termine tassativo di ore 48 voler rettificare quanto segue: Zambardino Vittorio benché nato Napoli non vive più colà da anni 34 et ogni associazione del nome del mio cliente con detta lurida città rappresenta tentativo diffamatorio.
La presente per rettifica salvo ulteriore azione su piano penale et civile.
Distinti saluti.
Avvocato Piscioni Armando, Napoli.
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Daniele Sensi mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

L'attribuzione di vaneggianti residenze astigiane appare evidentemente tesa a suggerire surrettiziamente la discendenza padana del sottoscritto, alludendo a possibili prossimità etnoculturali con i corregionali Roberto Cota e Mario Borghezio, peraltro esponendolo, in particolare là dove si scrive che il sottoscritto ascolterebbe Radio Padania “per monitorare quello che dice”, a pericolose ritorsioni da parte delle temutissime camicie verdi.
Tendenziosa e destituita di fondamento appare anche l'affermazione secondo la quale il sottoscritto sarebbe incorso nella scure censoria di YouTube, affermazione calunniosa e diffamatoria il cui scopo è quello di attribuire al sottoscritto un comportamento contrario alle norme comunitarie della piattaforma, norme che tutelano "i membri di un gruppo protetto in base a razza o origine etnica", con chiaro riferimento ai popoli padani.
Concedendole tuttavia il beneficio della buonafede, convinto che Lei intendesse in realtà riferirsi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il sottoscritto porge i più distinti saluti. Daniele Sensi.
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Luigi Bruschi mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

Gentile Metil Paraben, innanzitutto lasci che Le esprima una mia personale convinzione: ai tempi del buon Alessandro Capriccioli come gestore del blog, fatti incresciosi di questo tipo non sarebbero mai accaduti. Da quando Lei ha assunto la conduzione del sito, la verità di opinione –che ha giustamente sostituito la vetusta libertà di opinione- ha subìto un serio contraccolpo (prova ne è il numero di rettifiche che le piovono addosso tutti i santi giorni). Ciò premesso, La invito a rettificare entro i termini di legge previsti quanto da Lei riportato riguardo alla mia persona.
In primo luogo, dal momento che io porto fieramente non solo i baffi ma anche la mosca (non al naso, ma sotto il mento), ne consegue che la descrizione fisica da Lei fatta, oltre ad essere oggettivamente parziale, è da considerarsi a tutti gli effetti lesiva della mia immagine, perlomeno quella del volto.
In secondo luogo, il Suo dar conto di miei inviti a manifestazioni cui Lei dice di non riuscire a partecipare appare indiscutibilmente allusivo, oltre a non rendere minimamente giustizia, peraltro, al carattere di eleganza e squisita moralità che caratterizza le manifestazioni che organizzo. In ogni caso -visto che si rincorrono in tal senso voci prive di fondamento- ci tengo a precisare che non ho mai, e dico mai, invitato alcun ospite che si sia poi rifiutato di partecipare alle mie manifestazioni. A riprova di ciò, aggiungo che convivo stabilmente con un ospite fisso dei miei eventi, che può testimoniare a mio favore l'indiscusso successo di tutti i miei inviti.
Tutto ciò è l'unica verità sui fatti in questione, come ribadirò stasera da Bruno Vespa.
Suo, Luigi Bruschi.
P.S. Se cortesemente volesse indicarmi quale tra Metil e Paraben è il nome e quale il cognome (l'ho cercata sull'elenco telefonico di Roma, ma senza fortuna), gradirei inviarLe la presente notifica anche via posta ordinaria (raccomandata assicurata con ricevuta di ritorno a carico del destinatario), non riponendo alcuna fiducia nei mezzi comunicativi telematici.

Ecco cosa stanno cercando di fare

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Supponiamo che un bel giorno io scriva sul blog che l'assessore Taldeitali è un corrotto, e immaginiamo che costui -com'è ragionevole ipotizzare- si senta danneggiato dalla mia affermazione: in base alla legislazione vigente l'assessore può portarmi davanti a un giudice, il quale mi chiederà in base a quali elementi ho scritto quello che ho scritto, e quindi stabilirà se ho detto la verità o se mi sono inventato tutto; nel qual caso, giustamente, verrò condannato ad un massimo di tre anni di carcere, nonché ad un cospicuo risarcimento del danno che ho procurato al malcapitato con le mie frottole.
Ora, le carceri italiane pullulano di poveri cristi che languono in cella in attesa di giudizio, e nei tribunali giacciono a prendere polvere i fascicoli di milioni di italiani che aspettano di ottenere quanto loro dovuto in conseguenza di un danno subito: però l'assessore Taldeitali è un potente, ed essendo un potente non può mica aspettare i tempi della giustizia -probabilmente determinati anche dall'incapacità o dalla malafede del partito a cui appartiene, sia detto per inciso- come fanno i comuni mortali. No, perbacco: lui, l'assessore, è un pezzo grosso, e quindi deve avere soddisfazione subito; e già che c'è l'occasione gli è assai gradita per ottenerla senza che un giudice ficchi il naso nella faccenda e decida se l'affermazione dalla quale si sente offeso è una bugia, vale a dire indipendentemente dal fatto che quella soddisfazione la meriti oppure no.
Per venire incontro a questa comprensibile esigenza, i compagnucci dell'assessore stanno cercando di introdurre una norma che gli consentirà di mandarmi una bella mail, invitandomi a rettificare quello che ho scritto, con l'avvertenza che se non provvedo entro 48 ore mi becco una una multa che può arrivare fino a 12.500 euro. Così, semplicemente perché l'assessore si è fatto girare i coglioni, mi ha invitato a pubblicare la sua rettifica e io non l'ho cagato, a prescindere dal fatto che io possa provare in modo incontrovertibile la veridicità di ciò che ho scritto.
Ebbene, siccome io non sono il titolare di una testata giornalistica, ma un semplice blogger, può darsi che i 12.500 della sanzione non li abbia: oppure che li abbia, ma che mi servano per destinarli ad altre finalità quali pagare l'affitto, fare la spesa, mettere la benzina nella macchina e via discorrendo.
Ne consegue che se una norma del genere verrà introdotta mi guarderò bene dallo scrivere che l'assessore Taldeitali è un corrotto, anche nel caso in cui sia venuto in possesso di elementi schiaccianti che lo dimostrano.
Se questo è vero per un caso così lineare e lampante, figurarsi esprimere un'opinione basata su un ragionamento, su un punto di vista, sull'interpretazione di una serie di fatti: dovrò tenermele tutte per me, quelle opinioni, onde evitare di venire subissato dalle richieste di rettifica di centinaia di assessori, parlamentari, sottosegretari e ministri indispettiti, a ciascuna delle quali potrebbe corrispondere una multa pesantissima.
Ecco, questo è quello che stanno cercando di fare: silenziare tutta l'informazione e la critica indipendente, vale a dire quella che non possono controllare, intimidendo a suon di sanzioni chi se ne occupa, indipendentemente dal fatto che sia accuratamente documentata o completamente campata in aria.
Dite la verità: vi pare un'alzata d'ingegno vagamente compatibile con l'idea astratta di un paese libero?

E voi, non rettificate?

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Che poi, a ben guardare, quelli che vorrebbero imporre ai blogger l'obbligo della rettifica sono più o meno gli stessi che negli ultimi quindici anni hanno detto cose del tipo "Sono pronto a vendere le mie aziende, ad andare anche oltre il blind trust americano", o "Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo", oppure "La Fininvest è espressione di una esasperazione dittatoriale che trova le sue matrici in Craxi e nella P2", o anche "Speriamo che il presidente Mubarak continui, come ha sempre fatto, a governare il suo paese con saggezza e con lungimiranza", o ancora "Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino", oppure "Il mio stipendio è il minimo", o anche "Adesso diranno che io offendo il Parlamento ma questa è la pura verità: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutile e controproducenti", o infine (perché mi sono rotto, mica perché la lista è finita) "Il governo ha completamente risolto il problema dei rifiuti".
Che dite, volete darci il buon esempio e rettificare pure voi? Magari entro due giorni, con le stesse caratteristiche grafiche e la stessa visibilità della notizia originale, se possibile.
Grazie.

Riflettere, accantonare, ringraziare

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Internet, parliamoci chiaro, è uno strumento micidiale.
Il fatto che lo abbia detto uno che fino al 2005 era ministro delle telecomunicazioni dovrebbe indurci, nell'ordine:
  1. a riflettere una volta di più sul mistero rappresentato dall'inclusione del nostro paese nel G8;
  2. ad accantonare definitivamente qualsiasi illusione sulla banda larga;
  3. a ringraziare il cielo se questi non ci hanno ancora proibito di usare il telefono.
Saluti.

Bavaglio a parte, vogliono obbligarci a mentire?

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Non so se ho capito bene, ma a quanto pare tra qualche giorno potrebbe accadere più o meno quanto segue:

  • io scrivo una cosa che riguarda il signor X (tipo che camminando per strada l'ho visto far fare al suo cane la cacca sul marciapiede senza raccoglierla con l'apposito sacchetto);
  • al signor X non piace quello che ho scritto (magari perché è un personaggio pubblico e non gli va di far sapere in giro che inzacchera impunemente i marciapiedi strafottendosene di chi ci deve passare);
  • il signor X, indispettito, mi manda una mail invitandomi a rettificare quello che ho scritto;
  • da quel momento, a prescindere dalla verifica della fondatezza di ciò che ho scritto (vale a dire indipendentemente dal fatto che il signor X abbia effettivamente omesso di raccogliere la cacca del suo cane, magari davanti ad altre dieci persone), io ho 48 ore di tempo per pubblicare sul blog una rettifica (cioè, supponendo che quello che ho raccontato risponda al vero, per ritrattare scrivendo una cosa falsa);
  • se non opero la rettifica entro le 48 ore possono farmi pagare una multa dell'importo massimo di dodicimila euro.
Ora, io voglio sperare di aver capito male: perché se avessi capito bene si tratterebbe non soltanto di una norma liberticida, ma di una disposizione che in determinate condizioni costringerebbe i blogger a scrivere addirittura delle bugie; visto e considerato che tali sarebbero, a meno che non mi sfugga qualcosa, le rettifiche di circostanze che rispondono al vero.
Passi (si fa per dire) metterci il bavaglio: ma obbligarci a mentire, abbiate pazienza, non vi pare un tantino troppo?

Cambiare tutto perché nulla cambi

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1975, sui giornalini per ragazzi

2011, su internet
Per la serie: non è detto che disponendo di strumenti più sofisticati la gente diventi necessariamente più sveglia.

Guardate quanti siamo

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Quello che leggete sopra è l'elenco (non esaustivo: chi non fosse stato incluso, circostanza di cui mi scuso in anticipo, è pregato di farmelo sapere e provvederò subito ad aggiungerlo) dei blog che ieri pomeriggio hanno trasmesso in diretta streaming "La notte della rete", per opporsi alla delibera con cui l'AgCom vorrebbe mettere il bavaglio al web.
Siamo tanti, e non ci va per niente di essere silenziati.
Non ve lo dimenticate mai.

Scongiurarla, oppure violarla

8 Commenti »

Anticipo le conclusioni dell'evento "La notte della rete", che ho contribuito ad organizzare ma al quale non sono intervenuto, e che probabilmente non riuscirò neppure a seguire fino in fondo, per lanciare un sassolino che riguarda il "dopo".
Nel caso non lo aveste capito, qualora la delibera dell'AgCom venisse davvero approvata nei termini che conosciamo (ripeto: potere di rimuovere contenuti o interi siti senza il vaglio del giudice e senza contraddittorio) nonostante quello che si è fatto per scongiurarla, ci resterebbe una sola strada: violarla, ripetutamente e quanto più apertamente possiamo, per verificare se dopo averla partorita questi fenomeni siano davvero nelle condizioni di applicarla.
Io, per quanto mi riguarda, sono pronto.

La notte della rete: diretta streaming

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Online video chat by Ustream

La notte della rete: trasmetti anche sul tuo blog la diretta streaming

38 Commenti »

Come vi ho già detto, questi fenomeni stanno cercando di ridurre il web al silenzio con una delibera che li metterebbe nelle condizioni di rimuovere contenuti dai siti internet a loro piacimento.
Per evitare che ciò accada un nutrito gruppo di cittadini, associazioni in difesa del web, blogger, politici, giornalisti, artisti ed esperti si è dato appuntamento oggi, alle 17:30, a Roma, per manifestare il proprio dissenso e spiegare a tutti che razza di scempio sta per essere perpetrato.
Chiunque abbia un blog o un sito web potrà trasmettere l'evento in diretta streaming, semplicemente copiando e incollando il codice qua sotto:

<object width="480" height="296" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000">  <param name="flashvars" value="cid=5753450&autoplay=false&style=ub5D1719:lcCD311B:ocffffff:ucffffff"/>  <param name="allowfullscreen" value="true"/>  <param name="allowscriptaccess" value="always"/>  <param name="src" value="http://www.ustream.tv/flash/viewer.swf"/>  <embed flashvars="cid=5753450&autoplay=false&style=ub5D1719:lcCD311B:ocffffff:ucffffff" width="480" height="296" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" src="http://www.ustream.tv/flash/viewer.swf" type="application/x-shockwave-flash"></embed></object><br /><a href="http://www.ustream.tv/" style="padding: 2px 0px 4px; width: 400px; background: #ffffff; display: block; color: #000000; font-weight: normal; font-size: 10px; text-decoration: underline; text-align: center;" target="_blank">Online video chat by Ustream</a>

Vi invito a farlo, tutti, e a contattare i blogger che conoscete affinché lo facciano anche loro: non importa che scriviate di politica, o di cucina, o di informatica, o di qualsiasi altro argomento dello scibile umano.
Questi vogliono silenziarci, tutti.
Facciamo quello che possiamo per opporci.

Istruzioni:

Blogger: selezionare il codice su questo post e copiarlo; creare un nuovo post sul proprio blog, in alto a destra cliccare sulla linguetta "Modifica Html" e incollare il codice copiato.

Wordpress: selezionare il codice su questo post e copiarlo; creare un nuovo post sul proprio blog, in alto a destra cliccare sulla linguetta "HTML" e incollare il codice copiato.

Se volete contribuire preparando le istruzioni anche per altre piattaforme mi fareste un favore: scrivetemele nei commenti, o via mail, e io le metto.

Signore e signori, il regime

14 Commenti »

Sapete cosa potrebbe succedere, da dopodomani?
Potrebbe succedere che potranno chiudervi il blog, oppure rimuovere una quantità indeterminata di quello che ci avete messo dentro.
Potranno farlo se e nella misura in cui riterranno che i vostri contenuti abbiano violato il diritto d'autore.
Potranno farlo senza neanche convocarvi e sentire cosa avete da dire a vostra discolpa.
Potranno farlo con un provvedimento amministrativo, senza neppure l'intervento di un giudice.
In altre parole: voi scrivete una cosa e loro, zac, la tolgono.
Oppure ne tolgono un pezzo.
Oppure vi tolgono direttamente tutto il blog.
A loro discrezione.
A loro arbitrio.
Senza concedervi un cazzo di modo per difendervi.
Senza permettervi di eccepire qualcosa della serie ehi, facciamo una cosa, andiamo da uno imparziale e vediamo se è vero che ho fatto quello che dite.
Trovatemi un posto più civile dell'Iran dove un'idea del genere sarebbe non dico possibile, ma addirittura immaginabile, e vi cucino una cena che non ve la scordate più.
E poi lavo pure i piatti.

Vogliono fare di internet una grande televisione

3 Commenti »

Avete mai riflettuto attentamente sul vero scopo di questa gente?
Il diritto d'autore in sé e per sé, per come la vedo io, è solo un pretesto o un obiettivo intermedio, fate un po' voi; quello che stanno realmente cercando di fare è molto più ambizioso, e letteralmente terrificante: trasformare il web in una specie di gigantesca televisione, i cui contenuti verranno decisi unilateralmente dai soliti potenti, e relegare gli utenti di internet al ruolo di webspettatori, la cui unica alternativa possibile sia farsi piacere quello che vedono o cambiare canale.
E' questa, in realtà, la partita che stiamo combattendo: difendere un formidabile strumento di comunicazione a disposizione di tutti per evitare che lo trasformino in una scatola da piazzare in mezzo al salotto, tra un divano, un tavolinetto basso e un paio di poltroncine.
E poi, la sera, addormentarcisi davanti.

Io non voglio essere cancellato

26 Commenti »

In estrema sintesi sta succedendo questo: il 6 luglio l'AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.
Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.
Cosa puoi fare:

  • se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;
  • vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipa e invita tutti i tuoi amici a "La notte della rete": 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.
Mi sa che è ora di darsi da fare: altrimenti tra poco rischiamo di essere cancellati.
A me la prospettiva non piace per niente.
E a voi?

Pisapia ha vinto su Twitter?

10 Commenti »

Il web ha inciso sui risultati delle elezioni amministrative?
Gli amici del Foglio lo hanno chiesto a me ed ad altri blogger: se siete curiosi di leggere come abbiamo risposto, eccovi il link.
Saluti.

Apparizioni, sparizioni e riapparizioni sul sito di Giorgio Merlo

10 Commenti »

Allora, vediamo di mettere ordine:

  1. il 24 aprile Giorgio Merlo, deputato del PD, scrive un post nel quale si dice d'accordo con Giovanardi nel condannare il manifesto di Ikea raffigurante due uomini che si tengono per mano; l'indirizzo del post, com'è agevole rilevare da questa copia cache, è http://www.giorgiomerlo.net/?p=338 (ricordate questo numerino, 338, perché è importante):
  2. com'era prevedibile si scatenano le polemiche: non solo contro Giovanardi, ma anche -e in rete soprattutto- contro lo stesso Merlo, dal quale, vista l'appartenenza politica, sarebbe stato lecito aspettarsi un'opinione un tantino meno integralista;
  3. il 28 aprile il post scompare misteriosamente: andando al suo indirizzo, cioè http://www.giorgiomerlo.net/?p=338 (che qua vedete nella sua versione attuale), si riceve in risposta un "Error 404" e appare una scritta con cui si dice che la pagina non è stata trovata:
  4. in rete si inizia a parlare della misteriosa scomparsa, ecvidentemente in termini tutt'altro che lusinghieri, e allora succede il miracolo: il post di Merlo su Ikea, prodigiosamente, riappare! L'unico particolare è che adesso il suo indirizzo è http://www.giorgiomerlo.net/?p=363:
Ricordate il numerino di prima? Era 338, mentre adesso è 363. Cosa rappresenta, secondo voi, quel numerino? L'ordine dei post, ovviamente: l'originario post numero 338, datato 24 aprile, veniva dopo il post numero 335 (che infatti è datato 23 aprile) e prima del post numero 343 (che infatti è datato 25 aprile); invece il numerino alla fine dell'attuale indirizzo di quel post adesso è 363.
Strano, no? A rigor di logica il post 363 dovrebbe essere stato pubblicato, ad esempio, dopo il post numero 360: ma quest'ultimo è datato 28 aprile, cioè 4 giorni dopo un post che ha un numero d'ordine più grande del suo: E' del tutto evidente che il post in questione è stato prima messo su, poi cancellato e poi messo su un'altra volta: magari, siccome tutto è possibile, si sarà trattato di un errore; però, suvvia, non è una curiosa coincidenza che un post scompaia accidentalmente dal sito di un tizio proprio quando tutti ne criticano il contenuto, e che riappaia, con un numero progressivo nuovo e incoerente con la sua data, proprio quando tutti ironizzano sul fatto che sia stato tolto?
Delle due l'una: o l'onorevole Merlo è molto sfortunato, oppure ha bisogno di qualcuno che gli spieghi come funziona internet.

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